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Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni
Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni
di [user #17844] - pubblicato il

Quando uno dei marchi che hanno portato la musica nelle case degli italiani ed esportato la manifattura italiana nel resto del mondo annuncia la volontà di avviare nuovi stabilimenti per una produzione di serie tutta made in Italy, l'affare è di Stato. Eko Music Group ci spiega il progetto.
Eko è uno di quei rari marchi che, anche alle orecchie dei profani, è subito sinonimo di "musica". In Italia come all'estero, l'azienda marchigiana ha fatto storia segnando in maniera indelebile l'epoca beat e formando intere generazioni di musicisti a seguire.
Oggi Eko Music Group vanta un'intensa attività di distribuzione per firme del calibro di Martin, PRS e Marshall, solo per citarne alcune. Nella veste di costruttore, invece, la vocazione di offrire "uno strumento per tutti" ha portato il catalogo a concentrarsi sulla fascia entry level, con una produzione orientale che miscela alcuni grandi classici nostrani con repliche dei modelli più apprezzati nella tradizione d'oltre oceano.
Il 2017 però si apre con una notizia che farà correre un brivido lungo la schiena di qualunque appassionato delle chitarre Eko e del made in Italy in generale: Eko tornerà a produrre strumenti in Italia.

La prospettiva di un catalogo studiato con logiche e prezzi industriali, ma con la qualità della manifattura italiana, fa venire l'acquolina a molti, e in attesa che il sipario si sollevi sui primi modelli in programma abbiamo contattato l'azienda per rubare qualche anticipazione in esclusiva per voi.
Al grido di "Make Eko great again", pur senza alcun riferimento politico (visti i tempi!), a risponderci è Massimo Varini, Vision, Concept and Design per Eko Guitars.

Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni

Pietro Paolo Falco: Sappiamo che state allestendo un laboratorio apposito per la produzione italiana. Ci sarà una catena dall'approccio più industriale come fanno già le grosse aziende che producono, per esempio, in USA o avrà una dimensione boutique e custom?
Massimo Varini: Come sai, dopo la fortunata serie MIA, l’AD Stelvio Lorenzetti (o CEO per dirla in modo internazionale) mi ha chiesto di assumermi la responsabilità di Project Leader per il rilancio del marchio Eko Guitars, rilancio che doveva necessariamente passare diverso tanti step indispensabili che in questa chiacchierata vedrò di elencarti nel modo più conciso possibile.
All’inizio del mio rapporto con Eko Guitars il deal era certamente quello di riuscire a riportare in Italia la produzione o almeno parte di essa. Ma non poteva essere fatto di colpo. Prima era necessario riposizionare la credibilità del brand sul mercato, continuando ad avere come obiettivo quello di costruire chitarre economiche dall’indiscutibile grande rapporto qualità/prezzo. Quindi avere chiara la vision e la mission del progetto.
Come primo step ho chiesto al grandissimo Liutaio Roberto Fontanot di Verona di collaborare al progetto facendoci “dono” delle sue incredibili conoscenze, non solo in ambito di liuteria, ma anche di processi produttivi industriali, uso dei disegni 3D, Autocad, macchine a Controllo numerico (CNC) e tanto altro.
Fortunatamente la stima e l’affetto che ci legano hanno fatto sì che questo connubio fosse possibile.
Senza che ti racconti cosa Eko sia riuscita a fare in questi anni... anche se avere la Ranger Vintage Reissue tra i top seller di Guitar Center negli USA è un grande traguardo, arriviamo ai giorni nostri e rispondo alla tua domanda.

