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Reference spiega il Line Check 2.0 a SHG 2016
Reference spiega il Line Check 2.0 a SHG 2016
di [user #116] - pubblicato il

Il cavo toglie, non dà mai, ed è importante essere in grado di scegliere quello giusto per le frequenze in gioco, sia che si tratti di un semplice strumento o di un intero palco. Reference ha messo a punto il nuovo concetto di Line Check 2.0 per portare il routing del palco su un livello successivo.
L'ultima fase dell'allestimento di un palco, prima che i musicisti arrivino per il sound check, viene chiamata line check. È un controllo meccanico delle connessioni, per assicurarsi che il segnale passi come previsto, che nessun cavo o microfono sia fallato e che tutto il routing sia eseguito a dovere. Strumentazione milionaria, però, non può rendere al massimo finché ci si limita a verificare semplicemente che il segnale passi, senza badare alla qualità che si ottiene. Reference ha una lunga esperienza nel settore e da anni punta a sensibilizzare musicisti e addetti ai lavori verso l'ascolto del cavo che, come ricordano durante i loro incontri formativi, non dà mai frequenze, ma può solo toglierle, e ogni cavo lo fa in modo diverso. Con quest'ottica, è necessario sapere dove mettere le mani quando si cabla un palco per un uso specifico, e bisogna che il line check faccia un passo in più, diventando quello che hanno battezzato Line Check 2.0.
Avremo modo di approfondire il concetto questo weekend, il 19 e 20 novembre per SHG GuitarShow e RitmiShow 2016 al MiCo Milano, ma nell'attesa cediamo la parola ad Angelo Tordini di Reference Cables, che ci illustra il percorso che ha portato fino alla nascita dell'inedito concetto.

Parla Angelo Tordini: Dopo che il palco è stato allestito, il tecnico che ha fatto i collegamenti tra microfoni, cavi e amplificatori, cioè tutto ciò che riguarda il segnale sul palco, è bene che ne faccia un controllo, se ci sono eventuali problemi nei cavi o nei microfoni. Si tratta di un servizio per il sound engineer il quale farà poi i livelli, per predisporre il suo lavoro.
Per Line Check 2.0 intendiamo una cosa diversa, aggiornata a quella precedente. Non si tratterebbe di fare solo una verifica sulla presenza di rumori, per cavi o microfoni guasti, ma si andrebbe oltre. Ognuno degli strumenti presenti sul palco, a seconda dello stile musicale della serata che si va a preparare, identifica un preciso suono. Il 2.0 è sdoganare quel suono secondo la sua identità certa, prima ancora che il sound engineer arrivi sul palco.
Se il suono di una chitarra acustica, di un pianoforte o di un contrabbasso arriva "non completo", il tecnico, me ne accorge, perché sa bene come suonano questi strumenti. Il Line Check 2.0 vuol dire non fermarsi al semplice passaggio di corrente, cioè "on off" di un collegamento sbagliato o un falso contatto, ma andare ad ascoltare la qualità di quella precisa linea, rendersi conto di quando qualcosa arriva, ma non arriva come potrebbe.
Questa è un po' la coda del discorso. La punta è a monte: non è nel momento in cui si fa il controllo che devono emergere i valori della linea in termini di suono, ma è prima ancora, quando il service o la rental company si apprestano a preparare il necessario per allestire un evento.
Il service riceve una scheda dal produttore, che gli commissiona un sistema audio, un palco e un backline, gli manda la channel list e lo stage plot. Nella channel list ci sono i canali, i microfoni e gli strumenti. Nello stage plot c'è la posizione degli strumenti sul palco. Facciamo un esempio, il nome della band è "Rolling Stones", e sappiamo che stile musicale ha. Cosa può fare un tecnico che si incarica di allestire quel palco per quei musicisti? Si reca dal suo fornitore e prende i microfoni adatti, gli amplificatori, i pianoforti digitali richiesti e la batteria, e il lavoro sembrerebbe terminato, basta solo mettere dei cavi a collegare il tutto e quindi fare "on off". Il danno è in quel momento.
Chi ha avuto l'esperienza con un cavo davvero buono sa come il suono di uno strumento o della voce possa migliorare sensibilmente per attacco e armonici. Il musicista lavora meno, si sente meno stanco e più originale, e il suo suono acquista una dimensione più completa. Ricordo di una volta in cui, durante un check, chiesero al fonico "scusa, mi togli il riverbero da quella cassa (della batteria)?", ma non c'era alcun riverbero, era il suono con i suoi armonici che risuonava già completo e "vivo". Quella era la differenza tra un cavo standard e quello che noi avevamo piazzato come prova, per dimostrare che quel batterista famoso, con la sua costosa batteria e con un ottimo set di microfoni, avrebbe potuto contare su un altro livello di dinamica e controllo del suono, perché tutto era letteralmente sotto il suo potere, e così veniva trasmesso attraverso gli array, di alta qualità anch'essi. Solo cambiando il cavo, qualcuno si chiese se avessimo aggiunto un riverbero!

