Conosciamo tutti la storia di fondo degli strumenti che escono dal Custom Shop. È stata geniale l'intuizione di Fender di ricreare delle repliche esatte dei loro pezzi storici, facendole realizzare (con una incredibile perizia da alcuni liutai la cui firma adesso vale quanto quella di un pittore del novecento), dopo attente ricerche sui materiali, sul principio costruttivo e sul feeling dato dagli strumenti usciti dalla fabbrica californiana nei suoi anni migliori. Ma la vera questione è "vale la pena spendere migliaia e migliaia di euro per uno strumento, pregevole sia chiaro, ma pur sempre fatto da due pezzi di legno tenuti insieme da delle viti, che vuole ricreare il suono di uno strumento costruito sessanta anni fa?". E, sopratutto, questi strumenti costruiti alla perfezione, dopo una incredibile serie di test sugli originali (che comportano risonanze magnetiche su corpi e manici originali, ore e ore spese a spulciare nei documenti storici dell'azienda, ascoltare i pareri dei musicisti, bla bla bla...), suonano veramente come gli strumenti a cui si ispirano?
Ovviamente il 99,99% dei chitarristi potrà più facilmente aspirare a spendere anche 3mila euro per un Custom Shop anziché 20mila euro per un originale. Ci si sente appagati da questa spesa, consistente, ma vistosamente inferiore a quella richiesta per uno strumento originale?
So già che il tema può scatenare un putiferio di discussioni e commenti, ognuno in fondo la pensa come vuole e decide, coi propri soldi, di fare quello che vuole. C'è chi decide di avere una sola chitarra per la vita ed è disposto a non badare a spese, ma anche chi vuole poter tornare a casa da lavoro e decidere di aprire il proprio armadio e ogni sera suonare, e quindi immergersi, in uno strumento diverso. C'è chi tratta lo strumento originale con religioso apprezzamento, curandosi a volte che pure la polvere sia del periodo, e chi invece lo vede come un'estensione delle proprie mani, quindi solo un mezzo per esprimere le sue emozioni. C'è chi aspira ad avere uno strumento che suoni esattamente come sente nei dischi dell'epoca, e chi invece ne è attratto solo dal lato estetico, ma fondamentalmente preferisce che il suo strumento sembri datato, ma sia perfettamente versatile per tutte le sonorità che ha in testa. Ognuno avrà a modo suo ragione. E non possiamo giudicare le scelte altrui, specie se ponderate. Ma in questi test ho cercato di fare un'analisi il più possibile oggettiva.

Francesco mi ha messo in mano due splendide asce.
La prima è una Esquire del '52, in pratica una Telecaster ma con un solo pickup al ponte, un selettore a tre posizioni (una posizione con il tono sempre chiuso, quella di mezzo dove il controllo di tono è attivo e può essere "presettato" e l'ultima posizione dove il tono è escluso e quindi il suono è quello diretto del pickup che dà quasi una sberla in faccia all'ascoltatore). Ha un bellissimo manico di dimensioni generose in acero occhiolinato, un corpo in frassino abbastanza leggero (in pezzo unico) e un battipenna in bachelite.
L'altra chitarra è invece una Nocaster uscita dal Custom Shop, costruita da Herb Gastelum, relicata da Vince Cunetto e assemblata sotto la supervisione del liutaio John Page, nel 1995. A differenza della Esquire, questa ha il pickup al manico, ma per la prova comparativa non l'ho usato, tendendo a imitare i suoni della Esquire, giocando quindi col tono e con le sfumature del solo pickup al ponte. Anche questa presenta un manico in acero occhiolinato, un corpo in frassino di peso simile all'originale del '52 e un battipenna in bachelite.
Le chitarre sono simili sotto tanti aspetti. Il lavoro di invecchiamento di Cunetto è veramente incredibile e, se non fosse per alcuni micro aspetti impossibili da replicare se non col tempo, avremmo veramente difficoltà a capire quale delle due ha sessant'anni e quale "se li porta male".