Roberto si è trasferito da Verona a Montelupone, ingrandendo, migliorando e focalizzando il suo laboratorio. Ora è proprio dentro al grandissimo stabilimento Eko, seppure con una sua indipendenza poiché Roberto è un “cavallo di razza” e “appartiene alla Scuderia Eko” ma mantiene la sua attività di Liutaio per i grandi professionisti che continuano ad avvalersi del suo prezioso operato.
In questo laboratorio ci occupiamo di fare R&D (come già facevamo io e lui a Verona), ma anche la prima “piccola” produzione di chitarre. Per il momento abbiamo realizzato le quattro chitarre masterbuilt della serie Element che hanno anche la versione economica orientale (la serie Standard che ricalca da vicino le caratteristiche e la serie Lite che è il primo prezzo). Anche la chitarra acustica Profumosa che è la “mamma” delle chitarre acustiche con shape 018 (noi chiamiamo 018 una forma che potrebbe essere ricondotta alle Orchestra Model di Martin o Auditorium di Taylor, ma con uno shape disegnato personalmente da me sul Rhino e supervisionato per la fattibilità da Roby).
Al momento siamo a un livello di prototipazione e piccola produzione, diciamo quindi Custom.
Stiamo lavorando alla prima chitarra boutique che però avrà dei costi molto contenuti grazie ad alcuni processi costruttivi ottimizzati da Roberto.

PPF: I costi del lavoro italiano sono notoriamente altissimi. Come avete ottimizzato la catena?
MV: Roberto ha realizzato tutti i disegni in 3D e quindi la lavorazione avviene con un CNC (macchina a controllo numerico). Questo semplifica e abbatte i costi notevolmente, ma calcola che siamo ancora in fase di studio, stiamo usando non solo la calcolatrice per i costi delle materie prime (per lo più italiane) ma anche il cronometro per la mano d’opera.
Vorremmo fare tutto con materie prime italiane ma purtroppo palissandro e mogano da liuteria qui da noi non ci sono, ma usiamo Abete Italiano che è tra i più pregiati e ricercati al mondo.

Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni

PPF: Tornando all'inizio dell'avventura, qualche anno fa all'annuncio della collaborazione con Roberto Fontanot. Dapprima si è trattato di piccole serie, abbastanza difficili da reperire. Possiamo aspettarci una copertura vasta nei negozi che servite già in qualità di distributori?
MV: Come ti dicevo abbiamo dovuto “riposizionare” la credibilità di Eko Guitars.
Prima della serie MIA e poi del nuovo catalogo che è stato presentato al Namm 2014, Eko aveva chitarre che raramente arrivavano ai 180€ al pubblico.
Sono tante le chitarre delle serie EVO, +MIA ed EGO, MV Signature oltre alla Oliviero Pigini che sono state acquistate e che stanno facendo felici tanti chitarristi... chitarre fino a 1.100€.
I tempi sono maturi. Le Masterbuilt sono state fatte solo su ordinazione, sicuramente il prezzo così alto da alta liuteria ci hanno permesso di venderle in mercati diversi (Giappone e Sud America dove abbiamo anche alcuni importanti testimonial).
Le nuove made in Italy saranno “di serie” e quindi il progetto diventerà più di concetto boutique... ma lo sforzo sarà di stare con una chitarra acustica Made in Italy sotto i 1.500€.
Quindi il progetto è quello di riuscire a fare chitarre di serie in modo industriale ma con amore. Stiamo cercando di mettere le basi per poter fare, a distanza di tanti anni, una fabbrica di chitarre che abbia un potenziale sufficiente per rifornire il mercato Italiano e internazionale, ma certo ipotizzare adesso numero di pezzi e copertura e distribuzione è prematuro. Facciamo così: diamoci appuntamento per un punto della situazione a fine anno 2017 e ti spiegheremo meglio tutto il progetto, che a quel punto sarà già operativo.

