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Sciàtt Oliver Custom... a sorpresa
Sciàtt Oliver Custom... a sorpresa
di [user #910] - pubblicato il

Ricevere dal liutaio una chitarra originale, creata dietro le specifiche del musicista che dovrà imbracciarla, è un'emozione unica. Ancora più forte è quando neanche si sapeva dell'esistenza di quello strumento, come è accaduto con la Sciàtt costruita per Oliver, un lettore storico di Accordo.
Da vecchio lettore di Accordo posso dire di averne viste di tutti i colori e di avere avuto l’occasione di conoscere, a volte personalmente, a volte solo virtualmente, diversi personaggi che si sono rivelati delle persone speciali e che hanno reso l’esperienza accordiana intensa e reale.
Uno di questi è Giacomo Salmoiraghi, il cui nick accordiano “JackDynamite” la dice lunga sul suo temperamento di giovane irruento ed entusiasta.
Ho assistito, come è accaduto per altri accordiani, alla maturazione della sua idea di concretizzare la sua passione in una attività, l’ho incontrato un paio di volte a SHG e ho avuto il privilegio di conoscere in anteprima i suoi progetti, mano a mano che prendevano forma e suono.
Non avevo però ancora avuto l’occasione di provare con mano -e orecchio- una delle sue creature, principalmente a causa dei 400km che ci separano.

Poi è accaduto qualcosa che non avrei mai potuto immaginare e che... per poco non mi ha fatto prendere un colpo!
Curiosando su Accordo nel periodo del Custom Shop Milano 2016, mi sono imbattuto in questo video che mi ha lasciato letteralmente senza parole, e che ho dovuto rivdere un paio di volte per accertarmi di avere compreso bene...



E così ho scoperto che, con la complicità dei miei due delinquenti, che hanno fornito a mia insaputa tutte le indicazioni richieste, Giacomo aveva realizzato un particolare prototipo della sua Sciàtt espressamente per me. Il sogno di qualsiasi chitarrista, insomma.
Non posso descrivere l’emozione del momento, e la sensazione provata quando ho potuto finalmente vedere e toccare il gioiellino.
Riprendo quindi un certo contegno e provo a raccontarvi nel dettaglio questo particolare strumento, già illustrato da Paolo Anessi.

Legni:
Frassino europeo (manico, pezzo unico, paletta inclinata)
Palissandro indiano (tastiera)
Pioppo nero (body)

Diapason 63cm (Gibson)
Raggio tastiera 12"
Costruzione solid body, set neck
Tasti jumbo, 24
Ponte Gotoh, wraparound
Meccaniche Kluson, regolabili
Capotasto in osso

Pickup:
Filtertron replica Alnico2 (neck)
Blackbeard Hot P90 (bridge), handwound, overwound con coil split

Controlli:
Master volume
Master tone
Coil split (bridge)

Peso: 2,9 kg

Finitura in foglia di rame, verniciatura bicomponente a base d’acqua.

Ovviamente, la prima cosa che salta all’occhio è l’estetica, decisamente originale e riconoscibile.
Le forme del body, geometriche ma ricche di smussi, disegnate in funzione dell’ergonomia e del bilanciamento, sicuramente divideranno e non piaceranno a tutti: del resto si discostano decisamente e volutamente dai canoni più classici ai quali tutti siamo abituati, dando allo strumento un’aria allo stesso tempo moderna e un po’ retrò, sicuramente inconfondibile.
La finitura in foglia di rame la porta definitivamente in un’altra dimensione. Vistosa e sfacciata, non può di certo passare inosservata. Le foto non le rendono giustizia e, dal vero, a ogni piccolo movimento si traduce in un riflesso differente. Non è certamente una chitarra da cameretta, il suo posto è sotto i riflettori di un palco, dove il suo peso contenutissimo, unito al bilanciamento eccellente, risulta particolarmente apprezzato da spalle e schiena.

