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Riflessione semiseria sulle nostre aspettative in campo musicale
Riflessione semiseria sulle nostre aspettative in campo musicale
di [user #35616] - pubblicato il

Qualche tempo addietro ho letto un articolo proprio qui su Accordo che trattava l'argomento delle cover, un argomento scottante con un concreto rischio di creare quelle care, amabilmente violente e sterili polemiche uguagliabili soltanto da discorsi che toccano ambiti politici o sportivi.

Ovviamente se si tratta di fare polemica ho la tendenza a prodigarmi, ma oggi non è questo il mio scopo. La discussione riguardante le cover band e soprattutto i relativi commenti mi hanno fatto riflettere su quelle che potrebbero essere le nostre aspettative in campo musicale.

Stiamo pur sempre parlando di una passione che per molti di noi deve venire relegata al ruolo esclusivo di hobby, facendo obbligatoriamente i conti con il tempo libero che possiamo dedicare a essa. Alla luce di questa premessa posso sostenere che tutti coloro che, come me, fanno musica per hobby possono permettersi il lusso di suonare quello che vogliono e smettere nel momento stesso in cui il divertimento viene a mancare, cosa che magari uno che vive di musica non può fare.

Ma voi, invece, che aspettative avete? 
Propongo un'ironica riflessione, semiseria ovviamente come tutti i miei articoli, prendendoci un po' in giro su quelle che possono essere le delusioni che derivano da aspettative troppo alte (che magari sono direttamente proporzionali ai sacrifici e alla nostra passione, ma decisamente diverse da quello che offre la "piazza" musicale italiana). L'unico intento è quello di strappare un sorriso e, chissà, un pizzico di sana autocritica che non fa mai male.

Partiamo dalle basi

La strumentazione
Aspettative: qualunque sia il livello del musicista in questione, costui cerca una cosa sola: il sacro Graal in campo musicale, lo strumento che suona meglio al mondo! Se siete alle prime armi qualsiasi strumento nelle vostre mani vi sembrerà suonare malissimo, poi lo prova qualcuno di capace e vi rendete conto che il problema non è lo strumento. Se avete già un po' di esperienza invece, quando prendete in mano uno strumento nuovo cercate il colpo di fulmine, una sensazione nuova e al tempo stesso familiare che vi fa stringere le budella e vi illumina l'anima. E' una sensazione forte, ma che cresce lentamente mentre state provando lo strumento giusto per voi. Iniziate a percepirla e, a mano a mano che suonate, il sorriso sulla vostra faccia si allarga. Diventate perfino gelosi di quello strumento e se nel negozio c'è qualcuno che lo guarda o che sta aspettando per poterlo provare gli rifilate il vostro sguardo più truce. I più emotivi e intraprendenti possono anche lanciarsi in piccole effusioni amorose o in fiumi di lacrime di gioia.

Realtà: la realtà per il musicista amatoriale è quasi sempre amara e obbliga ad aggiungere un piccolo ma fondamentale corollario alla precedente formula di ricerca: si vuole lo strumento che suona meglio al mondo, nel proprio risicato budget di spesa. Le emozioni che ho descritto nel paragrafo precedente esistono davvero e le lacrime fuoriescono quasi sempre dopo aver provato lo strumento giusto, solo che di solito escono alla cassa e non sono di gioia.

Riflessione semiseria sulle nostre aspettative in campo musicale

Lo studio a casa
Aspettative: sentite un pezzo che vi piace e decidete di studiarlo. Prendete la chitarra e iniziate a tirarlo giù a orecchio perché si sa, i tabulati sono una ciofeca e gli spartiti sono freddi e non contengono la dinamica di un pezzo, che è la sua vera essenza. Dopo meno di un'ora di studio già padroneggiate il pezzo e lo sapete suonare così bene che scrivete una mail dal tono sprezzante all'autore con le vostre correzioni.