Reference spiega il Line Check 2.0 a SHG 2016

Il Line Check 2.0 è lo scrupolo di un tecnico che, per essere tecnico, deve avere la capacità di identificare quale cavo scegliere per poter avere il miglior rendimento di quel preciso strumento, acustico, elettronico o elettroacustico che sia.
È la verità emersa nei circa 27 anni di ricerca di Reference, quando per un suono metal, per esempio, si riconosce l'esigenza di avere un comportamento specifico, cardioide, su una frequenza di circa 4, 4,2kHz, che è ben diversa da un altro tipo di sound non metal, molto più ampia. Loro vogliono sentire la grana di quella precisa frequenza, come anche un bassista che fa slap, che ha bisogno di una presenza percussiva che però non sia un bastone, ma un suono!

La conseguenza logica è la nascita di una figura professionale su misura, che si occupi di ottimizzare il routing su un palco a seconda della situazione.
Per dire: vuoi che si accordi un pianoforte e che a farlo non sia una figura specializzata? Vuoi intonare uno strumento a fiato, o ancora effettuare il setup su una chitarra?
La specializzazione, nel caso dei cavi, non è tirarli e connetterli, limitandosi a vedere se tutto si accende. Il problema è che nessuno si preoccupa di quello che ci passa dentro, quei cavi, e se quei cavi non sono all'altezza non c'è nulla che il tecnico possa fare per migliorare il risultato finale, non importa quanto costoso sia il resto della strumentazione. Quindi si dirà "bel concerto, peccato che il fonico non abbia dato il meglio stasera", ed è sbagliato, non sempre è colpa sua, lui potrebbe togliere quello che proprio dà fastidio all'ascolto, ma così facendo rende voci e strumenti piccoli, non può migliorarli se non gli arriva il segnale giusto.

Reference spiega il Line Check 2.0 a SHG 2016

Ci sarebbe bisogno di qualcuno che controlli il dettaglio di ciò che arriva da ogni microfono, ma prima del controllo c'è il montaggio, e prima ancora la preparazione sulla base dello stage plan e delle schede fornite dalla produzione. È qui che deve intervenire una figura specifica, che sappia indicare i cavi giusti a seconda dell'occasione, per restituire la sonorità più completa e adatta a ogni strumento e stile.
È importante capire che nessun cavo può "dare" più segnale di quanto ce ne sia in origine. Il cavo toglie, non dà mai, e su questa base è fondamentale selezionare quello più adatto, che meglio si comporta con le precise frequenze in cui si muove lo strumento o il registro vocale che si intende riprendere. La svolta ci sarà solo quando il cablaggio verrà pensato in simbiosi con la strumentazione. Ci deve essere un progetto di cablaggio che riesca a trasportare quei dati sapientemente nella linea, conscio che il cavo toglie e non dà, per suoi limiti fisici. Serve qualcuno che conosca bene queste caratteristiche, noi questa figura noi l'abbiamo chiamata in maniera empirica "Cable Manager Routing", il suo ruolo sarà compiere lo step verso il Line Check 2.0, e a SHG ne avrete una dimostrazione.
il suono interviste palchi e strumentazione reference laboratory shg milano 2016
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