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È morto Scotty Moore, con Elvis inventò il rockabilly
È morto Scotty Moore, con Elvis inventò il rockabilly
di [user #4093] - pubblicato il

Nella giornata del 28 giugno, all'età di 84 anni, muore Scotty Moore. È ricordato come il vero fondatore del sound rockabilly e, raccogliendo l'eredità di Chet Atkins, ha gettato le basi per quello che sarà poi conosciuto come rock n' roll.
Il 2016 non verrà certo ricordato come il migliore anno per la musica, a causa delle enormi perdite in quanto a numero e qualità degli artisti. È notizia fresca che un grande eroe della chitarra ci ha appena lasciato. Scotty Moore, il padre fondatore del rockabilly sound, si è spento nella giornata del 28 giugno, alla veneranda età di 84 anni.
Ok, non era un giovanotto, ma ciò non rende minori l’amarezza e il dispiacere per tutti i chitarristi della mia scena. Il minimo, per un devoto come me al suo playing, è dover usare la sua morte per ricordarlo nel migliore dei modi, cercando di portare il sound e l’approccio a conoscenza di coloro che non lo conoscono e rifocalizzare l’attenzione su di lui da parte di chi invece sa di chi stiamo parlando.

Scotty Moore era nato a Gadsen nel Tennessee il 27 dicembre del 1931. Sin dal subito si interessò alla chitarra e il suo grande eroe era il mr Guitar dell’epoca, ossia Chet Atkins. A lui si ispirava, suonando linee di basso alternato con il pollice e linee armoniche con le altre dita della mano destra. Sam Phillips, boss della SUN Records di Memphis, riconobbe in lui un indiscusso talento. Leggasi bene, talento, non virtuosismo. Di lui diceva che sapeva suonare “le note giuste al posto giusto”. Per questo motivo lo affiancò nella session di colui che Sam pensava potesse essere il prossimo eroe della sua etichetta, ossia il giovane Elvis Aaron Presley. E mai scelta fu più azzeccata. In quelle session dei primi anni ’50, in quel piccolo studio sulla Union Avenue di Memphis, si fece la storia in poche ore.
Elvis aveva in testa un sound tutto suo, dove musica bianca (country, hillbilly) si mischiava in maniera quasi blasfema con la musica nera (blues and gospel). Il risultato era un mix che nessuno sapeva definire, country and western per alcuni, hillbilly swing per altri, rockabilly per i più, ma solo dopo svariati cambi di rotta nella definizione di questo nuovo “genere”.
Insieme a lui c’erano un poco più che ventenne Scotty Moore alla chitarra elettrica (una Gibson ES295 con dei poderosi P90) e il grande Bill Black al contrabbasso (suonato strappando le corde per ottenere quel tipico suono dove linee di basso si mischiavano con la percussione delle corde sulla tastiera, lo “slap bass” degli esordi insomma). Erano senza batteria (D.J. Fontana si aggiunse qualche anno dopo, sopratutto per supportare il sound dal vivo) ma con una carica devastante, tanto da sconvolgere il sound del sud degli Stati Uniti.

È morto Scotty Moore, con Elvis inventò il rockabilly

Scotty, sin da subito, definisce le regole del linguaggio del chitarrista rockabilly. Fingerpicking sulle parti ritmiche, semplici ma incisive linee durante gli assolo, magari ricordando la linea vocale. Ma anche fingerpicking in determinate parti del solo (specie sul quarto grado delle canzoni). Mix delle due sonorità di riferimento (country e blues) all’interno della stessa canzone, osando geniali passaggi tra pentatoniche minori (blues) che si trasformano in pentatoniche maggiori (country). Il tutto condito con un suono decisamente innovativo per l’epoca, ricco di slapback echo.
A dire il vero l’uso dello slapback echo era un’idea di Sam Phillips, che sosteneva che tutta la musica ascoltata aveva sempre un ambiente ricco di “spazialità”, quindi perché non aggiungerlo nella registrazione? Forse con le incisioni di Elvis abusò di questo effetto, ma ha contribuito a creare un suono che oggi è un marchio di fabbrica senza pari.
Fu lo stesso Scotty Moore a volere a tutti i costi quel suono sempre presente sia dal vivo sia nelle registrazioni, ossessionato dall’ascolto di Chet Atkins. Scotty, sentendolo suonare in radio, rimase scioccato dal fatto che Chet avesse lo slap back echo in una performance live: fino ad allora pensava fosse un trucco da post produzione. Si mise così alla ricerca spasmodica del segreto di quel suono e si imbatté nel genio di Ray Butts (tra l’altro progettista dei pickup delle Gretsch) artefice di una invenzione che oggi sembrerebbe una stupidata, ma assolutamente innovativa per l’epoca, ossia un ampli che racchiudeva al suo interno un effetto echo a nastro, il mitico EchoSonic.
Scotty non perse tempo e ne ordinò uno (per una cifra enorme per l’epoca, quasi 500 dollari) e il 24 maggio del 1955 ricevette il terzo EchoSonic prodotto (il primo l’aveva Chet Atkins). Quell’ampli divenne il suo inseparabile compagno per tantissimi anni a venire, insieme a diverse chitarre, sempre semiacustiche con i mitici P90.



Oggi, a distanza di 61 anni da quelle registrazioni, si rimane sempre senza parole davanti alla classe di Scotty Moore. Il suo stile era sempre efficace, credibile, perfettamente integrato nella musica di Elvis. Era magia pura, perché tutti i tasselli si combinavano alla perfezione senza l’aiuto di geni della produzione o direttive “dall’alto dell’etichetta”. In sala c’erano solo loro tre, e, dall’altra parte del vetro, Sam Phillips e qualche collaboratore stretto che sapeva manovrare le macchine. Il commento, a fine di ogni take, era “ok va bene” oppure “no, rifatelo”. E la maestria di un chitarrista elegante come Scotty Moore veniva fuori al meglio in questi momenti. Come non rimanere impressionati davanti all’abilità delle parti di “Just Because”, con quel senso vagamente “western swing”. Oppure il forte blues feeling di “Good Rockin’ Tonight”, un pezzo della tradizione jump blues, letteralmente “sbiancato” da Elvis, ma con un solo che richiamava la sua originale matrice. Chi, tra i chitarristi rockabilly, non ha mai provato a riprodurre l’intro di “Mystery Train” o il solo (perfetto nella sua semplicità) di “That’s All Right Mama”? E, se devo pensare all’archetipo del rockabilly, la mia mente mi porta istintivamente al brano “Baby Let’s Play House”, dove tutte le teorie dei tre ragazzotti di campagna sul nuovo sound convergevano insieme. Ma non c’è pezzo, di quelle session, che non meriti un ascolto attento e accurato. Così come pure le prime registrazioni di Elvis per la milionaria RCA dove, sotto la direzione di Chet Atkins, il “Re” volle comunque il suo fido braccio destro (Scotty) per eseguire gli assolo dei pezzi che sarebbero diventati delle hit mondiali (fino al periodo Sun Rec. Elvis era solo un fenomeno degli Stati del Sud).



Insomma oggi è giusto ricordare un padre fondatore del suono, un architetto di uno stile, una persona umile, calma, cool come lo definiscono gli americani, che ha contribuito in maniera determinante a una rivoluzione musicale fondamentale che, col tempo, si chiamò (da rockabilly) a rock and roll. Grazie Scotty!
elvis presley scotty moore
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