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Considerazioni sul vintage
Considerazioni sul vintage
di [user #4093] - pubblicato il

Da quando scrivo con regolarità su Accordo, parlando di singoli strumenti d'annata, paragonandoli alle repliche attuali, la domanda che mi viene più posta dal vivo è sempre la stessa: "ma c'è veramente differenza tra uno strumento originale dell'epoca e una fedele riproduzione?".
La mia risposta lascia sempre un poco l'amaro in bocca al mio interlocutore, perché il più delle volte di fronte a me ho una persona che vuole che la sua incredibile spesa (sia essa per uno strumento vintage o per una replica di lusso, con una firma altolocata nel panorama liuteristico) venga giustificata dal mio modesto parere. Proverò a spiegarla in maniera articolata in questo spazio.

Intanto partiamo dal motore che muove il mercato del vintage, che non è più quello delle origini. La mania per gli strumenti vintage affonda le sue radici alla fine degli anni '70, quando ci si rese chiaramente conto che gli strumenti appena usciti dalle fabbriche, specie dalle due più famose (Gibson e Fender), non erano assolutamente della qualità che ci si aspettava. Finiture, legni, elettronica, probabilmente non avevano il carattere che aveva contraddistinto la produzione del passato. Eric Clapton, già qualche anno prima, aveva cominciato a pensarla in questa maniera, e aveva preso a comprare Stratocaster degli anni '50 per farne degli ibridi, accoppiando manici e corpi secondo le sue esigenze, dando il via a una mania che conosciamo tutti molto bene. Oggi mi viene difficile dire che gli strumenti degli anni '70 sono da buttare. Sicuramente, e sonoramente, non rispecchiano i miei gusti (troppo, come dire, secchi e piatti), ma probabilmente sono in linea con i principi di massima della musica di quel periodo. Ovviamente il contour di una Stratocaster del '56 è due spanne sopra il contour di una sua sorella costruita venti anni dopo. Ma il suono dovrebbe prescindere queste considerazioni estetiche. Quindi, il motore originale a alimentare il vintage era la ricerca di quel classico suono unito a piccoli fattori estetici. Adesso è invece diventato ricerca assoluta dell'autenticità delle parti.

Considerazioni sul vintage

La ricerca spasmodica di viti e knob ha reso il mercato una giungla imperscrutabile, dove meno professionisti e musicisti si addentrano. Il risultato finale è che, in molti, arrivano a odiare il vintage quasi per partito preso, mentre altri lo idolatrano in maniera incondizionata. Quale è l'atteggiamento giusto? A mio parere nessuno ha ragione fino in fondo. Il musicista professionista dirà sempre che a lui basta un buono strumento per avere il suono che ha in testa, che esso sia vintage o di recente produzione poco importa, ed è vero!
Gli esempi si sprecherebbero, quindi non ci provo nemmeno a stilare un elenco di chitarristi che hanno un incredibile vintage sound con strumenti nuovi. Dall'altra sponda del pensiero ci sono però coloro che amano lo strumento vintage e lo paragonano a un quadro, quindi a un'opera d'arte. Questa gente spesso non suona? Ok, poco importa, perché loro tengono viva la memoria di un'arte legata al boom dell'industrializzazione. Non posso dargli torto, perché a me la visione di un vero "two-tone sunburst" su un body scolpito in frassino, recante le iniziali "TG" (il mitico signor Tadeo Gomez) emoziona più di una tela fiamminga larga cinque metri. Quindi l'amore per il vintage è anche accettazione di questo aspetto puramente iconografico.

Considerazioni sul vintage

In questi anni di prove, test, spulciature di foto e copertine di vecchi dischi, mi sono fatto una mia idea riguardante gli strumenti vintage e il loro effettivo apporto e utilizzo. Io sono del parere che niente sarà più bello di un solo su di un pezzo del 1955, eseguito con una chitarra costruita in quell'anno.
Ho suonato i riff di Luther Perkins (sideman di Johnny Cash) su una Esquire del 1952 molto simile a quella usata da lui stesso nelle registrazioni della Sun Records e la magia era tutta lì. La splendida replica del Custom Shop a firma di Cunetto, seppur perfetta in quasi tutti i particolari, si avvicinava al suono originale solo al 70%. Non sto distruggendo uno strumento favoloso (la Cunetto intendo), ma sto semplicemente dicendo che, in quello specifico contesto musicale, l'originale non ha rivali. Ma, dall'altro lato, quanti di noi suonano musica degli anni '50 perfettamente autentica? Io stesso, che campo suonando accezioni relative a questo genere, mi sentirei limitato con uno strumento originale che dà il meglio di sé in una piccola fetta del mio repertorio. E la cosa simile l'ho provata anche su strumenti degli anni '60.
Le Telecaster e le Stratocaster dei sixties hanno un suono e un carattere incredibilmente diverso dalle loro sorelline più vecchie di pochi anni. È incredibile come una Telecaster degli anni '50 sia così aggressiva e ignorante, mentre lo stesso strumento, costruito qualche anno dopo, sia perfettamente bilanciata, squillante e canterina. Eppure, ascoltando un disco di musica western swing anni '50, si capisce che la necessità fosse quella di uno strumento che si "sentisse", che bucasse l'ascolto, e da qui la necessità di uno strumento dirompente. Mentre, paragonando una Telecaster del '65 con un disco di country music dello stesso anno, fa emergere la necessità di strumenti più bilanciati, educati, signorili quasi. Ciò non vuol dire che in mano a un signor musicista l'una non possa fare l'altro, anzi, ma bisogna sempre pensare alle finalità di coloro che progettavano gli strumenti, ossia assecondare i gusti musicali preponderanti per l'epoca di riferimento.

Considerazioni sul vintage

Il mio consiglio è quello di approcciarsi allo strumento vintage con amore per l'epoca in cui è stato concepito, solo così ne apprezzerete le scelte costruttive o le intuizioni geniali di chi lo ha concepito. Se non c'è questo amore e questa ricerca, secondo me, è quasi assurdo pensare di investire in strumenti vintage. Vanno bene le repliche, che sono strumenti fatti veramente bene e con tanta cura e conoscenza.

Nota della redazione: Le foto di questo articolo ritraggono alcune delle fantastiche chitarre d'epoca della collezione privata di Alberto Venturini esposte durante le scorse edizioni di SHG. Mentre leggete queste righe, una selezione del suo miglior vintage profuma le sale di SHG GuitarShow e RitmiShow 2016. I cancelli si apriranno tra poco, e non potete permettervi di mancare!
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