Decidete finalmente di registrarvi perchè solo registrandosi si riesce a percepire la reale bontà dell'esecuzione. Vi impegnate, inspirate a fondo e partite con la registrazione. Quando la risentite potete finalmente apprezzare tutte quelle sfaccettature stilistiche che avete pensato e magistralmente inserito durante l'esecuzione del pezzo e il risultato è un incrocio tra i rumori soavi della natura e il canto ipnotico delle sirene, una sorta di armoniosa carezza sul vostro volto solcato dalle rughe dello studio.

Realtà: sentite un pezzo che vi piace e decidete di studiarlo. Prendete la chitarra e iniziate a tirarlo giù a orecchio. Dopo due ore siete ancora fermi a cercare di capire quale diavolo sia il terzo accordo della progressione armonica, però non vi perdete d'animo, d'altronde ne mancano solo altri 32 per finire il pezzo.

Alla fine scaricate i tabulati perché si sa, tanto vale sfruttare il lavoro di qualcuno che si è già sbattuto prima di voi. Gli spartiti nemmeno li prendete in considerazione perchè non li sapete leggere. Sul tabulato il famigerato terzo accordo non vi torna e suona male e quindi lo sostituite con uno a caso (di solito una variante del "MI minore" che fa sempre figo e non impegna). Dopo ore e ore di studio decidete finalmente di registrarvi. Vi impegnate, inspirate a fondo e partite con la registrazione. Quando la risentite potete finalmente apprezzare tutte quelle sfaccettature stilistiche che avete faticosamente studiato e il risultato è un incrocio tra i rumori tellurici del rifacimento del manto stradale, l'espletamento di funzioni corporee e lo stridio dei rebbi di una forchetta passata su un piatto.

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Le prove col gruppo
Aspettative: prove? quali prove? Nessun componente del gruppo ha bisogno di provare. Sono tutti dei professionisti che hanno imparato perfettamente tutti i pezzi e li sanno eseguire alla perfezione. Si proverà tutti insieme due giorni prima del concerto, più che altro per studiare una coreografia degna di nota.

Realtà: prove? quali prove? Il batterista fa il metronotte e non c'è mai, al suo posto di solito manda un sostituto, un pupazzo raffigurante una scimmia che suona i piatti. Il cantante ha la raucedine, deve far riposare la voce e assumere dosi industriali di propoli e se viene in sala può al massimo sospirare sconsolato. Il chitarrista solista ha preso fuoco mentre studiava l'ultimo velocissimo assolo di Malmsteen e ora è talmente pieno di bende che sembra appena uscito da un sarcofago egiziano. Il chitarrista ritmico soffre di depressione e di mancanza di autostima ed è occupato a tentare per l'ennesima volta il suicidio (riuscendo solo a farsi molto male). Chi manca? Ah si, il bassista, che è l'unico in sala prove, ma alla fine le prove saltano perchè i bassisti possiedono il super potere dell'invisibilità rumorosa (un bizzarro super potere. Non li vedete, ma quando iniziano a suonare ti teletrasportano immediatamente all'interno di un'industria siderurgica).

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La fase pre-concerto
Aspettative: non fate nulla per ricercare una data in un locale, penserà a tutto il vostro manager. Voi siete dei musicisti e dovete concentrare i vostri sforzi solo nella musica, tutto il resto sono solo delle inutili distrazioni.

Realtà: nella realtà la band amatoriale che si propone in un locale subirà sempre la stessa domanda: "Quanta gente mi porti?". Lo so, è un po' come se uno entrasse in profumeria e chiedesse al commesso: "Quante donne farà cadere ai miei piedi questo profumo?", con l'unica differenza che il profumo ha una discreta pubblicità a supporto, mentre voi no. Esattamente come il profumo, però, se la risposta è qualcosa del tipo "non saprei" l'affare non si conclude. Quindi, sia che voi siate dei musicisti amatoriali o dei commessi in una profumeria, rispondete sempre con questa frase: "Scommettiamo che saranno più di cento?", male che vada, se i numeri non saranno dalla vostra parte, ve la caverete con un semplice "ok, ho perso la scommessa".