Per la prova ho usato un semplicissimo ma efficacissimo Fender Blues Junior in tweed con un cono Jensen C 12 N, un ampli piccolo, onesto e con tanta buona pasta sonora. Tutti i controlli sono a metà (volume, master, alti, medi e bassi) con l'eccezione del riverbero (sul due, giusto per dare una leggera ariosità al suono generale). L'ampli è ripreso con un microfono Senheiser (di quelli a saponetta, li adoro) posizionato a metà strada tra il centro del cono e il bordo. Le chitarre, entrambe settate benissimo da Francesco, particolare non da poco per favorire il playing durante la prova, montano tutte delle corde di stessa marca e di stesso calibro (.010 - .046). Insomma adesso c'è da capire se una suona meglio dell'altra e quale delle due vale la spesa.

Premetto che stiamo parlando di due strumenti veramente pregevoli, anche se gli zeri che li separano sono tanti.
L'originale del '52, con quel manico così elegante (per via della finitura) fa pensare che fosse uno strumento speciale uscito da casa Fender, e qui è interessante il racconto di Francesco Balossino sulle rarità del genere: "Forrest White in the inside story racconta che, per esigenze di standard di produzione, Fender non poteva gestire richieste custom su larga scala, per cui i tagli selezionati dei legni più figurati o marezzati solitamente non finivano sulle chitarre da spedire ai rivenditori, ma venivano tenuti dagli operai della ditta o dai dirigenti, proprio per evitare che un ragazzo in un negozio spendesse la stessa cifra del suo vicino ma si trovasse con un legno più bello. Per questo è raro trovare chitarra dell'epoca con manici molto figurati, proprio perché si cercava di garantire un certo standard di produzione. In certi periodi si trovano però manici fiammati con una certa costanza, come per esempio per certe Telecaster nel 1956 o certe Stratocaster lungo il 1963, probabilmente questo dipendeva dagli stock a magazzino. Sapete che fine fece l'incredibile manico di acero figurato per Stratocaster che Forrest White custodiva gelosamente per sé? Lo dovette dare, dopo infinite richieste, a Bill Carson, prima endorser, poi consulente in Fender e poi grande amico di Forrest, il quale lamentava un non riparabile difetto di back bow sulla sua Stratocaster, ma Forrest in quel momento non aveva nessun rimpiazzo disponibile. Correva l'anno 1956!".
Si può pensare poi all'elettronica per certi versi fuori di testa concepita da Leo Fender: un solo pickup e un sistema che potesse presettare dei suoni, una totale assurdità oggi, eppure carica di fascino.
La Cunetto non è da meno: uno strumento top gamma del Custom Shop, costruita con l'intento di ricreare esattamente un oggetto spartano come l'originale. Vince Cunetto, che a giugno di quest'anno ha festeggiato i vent'anni dalla sua prima esperienza con Fender, proprio nella creazione della prima serie Relic, diceva di essere letteralmente ossessionato dalle Fender d'annata, e ha speso sulle originali ore e ore studiandole, smontandole, cercando collezionisti, suonandole. Ne ha costruite e distrutte diverse prima di arrivare a un risultato soddisfacente. E descrive il momento in cui dalla casa madre è stato coinvolto nel progetto come uno dei più belli della sua vita. Insomma non si sarebbe mai immaginato che un giorno avrebbe potuto dettare leggi e mode sugli oggetti che più ha amato in vita sua.
Ebbene, le chitarre suonano entrambe da paura! Non c'è niente da dire, tutte e due con elevato carattere e una grinta unica.
La Cunetto non suona come la '52, e vi spiego dove e come suona diversa. Le corde basse della '52, in tutte le posizioni del selettore, suonano con un twang più corposo e meno sferragliante, un sustain leggermente inferiore e una pasta che ricorda il suono delle corde lisce. La Cunetto sulle corde basse suona brillante e molto risonante finché il tono rimane aperto, appena questo si chiude anche poco tendono a perdere corpo e grinta.
