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Keith Harkin: nascere nella musica
Keith Harkin: nascere nella musica
di [user #3] - pubblicato il

Capace di passare con disinvoltura dalla tradizione irlandese a country e folk, Keith Harkin e il suo imminente disco potrebbero essere tra le cose più interessanti dell'anno per il genere. Lo abbiamo raggiunto per un'intervista e una speciale dedica musicale ai lettori di Accordo.
Keith Harkin è stato una scoperta casuale, di quelle che si fanno girando per YouTube alla ricerca di buona musica. In cerca di rarità di Glen Campbell è saltato fuori questo ragazzo biondo che fa suonare la sua MacPherson come se fosse un pianoforte.

Sono andato a caccia di notizie e quando ho scoperto che è irlandese si è aperto un mondo. Una voce che sa essere roca o delicata, messa a disposizione di una band tradizionale irlandese (i Celtic Thunder) e come solista in un genere che combina atmosfere americane passate per Derry.

Poi ho scoperto che è anche un appassionato di chitarre, come noi, probabilmente come noi affetto da GAS e allora non ho potuto fare a meno di intervistarlo. Non senza chiedergli un regalo speciale per i lettori di Accordo.


Alberto: Nella bio che compare sul tuo sito citi nomi come Don Henley, Glen Campbell, Tom Waits, Neil Young and Van Morrison. Come sei entrato in contatto con questi grandi della musica?
Keith: Chi cresce in Irlanda è sempre circondato dalla musica. È radicata nella nostra storia, nel nostro DNA. In Irlanda c'è qualunque genere di musica ovunque. Mio padre era un chitarrista, ha suonato da professionista fino a che si è fatto una famiglia. Ecco, io do il merito ai miei genitori, al loro buon gusto musicale. Quando mio padre non stava suonando, allora c'era un giradischi in un angolo che suonava un classico. In questo momento, mentre rispondo, c'è in background Glen Campbell. La musica vecchia è imbattibile, purtroppo la gran parte della musica attuale non fa per me.

Keith Harkin: nascere nella musica

A: Nella tua musica si distinguono le radici irlandesi, Parlaci della tua evoluzione di musicista, hai cominciato con la musica celtica e poi aggiunto il sapore d'Oltreoceano o viceversa?
K: Come dicevo, in Irlanda siamo immersi nella musica e la musica irlandese compenetra ogni musicista, volente o nolente. Io ho cominciato a cantare le "trad session" irlandesi a undici anni nei pub, negli anni in cui la musica americana di artisti del calibro di Don Henley, Glen Campbell, The Band or Joni Michell, solo per nominarne alcuni, era ai vertici. Una musica così onesta e reale che è difficile non accorgersene se uno ama la musica. Io sono cresciuto con questa musica, ma va detto che ai vecchi tempi la musica americana è stata pesantemente influenzata dai coloni irlandesi.

A: Hai postato su YouTube anche alcune cover davvero interessanti. È chiaro che ti piace suonare i classici come "Gentle On My Mind" o "The Sound Of Silence". In queste esecuzioni si trova una tua matrice, ma anche si coglie un profondo rispetto per le versioni originali. Qual è il tuo approccio alle cover? Cerchi di essere più fedele possibile o aggiungi intenzionalmente qualcosa di tuo?


K: quando suono una cover non cerco di copiare l'originale, ma neppure tento di trasformarla. Mi piace conoscere la struttura di base, poi la lascio e mi diverto con la chitarra. Se viene come una canzone che avrei potuto scrivere io bene, se esce diversa non è perché mi sono sforzato di farlo. E solo che le mie orecchie la sentono così.


A: Come ti sei sentito quando hai suonato l'inno nazionale americano a Boston? E quando hai suonato di fronte al presidente Obama?
K: L'inno nazionale a Boston è stato un botto pazzesco, il giorno di St. Paddies, di fronte a 17mila persone. Puoi immaginare la pressione. Tra l'altro quel weekend era pieno di impegni, con troppi show concentrati in poche ore, tra un milione di conferenze stampa e promo gig. Ore di sonno pochissime... Ma WOW! È stato emozionantissimo quando nello stadio tutti hanno cominciato a cantare verso la fine.


La Casa Bianca è stata una follia. Mai in un milione di anni avrei pensato di finire là dentro. È buffo vedere dove ti porta la vita. Abbiamo incontrato Obama e tutta la sua famiglia, abbiamo chiacchierato con loro nella Casa Bianca e abbiamo anche bevuto qualche birra! Continuavo a dire ai miei colleghi: "ma cosa ci facciamo noi qui" e ridevo di me stesso.

A: La tragica perdita di George Donaldson è stato un colpo durissimo dal punto di vista affettivo, ma è anche un'enorme perdita artistica. Pensi che i Celtic Thunder potranno sopravvivere alla perdita?