PPF: Non vedo l'ora, e i lettori di Accordo saranno i primi a essere aggiornati a riguardo! Tornando alla linea di produzione, vedremo tornare in Italia classici come la Cobra e la Ranger o saranno tutti modelli inediti?
MV: È stato oggetto di diverse riunioni. Al momento la Ranger ha diversi modelli. Il primo è la chitarra da “primo prezzo” e poi c’è la versione VR (Vintage Reissue). Entrambi con e senza parte di amplificazione.
L’idea è quella di fare qualcosa che sia una prosecuzione del progetto, senza ancorarsi a nomi o caratteristiche specifiche.
Sicuramente le acustiche saranno anche Bolt On (manico avvitato) perché è stata proprio la Eko la fonte ispiratrice di altri brand (Robert Taylor nel suo libro cita proprio Eko come riferimento… e infatti usa per le sue chitarre un sistema di ancoraggio del manico con le viti, diverso da quello adottato da Martin che incolla).
Ma stiamo andando oltre: vogliamo fare una chitarra che sia performante ma lontana dal peso della Ranger che era conosciuta come un carro armato.
Roberto ha lavorato a un sistema di giunzione manico corpo che alleggerisca il peso, barre in fibra di carbonio al posto di truss rod per alleggerire il manico e soprattutto aumentare la qualità del suono. La differenza timbrica è importante!
Le viti saranno in materiale leggero, le meccaniche saranno anch’esse in una fibra leggerissima. Lo strumento sta nascendo con delle caratteristiche pazzesche!

Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni

PPF: Puoi darci qualche anticipazione sui tempi? Tra quanto vedremo le nuove Eko nei negozi?
MV: Stiamo andando veloci per presentare lo strumento al Musikmesse di Francoforte. Successivamente comincerà la produzione ma credo che prima di ottobre sarebbe troppo ottimistico... dobbiamo anche fare parecchi test.
Ma le novità saranno tante. Eko Guitars, grazie ai contatti di Roberto con le Università e gli istituti professionali, sta cercando di rilanciare il lavoro della produzione delle chitarre. Ne vedremo delle belle, magari non a brevissimo ma ce la stiamo mettendo tutta.
Poi non dobbiamo dimenticare che non si tratta “solo” di costruire le chitarre. C’è un iter molto lungo che passa attraverso lo studio grafico (all’interno di Eko Music Group c’è un ottimo reparto grafico), la parte Web (sempre interno a EMG), fotografie, comunicazione... diciamo che ho il mio bel da fare per far rendere al meglio la squadra... Potrei considerarmi un po’ come un CT o un allenatore, ma la squadra è fatta da personalità e professionalità ottime! Sono proprio contento.
L’azienda e tutto il Direttivo sta investendo in questo progetto. So bene che servirà del tempo ma Eko tornerà grande!
Dal 2014 abbiamo visto un raddoppio del fatturato e segni molto positivi, anzi estremamente positivi di affezione al brand.
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Sito Eko Music Group
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Commenti
di Claes [user #29011] - commento del 06/02/2017 ore 10:46:22
Make Eko great again!!!
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 06/02/2017 ore 11:03:37
Mah... Spero che trovino il giusto compromesso. Io non sono affatto uno degli entusiasti dei frutti maturati fino ad ora. Sicuramente i numeri son positivi grazie soprattutto alla presenza di un gran promoter come Varini, in cui molti ripongono cieca fiducia, ma gli strumenti sfornati a me non hanno fatto gridare al miracolo (per usare un eufemismo...), soprattutto se confrontati con la concorrenza nella stessa fascia. Spero sappiano fare di meglio con questa produzione italiana.

