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Tieni il tempo
Tieni il tempo
di [user #116] - pubblicato il

“Tieni il tempo” è un metodo edito da Volonté, che si propone di sviscerare tutte le opportunità di incastro tra cassa, rullante, charleston e ride possibili nell’ambito della divisione metrica in sedicesimi. L'autore è Mario Riso, noto batterista e fondatore della fanta super band dei Rezophonic. L'abbiamo incontrato per farci raccontare questo recente lavoro.
Cosa insegna il tuo metodo didattico?
“Tieni il tempo” è un metodo nel quale si eseguono veri e propri tempi di batteria tralasciando i rudimenti, la tecnica e gli esercizi in generale. Lo scopo di questo metodo è quello di sviscerare tutte le opportunità di incastro (utilizzando cassa, rullante, charleston, ride) possibili nell’ambito della divisione metrica in sedicesimi.

Il titolo poi, trattandosi di un metodo per batteria, è azzeccatissimo
Inizialmente avevo pensato al metodo come una collana di libri dal nome Rocker, composta da diversi volumi, ognuno dei quali avrebbe trattato un argomento diverso prendendo spunto anche da due dei metodi più utilizzati di sempre: Dante Agostini e Gary Chaffee. In realtà, parlando con l’editore, mi è stato suggerito di dare un titolo che rendesse in poche parole il contenuto del volume. Ho scelto quindi “Tieni il tempo”

Una collana, ci saranno quindi altri volumi?
Sì, questo vuole essere solo il primo di una serie di metodi che affronteranno le diverse tematiche del mondo batteristico.

Entriamo nel dettaglio: quali sono gli argomenti che tratti in "Tieni il tempo"?
Molto spesso i metodi si focalizzano solo su una parte dello strumento (ad esempio i rudimenti sul rullante), in altri casi si provano a trattare tantissimi argomenti in modo sommario, saltando da un argomento all'altro senza grande criterio. Questo metodo si ripropone di analizzare in modo specifico l'accompagnamento in sedicesimi lasciando come unico ostinato fisso il rullante sul 2 e sul 4 del beat. Grazie a queste combinazioni sarà possibile imparare a gestire gli ostinato in quarti, ottavi, sedicesimi in tutte le scomposizioni possibili ed immaginabili.

Tieni il tempo

C'è una fascia particolare di batteristi a cui è rivolto?
Ho deciso di realizzare questo metodo pensando alle due tipologie di musicisti che fanno parte del sistema musicale: Entry level e Pro.
Questo perché lo ritengo intuitivo, chiaro e semplice da studiare, così come utilissimo e pratico per insegnare. Sono certo che anche i batteristi più esigenti ne potranno apprezzare le caratteristiche.
Quali sono gli aspetti di questo metodo che ritieni più originali?
La prima parte del mio metodo si rifà in modo palese al Gary Chaffee, che utilizzavo per studiare e che mi ha tenuto compagnia dal 1987, quando ho iniziato seriamente ad approfondire lo strumento.
Un metodo che tantissimi batteristi conosceranno e che ha trattato in parte questo argomento, con un’impostazione chiaramente differente e meno immediata a livello visivo.
Per cui, la prima parte è una rivisitazione del Gary Chaffee con l’aggiunta di tre figurazione che non sono state prese in considerazione dall’autore, cioè lo spostamento sul secondo, sul quarto e sul secondo e quarto dei quattro sedicesimi (mi riferisco chiaramente all'ostinato eseguito con il Charleston o il ride).
La seconda parte, invece, si basa sulla mia esperienza batteristica nell’ambito della registrazione discografica e a mio avviso prevede un modo rivoluzionario di trattare concetti che riguardano l’accompagnamento nel music business. 

Facci capire meglio...
L’utilizzo del piatto in modo ostinato è concettualmente legato al mondo del jazz o del blues, laddove il portamento del brano si poggia sull’accompagnamento mentre la cassa e il rullante ne diventano i “colori”. Nel rock e nel pop questa concezione viene completamente ribaltata offrendo al batterista la possibilità di supportare il brano utilizzando la cassa ed il rullante in modo ostinato, mentre sarà la mano che accompagna a “colorare” l’esecuzione. 
Questo studio vi accompagnerà in modo molto schematico ma semplice in una nuova sfera della visione della musica, dandovi l’opportunità di rendere personali e originali anche ritmiche il più delle volte difficili da rendere tali.

Alla luce della tua grande esperienza, quali ritieni siano gli aspetti che troppo spesso i giovani batteristi - che magari ambiscono al professionismo - trascurano? 
Vorrei fare una primaria distinzione, parlando prima dei giovani batteristi e poi dei giovani batteristi che ambiscono al professionismo.
Per i giovani batteristi, quello che mi sento di consigliare è di non utilizzare scorciatoie, evitando di imparare a suonare. Oggi come oggi ci troviamo davanti ad una sorta di involuzione della musica, per certi versi, perché si parte dal presupposto, soprattutto nell’ambito delle registrazioni, secondo cui una volta il disco era un punto di arrivo mentre oggi è divenuto un punto di partenza. 

Oggi la tecnologia ti mette nelle condizione di fare nei dischi cose che nella realtà ancora non sai gestire...
Esatto: troppi gruppi decidono di registrare un disco quando non sono pronti, quindi si affidano a produttori e fonici che editano il materiale e lo fanno apparire competitivo e ben suonato. La tecnologia è una cosa fantastica che per le nostre generazioni ha significato l'opportunità di spendere meno in fase di realizzazione mantenendo una grande qualità, per molti invece è diventato il modo di nascondere le proprie incapacità apparendo ciò che in realtà non si è. In pratica lo specchio della nostra società... apparire importante più che esserlo davvero!
Quindi, alle nuove generazioni di batteristi (di cui sono anche insegnante) consiglio di rispettare la musica e quindi il proprio strumento provando sempre a migliorarsi, consapevoli che non si smetterà mai di crescere. La musica a differenza dello sport non ti mette in contrapposizione agli avversari per cui la sfida dovrà sempre e comunque essere contro noi stessi ed i nostri limiti.

Che porzione della tua attività di musicista riveste la didattica?
La tecnica e la didattica servono per acquisire gli elementi che ti mettono nella condizione di esprimere al meglio ciò che hai dentro. Studiare significa quindi imparare a conoscere il modo per poter esprimere più precisamente sé stessi. Lo studio ha sempre rappresentato una parte fondamentale del mio essere artista anche se ho sempre sostenuto che tutto ciò poi debba essere dimenticato nel momento in cui si fa musica e si crea musica con altre persone.
Non amo la creatività che si basa sulla didattica, ma sono cresciuto esprimendomi grazie a ciò che mi è istintivamente venuto fuori...grazie alla didattica. 
interviste mario riso
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Commenti
di brucefan [user #12231] - commento del 03/12/2015 ore 23:43:27
Bell'articolo ... per ciò che esprime al di là dell'aspetto tecnico/didattico. Ho sempre pensato che qualsiasi strumentista dovrebbe per prima cosa imparare a pensare come un batterista (di quelli buoni) ... perchè se sbagli un accordo o una nota in un assolo forse se ne accorgeranno in pochi ma se vai fuori tempo lo sentiranno anche quelli che stavano dormendo. Mi è piaciuta molto e condivido la frase "... nascondere le proprie incapacità apparendo ciò che in realtà non si è. In pratica lo specchio della nostra società... apparire importante più che esserlo davvero!" ... la condivido in pieno .... ma questa e' un'altra storia !
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