K: Il vuoto di George è incolmabile. Era un personaggio straordinario, sul palco e nella vita. Mi manca moltissimo quando sono in tournée, ma i Celtic Thunder devono continuare il loro cammino, come si dice "the show must go on". Una canzone del mio prossimo album On Mercy Street è dedicata a lui e si intitola "Keep On Rolling".

A: Parliamo di chitarre. Sei principalmente un chitarrista acustico, flatpicker e fingerpicker, con la sei e la dodici-corde. Il tuo sodalizio con McPherson sembra solido e genuino. Come sei entrato in contatto con Matt McPherson?
K: Matt si è messo in contatto con me in occasione del mio primo tour in USA. Ricordo di aver ricevuto questa chitarra in hotel e di essere rimasto affascinato. Io colleziono chitarre. Adoro le chitarre. Ma devo ancora trovarne una che sia altrettanto affidabile e che produca un suono altrettanto solido. Semplicemente, sono chitarre diverse. Uno strumento di gran classe, basta provarne una per capire cosa intendo.

A: cosa cerchi in un'acustica? Ora che puoi permetterti di comprare qualunque chitarra ti piaccia, cosa ti mantiene fedele alle McPherson?
K: Sono fedele a McPherson non solo perché secondo me sono le migliori chitarre sul mercato, ma perché l'azienda ha creduto in me e ha seguito ogni mia idea fin dall'inizio. Sono sempre stati disponibili e leali e la lealtà è purtroppo molto rara nel music business.


A: Dicci qualcosa del tuo setup.
K: Sono malato per le cose vecchie, ho ampli diversi per chitarre diverse. Ho vecchi ampli Vox e Fender, sono la mia prima scelta. La mia elettrica preferita è una Gibson ES-126 del 1975, adoro quel piccolo oggetto. Sulle acustiche uso corde .013 e cambio accordatura quasi a ogni canzone, tra le mie favorite DADGAD e GADF#AD.

A: Usi chitarre diverse con legni diversi per ottenere diverse sonorità oppure hai una chitarra che ti soddisfa appieno?
K: Per le acustiche la mia preferenza va all'abete rosso. Per le piccole parlor mi piace il suono del mogano, non so perché ma mi sembra più adatto alle chitarre piccole. Comunque ogni chitarra è diversa, non c'è una scienza, se ci fosse non ci sarebbe concorrenza tra i costruttori. In genere comunque ascolto i liutai di McPherson.

A: Ti occupi del setup delle tue chitarre o hai un guitar tech?
K: Mi piace fare tutto quello che so fare sulle chitarre, quando sono a casa ci metto sempre sopra le mani. Quando sono on the road devo ricorrere al guitar tech, purtroppo non c'è il tempo per occuparsi delle chitarre.

A: Da ultimo, raccontaci tutto sul tuo prossimo album.
K: On Mercy Street comprende dodici tracce tutte originali. Il primo pezzo uscito come singolo, la title track, è il lamento di un musicista moderno nei confronti dell'industria discografica. Come dicevo, sono stato tanto fortunato di crescere nella musica, Glen Campbell, Neil Young o Tom Waits sono stati il pane quotidiano. Come si dice, "siamo ciò che mangiamo", questo disco è la cosa di cui sono più orgoglioso fino a oggi.
I brani raccontano la storia delle difficoltà e dell'amore nella mia vita. Ho solo 29 anni, ma ho un'anima antica e ho girato il mondo e questo si coglie nelle mie canzoni. "Take Me Down" parla della ricerca della felicità, “My Love Goes On" è una ballata che strappa fino all'ultima molecola di ossigeno dai miei polmoni e di amore dal mio cuore quando la canto. Non c'è un feeling più grande. La band che suona nel disco è il gruppo inglese "The Lindas" e il bassista è un italiano di Roma, così c'è anche l'influenza italiana!
L'abbiamo registrato totalmente live in studio, senza click, tutto in una stanza. Come si faceva una volta. Si capisce ascoltando il disco, ha un feel molto reale perché è reale.



A: È tutto. Grazie per il tuo tempo Keith. Spero che questa intervista sia utile per farti conoscere agli appassionati italiani della buona musica e della chitarra.
interviste keith harkin
Link utili
Il sito di Keith Harkin
Il sito dei Celtic Thunder
Il travel store di Keith
Le chitarre McPherson
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Commenti
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 10/09/2015 ore 12:43:33
E che gli vuoi dire a uno così? Suona bene, bella voce, buone idee...Se poi mi registra pure in presa diretta siamo a cavallo!
Rispondi
di Madhu [user #10686] - commento del 18/09/2015 ore 02:18:30
Un piccolo appunto: si canta "alle" trad session, che sono riunioni informali di musicisti tradizionali non cose o generi da cantare.
Poi nelle session si possono cantare veri tipi di canzoni o pub songs o sean nos, per citarne un paio.
Il musicista irlandese le chiama solo session.
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