PS. La foto in copertina mi ha illuso si parlasse di un ritorno alle forme classiche con qualità moderna...
Rispondi
di Cukoo [user #17731] - commento del 06/02/2017 ore 12:57:34
In bocca al lupone!
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/02/2017 ore 13:32:49
Scusate ma questa intervista mi è un po' oscura: in primo luogo non ho capito se la nuova produzione rimarrà limitata alle acustiche o si spingerà anche alle solid body poichè i nomi citati (ed i prezzi) fanno riferimento solo alle prime.
Premesso poi che non sono un intenditore del marchio, da quanto so, in epoca moderna, Eko ha a catalogo alcuni modelli di solid body a basso costo che ricalcano grandi classici pur con piccole differenze di design. La produzione vedrà nuovi modelli o migliorerà la qualità di quanto già a catalogo? Ultima domanda, che chitarra è quelal che Varini sfoggia nella foto?
Una sola considerazione: è quantomeno particolare che un articolo in cui si auspica il ritorno alla produzione in Italia sciorini numerosi termini in inglese nonostante esista il corrispettivo nel nostro vocabolario. Magari se proviamo ad essere un po' italiani (mica autarchici, per carità) anche noi i fasti della produzione nostrana possono trovare miglior supporto.
Ciao
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 06/02/2017 ore 14:45:21
La nera è una AIRE lite, la natural è una AIRE standard, entrambe della attuale produzione asiatica. Io ho provato la nera, una delle peggiori chitarre che abbia mai provato e il problema non è il luogo di nascita, ma proprio la qualità scarsissima dello strumento.
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 07/02/2017 ore 00:52:26
Intendi una delle peggiori chitarre, anche considerato il prezzo vero? Io non le ho mai viste e provate, so solo che costano 150€, quindi non avrei aspettative importanti...
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 11:52:07
Posso solo dirti che non ho provato una singola Yamaha Pacifica, Ibanez GIO, o Harley Benton così brutta. Tasti taglienti, mal rifiniti, praticamente grezzi; pickups pessimi, mi ricordano quelli delle Kramer prima fascia di 10 anni fa; elettronica rumorosa; Hardware, in generale, sotto la media. Per non parlare del settaggio di fabbrica vergognoso e delle finiture piuttosto grossolane. Mi è anche sorto il dubbio di aver beccato io proprio uno strumento uscito male, ma giusto 2 giorni fa parlavo con un'altra persona, ben più titolata di me, che confermava tutte le mie (pessime) impressioni. Io non la comprerei mai, a chi intende comprarla consiglierei CALDAMENTE, la prova con mano; e già questo, da solo, è un punto a sfavore per questa Eko, dato che nel 2017 si può tranquillamente comprare una entry level a scatola chiusa visti gli standard della concorrenza.

Una entry level di questo livello era tollerabile 10 o 15 anni fa, oggi è completamente fuori luogo. Restando in Eko, per dire, una banalissima 300v attuale da 90 euro mi è sembrata migliore nella sua semplicità.

Quindi si, chitarra - secondo me - pessima anche se confrontata con le dirette concorrenti e doppiamente pessima se si considera, per esempio, la scelta scellerata delle meccaniche in configurazione 4+2 che limita anche le possibilità di modifica a prezzi modici. In questa fascia è una scelta progettuale incomprensibile.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736] - commento del 07/02/2017 ore 11:59:07
non ho capito a quale modello e prezzo ti riferisci.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 12:03:45
Aire Lite, la nera visibile nella foto di cui chiedeva l'amico più sopra. Prezzo attorno ai 180 euro, paragonabile agli altri strumenti che ho citato.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736] - commento del 07/02/2017 ore 12:09:11
Ma Aleck scusa siamo qui a comprare pedalini overdrive tutti da 100 e passa euro quando va bene , chi di noialtri si compra una acustica entry level di quel prezzo e con quale aspettativa? siamo fuori target per giudicare il suo mercato.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 12:19:09
Una elettrica entry level e, che lo si voglia o no, quello è il mercato a cui FINO AD ORA la Eko si è rivolta maggiormente, almeno in fatto di chitarre elettriche, che è ciò di cui sto parlando.

Di questa serie, di questo strumento in particolare proprio alla Eko si è fatto un gran parlare, lo hanno presentato come una entry level rivoluzionaria. Io sto solo dicendo che questo strumento in particolare mi ha molto deluso, non essendo capace di competere per qualità con gli altri marchi presenti nello stesso segmento di mercato. La fascia entry level è una delle più interessanti al momento per lo sviluppo enorme che sta avendo, la Eko in questo campo è anacronisticamente ingabbiata negli standard del passato.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 12:23:25
Poi, io ho parlato di questa elettrica entry level perchè un accordiano ha chiesto informazioni riguardo a questo preciso modello, non per altro.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 12:07:27
Comunque non voglio scatenare nessuna polemica. Invito chiunque sia interessato a provarla, il campione di cui ho esperienza io non è statisticamente rilevante.

