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Continental Soloist: un tuffo nella swing era
Continental Soloist: un tuffo nella swing era
di [user #43441] - pubblicato il

La Continental Soloist arrival dal pieno degli anni '30 e ne rispecchia tutti gli standard. Manico privo di truss rod e una voce più vicina a quella di una chitarra da gipsy che a una archtop moderna si uniscono a un raro pickup De Armond Monkey On A Stick per un mix inimitabile.
In questi giorni mi sono divertito a leggere un po' di articoli sul nostro magazine online di riferimento. È molto interessante vedere come le opinioni siano tanto diverse fra loro, nonostante le domande siano sempre le stesse. In particolare ho letto due articoli interessanti, uno su un confronto tra una chitarra economica e una Martin D42 e uno su un liutaio che ha brevettato un sistema di cambio rapido per pickup. Al di là del contenuto e dei commenti, in un certo senso con l'articolo di oggi mi riallaccio a questi argomenti per presentare la chitarra in oggetto.
Tanto per cambiare parliamo di un oggetto di pregevole fattura, risalente agli anni '30, nel pieno boom della swing era. Sulla base dei miei studi e della mia esperienza, mi sento di affermare che in quel periodo vi erano aziende di riferimento e una distesa di antagonisti che disperatamente cercavano di proporre alternative più uguali che simili a frazioni del costo. Talvolta ci riuscivano, altre volte non tanto. L'esemplare che trattiamo oggi è una classica chitarra con buche a effe, archtop in multistrato di acero e mogano. Il modello di riferimento è, tanto per cambiare, la Gibson L48 o L50.

Continental Soloist: un tuffo nella swing era

La nostra Continental era prodotta a Elkhart nell'Indiana da Conn., azienda più famosa per gli strumenti a fiato i cui sassofoni hanno segnato un'epoca. Basti pensare che Lester Young, Charlie Parker, Chu Berry e Jerry Mulligan hanno suonato su questi strumenti. Delle chitarre tuttavia si sa poco e nulla. Non furono strumenti utilizzati da grandi nomi della chitarra jazz, non ebbero una larghissima diffusione e personalmente non ne ho mai viste risalenti a periodi successivi al secondo conflitto bellico mondiale. Ciò non di meno, tempo fa ho avuto l'opportunità di aggiudicarmene una della fine degli anni '30 su eBay a una cifra interessante e così, avendo la possibilità di provarla come si deve, oggi ne posso parlare con una certa cognizione di causa.

Continental Soloist: un tuffo nella swing era

Appurato che siamo, di base, di fronte a un oggetto piuttosto raro, devo dire che è sonoro e di solida costruzione. Per averla come la vedete oggi nelle mie ignobili foto, il percorso è stato lungo e travagliato. Le foto che proponeva il venditore erano artistiche e accattivanti, la rendevano un oggetto da bluesman di altri tempi, e come spesso accade, il "fagiano" che è in me si è fatto attirare. Ottemperato alle modalità di pagamento, ho atteso trepidante l'arrivo del nuovo giocattolo.

Non nego che i sentimenti fossero contrastanti: in fin dei conti avevo aspettative altissime su un oggetto, di fatto, sconosciuto. All'arrivo del corriere l'involucro sembrava a posto ma, una volta aperto, l'amara sorpresa: il venditore non aveva allentato le corde e nel trasporto i manico si era danneggiato e si muoveva nella sua sede. Per il resto, se non altro la chitarra era come doveva essere. Quindi che fare? Una cosa che ora è di gran moda e che in America fanno regolarmente sulle chitarre vintage: il temutissimo neck reset, che per i non addetti ai lavori consiste nello staccare il manico, sistemare la sede e re-incollarlo con una pendenza giusta per avere la miglior action possibile. Un brivido di terrore vi percorre la schiena? Niente paura, non si tratta di un'operazione impossibile. Vi basti sapere che io, che sono mancino ma con la manualità di uno che ha due mani destre, l'ho già fatto su due chitarre (questa inclusa).
A questo proposito però mi urge mettervi in guardia. I professionisti del settore tendono per natura a far "cadere dall'alto" la loro professionalità, raccontandovi spesso e volentieri "la rava e la fava" per giustificare un conto che andrebbe chiesto indossando un passamontagna e impugnando un'arma. Mi spiego meglio: In occasione del mio primo lavoro di neck reset, mi trovavo a dover sistemare una meravigliosa Harmony H1260 del 1961. Stiamo parlando della chitarra scelta anche da Jimmy Page per registrare le parti acustiche negli album degli Zeppelin, un oggetto che profuma di storia. Per tornare alla serietà di alcuni professionisti del settore vi racconto brevemente questo aneddoto.

