Il negozio, su due piani, si trova nei pressi dell’enorme campus universitario di Austin. All’interno una marea di strumenti, vecchi e nuovi, mischiati quasi distrattamente tra loro. Passando in rassegna le rastrelliere, trovo strumenti nuovi (ma sempre selezionati e ricercati) insieme a perle vintage di rara bellezza. Il meglio però sta al piano superiore, dove un'attentissima selezione di pezzi storici delle marche più famose fa bella mostra di sé, orgogliosa della storia che porta addosso. Quindi Gibson, anche centenarie, stanno accanto ai pezzi Fender più rari, insieme a introvabili Mosrite, Rickenbacker, National, Guild, Epiphone (quelle degli anni '40, sia chiaro), Gretsch e chi più ne ha più ne metta.

Io, onde evitare di perdermi in questo oceano di corde, avevo preannunciato la mia visita e il proprietario, Steve, una volta entrato in negozio mi accoglie col calore tipico della gente del sud. La prima cosa che mi dice è "prendi in mano quello che vuoi, portalo in saletta, attaccalo all’ampli (vintage) che preferisci e non esitare a chiedere l’aiuto che ti serve al nostro staff". Non pensavo, sinceramente, di trovare un’accoglienza simile. Così decido di osare e chiedo al boss di scegliere lui stesso per me un paio di strumenti da poter provare, strumenti che abbiano una storia dietro da poter raccontare, rari sì, ma prima di tutto ricchi di carattere. Lui quasi immediatamente si lascia sfuggire un sorriso compiaciuto, si rintana nel retrobottega ed esce con due custodie che, già da chiuse, farebbero venire l’aritmia a tutti gli appassionati di vintage.
Sono due le chitarre che vi racconterò della mia visita presso l’Austin Vintage Guitars, e voglio cominciare con lo strumento preferito dal proprietario di questo mitico negozio americano, perché Steve, prima di essere un esperto imprenditore, è un chitarrista blues che non vede l’ora di chiudere il negozio ogni giorno alle 18 per fiondarsi, insieme alla sua band, in uno degli innumerevoli live club della capitale texana per suonare la musica che ama. D’altronde, non scordiamolo, gli strumenti servono proprio a questo, anche se vintage!

La chitarra che Steve porta ogni sera con se è una Fender Stratocaster del gennaio del 1957 (quindi presumibilmente uno strumento del ’56, assemblato nel ’57), due toni sunburst che ha avuto, nei suoi quasi sessant'anni di vita, due soli proprietari, e il secondo ce l’ho davanti.
Lui mi racconta che, quando ha scovato questa chitarra, stava, come tutte le migliori leggende, dentro un armadio da diversi anni. Il suo proprietario, un tale Joel "Zeke" Green, la possiede da quando gli venne regalata all’età di 9 anni e, a testimonianza della cosa, Steve conserva dentro l’elegante case in tweed una fotocopia di una foto che ritrae l’allora bambino Zeke in un elegante completo western con la favolosa Stratocaster tra le mani.
Lo strumento è stato suonato tantissimo dal suo originale proprietario, ma sempre in contesti "eleganti" che ne hanno preservato caratteristiche e finitura originali.
Spesso tendiamo a considerare la Stratocaster come lo strumento da maltrattare selvaggiamente, ma non dimentichiamo che era uno strumento concepito originariamente per suonare western swing e country (le due spalle mancanti dovevano imitare le corna dei tori) e i primi utilizzatori, su cui Leo Fender testava i suoi prototipi, erano musicisti che non avrebbero mai concepito un graffio o un suono saturo su quegli strumenti dalla cristallina bellezza.

Il boss del negozio mi dice subito "this is a killer machine..." e mi spiega l’unica modifica che ha fatto a questo strumento corredato da custodia, tracolla, cavo e tutti i tag dell’epoca, compresa la fattura di acquisto: ha preferito sostituire il manico originale con una copia identica perché i tasti del manico originale, essendo ancora quelli dell’epoca, sono stati resti quasi a filo dell’acero dall’inevitabile usura (potete notare l’altezza irrisoria in foto).

Sicuramente è una soluzione discutibile, ma che ha posto Steve davanti a un orrendo bivio: snaturare lo strumento originale trapiantandogli un "organo" nuovo o maltrattare il pezzo originale, rischiando di perdere anche un micron della preziosa verniciatura dell’epoca? Lui ha preferito, visto che lo strumento lo accompagna sul palco ogni sera, optare per la prima soluzione e, dal risultato sonoro, non posso che dargli ragione.