Eko è un marchio serio, son sicuro che può fare di più.
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 07/02/2017 ore 16:06:16
Grazie x la risposta. Capisco bene la tua delusi...ci sono cose che sono soggettive, il suono dei pickup, la facilità o meno di usare la leva, la scorrevolezza e le dimensioni del manico. Altre, come le finiture, il capotasto, i tasti etc..che invece dovrebbero avere un minimo di qualità oggettiva, anche in chitarre economiche.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 19:40:06
Esattamente, hai capito perfettamente il motivo della mia amarezza.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 11:57:33
Ci tengo a specificare che non sono affatto un hater del marchio, anzi! Se mi scaldo un po' è proprio perchè credo che il potenziale ci sia e dovrebbero sfruttarlo meglio, puntando su stile e sostanza più che sul passaparola eminente. Davvero non riesco a comprendere nè apprezzare alcune scelte e alcuni prodotti. Sarà un mio limite.

Spero veramente che questa produzione made in italy di fascia medio-alta raggiunga buoni livelli qualitativi e che soprattutto sappia mantenere degli standard elevati e stia più attenta alla progettazione. Fino ad ora, almeno nelle produzioni orientali, ho trovato il tutto molto discutibile e continuo a pensare che buona parte della ripresa del marchio sia merito esclusivo di un buon promoter come Varini, in cui molti ripongono cieca fiducia.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736] - commento del 07/02/2017 ore 12:04:06
beh non è che Fontanot si è trasferito da tempo armi e bagagli alla Eko lasciando la sua Verona per andare a fare il palo.. da una parte c'è Varini che ci mette la faccia e dall'altra Fontanot che ci mette le mani. È difficile pensare ad un modo migliore per rimettersi in gioco alla grande . Varini è un entusiasta per natura, uno che riesce a farti venire l'acquolina in bocca anche se mastica una cipolla per il modo in cui apprezza le cose. Oltre ad essere un gran musicista e smanettone.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 12:13:04
Soffermandosi solo sui nuovi progetti e parlando delle elettriche (perchè il mio discorso si rivolge alle elettriche) posso dire che fino ad ora ho visto dei progetti - secondo me, che non sono nessuno - parzialmente discutibili almeno per la prima fascia, delle serie entry level che non dico siano di scarsa qualità ma sicuramente non rispettano elevati standard qualitativi e una serie made in Italy da 4000 euro, che non dico non sia di qualità strabiliante, ma non ho capito come si giustificano 4000 euro. Io spero che questa nuova serie sia il "volano della crescita". Tutto qui. Non voglio davvero nè fare polemica nè screditare il marchio a cui sono anche affezionato. Le cose che ho visto fino ad ora non mi hanno per niente convinto, tutto qui. Non metto in discussione la preparazione e la bravura di chi ci lavora, ma qualcosa da migliorare secondo me c'è e non si tratta proprio di piccoli dettagli. Poi non escludo che mi stupiscano con questa nuova serie: io parlo del passato recente del marchio, non posso prevedere il futuro! :-)
Rispondi
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 07/02/2017 ore 14:04:26
Se provi a dare una giustificazione al prezzo di certi prodotti ragionando unicamente sul valore delle singole componenti non ne verrai mai fuori. Se ti assembli una Punto pezzo per pezzo supererai il prezzo di vendita in maniera sconsiderata, la produzione in serie serve proprio ad abbattere i costi di produzione, garantendo prezzi bassi per i clienti finali e margini di guadagno adeguati per l'impresa. La serie ammiraglia di Eko risponde ad una logica totalmente opposta, vuole collocarsi in una fascia di mercato che restituisce prestigio al marchio con chitarre prodotte su ordinazione e altamente personalizzabili, nonché, a giudicare dalle immagini, costruite con soluzioni particolareggiate e materiali di qualità. E d'altronde mi ricordo di aver letto in altri lidi che le produzioni di Fontanot non siano mai state economiche, giustamente. E' la stessa cosa che ha fatto Alfa Romeo con la Giulia Quadrifoglio e con lo Stelvio Quadrifoglio e First Edition, come a voler dire "Guardate, anche noi sappiamo fare auto da 80000€" e a giudicare da quello che scrivono tutte le riviste di settore la mossa è stata azzeccata. Poi l'esemplare sfortunato nella fascia entry level può sempre capitare. Nelle acustiche io provai diverse Mia, agli albori della collaborazione con Varini; non mi piaceva il suono ma non ne ho incontrata nessuna con i difetti che evidenzi tu e da quanto mi dicono altre persone che hanno provato e comprato le nuove, oltre che dei proprietari di negozi di strumenti con i quali parlo ogni tanto, la qualità è costantemente in crescendo.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 07/02/2017 ore 14:20:16
No, non sto cercando di "dare una giustificazione al prezzo di certi prodotti ragionando unicamente sul valore delle singole componenti". Anzi, è proprio per questo che cerco di giustificare il prezzo in altro modo e non mi spiego i 4000 euro. Con i 4000 di una Shur o una PRS, ad esempio, io non compro solo 3 chili di mogano e ferraglia varia, mi pare evidente. I 4000 euro di una Shur o una PRS hanno dietro tutta una serie di "valori aggiunti" a giustificarli. Il lavoro di un bravo liutaio, da solo, non giustifica quel prezzo. Con 4000 euro posso rivolgermi ad un qualsiasi liutaio come lo stesso Fontanot e farmi costruire uno strumento (e mezzo, se non due) che, a conti fatti, ha lo stesso identico "valore" della mia Eko ma, a differenza della Eko, è cucito sulle mie esigenze. Il marchio PRS aggiunge prestigio, storia, rivendibilità, riconoscibilità, è questo il plus rispetto al nome di un liutaio X; il marchio Eko lo fa? Secondo me no. Il marchio Eko, per il momento, mi promette di farlo; ma, no, ancora non lo fa.