In termini sonori significa che la '52 suona come un vecchio disco, con quegli estremi di banda smussati che ricordano gli intro sulle corde basse di molti pezzi di quegli anni lì, con quel tono che sembra quasi un leggerissimo palm mute (la butto lì: le prime note di "Cry Cry Cry" di Johnny Cash, col sommo Luther Perkins alla chitarra). Mentre la Cunetto, con quelle basse risonanti e presenti, è ovviamente più moderna e versatile. Sui cantini la somiglianza tra i due strumenti è veramente impressionante, ma la Cunetto perde vistosamente colpi appena si prova a imitare il suono del pickup al ponte col tono completamente chiuso. La Esquire è assolutamente utilizzabile in questa configurazione: ricorda una archtop economica, con quel piacevolissimo suono medioso tanto caro ai chitarristi di jump blues. Può essere usata col pollice per delle ritmiche soffici e col plettro per delle frasi in puro stile west coast blues, non perde tonnellate di volume in questa posizione e, con la dovuta perizia, si riesce a suonare qualsiasi genere (fifties oriented, sia chiaro) con un solo pickup al ponte. La Cunetto, appena si chiude il tono, perde tutto il suo fascino: il suono si impasta e ti fa pensare immediatamente "fammi riaprire il tono perché non riesco a sentire la definizione delle note". In parte, è un punto a sfavore della Cunetto: in quanti sarebbero disposti a usare quel suono durante un concerto? Io stesso (che suono quel genere a cui le due chitarre si ispirano) penso che non riuscirei a usarlo per più di un pezzo all'interno dello show. Eppure sapere di averlo, quando la dinamica dello show diventa più educata, ti fa venir voglia di usarlo.
Altra grande differenza è il livello di uscita dei due pickup: la '52 ha un livello un pelo inferiore rispetto alla Cunetto, e questo, se riduce di poco il volume, guadagna in qualità sonora. Ma, pare, che in Fender sappiano benissimo che il chitarrista viene facilmente conquistato con qualche decibel in più. Quindi attenti che spesso e volentieri le case costruttrici ci ammaliano presentandoci armi per vincere l'annosa guerra contro i batteristi.
In conclusione uno strumento non vince sull'altro. Si assomigliano al 90%, ma una ha sicuramente addosso il fardello dell'importanza storica che rappresenta (la '52) e lo espone con orgoglio, anche nella sua ignoranza sonora. L'altra rappresenta una bellissima copia dell'originale, che però strizza l'occhio a una fetta di chitarristi più ampia, disposti sì a qualche compromesso costruttivo, ma con esigenze indirizzate a uno strumento che possa dare il suo contributo sotto diversi aspetti sonori.
Non me l'ha chiesto nessuno, e me lo chiedo allora io: tu Diego cosa vorresti? Ovvio! Le vorrei tutte e due! La '52 a casa, per registrare e ottenere quel suono che mi sogno pure la notte, e la Cunetto da portare sul palco. Sì, ma devo scegliere? E perché? Tanto si parla di sognare a occhi aperti, quindi niente e nessuno mi vieta di volerle entrambe.
Sicuramente preferisco la prima
pubblicherò la lista delle postazioni dove mi troverai!!!
Se ti piace il mondo della chitarra rockabilly visita il mio blog dondiego75.blogspot.it e non scordare di clikkare "mi piace" sulla pagina ufficiale dei miei progetti musicali!!!
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Chitarre bellissime. Effettivamente da questo video la chitarra "originale" ha un carattere che ti emoziona di più. Almeno questo mi è sembrato di percepire è come se lo spettro dello sfumature possibile sia più convincente e autentico non so come dire.
P.S.
Vado off topic ma quanto suona bene il Blues junior??
qualche settimana fa ne ho provato uno dal mio negoziante di fiducia non riuscivo a smettere di suonarlo. Per quanto costa il rapporto qualità prezzo è praticamente imbattibile.