Sciàtt Oliver Custom... a sorpresa

La costruzione è particolare, con il manico che si incastra profondamente nel body grazie a un robusto tenone che prosegue sotto il pickup al manico, consentendogli di sporgere quasi completamente dal body e rendendo comodamente accessibili tutti i 24 tasti. La tastiera rimane piuttosto alta sul top del body, determinando un’altezza delle corde simile a quella che si riscontra abitualmente in una chitarra LesPaul-style. Il manico termina con una voluminosa voluta, che irrobustisce notevolmente il punto più critico di ogni chitarra, in particolare quelle che, come la Sciàtt in questione, hanno la paletta inclinata. Le corde corrono parallele dal manico alle relative meccaniche, e l’inclinazione della paletta è sufficiente a garantire la giusta pressione sul capotasto, non rendendo necessario l’utilizzo di abbassacorde. Una tastiera in magnifico palissandro indiano completa il quadro. La bellezza del legno non è inquinata dalla presenza di segnatasti, che sono riportati solamente nella parte laterale, come piace a me. La mia firma (estortami con l’inganno...), nonostante la doratura, rimane a personalizzare con molta discrezione il XII tasto. I tasti sono posati con cura e lo strumento risulta ottimamente intonato, anche grazie al ponte che è una sorta di compromesso tra quello che io preferisco -lo spartanissimo wraparound monoblocco- e un ponte tradizionale, dato che è dotato di sellette singole e regolabili.
A questo link potete vedere una gallery con le interessanti fasi della gestazione e del parto della creatura.

Sensazioni alla guida
La chitarra è suonabilissima sia da seduti sia in piedi ma, per quanto mi riguarda, con l’elettrica la posizione da seduti non è contemplata. Indossata con la tracolla, si distingue immediatamente per il peso estremamente contenuto e il notevole bilanciamento, garantito dal generoso corno superiore.

Sciàtt Oliver Custom... a sorpresa

Da spenta vibra bene, in maniera uniforme e costante, con un buon sustain. Le corde, a parità di diametro, risultano leggermente più morbide rispetto a chitarre di scala simile (Gibson, in sostanza), ma questo non si riflette in una carenza di attacco. Il bending ne risulta ovviamente agevolato. La tastiera è comoda, con una raggiatura moderna, e il manico risulta piuttosto snello e scorrevole.
I tasti non sono stati abbassati troppo e sono un ottimo compromesso tra suonabilità, intonazione ed eccellente attacco e nitidezza della nota, caratteristica che si apprezza in particolar modo nelle posizioni più alte della tastiera, dove le diteggiature e i bending risultano molto agevoli, senza il rischio che la nota possa facilmente morire se la corda non viene premuta con sufficiente forza e precisione.
Come immaginavo, la massa contenuta tende a dissipare le frequenze più basse e anche da spenta si intuisce uno spettro sonoro più spostato verso le medio-alte, con una decisa separazione delle note. Questo, a mio avviso, si rivela molto utile soprattutto nelle situazioni di sovraffollamento, nelle quali un suono più scarno e aperto riesce a bucare molto più efficacemente il mix.
La prova amplificata conferma questa sensazione.

Il Filtertron al manico ha un suono aperto e chiaro, ben utilizzabile anche nei crunch e nelle distorsioni, mentre il pickup al ponte, realizzato dalle esperte mani del noto Paolo "Mehari" Lardera a.k.a. Blackbeard Guitars, urla con un bel quack che enfatizza le frequenze medio-acute. Con un numero di spire decisamente superiore allo standard del P90 classico, ruggisce con forza e consente utilizzi ben al di là di quello che il suo aspetto docile potrebbe far pensare.
Lo switch presente sul body consente poi di escludere parte della bobina, per ottenere un suono leggermente più aperto e distinto, riportandolo in una zona più tipica di un P90. Le differenze non sono enormi, ma sotto le dita si percepisce bene la diversa risposta alla pennata.
I due pickup, decisamente diversi tra loro per carattere, hanno anche livelli di output differenti e il setup di fabbrica (sarebbe più corretto "di laboratorio") prevedeva una distanza dalle corde calibrata per avere delle sonorità in equilibrio. Personalmente ho preferito avvicinare il più possibile alle corde entrambi i pickup, con la conseguenza che ora la differenza di volume è percettibile, come si può notare nella demo con suoni clean. Ma, più che parlare, direi che è più efficace farvela sentire.



Nel primo video testo velocemente dei suoni clean, nel secondo mio figlio Davide ci si diverte con la distorsione.

Buon ascolto a voi e ancora un grazie a JackDynamite e a Mehari, due grandi accordiani!

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La Sciàtt provata da Paolo Anessi
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