Il modello originale di riferimento è una specie di sacro Graal per i musicisti e i collezionisti di tutto il modo, ossia la chitarra a tre pickup uscita dalla casa nel 1959, costruita in due pezzi di ontano tagliati trasversalmente, verniciata ovviamente alla nitro con un elegantissimo sunburst a tre colori, così ben amalgamati tra di loro che si fa quasi fatica a distinguere la zona di passaggio. Il manico è in un bellissimo acero bird's eye e la tastiera slab board è in palissandro brasiliano, come d'uso in quell'epoca, così scura e compatta da sembrare per un attimo in ebano. I pickup hanno il filo per l'avvolgimento di tipo formvar e la polarità a nord.
Diciamola tutta, è uno strumento sublime, con un valore altissimo storico e reale. Storico perché questa annata condensa i perfezionamenti fatti sulla Stratocaster a cinque anni dalla sua nascita, unendo i principi costruttivi che favorivano la facile commercializzazione insieme a dettagli di grande liuteria (mi sto riferendo al body in ontano, sicuramente meno impegnativo, dal punto di vista dell'approvvigionamento dei legni, e della tastiera slab board, dove lo "spreco" del pregiatissimo palissandro brasiliano era evidente). Valore reale perché questa chitarra suona veramente bene, ha un manico incredibilmente scorrevole e "moderno" ed è un punto di riferimento per chiunque sia cresciuto con in testa i suoni di Steve Ray Vaughan, quindi quel corpo così difficile da ricreare negli analoghi di altre annate.

Anche la sua gemella, nata cinquant'anni dopo in quel del Custom Shop, non è da meno. Modello '60 Fiesta Red della prima serie Time Machine, Francesco ce ne parla così: "Nel 1999 viene introdotta la serie Time Machine del Custom Shop, che replicava tre annate storiche, Strat 1956, 1960 e 1969 nelle finiture NOS (praticamente nuove), Closet Classic (come se fossero rimaste chiuse nella custodia per mezzo secolo senza essere suonate) e Relic (suonate, strapazzate, abusate). Le prime che spedirono nei vari Paesi in genere furono le NOS, '56 in finitura 'Mary Kaye' e '60 in finitura Fiesta Red con hardware dorato (la prima Stratocaster in Inghilterra fu appunto una Fiesta Red con hardware dorato, era il 1958). Allora non esisteva ancora la serie Masterbuilt, ma esistevano dei supervisori che marchiavano i legni degli strumenti con le loro iniziali seguite da 'QA' che sta per 'Quality Assurance'. La fiesta della prova è una John Cruz Quality Assurance, infatti il supervisore alla qualità degli strumenti era proprio John Cruz nel 1999/2000. È una replica di una Stratocaster del '59, con manico di acero scelto, in parte figurato bird's eye ma anche fiammato. Per il resto ha tutte le specifiche delle prime slab board: body ontano, pickup con filo formvar, etc.".

Le due chitarre, quindi, dal punto di vista costruttivo sono più o meno simili. Colore e hardware (cromato o dorato) influiscono ben poco sul risultato finale, così come il selettore a tre posizioni per la '59, e quello a cinque della '99. Anche nello spessore del manico si assomigliano mostruosamente, eppure...
Prima di andare al test sonoro, è doveroso soffermarsi un attimo sulla dicitura "slab board" e sulla sua ricercatezza e importanza sul risultato finale.
Quando fu introdotta la tastiera in palissandro, questa veniva applicata sul manico in acero che veniva letteralmente spianato dal lato superiore, quindi la porzione di palissandro, abbastanza generosa, veniva modellata per ottenere il radius voluto dopo essere stata incollata sul manico in acero (piatto). Il palissandro è, ed era, un tipo di legno molto raro e costoso, e questo tipo di lavorazione ne faceva sprecare tanto. Quando dico "tanto" mi riferisco al "tanto" che Fender tollerava: è giusto ricordare che Fender cercava in tutti i modi di ottenere uno strumento bello, ricco di sfumature sonore, ma che fosse economico nella realizzazione. Quindi a un certo punto venne presa la decisione di realizzare solamente una impiallacciatura di palissandro, usando quindi una fetta sottilissima che veniva applicata sul manico in acero, precedentemente modellato col radius definitivo. Il risultato sonoro è leggermente differente in tutti e due i casi. Le "slab board", a causa del maggior spessore del palissandro, e quindi della maggiore massa di questo legno, hanno un suono più corposo, tendente a enfatizzare le medio-basse, mentre i modelli successivi, avendo più acero nel manico, hanno un suono leggermente più definito e orientato sulle medio-alte. Sono dettagli, attenzione, quasi impercettibili e facilmente modulabili con la semplice pennata o i controlli sull'ampli ma, dal punto di vista collezionistico, sono fondamentali.
Andiamo al suono. La differenza c'è, si vede e si sente. La chitarra del '59 ha un suono e un feeling incredibilmente spiccato. Il sound è "d'epoca". Come per la Esquire, anche la Stratocaster del '59 ha le corde basse con quel suono lievemente stoppato, ma comunque presente e brillante. I cantini risuonano elegantemente in ogni posizione. I tre pickup sono magnificamente bilanciati. Quello al manico è grosso e caldo (sembra un P90 montato su una archtop completamente vuota, specie se si suona col pollice), quello al ponte non è esplosivo come di solito ci si aspetta dalle chitarre con i single coil, ma è in linea col quello al manico, anch'esso elegante e con una dinamica senza paragone alcuno (e, credetemi, ne ho provate di chitarre...). La vera scoperta è il pickup al centro, spesso sottovalutato o pensato come onesto mezzo per ottenere il "quack" delle posizioni intermedie. In questa chitarra ha una sua identità, a metà tra il "twang" di quello estremo e il "mellow" di quello al manico. Con una ritmica in stile rock and roll o Chicago blues da il meglio di sé e permette di pestare sui cantini senza che questi risultino striduli o troppo frizzanti.