P.S.
(sono di Palermo, ti ho visto mille volte suonare, sono contento che ci siano musicisti come te in questa città. Io invece purtroppo non suono più in pubblico da un pò per un problema ad un orecchio.)
E negli occhi del sig. Diego Geraci si vede tutta la verità ;-)
Preferisco la vecchia con il tono escluso, alla Perkins appunto, ma col tono tutto aperto preferisco di gran lunga la nuova.
Il feeling poi è tutta un'altra questione.
Io mi sono dovuto "accontentare" di una Relic Nocaster e ne sono follemente innamorato.
Certo che potendo valutare qualcosa di anni '50......che sogno!!
Buon Telly sound a tutti!!
DaLe
:-))))
stay twang!!!
L'originale sembra un pianoforte, la replica (ho avuto una Cunetto anni fa) ricorda una tastiera che imita un pianoforte, più spigolosa meno musicale, meno armoniche e meno completa.
Per carità sempre un ottimo suono eh..tranne che col tono chiuso, brrrr.
La cosa dei pot io l ho trovata non solo sulle tele , ma su tutto il vintage. Questo perchè le moderne suonano più "di pickup" e meno "di legni", e quindi appena gli filtri un po l'elettronica (leggasi chiudi il volume o il tono), vanno in crisi.
Siamo fregati...
Basandomi ovviamente solo sull'audio del video non ho percepito inoltre differenze di suono tali da giustificare la differenza di prezzo che divide gli strumenti, ma si sa, sono due oggetti diversi.
La Esquire esclude infatti l'intera componentistica del controllo di tono, potenziometro e condensatore, in due posizioni su tre (1 e 3, per l'esattezza) del suo selettore: questo non fa una differenza da poco, perché elimina sia l'effetto capacitivo che quello resistivo dei componenti, modellando la risposta sulla gamma acuta, anche in posizione "tutto aperto", in maniera molto diversa dal normale controllo di tono sempre presente nella Cunetto.
Per lo stesso motivo sono dunque difficilmente paragonabili anche le timbriche ottenute sulla Cunetto ad imitazione dei suoni della Esquire, che sarebbero diverse a causa dell'elettronica perfino se adeguassimo il wiring della Cunetto o viceversa.
Per la Cunetto, infatti, è stato evidentemente scelto un pickup al ponte meno avvolto dell'originale Esquire, ma equipaggiato con magneti più potenti (probabilmente AlNiCo V contro III), il che conferisce maggior volume di uscita, ma anche maggiore apertura sulla gamma alta.
Da sole, tali differenze costruttive sono insomma responsabili di molte delle differenze di tono che si sentono nella prova.
A questo si aggiunge poi ovviamente anche l'appartenenza dei due strumenti ad epoche distanti nel tempo, quindi caratteristiche fisiche ed età inevitabilmente diversa di legni e quant'altro... senza dimenticare mai che trovare due chitarre che suonino indistinguibili al 100% l'una dall'altra, indipendentemente dalla data di costruzione, sarebbe un vero miracolo!! ;-)
stay twang e segui accordo...presto una altro confronto tra una strat del 59 e la sua replica del CS.....e qui tutto è veramente simile!
Però attenzione, perché un pickup meno avvolto è più trasparente sugli acuti, ma smagrisce al contempo i bassi, le due cose sono inscindibili!!
Ad ogni modo concordo sulla più robusta presenza di bassi sulle pre-CBS "buone"... è un tratto distintivo e (per me) piacevolissimo, che dipende da fattori costruttivi, primo tra tutti la maggiore rigidità del manico. :-)
Leggerò ed ascolterò con grandissimo piacere la prova delle Strato '59, dato che anch'io tempo fa me ne sono costruito una reissue!!
Pensa che ho anche realizzato due reissue Telecaster, una '54 butterscotch e una '63 red-on-white, che a confronto tra loro mostrano gran parte delle stesse diversità di carattere che stiamo rilevando tra la Cunetto e la "venerabile" del '52 che hai provato!!
