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La tecnica nell'improvvisazione
La tecnica nell'improvvisazione
di [user #42661] - pubblicato il

Se lo studio nella tecnica non ha come fine ultimo quello di far crescere la nostra musicalità, a beneficiare dei nostri esercizi saranno unicamente le dita. Ma avere dita forti, veloci e scattanti non significa necessariamente saper suonare bene. Ispiriamoci al fraseggio dei sassofonisti e agli scatti dei felini per elaborare una maniera interessante di studiare tecnica.
Se si vuole lavorare in maniera efficace sulla tecnica nell’ottica di sviluppare e migliorare anche il fraseggio solista, è necessario affinare gusto e coscienza metrica della fraseggio. Ovviamente questo tipo di lavoro potrà essere utilizzato sia in ambito acustico che più elettrico.
La nostra reale capacità di saper veramente ascoltare la musica in maniera consapevole e approfondita sarà decisiva in questo lavoro: gioverà alla capacità di essere creativi e metricamente duttili.
 
La tecnica nell'improvvisazione
 
Chi ascolta poco gli altri musicisti e riserva poca attenzione a ciò che musicalmente gli sta succedendo attorno, avrà molta difficoltà a cantare e creare linee originali, spostandosi dall'accompagnamento principale. Va infatti, sempre rimarcato che chi vuole suonare bene deve sforzarsi di cantare, perché dal canto vengono le idee migliori e più originali.
Non riuscire a stare comodi sul tempo mentre si fraseggia, mentre si improvvisa - cosa che peraltro noto in molti chitarristi - è la conseguenza di uno studio delle tecnica impostato in maniera errata. La tecnica non finalizzata al risultato musicale, infatti, non ha altro scopo che essere una ginnastica per le nostre dita. Però, avere dita forti, veloci e scattanti non significa necessariamente saper suonare bene.
Per questo voglio fornire un fraseggio che aiuti a impostare correttamente lo studio della tecnica: gioverà a sviluppare una modalità di approccio ritmico al fraseggio da trasferire a tutte le scale e idee melodiche per l'improvvisazione.
 
La tecnica nell'improvvisazione
 
L’idea è quella di copiare il modo con cui costruiscono e pensano il fraseggio i fiati: pensiamo a un trombettista jazz che dopo aver enunciato una frase lenta in E7 intende raddoppiare il tempo creando così i presupposti per un dialogo ritmico e melodico frizzante.
Chiamo questa prassi " rimbalzi metrici", per sottolineare quella capacità del fraseggio di essere morbido e circolare come il rimbalzo di una sfera. In natura gli animali, quando inseguono una preda, utilizzano fisicamente la stessa accelerazione che avviene, quasi sempre, con uno scatto repentino sul levare del tempo. Pensate a un felino che accelera per agguantare la preda o a un calciatore che cambia passo negli ultimi metri per cercare il goal.
Vi propongo un fraseggio esposto subito dopo una breve introduzione di quattro misure in stile rock' and'roll. Vi aiuterà a comprendere che questa frase può essere suonata un po’ in tutti gli stili.
 
La tecnica nell'improvvisazione
 
Solo se si è sviluppata la capacità di abbandonarsi tecnicamente al libero fluire dell'immaginazione si potrà dare respiro alla propria musica; me lo ripeto da sempre e cerco di trasferire questa consapevolezza ai miei allievi.
 
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Commenti
di franklinus [user #15063] - commento del 15/06/2016 ore 18:05:19
Va infatti, sempre rimarcato che chi vuole suonare bene deve sforzarsi di cantare, perché dal canto vengono le idee migliori e più originali.......parole sante,caro piperno,e cantare ciò che si suona(nei propri limiti vocali)è ancora meglio....fai una scala?cantala!non ti chiami g.benson?non importa...è la tua chitarra e la tua voce
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di Claes [user #29011] - commento del 15/06/2016 ore 20:31:23
Articolo da prima pagina!!!
Rispondi
di claude77 [user #35724] - commento del 16/06/2016 ore 01:17:55
Parole da incorniciare!!!
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di mz2250 [user #40980] - commento del 16/06/2016 ore 02:05:33
Questo fondamentalmente consacra il jazz come genere del purismo espressivo? Pienamente d'accordo
Rispondi
di ndrecchia [user #43094] - commento del 16/06/2016 ore 13:29:45
Concordo, dato che le note sono state usate in tutte le salse possibili e immaginabili, l'unico modo per dare un senso al fraseggio ormai è pensarlo in termini ritmici. Le stesse note suonate con approcci ritmici differenti conducono a impatti espressivi nettamente differenti. Prima che nella scelta delle note, l'assolo va pensato bene dal punto di vista ritmico.
Rispondi
di mickipiperno [user #42661] - commento del 16/06/2016 ore 15:00:3
Grazie siete davvero gentilissimi ...sono felice di dare un piccolo contributo alla comunità !
Rispondi
di Claudio80 [user #27043] - commento del 16/06/2016 ore 21:47:12
Grazie, tutto molto utile ed interessante!!
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di Claes [user #29011] - commento del 18/06/2016 ore 20:31:57
Lasciando da parte i chitarristi per un momento, c'è da prendere ispirazione da sassofoni e trombe del Jazz - e anche da cantanti tipo Ella Fitzgerald. È una goduria quando vanno in improvvisazioni da folia. E sono pienamente daccordo con Ndrecchia - l'elemento ritmico è vitale sopratutto quando si improvvisa. Poi l'unica lezione che ho avuto è "la cosa più importante sono le PAUSE tra le note". Mica sempre seguita... Ma è vero, l'elemento ritmico delle pause non è da trascurare.
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di phunkabbestia [user #42918] - commento del 19/06/2016 ore 16:49:20
Se davvero potesse esserci un metodo universale, saremmo tutti musicisti coi fiocchi! A me la ginnastica fa bene a prescindere dalle idee musicali del momento in cui mi esercito, avere nelle dita velocità, precisione e controllo mi aiuta ad esprimere in modo più naturale le idee nell'improvvisazione... a parte questo, la musicalità stessa è un concetto ormai molto soggettivo in diversi linguaggi musicali. Cantare ciò che si suona è bello, basta questo per farlo...
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