Il manico, di quelli veramente suonati, è di una comodità imbarazzante, il peso e il bilanciamento generale fanno pensare al risultato di cento anni di prove per ottenere lo strumento perfetto. Sì, perché quella che ho avuto in mano per un poco di tempo è la Stratocaster perfetta. Mi viene quasi da non augurare a nessuno di provarla, perché dopo niente vi sembrerà più la stessa cosa, e comincerete a farvi i conti in tasca per capire se ve la potete permettere.
Purtroppo per il Custom Shop la Fiesta Red, seppur bellissima e rifinitissima, ne esce perdente. Un attimo, prima di arrivare a conclusioni affrettate, non sto dicendo che la Custom Shop sia una chitarra brutta, sorda, senza carattere. È una bella creazione, elegante e comodissima, ma il suono, semplicemente, non c'entra niente con la sua sorella più vecchia.
Il suono della Custom Shop è moderno, con grande attacco e tanta grinta, ma manca quel pugno in basso della '59 (nonostante il livello di uscita dei pickup sia maggiore).
Lo stesso riff (datato, sia chiaro) sulla '59 sembra uscire da una vinile originale, perfettamente conservato. La stessa cosa, purtroppo o meno male, non avviene sulla Fiesta Red. Quest'ultima è incredibilmente versatile, suona bene sul blues, sul funk, sul country e sul rock and roll. Ma il sapore dell'epoca non ce l'ha! Un chitarrista blues tradizionale sarà messo seriamente in crisi dalla chitarra del '59, mentre un session man preferirà la Fiesta Red.
"Dove sta il segreto?" mi sto chiedendo da giorni. Le grandi differenze notate sono i pickup (due mondi completamente diversi) e lo spessore della paletta: la '59 ha una paletta veramente sottile, mentre la sua sorella più giovane almeno di mezzo centimetro più spessa. Che sia uno o l'altro, o tutti e due insieme, gli elementi che fanno la differenza? Potrei chiedere a Francesco di piallare la paletta della Fiesta Red (ma dubito che accetterà) o di scambiare i battipenna, con relativa elettronica, tra le due chitarre. Ma ho sempre odiato l'analisi logica nella poesia, e quindi preferisco pensare che il risultato generale sia l'alchimia perfetta degli elementi, come in una poesia che, una volta decantata tutta di un fiato, ti entra dentro lo spirito e te la farà ricordare per sempre.
Detto questo, non posso però esimermi dal fare presente che ciò che sentiamo provenire acusticamente da uno strumento solido "in ambiente" si riflette assai poco nel suono amplificato dello stesso, dato che i pickup non sono dei microfoni, non amplificano nulla, ma generano un segnale trasformando in corrente elettrica il movimento meccanico della porzione di corda che interseca il loro campo magnetico e niente altro.
Inoltre l'influenza marcata dei pickup sul timbro finale è determinata dal fatto che essi sono tutt'altro che dispositivi lineari: la curva di sensibilità di qualsiasi pickup prevede un accentuato picco di risonanza, che "filtra" con le sue caratteristiche di ampiezza, larghezza e posizionamento nello spettro, qualunque emissione dello strumento.
Per non dimenticare poi l'attacco della nota, l'articolazione del suono (cioè la "complessità" del segnale generato) e la risposta dinamica al tocco, anch'esse fortemente condizionate.
Un pickup, insomma, non vale l'altro a meno che le caratteristiche dei due non siano per ironia della sorte perfettamente identiche!
Viceversa, lo stesso pickup (specialmente se si tratta di un prodotto di qualità) non suona in modo identico trasportato su strumenti diversi, nel caso (probabile) in cui le caratteristiche di vibrazione delle corde siano diverse (a causa dell'influenza combinata delle varie componenti dello strumento, non ultima la componentistica del circuito...), ma l'impronta generale che esso conferisce non può che essere la stessa, inequivocabilmente riconoscibile come se si filtrassero suoni diversi con una stessa marcata equalizzazione.
Ora hai chiarito bene il concetto! :-)
esprimo la mia:
Le differenze ci sono dal punto di vista collezionistico (= soldi, determinati dalla domanda dei collezionisti e offerta di chi ci vuole monetizzare il massimo), ma da qualche tempo anche là le cose iniziano a cambiare (vedi superquotazioni che oggi, in alcuni casi, sono -30% rispetto a qualche anno fa).
Per il suono…. fare sempre il match “Anni 50 vs. CS” (perché poi si finisce là) mi porta ad un paio di considerazioni.
a) 60 e passa anni fa un gruppo di operai è stato assunto per assemblare il maggior numero di chitarre possibili al minor costo di produzione possibile con quattro cacciaviti (si fa per dire).
b) Da allora, generazioni di addetti, tecnici, menti etc, con esperienze, tecnologie successive e quant’altro ha continuato a produrre solo chitarre perdenti (al confronto). E il bello è che questi super esperti liutai del CS, non hanno ancora capito come fare! E non gli è venuto nemmeno in mente di andarlo a chiedere agli operai pensionati!
Ci rinviamo il test a quando anche le CS avranno 60 anni? .. ma a quel punto le altre ne avranno 110… (e +/- anche noi…) wow!
Il tutto, ovviamente con un sorriso (in fin dei conti, sono solo chitarre che cercano di farci felici…)
Comunque due bellissime chitarre!
Paolo
1. La variabile qualitativa degli strumenti di una volta data da processi di qualità approssimati
2. I legni che usavano
3. Le normative che regolano l'uso ti taluni materiali
Ed il punto che solitamente trascuriamo che c fa cadere tutte le nostre certezza precostituite sul vintage.
Gli strumenti che sentiamo nei dischi e che definiscono i suoni che abbiamo in mente venivano da strumenti praticamente nuovi o al massimo avevano una decina d'anni.
Ho capito comunque cosa intendi.
Il concetto che volevo esprimere era solo quello che solitamente siam portati a pensare che il vintage buono suoni meglio anche perché "invecchiato" quando invece si è solo mantenuto.