So bene cosa c'è nella Esquire, ma gli "effetti collaterali" (cioè le capacità e le resistività parassite che smussano le armoniche alte e che in circuiti passivi come questi fanno una grande e ben udibile differenza) nel caso di componenti singoli, come condensatori e resistenze di valore predefinito, sono assai minori anche se non si annullano del tutto...
Come già premesso, osservo questa cosa con spirito costruttivo, per mettere sul tavolo ulteriori elementi di confronto, senza minimamente voler sminuire il valore della prova, sul cui risultato concordo e che è comunque interessante e piacevolissima anche per me!
Come puoi immaginare, condivido e vivo sulla mia pelle quotidianamente anche la tua osservazione finale. Il giorno che mi riuscirà di catturare per davvero in un video o in un sample le nuances che sento mentre suono o di far intuire il feeling reale di uno strumento sotto le dita sarà il più bello della mia vita!!!
A presto e alla prossima scheda!
Dubito possa però essere responsabile di differenze timbriche tanto evidenti quanto quelle che traspaiono dal confronto fatto. :-)
la questione dell'inutilizzabilità della "moderna" col tono completamente chiuso, si risolve chiudendolo un pò meno.
Nel senso che, a mio parere, quando sentiamo la esquire col selettore verso il manico, semplicemente si sente un suono che sembra quello che si ottiene non chiudendo il tono completamente..
spero di essermi spiegato :-)
Anche io, dopo aver visto il video, la prima cosa che ho fatto è stata quella di provare il suono della mia Nocaster (che ancora ti ringrazia per aver avuto alcuni minuti di gloria quando l’hai suonata in un tuo show a Castellammare del Golfo … ehehe) ! Pur avendo un ampli diverso dal Blues Junior ho visto che la mia, addirittura, a tono completamente chiuso, è ancora più “intubata” della Cunetto che hai provato (quasi inutilizzabile) pure essendo (credo …) il circuito identico a quello della Cunetto … ma anche aprendo il tono un pò alla volta non riesco comunque ad ottenere il suono della Esquire con il selettore in prima posizione.
Le differenze più evidenti che, dalle foto e dal video, trovo tra le due chitarre sono: il colore della Esquire, che è stupendo (... e li si aprirebbe un altro capitolo…) ed il fatto che quest’ultima sembra che abbia un suono un pò più “secco” con gli alti un pò più rotondi in ogni posizione mentre la Nocaster Cunetto, dal video, mi da la sensazione di essere un po’ più “acida” sui toni alti … tu invece sostieni che sono molto simili sui cantini …
Una curiosità … il volume delle due chitarre era al massimo durante tutta la prova ??
Un off topic per Luca Villani … da cosa si può individuare se un pickup è in AlNiCo III o V ??
Ancora ciao e complimenti … alla prossima !!
Salvatore.
Dovrei risponderti.... "dalla composizione chimica": verissimo ma poco utile, dato che non mi pare una soluzione praticabile a meno che tu non sia un chimico!
La differenza più evidente è la capacità di attrarre materiali ferromagnetici, più pronunciata nell'A5 che nell'A3 (più debole anche dell'A2 in questo).
In realtà è assai difficile distinguere, perché II, III, V e tutte le altre denominazioni dell'AlNiCo sono categorie nelle quali rientra un discreto numero di varianti del materiale in questione.
Potresti ad esempio incappare in un magnete in A5 poco magnetico e in un A3 al limite della propria categoria e sarebbe davvero arduo distinguerli!