Qualche tempo fa feci il parallelismo con il mondo delle moto, più di questo non so aggiungere: vai al link

Ovviamente, questa è solo una mia opinione.
Rispondi
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 07/02/2017 ore 14:47:04
Ma è proprio questo il punto, quella serie marchiata Eko è costituita da chitarre totalmente artigianali, altamente personalizzabili e prodotte su ordinazione. Quindi il valore aggiunto c'è ed il prezzo è totalmente in linea con prodotti analoghi. Non sono copie semplici di Stratocaster da 2800€ (e ce ne sono tante che raggiungono questi prezzi) ma chitarre costruite secondo studi specifichi condotti con chi è sicuramente più in grado di me di apprezzare le differenze tra un tipo di palissandro ed un altro. La Aire per dirne una ha quel battipenna a filo con il body che è qualcosa di meraviglioso e le meccaniche in fibra di carbonio, che non trovi su altre chitarre di pari fascia. Il prezzo è una conseguenza diretta del messaggio in termini di marketing che si vuole lanciare e per me è del tutto giustificato in quest'ottica. Poi se funzionerà o meno importa poco, ma non credo ci sarebbe differenza alcuna se quelle chitarre fossero costate 1000€ in meno, dato che molti farebbero comunque il tuo stesso ragionamento. Io mi sto ponendo in un'ottica diversa da quella di un cliente, anche perché al momento non potrei esserlo neanche se costassero 1500€. Però, visto che non guadagnerò mai 10000€ al mese, se dovessi fare la follia nella vita di spendere una cifra così importante per una chitarra, che di sicuro terrei per sempre con me, non escluderei la possibilità di rivolgermi a Eko/Fontanot per avere uno strumento eccezionale su misura, invece che una PRS o una Suhr prodotte in serie. Ovviamente sto accantonando le valutazioni sul peso del brand e sulla rivendibilità, che, trattandosi di un acquisto fatto da una persona che cose così può permettersele forse una volta nella vita, passano in secondo piano. Chi gravita nell'orbita delle Custom Shop fa bene a fare altri ragionamenti.
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 10/02/2017 ore 19:30:05
Terminologia in inglese: è più facile avere tutto in inglese dal quale partono termini tecnici moderni. Credo che sia proprio meglio... almeno per me che non sono in grado di conoscere le traduzioni di un buon numero di parole!
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 06/02/2017 ore 15:41:30
Le persone che hanno una eko attuale, almeno quelle che ho incontrato, non sono entusiasta. Certo che parlare di raddoppi di fatturato, quando il fatturato del marchio era prossimo allo zero, è semplice. Aspettiamo di vedere una chitarra che batta davvero la concorrenza. In bocca al lupo.
Rispondi
di fraz666 [user #43257] - commento del 06/02/2017 ore 16:27:20
bravi! in bocca al lupo
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 06/02/2017 ore 21:07:10
"ma lo sforzo sarà di stare con una chitarra acustica Made in Italy sotto i 1.500€."
Buonanotte! Chi comprerà una chitarra EKO,pur se fatta in italia(industrialmente!), a poco meno di 1500€?
Fatemi sapere.
Rispondi
di gioy_80 [user #37588] - commento del 06/02/2017 ore 21:41:19