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Il concerto
Aspettative: tutti i soldi, il tempo e il sudore speso in tanti anni può venire ripagato solo da un evento dal vivo come si deve al palazzetto sportivo locale, con decine di migliaia di persone che urlano e ballano sulle note delle vostre canzoni. Arrivate alla location con una buona mezz'ora di ritardo perchè nella vostra magnanimità vi siete fermati a firmare autografi e fare foto con i fan. I vostri tecnici vi hanno già montato tutto il necessario sul palco e hanno effettuato il setup della vostra strumentazione seguendo le meticolose istruzioni che avete fornito loro. Vi rilassate nel backstage e, anche se avete a disposizione un frigo bar pieno di bevande e una serie di piatti degni dei migliori ristoranti del mondo, rimanete a digiuno e preparate il vostro corpo e la vostra mente con degli esercizi di stretching muscolare e di yoga.

Alla fine salite sul palco e si scatena il delirio. Vi hanno messo a disposizione un impianto talmente potente che mentre suonate quelli della prima fila si devono aggrappare alle transenne per non venire sbalzati via, generando un coreografico effetto banderuola. Suonate al meglio delle vostre capacità, cioè in maniera disumana visto che le vostre capacità sono nettamente superiori a quelle di qualsiasi altro essere umano. Vicino al palco potete ammirare uno stuolo di fanciulle dalla bellezza mozzafiato che vi lanciano indumenti intimi come palese dimostrazione che sono pronte a darvi un figlio, ma voi non vi scomponete perchè ci siete abituati.

Finito il concerto scendete dal palco e vi appare il fantasma di Jimi Hendrix che vi consegna una chitarra costruita e forgiata direttamente nell'Olimpo dei musicisti. Tornati nel backstage gli organizzatori del concerto vi riempiono di complimenti e insistono nel voler corrispondere un generoso extra al vostro già lauto compenso e voi chiaramente, accettate per non offenderli e mentre le vostre quattro massaggiatrici ufficiali (ex top model di fama mondiale) si occupano di rilassare i muscoli e i tendini delle vostre preziosissime mani, vi annunciano che si terrà una festa in vostro onore nella discoteca di tendenza vicino allo stadio. Siete un pochino stanchi e siete consapevoli che se non dormite le vostre 11 ore poi vi si arruffano i capelli, ma ci andrete lo stesso perchè la vostra professionalità non ha limiti.

Realtà: tutti i soldi, il tempo e il sudore speso in tanti anni può venire ripagato solo da un evento dal vivo come si deve al pub di "Gigi 'o zozzone" con decine di persone ubriache e moleste che urlano e barcollano sulle note delle vostre canzoni. Arrivate alla location con mezz'ora di ritardo perchè la macchina non partiva, la strada era molto trafficata e vi siete anche dovuti fermare a fare 10 euro di benzina che eravate in riserva fissa. Il locale possiede delle comodissime scale a chiocciola per raggiungere il piano superiore dove è presente il palco e dopo esservi spaccati la schiena per trasportare tutta la vostra strumentazione scoprite che "Gigi 'o zozzone" non ha un palco, ma semplicemente ha spostato due tavoli per farvi un po' di spazio in fondo al locale. Montate faticosamente tutto quanto, riuscendo incredibilmente a svilupparvi più in verticale che in orizzontale visto il poco spazio a disposizione (il cantante si mette sulle spalle del chitarrista, il bassista nella nicchia vicino al bagno inagibile del locale e il batterista sfrutta ingegnosamente le scale a chiocciola).