Consigliato da un amico, avevo consegnato la Harmony a un noto professionista della Romagna, a quanto si diceva, avvezzo a detto tipo di interventi. Lo stesso, vista la chitarra, mi fece un discorso così: " Ahimè, non c'è più nulla da fare! Siamo di fronte a quella che si definisce una chitarra perduta! Chissà chi ci ha messo le mani prima, lo zoccolo si è spostato (bugia), le fasce hanno collassato (altra bugia), chissà che colle avranno utilizzato? Probabilmente il manico non si può togliere!" e così per un po' aggiungendo congetture di fantasia. Poi, finalmente, è arrivato al punto: "Sai, se si fosse trattato di una Gibson o di una Martin...". Che cosa? Se fosse stata blasonata non ci sarebbero stati gli stessi problemi? "Beh, in quel caso, con una cifra a partire da 800-1000 euro e almeno un anno per sistemarla perché, sa, ci sono dei tempi di posa che vanno rispettati. Ecco, in quel caso si poteva fare."
Dunque se io avessi portato una chitarra di gran valore, previa rapina ai danni del sottoscritto e biblici tempi di attesa per giustificare la truffa, allora sì che si poteva fare. Inutile dire, amici di Accordo, che lo stesso aveva aggiunto che per togliere un manico si parlava di mesi di lavoro e occorreva togliere la tavola posteriore  e rimettere in posa le fascie eccetera. Finito di ascoltare il teatrino, ho ringraziato per la consulenza e riportato l'oggetto a casa, con l'amara consapevolezza di chi ha appena subito un ignobile tentativo di truffa da un professionista che sa con esattezza che il lavoro è fattibile, ma per scarsa voglia o chissà per quale altra ragione propone un costo esageratissimo e tempi di attesa inenarrabili così, se il pollo abbocca, un lavoro da 200/250 eurini si fa per 4/5 volte il suo prezzo e con tutta la calma del mondo, nei ritagli di tempo.
Nella stessa serata, udite udite, utilizzando nell'ordine un tutorial di YouTube, il ferro da stiro, l'asciugacapelli di mia moglie e una spatola da muratore, in quaranta minuti ho estratto il manico e nella settimana a seguire ho resettato il manico e l'ho re-incollato con la giusta pendenza. La H1260 è ora un gioiello splendidamente vissuto e con un timbro meraviglioso, ma questa è un'altra storia.
Tutto ciò è per mettervi in guardia da questi rinomati professionisti che hanno costruito sull'ingenuità delle persone la loro fortuna.

La nostra Continental, ha quindi richiesto analogo trattamento, effettuato con l'amico Chicco, un pio liutaio che si sta faticosamente guadagnando la fiducia di svariati chitarristi della mia zona e che posso senza dubbio definire il più onesto professionista sopra la linea dell'Equatore... e di conseguenza il meno abbiente. Sappiate comunque che un buon lavoro di neck reset si fa in una mezza mattinata, se non ci sono altre magagne nascoste. Quindi, quando vi fanno il conto, ricordate cosa vi dice l'amico Big Giorgione: occhio ai furbetti!

Continental Soloist: un tuffo nella swing era

Terminati i lavori per una settimana ho suonato la Soloist senza tregua e devo dire che ha un timbro tutto suo, molto vicino alle sonorità di Django Reinhardt. Con il suono di una L48 non ha nulla a che spartire e nemmeno con la Regent del mio articolo precedente.
Parliamo di uno strumento ben realizzato, dall'appeal innegabile, ben verniciato, con una splendida nitro che lo copre appena e non ne ferma le vibrazioni. La chitarra è delicatamente mediosa con una propensione ai cantini frizzanti.



L'atmosfera che potete respirare quando suona è esattamente come nel video che ho appena allegato. Ha un timbro pastoso e ricco di armonici nelle medie con cantini vispi per gli assolo. Di contro, i bassi sono delicati e non muovono le budella. Non possiamo considerarlo un difetto, bensì una caratteristica, legata al tempo in cui fu costruita. Con buona pace di Stefano, a voi più noto con il nickname Nawa, anche su questa le "f" hanno il pallino staccato, caratterisca riscontrabile spesso anche oltre oceano.
Ha voce, ma non si può dire che abbia il volume di una dreadnaught. È piacevolissima da suonare in tutta la lunghezza del manico, che per dovere di cronaca ha un comodo profilo a V. Di truss rod nemmeno l'ombra e la cosa non meraviglia su uno strumento ante guerra. Mi sentirei di consigliarla a un amante del gipsy jazz o del dixieland che potrebberro aggiudicarsi una chitarra del genere a una frazione di quello che andrebbero a spendere per un'originale Selmer Maccaferri. Ma non solo, la Continental è ottima anche nello swing, dove trova la sua naturale collocazione, o anche in un root blues in stile Belton Sutherland, di cui vi allego un esempio per capirci meglio.