Fantastico il suono della "vecchia", veramente dolce e bilanciato, indubbiamente l'altra ne esce perdente; si sente davvero che il suono della nuova non c'entra nulla.
Hai ragione, forse è meglio non provarla mai una chitarra così. :-)
Ma ricordo un confronto a tre, di qualche anno fa, tra una Master Build di Cruz, una Vintage del '63 e una American Standard del '90, dove, a mio gusto, la Cruz risultava il fanalino di coda... ahimè.
Ciao, puoi segnalare il link di questo confronto, sono molto curioso!
Grazie!
Questo è il link:
link
Posso fare una provocazione? Mi piacerebbe risentire questa prova aggiungendo una terza sfidante agli antipodi per prezzo/qualità, la squier classic vibe 50 e sentire cosa ne esce fuori :)
Specifico che l'idea del confronto è solo una curiosità, e riconosco che l'originale è tutta un'altra cosa, tant'è vero che nella vostra prova, a mio parere, ha spazzato via una custom shop...
Complimenti e grazie per queste interessantissime prove!
Ciao Diego, a quale chitarra ti riferisci? Alle messicane?
chessò, una Eko o altra marca (non sono esperto di vintage)?
servirebbe uno strumento che sia fatto altrettanto in economia ed in artigianalità, con legni che non siano solo invecchiati, ma che effettivamente siano assemblati insieme da anni e da provare sia con i suoi pickup di serie dell'epoca sia con i gli stessi pickup della 59 sempre originali dell'epoca (non dico di smontarli dalla Fender, ma di trovare un set originale d'epoca da montare sull'altro strumento e non imitazioni odierne).
non so se sia possibile viste le difficoltà di reperimento sia di uno strumento adatto sia degli stessi pickup, ma darebbe un'idea di quanto il suono dipenda dai vari fattori: legno, invecchiamento, pickup fatti a mano.
cosa succederebbe se ad esempio si scoprisse che con gli stessi pickup una vecchia chitarruccia senza valore suona esattamente come una Strato d'epoca?
anche perchè sono probabilmente più simili due chitarre d'epoca di marche e legni diversi che non una d'epoca ed una sua imitazione fatta con strumentazione moderna.
la mano dell'artigiano ci mette molto del suo anche involontariamente.
siccome un confronto con altro strumento d'epoca con "criteri di fabbricazione compatibili" pare non sia possibile perchè strumenti di tale tipo non ce ne sono se sto prendendo un granchio o meno non lo si può sapere.
ma se ad esempio penso agli strumenti che mi sono fatto da solo nel salotto di casa (o anche ai pickup fatti interamente a mano avvolti con un accrocchio fatto col lego) che suonano meglio del Les Paul studio, della SG o della Charvel Model 6 che posseggo, qualche domanda che esula dalla convinzione comune me la pongo.
e sia chiaro, non voglio dire che le vecchie Gibson o Fender non siano degli strumenti magici rispetto alla produzione attuale, semplicemente ritengo che qualunque strumento fatto da un buon "artigiano o team di artigiani" come erano fatti una volta possa avere un suo suono magico.
se poi per qualcuno solo le vecchie Fender hanno questa magia, tanto meglio per me che mi accaparro gli altri strumenti!
Il fatto che poi una Stratocaster costruita nel salotto di casa tua somigli più alla '59 della custom shop è possibilissimo. Il punto è che, come detto più volte più sotto, una Stratocaster di produzione odierna è rivolta al mercato di oggi, fatto di chitarristi che in una chitarra cercano determinate caratteristiche che una Stratocaster del '59 non è detto riesca a soddisfare, per cui è una chitarra talmente perfetta da tradire inevitabilmente il mojo dell'originale. Al contrario la chitarra che ti costruisci tu nel tuo salotto la costruisci come meglio credi e magari la fai uscire pari pari a quella del '59 se ci sai fare.
Non credo affatto nella sacrale intoccabilità del vintage, criticavo semplicemente il tuo metro di paragone (non sono stato mica io a citare la Eko). Se vuoi qualcosa che possa competere con una stratocaster non puoi che prendere una stratocaster come metro di paragone.
credevo che già ai tempi altre case si fossero dedicate alla "clonazione", avevo tirato fuori la Eko a titolo esemplificativo solo perchè appunto conosco le sue chitarre d'epoca ad imitazione di LP ed SG.
riguardo alla Tele, avendo una configurazione dell'elettronica completamente diversa non la prenderei mai come metro di paragone, ma a questo punto la mia curiosità aumenta: vorrei sentire i pickup della 59 sulla reissue moderna e su una simil Strato comunque vecchiotta, magari fatta a mano.
Ti segnalo questo articolo interessantissimo del nostro ex direttore sulla riproduzione di uno strumento vintage: link trovò sempre interessante rileggerlo :)
Non c'è storia nonostante lo stesso set up , stesso ampli ,stessa regolazione di quest'ultimo , stesso cavo , stesso bravissimo ed espertissimo esecutore ripeto per me la custom shop fa una mediocre figura rispetto la bellissima vecchia lontana parente ( lontana perchè lei è una vera Fender ). Il timbro della 59 è dolce ma allo stesso tempo riempie l'aria con un suono che si impone subito all'attenzione dell'ascoltatore proprio per la sua gradevolezza , quello della CS mi è parso più sottile molto meno ricco ed edulcorato ecco si.... la differenza è come gustare un bel cucchiaio di miele fatto in casa con quel bellissimo aspetto ambrato e poi bere un caffè con il dolcificante .......
Criteri sensati e rigorosi (per quanto lo possano essere, trattandosi di "imperfette" chitarre), prove articolate, dettagliate ed eloquenti.
Le considerazioni che se ne possono trarre sono parecchie ed utili.
Spiazzanti, anche.