A livello sonoro, chiarendo subito che il magnete non ha "suono", ma può influenzare alcuni parametri del segnale generato dal pickup, si può dire che se lo stesso pickup in A3 venisse equipaggiato con A5 tenderebbe ad essere più brillante, ad avere un attacco più pronunciato ed un livello di uscita più elevato, in proporzioni variabili a seconda delle caratteristiche dell'A3 e dell'A5 impiegati, naturalmente. ;-)
In effetti nel periodo pre-CBS, oltre a cambiare vistosamente il proprio wiring, la Tele ha seguito un iter evolutivo sonoro diverso rispetto a quello della Strato, partendo "grossa", specialmente al ponte, per diventare in seguito più "sferragliante" (per ragioni sia storiche, che di marketing, direi).
I pickup Tele dei primi '50 erano in A3, ma anche decisamente più avvolti, per passare solo più tardi all'A5 e ad avvolgimenti più leggeri. Ecco perché avevano un suono più possente ed equilibrato, rispetto ai loro successori.
A tal proposito, attenzione ai pickup di inizio anni '50 provenienti dalle lap steel Fender, che alcuni ricercano spasmodicamente per adattarli al ponte delle Tele: bei pickup e si trovano a prezzi abbordabili, ma gli avvolgimenti sono molto leggeri e quindi hanno un feel decisamente diverso da quello dei pickup Tele da ponte dello stesso periodo storico! ;-)
7,3K di resistenza cc in un singlecoil per strato indicano che è stato probabilmente utilizzato un filo di sezione più sottile rispetto al classico AWG42. Questo fatto comporta una variazione nella geometria della bobina e quindi una diversa caratterizzazione da parte del pickup stesso che, in questo caso, si è rivelata congeniale al risultato che ti eri prefisso di ottenere.
Devo confessarti che la mia fiducia riguardo alla "magia di Abigail" nei pickup CS è molto debole sia per una banale questione di buon senso, sia per aver affiancato decine di pickup siglati AY, ognuno con calligrafia completamente diversa! :-)))
Te lo chiedo perchè avendo una Nocaster e trovandomi più che bene con i suoi p.u. (ma essendo consapevole dei bellissimi pu che il mercato offre come Lollar Fralin Duncan antiquity ecc..) mi chiedo se si possa davvero avere un incremento qualitativo di questa portata.
Grazie
dalE
Grazie comunque.
;-))))))
Deve esserci il prezzo buono. e giusto.
Non mi interessa la chitarra nuova
Tenuto bene ovviamente.
Per gli esempi che hai fatto....no...quelli sono fenomeni e avrebbero potuto usare qualunque cosa, anche le odierne Squier cinesi e fare grandi album..
Su un pickup da ponte per Tele, i 7.4k di res in cc ci stanno alla grande!
Onestamente ho un'opinione precisa sugli AY, non sugli "Abby"... difficile dire quanto ci sia di vero e quanto di marketing... tra l'altro non mi pare difficile, da parte di Fender, istruire altre persone ad avvolgere, o per meglio dire a guidare il filo, nello stesso stile della Ybarra, dal momento che si possono confrontare ... con l'originale(!).
Tutto può essere, insomma!
In ogni caso i pickup guidati a mano non sono mai perfettamente uguali tra loro, come sempre il rendimento varia a seconda di chi suona e la valutazione dipende anche da ciò che egli si aspetta, per cui la tua preferenza per l'originale, al di là dell'effettiva maggiore o minore qualità, può essere stata motivata anche da una semplice e legittima questione di gusti... :-)
comunque molto belle
Alcuni giorni fa, parlando con Diego, gli ho chiesto la sua opinione sul colore della vernice della 52, più scuro della Cunetto e delle Nocaster reissue in genere. Mi ha risposto che la sua idea (che condivido pienamente) era quella che la produzione all’epoca non fosse standardizzata. Dal libro di Nacho Banos “The Blackguard” dove l’autore ha fotografato, smontato, misurato, pesato alcune decine di Broadcaster-Nocaster-Telecaster-Esquire del periodo 50-54, si vede che i risultati sono più disomogenei che mai. Radius delle tastiere da 7.25 in., da 9.5 in. oppure tastiere compound che iniziano con 7.5 in. al 1° tasto ed arrivano con 9.5 al 12° tasto.