Al limite la sento ottima anche per un hillbilly in stile The Devil Makes Three. Per notizia, nel video il chitarrista suona una Recording King anni '30. Se vi va e vi interessa, per saperne di più sulla tipologia di chitarra, rileggete il mio articolo sulla Cromwell, che è sostanzialmente la sua gemella.



Forse alcuni di voi avranno notato la presenza di un vecchio pickup e qui si parla della vera chicca per buongustai del settore. Signori, rullo di tamburi: abbiamo il re indiscusso dei pickup flottanti, quando non c'era la scelta di oggi e se volevi amplificare professionalmente e velocemente la chitarra non avevi un liutaio australiano che ti proponeva "vaschette a incastro". In compenso avevi il signor De Armond che ti proponeva il suo Guitar Mike che oggi vi mostro nella sua seconda versione dei primi anni '40.

Continental Soloist: un tuffo nella swing era

Il modello montato era noto tra i jazzisti dell'epoca come "Monkey on a stick" (la scimmia sul bastone). Semplice e geniale al contempo, si monta in pochi minuti e nemmeno devi scordare la chitarra. Ha il solo controllo di volume, flottante anch'esso e con accattivante pomello di bakelite, poi rimpiazzato negli anni a seguire con uno di plastica trasparente. Si fissa alle corde dopo il ponte. In pratica due viti tengono due placchette di metallo she si pinzano alle corde e si fissano stringendo poi le due viti zigrinate e, fra queste, con un attacco a forchetta si incastra il potenziometro del volume.



Produce un bel suono pieno e molto jazzistico e, come sempre vi risparmio la fatica di andarvi a cercare un video che vi faccia vedere e sentire quanto vi ho appena spiegato, allegandovi il materiale didattico.

Eccolo su una Gibson L50.



Eccolo su una Capitol J4.



Su una Gibson L7.



Ci tengo particolarmente a mostrarvi come, a seconda della posizione e del tipo di chitarra, cambi la risposta del pickup che comunque si mantiene sempre brillante e pastoso, nonché discretamente versatile. Non dimentichiamo che si tratta pur sempre di un progetto ante guerra. Il risultato finale vi assicuro che è altamente professionale.

In conclusione, non stiamo parlando di una chitarra che per l'acquisto necessita della donazione di un rene. In considerazione della vetustà, della oggettiva rarità e delle buone caratteristiche costruttive, ritengo che sia una chitarra appetibile sia per un professionista, sia per un collezionista, sia per chi vuole un buon work horse che si distacchi dalle solite e straconosciute chitarre di oggi. Con una cifra tra gli 800 e i mille euro, ma che a un'asta potrebbe anche essere molto meno, vi potreste portare a casa una fetta di storia, di un'epoca che non c'è più, in cui i ritmi erano più umani e la musica bisognava suonarla, non te la faceva il computer. Le radio erano a valvole e se volevi la fidanzata te la dovevi cecare di persona e non su Facebook.
Se cercate però "La scimmietta sul bastone" allora la musica cambia. Stanno sparendo dalla circolazione e i prezzi stanno salendo alle stelle. Io per averne uno in condizioni mint ho dovuto scucire 200 euruzzi, ma a oggi stiamo già parlando di cifre tra i 500 e i 700 eurini. "Li vale?" mi chiederete voi: che dire, ci sono 5000 euro di differenza tra una Martin D42 e una "pinco pallino" da 150 euro. Al di là di qualsiasi considerazione personale è un oggetto valido. Paghi il nome? Sì e profumatamente. D'altra parte si paga un Rolex, uno straccio Di Versace, una borsa di Louis Vuitton, i mocassini di Gucci, le Timberland, le verdure a Km zero, il ristorante vegetariano dove il tofu e l'insalata coltivata a casa del titolare dell'attività ti costano più di una fiorentina di Chianina da un chilo, dove un centrifugato lo paghi quanto una bottiglia di Berlucchi millesimato. Qui almeno ti porti a casa un oggetto raro, bello, ben funzionante e che, quando ti è passata l'ebrezza di aver portato a casa un pezzo di storia, come l'hangover del giorno dopo la sbronza, puoi guardarti allo specchio e con orgoglio dirti: sei un pirla!
chitarre semiacustiche continental gli articoli dei lettori soloist vintage
Link utili
Confronto tra Martin e chitarra economica
Sistema rapido di cambio pickup
Articolo sulla Regent
Articolo sulla Cromwell
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