Premesso che i gusti son gusti, premesso che le chitarre, oltre ad essere ascoltate, andrebbero anche "sentite" addosso (e questo può influenzare in maniera sostanziale il giudizio), anche ignorando il fascino della storia e della moda, pare che le vecchie signore si bevano le nuove sbarbine (anche quelle costose che giurano di imitarle perfettamente) a colazione.
Ok, saranno anche le migliori tra quelle prodotte (le altre saranno semplicemente finite nella spazzatura), ma fa davvero pensare come strumenti progettati da chi la chitarra non la suonava, costruiti in economia e in serie (anche abbastanza approssimativa) da operai per niente specializzati, il più delle volte rendano semplicemente imbarazzanti le prestazioni e il prezzo di strumenti "perfetti", progettati e costruiti dai migliori specialisti viventi, con l'ausilio delle strumentazioni più sofisticate che la tecnologia possa fornire oggi.
Se fossi un vecchio operaio di Fullerton, riderei come un matto.
Un'altra considerazione è che, tutto sommato, mi fa piacere sentire buone chitarre che "frustano" un po' mentre le si suona. Sono assillato da amici e conoscenti che pretenderebbero action da shredder e assenza totale di... frittura :)
sulla storia della "frittura" devo dire che OOOOOHHHH FINALMENTE UN ALTRO CHE LA PENSA COME ME! Non fa niente se qualche notina frigge.....da calore all'esecuzione e ci insegna a correggere gli errori con le mani e non col cacciavite!
sottoscrivo al 400% il fatto del "sentirsele addosso", ecco, quella è l'unica cosa che non si riesce ad apprezzare nè per iscritto, nè in video, e lascia davvero senza parole! La chitarra ti suona dentro, ed è una sensazione incredibile! Ps. gli operai di Fullerton erano estremamente "proud" del loro lavoro in ditta, consiglio la lettura del libro "the inside story" di Forrest White, che racconta un bel po' di aneddoti meritevoli di una lettura!
link
Molta manualità da parte degli operai (tra l'altro, a volte passa che essere operaio messicano sia riduttivo, dove sta scritto), che oggi si è un po' persa.
Veramente bellissimo.
Le CS (almeno da 10 anni a questa parte), mi dispiace dirlo, ma sono delle semplici operazioni di Marketing...o poco più! I legni sono gli stessi che si possono reperire online, su alcuni noti siti web per il DIY (voglio precisare che anche in questo caso si mangia un po' come si spende...). Se si cerca una Strato che si avvicina a quella 59, bisogna rivolgersi a qualche produttore boutique, che produce anche per musicisti di fama internazionale. Ma qui sconfiniamo, questa è una mia semplice considerazione.
;-)
Se monti PU diversi, sarà difficile ottenere lo stesso suono. E per i legni, la considerazione mi pare più che pertinente: bisognerebbe vedere come suonerebbe una CS fatta con legni di 40 - 50 anni, e PU resi almeno simili.
Così il confronto è impari, perchè il "suono-archetipo" delle strato è quello della '59, lei lo fa perchè è il suo, l'altra non è che "suona male" (come peraltro ben specificato nell'articolo), semplicemente non ha "quel" suono. E se, volendo fare una replica "tale e quale" la costruisci non tenendo conto di differenze fondamentali, beh, è ovvio che la ricercata "identicità" resterà parecchio lontana.
Secondo il mio modestissimo parere le chitarre prodotte oggi hanno un grosso handicap rispetto alle progenitrici: 60 anni di Stratocaster alle spalle. Probabilmente mi sto sbagliando di grosso, ma secondo me il motivo per cui il suono di una stratocaster delle origini non è ancora oggi riprodotto, soprattutto nella produzione di massa, è che oggi si costruiscono le chitarre cercando di imitare la stratocaster piuttosto che di crearla. La stratocaster nell'epoca pre CBS era un vero e proprio campo di sperimentazione, un cantiere aperto. Il "progetto stratocaster" è un progetto nato a metà degli anni '50 e proseguito per tutta la carriera di Leo Fender, partendo dalla Fender fino ad approdare alla G&L. Le chitarre di Leo Fender non erano strumenti che cercavano di copiare la stratocaster, erano le tappe di un percorso che doveva portare alla creazione della stratocaster. Chiunque oggi produca una stratocaster ha la testa satura di cosa una stratocaster dovrebbe essere (legni, tecniche di costruzione, materiali, caratteristiche studiate in ogni minimo dettaglio) e di come dovrebbe suonare (un suono che da Hank Marvin passa per Hendrix, Gilmour, SRV, Mark Knopfler etc etc). Leo Fender aveva la mente libera di inseguire un suono e una idea di strumento che esisteva nella sua testa, e aveva la libertà di sperimentare commettendo anche operazioni che oggi sarebbero bollate come "eresie" e "tradimenti del progetto originale". Secondo me la differenza è lì. Un liutaio moderno inorridirebbe a vedere come erano fatte le stratocaster originali, e forse bollerebbe con un saccente risolino il lavoro di quei messicani mezzi ubriachi che seguivano pari pari il progetto imperfetto di Leo Fender. Poi, c'è anche da considerare che una chitarra che oggi esce dal la fabrica o dal custom shop deve incarnare quello che il pubblico si aspetta, quello che nell'immaginario comune una stratocaster dovrebbe essere, deve mettere d'accordo gente che ha in mente 60 anni di storia della Stratocaster, deve essere uno strumento ormai inevitabilmente versatile e moderno. Secondo me se dessimo a un gruppo di persone una strat di fine anni 50 o inizi anni 60 per le mani, probabilmente una buona parte di queste ne sarebbe deluso, visto che non suona esattamente come nella sua testa suona una stratocaster, non si sindossa come una stratocaster dovrebbe. Una stratocaster oggi è uno strumento eccessivamente ben pensato, su cui errori e conseguenti soluzioni, che erano la norma per le Fender prodotte sotto Leo Fender, sono quasi completamente assenti, è uno strumento semplicemente "troppo" perfetto: come un quadro che contraffatto con eccessiva precisione dal falsario tradisce inevitabilmente le peculiarità dell'originale, semplicemente perchè l'originale ha alle sue spalle un creatore, un uomo con i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue ossessioni, la copia è frutto di un semplice esercizio "meccanico" di alta precisione, di imitazione pedissequa.