Imbraccio lo strumento, incredibilmente leggero e bilanciato, e mi rintano nella saletta degli ampli. Mi faccio consigliare dallo stesso proprietario su quale scegliere per la prova e lui mi indirizza su un piccolo Princeton silverface, dotato di incredibile chiarezza e pressione sonora. Effettivamente la chitarra, una volta attaccata al piccolo valvolare, con i controlli di tono in posizione flat comincia subito a ruggire. I pickup sono potenti e dinamici, tutto lo strumento vibra in sincronia con la pennata.
Si apprezza la cura della realizzazione quasi artigianale dello strumento, si apprezza la stagionatura del legno insieme al bellissimo feeling delle originali curve del body addosso. Il manico, seppure una copia, è perfetto: bello da impugnare e, se percosso con una nocca, risponde con un "toc" preciso e bilanciato (non "tac" e non "tuc", concetto quasi impossibile da spiegare a parole, ma provate a percuotere in questa maniera un legno buono e uno cattivo e capirete di cosa parlo).
Come ho già notato in altre Stratocaster vintage, la cosa che balza più all’orecchio è l’incredibile pickup al centro: non mi è mai successo di sentire una Stratocaster moderna con un pickup al centro così ricco di carattere. Sicuramente il tempo ha voluto che questo terzo incomodo fosse semplicemente concepito per l’uso in accoppiata degli altri due pickup ma in questa, come in altre Stratocaster vintage, questo signorino messo in mezzo vive di vita propria e risulta essere un ottimo compagno qualora si volesse suonare un rock and roll nello stile di Jerry Lee Lewis o un bluesaccio alla Jimmy Reed. Con un poco di attenzione riesco a suonarlo in combinata con il pickup al ponte e il suono che ne viene fuori è, ovviamente, mitico. Clapton di "Just One Night" è accanto a me, così come Mark Knopfler nelle prime registrazioni con i Dire Straits.
È uno strumento veramente versatile e in grado di affrontare palchi e studi di registrazione più disparati, uno strumento che ha vissuto una prima vita gloriosa in mano a un affezionato proprietario, e ne sta vivendo una seconda tra le mani di un musicista ed esperto conoscitore del vintage. Quanti strumenti conoscete che possano vantare tale fortuna?
Sull'elettronica ed i componenti utilizzati non entro in merito non ne ho le competenze valuto solo il risultato.
Qui c'era stata un bella discussione in merito con un video molto interessante link />
come detto sotto da Diego è abbastanza comune anche la mia R8 ingolfa leggermente, ma lavorando sugli effetti e sulla eq dell'ampli si riesce a risolvere è ovvio che la difficoltà sta nel bilanciare i due pu.
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Comunque io riolvo così riduco bassi e presence, regolo poi medi e treble, ed alla fine rifino il tutto con gli effetti.
La questione tele ed LP non è solo equalizzazione ma anche livelli di output diversi, io ho risolto facendomi costruire uno switch con 2 in per le chitarre ed 1 out verso l'ampli i due ingressi hanno ognuno un proprio controllo di gain proprio per livellare i volumi delle diverse chitarre.
A valle all'occorrenza metto un eq ma non sempre.
In ogni caso capita anche a me su ampli tipo Fender che cambiando chitarra bisogna cambiare tutte le equalizzazioni. La stessa cosa succede ad esempio con Mesa. Altri ampli digeriscono meglio il cambio chitarra, vedi Suhr.
Comunque anche per me questa è una caratteristica positiva di un ampli.
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Inoltre voglio postarti un link che fa riferimento a come dovrebbe suonare un Bassman. A te le dovute conclusioni:
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Non è un cattivo amp l'attuale Fender Bassman 59 LTD. Se solo lo facessero con la dovuta attenzione. Certo è che è una cosa completamente diversa da un Bassman del 1959. Se l'avessero chiamato diversamente e fosse fatto per bene: nulla da dire. Ma l'hanno chiamato BASSMAN... :D
il video che hai postato (e gli altri lì avrò visti decine di volte), può trarre però in inganno, a parte il livello di riverbero che usa, ma si sente benissimo dai "clack" degli switch e dal fruscio che aumenta, che ha sotto i piedi qualche pedale di gain... il video che ti avevo indicato fatto da Accordo mi sembrava più indicato anche se ovvimente tra orginale e reissue sono d'accordo con te stiamo parlando di due ampli differenti.
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Chissà come suonerebbe quell'ampli se mettessimo il volume a 3 o 4 che è kl volume da saletta o da live nel pub dietro casa...sicuramente benissimo ma non credo che abbia più quel graffio del video.
Poi le tue mani (che ricordiamo sono la cosa fondamentale) fanno la differenza. Probabilmente nelle mie mani suonerebbe come una buona Stratocaster aimè.