Mah... in effetti ho avuto una sola esperienza con una Eko, di qualità pessima. Avevo già una Yamaha sempre di quella fascia di prezzo (150-200 euro), ma è enormemente migliore: legni più belli e migliori anche al tatto, suono decisamente migliore, finiture migliori e di parecchio. Infatti la Yamaha ce l'ho ancora e, pur con i suoi limiti, mi diverte, la Eko l'ho data via schifato. Onestamente dopo quella "scottatura", 1500 euro non le spenderei per una Eko anche se mi raccontassero che è fatta dai migliori liutai del mondo. Pregiudizi? Molto probabilmente sì, ma per quel che mi riguarda credo guarderei altri marchi più fidati (Sigma o alri). Credo anche che come valore dell'usato una Sigma, una Lakewood, una Takamine, si rivendano meglio... ma forse no, boh.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 06/02/2017 ore 23:31:26
Cercavo una chitarra corde in nylon per sostituire la mia vecchia AEX,venduta manico troppo stretto al capotasto per il resto ottima,mi incuriosiva la Eko Mia Nylon...provata assieme ad una Yamaha NTX700,(prezzo simile, 100€ in più per la Yamaha) c'era un mondo di differenza, a favore della Yamaha naturalmente e quindi puoi immaginare come è andata a finire ;-)
Rispondi
di nawa utente non più registrato - commento del 06/02/2017 ore 22:11:59
eccole vai al link
Rispondi
di giambibolla [user #5757] - commento del 07/02/2017 ore 00:04:43
Montelupone è un borgo bellissimo
Rispondi
di biolotti [user #13907] - commento del 10/02/2017 ore 23:45:30
C'è la Taverna dell'Artista, ottimo ristorante
Rispondi
di JoeManganese [user #43736] - commento del 07/02/2017 ore 04:15:3
io invece della Eko anni fa ho comprato una fender malibu acustica. bellissima e allo stesso prezzo. parliamo del 1986. Una schifezza di chitarra che di bello aveva solo l'estetica . Il suono e il manico orrendi. Da allora pregiudizi zero. La Eko non poteva essere che meglio della Fender. In bocca al lupo alla Eko e alla gente che ci sta provando !
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 07/02/2017 ore 08:29:23
Anch'io mi sento di fare un grosso in bocca al lupo a Eko, se ha deciso di uscire da una fascia che non si addice alla produzione made in Italy.
Il tempo, e la qualità dei prodotti (se sarà tale) ci diranno.
Una acustica Eko appena sotto i 1.500 euro dovrà suonare benissimo, per trovare spazio nel mercato. Vediamo.
Rispondi
di warburg [user #43590] - commento del 07/02/2017 ore 10:00:50
Sarà dura farsi spazio, anche pensando alla orrida legislazione del lavoro italiana, e in generale alla pessima atmosfera fiscale intorno all'imprenditoria. Ma tanti auguri a Eko italiana :)
Rispondi
di nix [user #8287] - commento del 07/02/2017 ore 11:34:2
Io sono estremamente soddisfatto della mia +MIA 018. Manico molto comodo, amplificazione di qualità, strumento molto piacevole da suonare sia amplificata che in acustico. Certo non risuona come una Martin da 2000eu, ma costa anche un quarto. Non conosco le produzioni precedenti, al cui riguardo ho sentito pareri molto discordanti, ma queste a mio avviso funzionano molto bene. La uso da più di un anno come unica chitarra acustica. Avevo provato anche io Yamaha nella stessa fascia di prezzo, ma da amplificata mi era piaciuta di più la Eko.
Rispondi
di FBASS [user #22255] - commento del 07/02/2017 ore 13:11:40