L'unico che può riprodurre bene una stratocaster oggi è chi dovesse decidere (magari un semplice "artigiano" non un super mega iper specializzato maestro liutaio) di svuotarsi la testa da 60 anni di stratocaster e rimetter mano a partire dal progetto originale, senza voler strafare, senza farsi troppe pippe mentali e riprendendo nello spirito il progetto di Leo Fender.
Magari ho sparato cavolate però secondo me una parte del problema è qui.
1) il fatto che il suono che abbiamo in testa adesso è la somma di quello che troppo spesso abbiamo sentito
2) il fatto che tanti non sarebbero contenti di una strat 59 che suona come un disco del 59. Ho volutamente evitato di mettere distorsioni e pedali vari per non "uccidere" il suono di questi legni! Ma probabilmente una 59 sarebbe uscita sconfitta se distorta e compressa.....
Cmq, ti invito ad attendere con ansia il terzo capitolo di questa "saga".....ne leggerai delle belle! Sembra quasi un thriller......ehehehe
Sarei curioso di sentire in paragone, in ordine dalla più economica alla più costosa: Classic Vibe, Mexico "Classic", Japan Vintage Reissue (o anche Tokai pari caratteristiche), Road Worn, American Vintage Reissue, Custom Shop e originale.
Sono più che convinto che sarebbe illuminante. Così, ad occhio, avendo provato solo 2 o 3 di quelle citate, direi che tutte quante dovranno sudare per spuntarla e sarà evidente come l'antenata (e forse, per come la penso io, magari sono smentito dalla prova, un paio delle "moderne") risulterà uno strumento dal carattere molto marcato ma zoppicante quando si tratta di mettere tutti d'accordo, di fare la parte del coltellino svizzero, mentre una buona fetta delle delle moderne, seppur più insipide, finirà per avere una media costante di prestazioni nei vari campi, mettendo su per giù tutti d'accordo. Ovviamente il test è doppiamente interessante visto il divario di prezzo tra i vari strumenti e il fatto che tutti quanti hanno i loro pro e contro tanto a livello sonoro che costruttivo.
Alla fin fine se le chitarre si evolvono in un certo modo è perchè i chitarristi richiedono determinate cose agli strumenti... Il compromesso è la perdita della "magia" dell'originale.
Trovatevi una Tokai Springy Sound dell'82-83 ben riuscita, io ne ho una, color Flamingo Red, corpo in frassino in 2 pezzi, leggera come una piuma, posso assicurarvi che restereste di stucco.
I Jap di quei tempi si che avevano capito come si poteva replicare una 54 e non solo nella forma che è pressoché identica ma anche nel suono, possibilmente con PU serie "E" o "U".
La mia ha il palissandro brasiliano impiallacciato ma è lo stesso piena e profonda sul PU al manico come ci si dovrebbe aspettare.
Provateci se volete.
Della 59 della prova che dire, anche se tendiamo ad identificare il "vero" suono Strato con quei suoni e timbri degli anni 50 e 60 e aggiungo, giustamente, la magia che produce fa accapponare la pelle, meglio stargli alla larga.
Sul Custom Shop mi sono espresso più volte e non aggiungo altro.
ciao
Leggi questo mio commento di qualche ora fa =D
link
Con la passione che ci metti è veramente un peccato non potersi premiare con l'utilizzo degli strumenti che possiedi che con tanta fatica e dedizione ricerchi. No è frustrante?
D'accordo, puoi sempre chiamare Don Diego e deliziarti della sua bravura, ma pensa, magari la sera, alla fine di una giornata di lavoro, quando ti senti in un certo modo, andare nella stanza dove le conservi, sceglierne una che ti ispira di più fra le tante in quel momento, accendere l'amplificatore e via, poter esprimere le tue sensazioni.
Io non sono un virtuoso, cerco sempre di migliorarmi ma anche dopo 40 anni che suono non mi sembra di fare grandi progressi, ma mi basta, mi basta per quando arriva quel momento, sono pronto.
Complimenti per la collezione.
ciao
Ma come non sei un collezionista?
Ma non sei tu che hai un sito dove oltre a poter acquistare delle chitarre vintage presenti anche la tua collezione?
Mi sa che mi sono sbagliato di nuovo e di nuovo chiedo perdono.
ciao
Secondo me non aveva intenti offensivi.
Detto questo, cosa si può dire delle chitarre?!!?
Nulla, se non che il professionista affermato potrebbe usare la '59 in studio e la CS in tour, cade sempre in piedi.
E anche che la '59 va benone per generi musicali "di quel periodo" forse l'altra va meglio per generi moderni; anche se poi vediamo gruppi grunge/noise/alternative con fender d'epoca ecc...
:-))
Innanzitutto è andata come ipotizzato da Cesco, ho confuso con Venturini e quando ho scritto che chiamava te per far suonare le chitarre, in primo luogo riconoscendoti bravura e competenza è stato frutto dell'equivoco, mi sembra che in questo caso sia stato tu un tantino affrettato nel trarre conclusioni errate.
Comunque chiedo scusa a tutti, prima di scrivere cercherò di stare be attento a non sbagliare almeno persona onde evitare la sensibilità di chiunque.
Pertanto complimenti ancora a te Diego per come suoni e tratti quelle meraviglie e ovviamente, ora che lo so, anche a Cesco che oltre a curarle è capace anche di suonarle al meglio, beati voi che vi capita tra le mani certa roba, deve essere un poco doloroso poi lasciarle andare.