Stessa cosa dicasi per il peso … alcune leggerissime da 6.2 libbre altre da 9.5 libbre … corpi a pezzo unico altri a due (più frequenti) o tre pezzi … oppure le resistenze dei pickups che vanno dai 9.1 Kohm ai 4.8 Kohm.
La vernici poi vanno da un blonde quasi bianco (tipo Vince Gill) ad un butterscotch abbastanza scuro, in alcuni casi molto coprente in altri con le venature in vista da sembrare quasi natural… Nel caso della vernice però c’è da dire che l’esposizione all’aria e alla luce gioca il suo ruolo, anche se non capisco come mai su determinate chitarre sia evidentissimo mentre su altre (tipo la Tele di Vince Gill o la Micawber di Keith Richards meno)…
Tutto ciò è in parte comprensibile se si pensa che siamo nel 1950 e si trattava di un prodotto pionieristico all’epoca.
Da qualche parte una volta ho letto che Fender o chi per lui sceglieva il valore della resistenza dei pickups a seconda delle caratteristiche sonore dei legni della chitarra … personalmente sono scettico a pensare che ciò fosse una cosa praticabile nell’ottica della produzione industriale di Fender.
Francesco … ma la 52 Esquire è in vendita ? Non ho i soldi per comprarla … ma ogni tanto gioco al superenalotto ehehe … o comunque … che valore ha, più o meno, una chitarra in queste condizioni ?
Ammettendo per un attimo che sia possibile, tuttavia misurare l'uscita dei pickup darebbe un indicazione solo molto vaga, e a volte persino ingannevole di come possano suonare. Parlando di vecchi single coil, nel range di +/- 0,3 kohm (ossia quasi nulla) ho sentito suoni notevolmente diversi tra loro sulla stessa chitarra. Questo perchè ognuno usciva realmente diverso dall'altro per una serie di motivi sconfinata (mai sentito uno che suonasse male cmq)
"Che ne pensi dei p.u. Fender Nocaster?"
Grazie
Letto e salvato fra i miei preferiti, anche io sono appassionato di rockabilly e con la band ci stiamo cimentando in qualche classico negli ultimi tempi.
Un saluto
:-)
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Un saluto e sempre rock'n'roll!
:-)
Nessuno ch'io sappia ha badato a questo aspetto. Poi, Abby=Abigail - Abby è il tipico nomigliolo di Abigail in USA. Qual'è la sequenza storica delle variazioni di firma? Dapprima Ablgail, poi Abby e alla fine AY consentendo di avvolgere p/u più alla svelta mano mano che semplificava la sua "signature" è logico - ma non è detto che sia una spiegazione attendibile.
Le differenze di calligrafia sono però misteriose! Una possibilità è che sia diventata boss del reparto p/u e che quelli della sua squadra hanno messo la sua sigla per identificare i p/u prodotti dalla sua squadra.
Ai quali vorrei fare una domandina da incompetente : " Sul suono di un pu non influisce anche la smagnetizzazione dei componenti magnetici? Dagli oscuri ricordi scolastici mi sembra di ricordare che la potenza di un magnete decresce con il tempo ed ormai siamo a pu con più di 50 anni di vita. Può influire sta cosa qua sul suono di un pu?"
Quel che può fare la differenza è indubbiamente il valore del flusso magnetico generato, che può variare (e non di poco) sia per il tipo di AlNiCo, sia in funzione di quale grado di magnetizzazione fosse stato ottenuto in origine.
In genere, i vecchi magneti raggiungevano valori di flusso superiori a quelli raggiungibili oggi a parità di categoria.
In ogni caso va tenuto in conto che il magnete non ha un "suono", ma la sua forza e le sue caratteristiche influiscono sul livello di uscita e sull'attacco della nota... assieme a tutto il resto dei parametri di costruzione, interagendo con i quali raggiunge un equilibrio che dipende dai materiali, dalle intenzioni e dalle capacità del costruttore...