Vi preparate al soundcheck, accendete gli amplificatori ma non appena appoggiate il plettro sulle corde "Gigi 'o zozzone" vi urla dal piano sottostante che siete troppo alti e dovete abbassarvi. Abbassate tutti i volumi e date al batterista delle bacchette di marzapane e riuscite a finire il soundcheck (tanto tornerete a volumi adeguati appena inizierà il concerto). Finito il soundcheck tornate al vostro tavolo e vengono a prendere le vostre ordinazioni per la cena. Avete a disposizione un piatto di pasta scotta al pomodoro rancido e una birra annacquata, tutto il resto si paga. Ripulite il piatto di plastica come se fosse il vostro ultimo pasto e preparate la vostra mente e il vostro corpo per il concerto facendo a gara di rutti con gli altri componenti della band.

Alla fine cominciate a suonare e nessuno vi degna di uno sguardo, anzi sono decisamente infastiditi dal fatto che debbano alzare la voce per parlare tra di loro. Cercate di suonare al meglio delle vostre capacità, ma poichè sul palco non sentite gli altri componenti, andate per lo più a memoria tenendovi il tempo nella testa e dopo pochi minuti avete la totale certezza che ogni componente della band stia suonando una canzone diversa. Vicino al palco potete ammirare delle fanciulle dalla dubbia moralità e una in particolare vi lancia inequivocabili sguardi languidi, ma osservandola bene non siete certi che si tratti di una femmina.

Finito il concerto smontate tutto quanto e andate dal gestore per tirare le somme. "Gigi 'o zozzone" si dimostra alquanto affabile e generoso. Vi paga metà del cachet pattuito, piangeno miseria e decurtando delle non ben precisate spese insieme a tasse dagli strani acronimi, oltre a farvi pagare tutte le volte in cui avete usufruito dei servizi igienici (dannata birra annacquata!). A fine serata siete un pochino stanchi e siete consapevoli che se non dormite almeno 4 ore il giorno dopo a lavoro sarete dei cadaveri ambulanti, quindi correte sotto le coperte.

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Il dopo-concerto
Aspettative: troppo facile. Il grande concerto fa schizzare alle stelle il vostro morale e volete scrivere nuovi pezzi, pervasi da una forza vitale che vi fa sentire dei ventenni, ma prima vi godete il meritato riposo. Nel frattempo il vostro manager vi sta organizzando il tour negli States. Una nuova, brillante rockstar è nata e sarà la più splendente di tutti i tempi.

Realtà: il difficile concerto vi demoralizza ancora di più e vi prendete del tempo per riordinare le idee. I vostri compagni spariscono nel nulla e non riuscite a organizzare altri concerti. Incolpate facilmente gli altri per il vostro fallimento. Dallo scarso coinvolgimento dei vostri compagni, alle misere possibilità date da una società che in campo musicale offre solo una distesa arida e silenziosa. Non vi sentite parte di questo mondo e chiudete il vostro strumento in uno sgabuzzino buio, incastrandolo tra la frustrazione e la delusione e ricoprendolo da una coperta ricamata di dubbi, incertezze e perfino rimorsi. Forse rimarrà lì per un po' di tempo, ma la musica è una fiamma che non si estingue facilmente e, se ce l'avete dentro, prima o poi finirà col bruciare di nuovo perché si alimenta con qualcosa che non potete abbandonare: la vostra anima. Queste persone sono le vere, uniche rockstar.


Riflessione semiseria sulle nostre aspettative in campo musicale

Conclusione
Se siete arrivati a leggere fino qui significa una cosa sola: oggi non avevate proprio una mazza da fare!
Le aspettative sono sempre diverse dalla realtà, ma nessuno ci vieta di sognare e di lavorare duro per ottenere qualcosa di più. Nella musica purtroppo la passione da sola non basta, ma coloro che continuano a divertirsi e a rimanere umili facendo musica, nonostante tutto, sono le vere rockstar e al giorno d'oggi se ne vedono sempre di meno.

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