Ciao
Comunque complimenti per questa serie di paragoni tra nonne e pronipoti, sarebbe interessante, la prossima volta, ascoltare le chitarre prima con un blind test, secondo me i commenti a favore dell'una o dell'altra potrebbero un po' variare
Sul "blind test" ti assicuro che, anche se lo facessi, non cambierebbe molto. Sono molto obiettivo sui risultati (il terzo capitolo di questa saga ti assicuro che stravolgerà le posizioni) e purtroppo non è solo uno sguardo a un dettaglio che mi fa capire se lo strumento è vintage o meno.....ti giuro (e non sto esagerando) che lo sento già dall'odore se la chitarra ha qualche anno o tanti anni.....
Domanda al volo un confronto a 3 con una CS odierna come lo vedresti? Io ho nelle orecchie una CS primi 2000 ed '64heavy relic di qualche anno fa e l'impressione che ho avuto è che la prima suonasse comunque "moderna" mentre la seconda molto più fedele ad una originale vintage.
Sarebbe utile per capire l'evoluzione della produzione custom shop per vedere se effettivamente con gli anni son riusciti ad aggiustare il tiro.
Ciao
Ale
Premesse:non sono un liutaio,ma un appassionato suonatore dilettante;non ho interessi commerciali legati al mercato degli strumenti musicali;amo visceralmente generi musicali vecchiotti (per capirci:per me il mondo finisce con Stevie Ray Vaughan...);preferisco di gran lunga la telecaster e gibson in generale.
Vengo al sodo:l'originale d'epoca surclassa la nipotina in una maniera imbarazzante (NB,ancora:giudizio personale).Ma chiedo a lumi a Cesco e Diego:sbaglio,o i magneti dei pick-up negli anni perdono campo magnetico?Non sarà questo ad influire sul risultato finale?Se così fosse (dato che le caratteristiche dei pick-up sono misurabili) avremmo risolto il problema.Inoltre:60 anni di utilizzo contro 16 possono aver creato qualche variazione strutturale nei legni?Ovvero,se estraessimo da una "capsula del tempo" una 59 su cui nessuno ha messo le mani,suonerebbe più simile alla nonna o alla nipotina?Infine:fatte 100 le caratteristiche sonore di una solid body,quanta percentuale possiamo ricondurre al legno e quanta all'elettronica?
Buona musica a tutti!
Grazie a questa spiegazione,ho imparato qualcosa di nuovo.
Certo il timbro di base dello strumento sarà stato lo stesso ma ci sono una miriade di fattori che avranno subito variazioni in 60 anni
Elettronica. Forse è vero che il deterioramento dei pickup è poco percepibile, ma diverso è per altre componenti del circuito, in primis i condensatori e in parte anche i POT (che alla fine son resistenze).
P.S. Sotto il sunburst non mettevano turapori nel 59
Per il resto, una chitarra di 50 anni fa suona sempre più rotonda e completa di una nuova. Tra 20 anni la CS avrà un suono migliore (sempre ammesso di sapere cosa è migliore).
Ma io credo che siano molti i chitarristi che, avendo uno strumento per svariati anni, abbiano notato come questo sia maturato. D'altra parte, la stagionatura del legno è la qualità più ricercata.
- ci sono differenze significative di peso dei due strumenti?
- ci sono differenze significative nell'uscita dei pkups dei due strumenti?
- anche la CS ha tastiera in palissandro brasiliano?
Grazie in anticipo, complimenti ancora.
Marco
1) nessuna differenza significativa tra il peso, molto simile tra i due modelli (unica grandissima differenza lo spessore della paletta, roba da occhio nudo per intenderci)
2) i pick up della rossa sono parecchio più potenti dell'originale, quindi la differenza è veramente significativa, ma la cosa che balza all'orecchio è la pasta del suono, non il livello
3) che io sappia anche la CS ha una tastiera in palissandro brasiliano, con costruzione slab board.
Se vieni al SHG non scordare di seguire la mia clinic-concerto alle 13e30 sul palco 3
Diego
Aggiungo che la risposta sulle basse più accentuata rispetto a produzioni più recenti (CS comprese) è un tratto distintivo che ho notato in molte Fender pre-CBS e non direi che si tratti di un elemento casuale: penso dipenda dalle caratteristiche di densità, rigidità, spessore e quant'altro, dei materiali impiegati.
Il piacere è reciproco, ma nessuno di noi due se ne é mai andato, credo!! :-D
Riguardo invece al discorso del passaggio dalla tastiera slab a quella curved (o veneer), di cui si parla nell'articolo, la motivazione pare non sia stata in realtà quella di risparmiare sul materiale. Con le prime slab board talvolta si presentava un problema di stabilita' dei manici a causa del differente coefficiente di espansione tra l'acero e il palissandro, in quanto le due essenze reagisco agli sbalzi di ambientali e di umidità in modo diverso. Nelle riedizioni moderne il problema non si presenta in quanto le incavature (slots) per l'inserimento dei tasti sono più profonde, rispetto al sistema originario della Fender che prevedeva per altro un inserimento dei tasti di lato e non dall'alto. Con le incavature più profonde la tastiera in palissandro risulta come "parcellizzata" e reagisce meno come blocco unico. Il sistema della tastiera curved fu ideato quindi per permettere alla Fender di continuare ad inserire i tasti di lato senza problemi di stabilita' dei manici. (cfr. T. Wheeler, "The Stratocaster Chronicles", p. 182)
C è anche un altra idea, che Leo avesse voluto ridurre il palissandro per questioni timbriche, dato che la strat inizialmente concepita doveva esser brillante e squillante, e in effetti le curved lo sono generalmente di piu.
Io ne trovo una terza possibile, mero risparmio di costi :)
come ricorderai la spiegazione nel libro la dava Dan Smith, responsabile della prima serie delle AV uscite nel 1982, proprio a proposito delle difficoltà avute nel tentativo di ricreare una strato con caratteristiche pre-CBS. Io credo che probabilmente avranno fatto dei test all'epoca che li avrà portati a scegliere l'attuale sistema di inserimento dei tasti dall'alto. Può darsi anche che qualche impiegato che lavorava alla Fender già negli anni '60 fosse ancora operativo nel 1982 e potrebbe aver fornito qualche suggerimento a questo riguardo. Certamente questo non esclude che la scelta di passare alla curved board possa essere stata la somma di diverse esigenze. Quella del suono più "brillante" mi sembra ragionevole. Sul risparmio del materiale invece mi pare di aver letto da qualche altra parte che la lavorazione della tastiera veneer partiva sempre da una tavoletta di un certo spessore che veniva "scavata", per cui alla fine il risparmio del materiale era probabilmente minimo.