Bell'articolo comunque.
allora te forse puoi finalmente rispondere alla domanda vecchia come il cucco. Quanto influenza il musicista lo strumento? Perchè io sono appassionato di chitarre e ne comprerei una al giorno se potessi, ma allo stesso tempo penso che le mani sono il suono per oltre il 90%. Tu come la pensi che hai sia grandi mani che hai suonato grandi strumenti. Metteresti i soldi da parte 2 anni per comprare una chitarra da 5000 euro(ho detto un prezzo come un'atro)
secondo me la mano è il 90%, nel senso che una mano esperta fa suonare uno strumento scarso in maniera discreta! Una mano esperta individua subito i punti deboli di uno strumento e li salta a piè pari. Roba tipo sustain, alcune porzioni della tastiera che non suonano, pick up che non sono bilanciati su tutte le corde, impossibilità di bending fluidi, suono zanzaroso o plasticoso, debole accordatura, intonazione non perfetta, alla fine, chi è "mestierante" si accorge subito del difetto e lo scansa, o lo corregge, anche in tempo reale. Però, se vuoi che il musicista suoni al meglio delle sue possibilità, deve avere un bello strumento tra le mani! Mi è capitato di andare a suonare in festival esteri e decidere di non portare la chitarra perchè coi voli era un casino; ho chiesto una telecaster qualsiasi, salvo poi scoprire che in una non riuscivo ad avere gli armonici, in un'altra non riuscivo ad avere un bending di un tono senza sentir tutto friggere, un'altra che aveva i pot con un'escursione non proprio fluida....ecc ecc....
ok alla fine ho suonato, ma un pochetto stressato! Può una chitarra costare 5000 euro? se è una "fender oriented" la mia risposta è secca: NO! se vuoi una archtop scavata a mano con legni della madonna e ore di lavoro sono anche pochi!!!!
Un altro aspetto da considerare: anni fa comprai, come chitarra di riserva sul palco, una tele vibe squier! Suono e impostazione perfetti! Una bellissima chitarra.....peccato che, dopo un mese di tour e di escursioni termiche, stava cadendo a pezzi! Il manico cambiava forma ogni 2 giorni e l'elettronica.....lasciamo perdere! dovevo stare attento a dove finissero le gocce di sudore!!! quindi uno strumento buono è anche uno strumento affidabile e duraturo nel tempo.....
ecco i miei "two cents"
mi chamo Gianni e dopo secoli di lettura, mi sono deciso a scrivere.
premetto che condivido tutto quello che è stato scritto sopra e faccio i complimenti a Don Diego.
Ho montato di recente sulla mia fender strat dell'88 dei pickups I-Spira sw 59' (ragazzi che pickups) e monto un callaham upgrade al ponte con sellette vintage.
Mi è venuto da sorridere quando ho letto del pickup al centro, perchè dopo aver montato gli ispira (sound spettacolare su tutti e 3 i pickup) il pu al centro è rinato, nel senso che da corpo estraneo è diventato un arma in più nella paletta sonora a disposizione.
Da qui la mia domanda, che ruolo attribuite (a livello di importanza) ai pu? io dopo la mia personale esperienza con la strat e con un les paul ritengo che abbia un'importanza piuttosto rilevante e "pesante" nel sound dello strumento. In merito al gioiello oggetto dell'articolo penso che abbia dei pickups molto più vicini per qualità, materiali ed artigianalità alla produzione SW di Luvi piuttosto che alla produzione industrializzata che commercializza oggi casa Bender.
grazie
Gianni
rispondo alla tua domanda con il mio parere: il pick up è, come al solito, un "microfono" che amplifica il tutto...e per tutto metto in mezzo manico scadente che smorza il suono, o ottimo che ne esalta le armoniche, body ammutolito da legno troppo poco risonante, o "legnazzo" con un carattere tutto suo!
Ovvio che se voglio cambiare spirito al mio strumento la prima cosa che faccio è intervenire sui pu.....che, per i miei gusti, devono essere brillanti (alnico V) e magari con una bella uscita (chitarristi siamo....e il volume non ci basta mai)! E, possibilmente, coi poli sfalsati per compensare le differenze di suono e volume tra le corde
Sul "tutto" sei stato molto illuminante e sintetico, grazie mille. A questo punto non rimane altro che farti provare la mia strat.
buona giornata
Gianni
Forse mi sono perso qualcosa, ma....questo manico?
Fender?
Artigianale?
Specifiche identiche all'originale?
Te lo chiedo perchè per me il manico è il 50% di una chitarra, non capisco perchè non sono stati sostituiti i tasti, per non intaccare l'originalità della Stratocaster?
Non era possibile farlo?
Perchè?
Il suono ovviamente mi piace molto.
Bravo.
Capitolo Bassman, io suono su un Bassman 59LTD, e come il 99% della gente qui dentro non ho mai suonato un 59 originale, ma non mi interessa neppure, al di là della curiosità.
Il mio è equipaggiato con coni Eminence legend e il suono è davvero magnifico, ricco di sfumature, se passo da Telly a R8 o 335 basta solo un ritocco al volo all'eq e volume, ci si mette 1 sec, non vedo il problema.
Ho avuto Marshall anniversary, Orange AD30, Fender princeton Reverb, ho suonato (non miei) Ampeg, Deluxe Reverb, Super Reverb blackface originale, Silverface, e clone.
Il Bassman riedizione "normale" dunque non LTD non mi è piaciuto invece.
Il mio LTD spacca e suona maledettamente bene.
Ciao a tutti
:-)
Il manico, come spiego nell'articolo, è una replica esatta dell'originale. Non ho chiesto chi l'ha fatta, ma posso assicurarti che misure e qualità del legno erano identiche. Sul perchè non abbia tenuto l'originale cambiando solamente i tasti non so risponderti...nel senso che Steve, il boss del negozio, ha preferito far questo onde evitare di intaccare l'originalità assoluta dello strumento nella sua interezza. So che può sembrare una "pippa" mentale, ma ricordiamoci che siamo davanti ad un cultore dello strumento vintage al mille per cento. E, come ben sappiamo tutti, la rivendibilità all'interno del mondo dei collezionisti, è data anche da questi microscopici dettagli. Se fosse stata la mia chitarra avrei agito diversamente. Ma, si sa, ognuno fa quel che vuole! Sul bassman possiamo aprire milioni di capitoli, anche io lo adoro, e il mio LTD (leggermente modificato), nonostante non lo usi più dal vivo, lo tengo stretto perchè lo adoro! Ma mi rendo conto che un LTD "nudo e crudo" provato in negozio lascia perplessi.....
Aspetto un diario/articolo in cui ci racconti nel dettaglio la tua esperienza texana.
Un saluto da un fratello di rock'n'roll!
:-))
che differenze hai trovato con la RI rispetto alla LTD? io l'ho suonato un pò di volte ma non mi è sembrato per nulla diverso forse un suono più compatto e solido nella LTD, probabilmente dato dal fatto che era un modello fresco e con i coni nuovi, poi ho notato un comportamento diverso del pot volume.
Tutto qui per il resto mi sembra lo stesso ampli solo rifinito meglio nel cabinet e con l'utile aggiunta del controllo del Bias.
Il mio sembra avere un suono più grosso, pronto, ricco di calore e sfumature, però non so in che condizioni di valvole fosse quello, era usato.
Anche il mio è usato, però con un set di valvole nuovo e coni diversi.
Saluti
Per il resto condividono a stessa PCB e circuito, la differenza la fanno a mio avviso nell'ordine i coni e poi le valvole, con quest'ultime rispetto alle originali montate si può solo migliorare, soprattutto giocando con la V1 di pre e sostituendo le 6L6 di finale con delle 5881, con queste ultime il suono si scalda parecchio riuscendo a tirarle un attimo di più delle 6L6.
La modifica della 12ay7 in V1 la preferisco invece con l'utilizzo delle 6L6 in quanto ti aumenta l'headroom, io uso una tung sol in accoppiata con le Svetlana winged C quando suono in ambienti un pò più grandi e posso tirare il volume a 5-6, in alternativa per tutte le altre situazioni 5881 tung sol reissue al finale e 12ax7 tung sol al pre con in v1 una GT 12ax7 R2
I coni svolgono senza dubbio un ruolo molto importante.
Mi sembra fatto meglio l' LTD, però magari anche il reissue moddato suona bene
Sui coni originali dell' LTD non ti so dire, aveva già fatto l'upgrade dei coni quando l'ho preso.
Ora però ritorniamo in topic.
:-)
Si torniamo in topic che ho inquinato abbastanza, stasera mi ascolto bene il video di Diego che l'ho ascoltato solo da telefono e qualsiasi commento non renderebbe giustizia al gioiello che ha provato, anche se il cambio del manico effettuato mi ha lasciato sinceramente perplesso non per il risultato ottenuto solo per il fatto che considero il manico la componente strutturale più importante in uno strumento.
Intanto rinnovo i complimenti a Don e lo ringrazio per queste perle.
Troppo fondamentale per me.
Chiaramente il suono c'è e la mano anche.