Complimenti a Diego, per la sua espressività e come fa suonare questi gioielli. La differenza è chiara, anzi, vorrei dire Palese. La 59 vera e propria se la mangia la CS, troppo moderna, non ci si avvicina nemmeno. Qualitativamente sono due cose completamente differenti.
Ho la fortuna di aver comprato da Cescos (che affarone, il più bello) una American Vintage Reissue 62 fiesta red degli anni 90, più esattamente 1994. Miseriaccia, questa si mangia certe Custom Shop.
Bravo Diego, così ti vogliamo, nel precedente articolo c'era troppa "diplomazia" : )
Nel mio caso ad esempio, per il mio gusto, per ciò che suono etc...andrei sulla reissue.
L'originale la trovo troppo scoppiettante, troppo secca, asciutta (che poi saranno proprio i suoi pregi)..
Un pickup al ponte che io non potrei usare..bellissima chitarra per la musica suonata nel video, ma io non riuscirei usarla.
Alcuni hanno sollevato la questione della rigidità del manico. Sarebbe interessante per esempio provare a sostituire per una piccola prova il manico della CS con un manico diverso e magari più rigido (taglio di quarto?)
Peró mi vien da pensare, e non voglio fare l'avvocato del diavolo, che la 59 o le 59 che doveva replicare magari suonavano proprio così...
Del resto abbiamo l'esempio di mamma Gibson che con le CC replica esattamente una chitarra, proprio per non generalizzare...
È arrivato il momento di dire la mia: il suono è nelle MANI. Per concludere la tripletta aggiungo che simili gioielli si rivendono solo a MALINCUORE!
E questa 59 è una degna rappresentante dell'epoca degli strumenti di qualità.Quando si badava a dare priorità alla resa sonora e solo dopo al profitto.Un'epoca in cui quasi tutto seguiva questa filosofia...non solo le chitarre.
Complimenti a Francesco,Diego e Leo
Quando parliamo di chitarre d'epoca nessuno fa mente locale al prezzo che si pagava allora per averle: Costavano il corrispettivo di una macchina di piccola cilindrata, quindi evidentemente erano prodotti sui quali si era speso tempo e si selezionavano i materiali migliori. Teniamo conto che una chitarra esce di fabbrica ad un prezzo che è meno di un terzo di quello che si paga sul mercato finale, si capisce immediatamente che qualche ora di più di lavoro, un materiale migliore fa lievitare i prezzi a dismisura, e siccome ora la concorrenza è spietata, fra chitarre di valore e quelle di prezzo più basso la differenza non è più così eclatante come era negli anni '60 '70, quindi mentre allora il prezzo era giustificato, oggi sarebbe impensabile.
Io acquistai la mia strato usata nel 79, feci uno sforzo per cogliere al volo un'occasione e la pagai 700.000, la 127, che avevo allora, era costata 2.100.000 e già i prezzi delle chitarre erano scesi: Oggi nessuno (o pochissimi) spenderebbe 10.000 € per una chitarra, quando magari, prendendone una che costa meno di un decimo, con un piccolo intervento di sostituzione di accessori e pick up riesci ad averne una equivalente.
Tornando alle chitarre, tutto sommato quindi c'è una certa corrispondenza tra i prezzi di allora e quelli di oggi, considerando che (a cercare bene) non e' difficile trovare negli USA qualche Time Machine nuova anche al disotto dei $ 3000.
Io credo che le differenze nel tone, particolarmente evidenti in questo confronto tra la '59 e la CS, siano attribuibili a una serie di micro-fattori che nella loro interezza producono il risalutato finale. Si e' già evidenziato che ad esempio il palissandro brasiliano e' ormai disponibile con il contagocce, per cui necessariamente hanno dovuto ripiegare su quello indiano. Sul capitolo pickups si apre un mondo. Molti puntano sul fatto che leghe di alnico utilizzate negli anni '50-'60 differiscono anche sensibilmente da quelle prodotte oggi, in cui c'è una minore presenza di alcuni componenti come il cobalto. Per cui per ottenere un pickups che suoni come quelli anni '50-'60 i produttori devono lavorare attorno ai vari parametri e non semplicemente copiare le specifiche vintage. Per quel che riguarda la lavorazione CNC vs. lavorazione semi-manuale, sono sinceramente poco convinto che porti a differenze apprezzabili. Pero' e' vero che gli strumenti lavorati manualmente hanno più carattare: besti pensare ai profili dei manici, ognuno lievemente diverso dall'altro, rispetto alla standardizzazione di una CNC.
argomento sempe interessante quello del reale costo dello strumento, io però non sono d'accordo con la tua analisi, attualizzare o scontare valori non è sempre la strada corretta, sarebbe il caso di prendere in considerazione anche il potere di acquisto, ma qui l'equazione si complicherebbe e si perderebbe magari il senso "romantico" della cosa.
Piuttosto confronterei gli stipendi dell'epoca con i listini stessi degli strumenti la cosa è molto più semplice.
Ad esempio per quanto riguarda l'italia lo stipendio medio nel 1960 per un operaio generico era di 47.000 Lire (fonte link lo stesso cambio nel 1960 Dollaro/Lira era di 1/620 quindi i famosi 298Dollari (chitarra+custodia) al cambio dell'epoca erano 184.760Lire aggiungici la solita IVA e dazi facciamo un 30% arriviamo a 240.000Lire che son praticamente più di cinque stipendi!! quindi nel 2015 una Stratocaster Standard dovrebbe costare almeno 6.000Euro!!
Vogliamo poi fare il solito confronto stipendio auto? nel 1959 la 500 base costava 395.000 ben 8 stipendi!! adesso c'è l'offerta a 10.900Euro sempre 8/9 stipendi.
Io la vedo così mi sembra più semplice e realistica come cosa.
Se andiamo a vedere uno stipendio mensile basato sul "Federal minimum wage" di 75 centesimi all'ora, un lavoratore americano nel 1950 guadagnava al minimo $ 120-130 al mese. Per cui diciamo che una strato si prendeva con poco più di due stipendi "minimi".
Personalmente sono convinto che le chitarre vintage, del periodo d’oro della Fender, che sono giunte a noi in buone condizioni, abbiano nel loro suono qualcosa di “magico” rispetto alle Custom Shop (o se vogliamo anche rispetto ad altre repliche di alto livello) e non credo sia solo suggestione … secondo la mia modesta esperienza però è pur vero che ogni esemplare, seppur fatto con gli stessi legni, identico sulla carta ad un altro, non suona mai uguale all’altro.
Quando anni fa scelsi la mia Strato ero andato con l’intenzione di prendere una John Cruz del 2004, che ammiravo da mesi, eppure alla fine scelsi una “normale” teambuilt del 2001, dopo varie prove, con diverse altre Custom Shop del periodo 2000/2004, alcune delle quali identiche in tutto (a parte il colore). Ebbene, quasi tutte suonavano diverse tra loro … ed in alcuni casi con diversità che andavano ben oltre le semplici sfumature. A mio avviso sarebbe anche interessante confrontare diversi esemplari del Custom Shop (o anche della normale produzione) … che abbiano sulla carta identiche caratteristiche … magari svelando dopo una settimana quale tra tutte possa essere la vintage e quali le riedizioni … sono convinto che i pareri sarebbero molto più discordanti in una prova di questo genere …
1) gli umili operai falegnami/tecnici elettronici artigiani degli anni 50 (probabilmente anche improvvisati e sottopagati) che facevano un lavoro di squadra e di routine in fabbrica (ma sempre con risultati diversi in quanto prevalentemente manuali) sembrano essere più esperti del Masterbuilter blasonati di turno; come si può sempre e solo comparare il vecchio al nuovo se sono semplicemente diversi i materiali come fili rame, legni, metalli, plastiche, colle, vernici, tempi e cicli manuali e non so più cosa?
E per concludere: il lavoro di massa fatto di fabbrica negli anni 50 era meglio del lavoro di massa fatto in fabbrica oggi? Ma se fosse solo una questione temporale teniamoci le nostre belle chitarre di oggi e facciamole suonare tra 50 anni ai nostri figli che diranno "queste si che suonano da Dio, nulla a che vedere con le odierne del 2074" ...
Rileggendo il mio commento di 9 ani fa, non sono certo di riconfermarlo.
Ascoltando questa prova, percepisco una certa "gommosità" nelle corde basse della '59 che non mi fa impazzire.
Come faccio sempre fatica a capire come si possa definire un suono "più moderno" rispetto ad un altro... in base a che criteri un suono è più moderno...
Oggi rivaluto molto di più la CS.
Preferisco definire un suono diversamente, evidenziando appunto la gamma di frequenze che copre, anche perché ho sentito suoni non certamente moderni che erano molto asciutti di basse, e viceversa... e comunque molto dipendenti dall'amplificatore che si stava usando.
tempo fa ho ascoltato un'intervista a Paul Reed Smith, dove affermava un concetto che mi ha trovato molto d'accordo: una buona chitarra ha bassi brillanti e alti corposi.
Dal canto mio ho sentito due bellissime chitarre suonate da un grande chitarrista.
La mia esperienza con gli strumenti vintage è fatta di poche occasioni, ma una è stata per me importante.
Ho suonato una Gibson originale 1956 fantastica e il cui costo è fuori dalla portata del "99%" delle persone.
Il bello di aver provato questa chitarra?
Sicuramente un emozione e una bellissima sensazione, ma ero sempre io che suonavo una chitarra da 40k la quale non mi ha reso un miglior musicista solo lo studio e l'amore per la musica mi renderà un miglior musicista.
Quando guardo i suoi video, sono totalmente preso, affascinato e ipnotizzato. Ma il mio interesse per il vintage finisce lì. Lascio senza alcun rimpianto quei legni a chi ne è innamorato (all'amore non si comanda).
E torno con piacere e passione a suonare la mia ascia made in Indonesia del 2022. :-)
P.S. Se mai portassi una chitarra così alle jam con gli amici senza raccontare del suo blasone, sono sicuro che nessuno se la filerebbe. Al massimo il bassista direbbe: "Carina!"
Insomma, mi sento spesso come il bambino nella favola di Andersen: per me il re è nudo!
Non è vero che la stessa persona, suonando due chitarre diverse, per il concetto di cui sopra, possa ottenere il medesimo suono.
Il concetto vero è che la stessa chitarra, suonata da due persone diverse, una dopo l'altra, molto probabilmente emetterà sonorità diverse.
E questo l'ho sentito con le mie orecchie, forte e chiaro, più volte.
È per questo, che il suono sta nelle mani.
Ricordo perfettamente tempo fa andai a sentire il concerto di un mio caro amico chitarrista ben più preparato e navigato di me in un power trio strumentale. Conosco le sue chitarre che ho suonato varie volte e ad un certo punto ha cambiato la Stratocaster per un'altra sulla quale aveva da poco montano nuovi pick up.
Ti assicuro che il suono era profondamente cambiato e io ho percepito chiaramente la differenza.
Se poi vogliamo dire che al 99% delle volte nessuno se ne accorge e questa cosa vale solo per noi lo possiamo pure fare, ma a mi rimane il fatto che ogni chitarra/ampli/effetto ha un suo suono, una sua personalità e mi fa suonare in un modo diverso. Per me questo è una delle parti più divertenti e piacevoli del suonare che poi alla stragrande maggioranza delle persone non interessa non è un mio problema.