Che bella notizia, così potrò ricomperarmi il basso EKO a freccia con il pickup inclinato DeArmond che avevo nel 1968, era il mio terzo basso della EKO, dopo il modello 1100 bianco madreperlato ed il successivo 1150 rosso brillantinato( questo l'ho posseduto fino ad una quindicina d'anni fa, ho sbagliato a darlo via ), ho già trovato una acustica EKO Junior di 50 anni fa molto simile alla mia prima chitarra in assoluto , una EKO Fiesta comperata nel 1966 a lire 7000, poi un Tone Bender VOX Made in Italy by EKO e ne cerco ancora ( avevo una delle prime Ranger 12 con la scritta in corsivo piccola sulla paletta, le meccaniche con palettine in plastica bianca a zig-zag e il manico verniciato nero sul retro, anno 1966), FBASS.
Rispondi
di fraz666 [user #43257] - commento del 08/02/2017 ore 11:44:13
Io ho l'idea che l'obiettivo di questi nuovi modelli 'di qualità' non sia guadagnarci direttamente (ne venderanno pochi) ma sia servire da traino per la serie economica che avrà un incremento di qualità e quindi prezzo. Muoversi dalla fascia dei 100€ (dove già fanno modelli di tutto rispetto) per arrivare competitivi ai 200/300€ dove ci si scontra con veri colossi.
Del resto è fuori dubbio che costruire in cina costi poco ma se si considera che la metà delle chitarre che arrivano sono da buttare/aggiustare e che ogni tot mesi bisogna insegnargli da capo il lavoro perché hanno un turnover pazzesco non è così assurdo riportarsi a casa la produzione cercando di tener bassi i prezzi.
Sta tutto nella gestione e nelle cifre, e immagino che questo discorso non riguardi solo la Eko
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di bettow [user #30179] - commento del 09/02/2017 ore 00:27:37
Poco più di 30 anni fa il negoziante della mia città mi convinse a comprare una eko (CX), era di fascia media e a suo dire qualitativamente superiore alle elettriche di marchi blasonati, pur costando meno. Mi lasciai convincere. Era effettivamente una ottima chitarra, ma dopo qualche mese non seppi resistere al fascino di una Fender Stratocaster, che proprio in quel periodo iniziava le produzioni giapponesi e le Fender avevano finalmente un prezzo accessibile. Non ci pensai 2 volte, vendetti la Eko e acquistai la Stratocaster (che ho tutt'ora). Sono passati 30 anni e la Gibson continua a produrre repliche vintage, così come la Fender. La chitarra elettrica è sempre lo stesso strumento da più di 50 anni, e oggi come allora quei marchi hanno un appeal irraggiungibile. Per farla breve mi chiedo come farà la Eko a essere attrattiva quando esistono Stratocaster e Les Paul nella stessa fascia di prezzo.
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di JackDynamite [user #14761] - commento del 09/02/2017 ore 00:52:51
vogliamo le Cobra. di tutto il resto ce ne frega ben poco!
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di JackDynamite [user #14761] - commento del 09/02/2017 ore 00:52:53
vogliamo le Cobra. di tutto il resto ce ne frega ben poco!
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di TidalRace [user #16055] - commento del 09/02/2017 ore 17:45:35
La mia esperienza con la Eko risale ad alcuni lustri fa, provai un basso originale e pesantissimo ma con un grande manico, suono e legni stupendi. Ricordo anche con piacere i modelli di chitarre come la CX33 e la M24 con pickup Di Marzio humbucker. Credo che avessero come molte Eko dei manici estremamente comodi. Non conosco le produzioni odierne ma ritengo che la scelta di aprire un nuovo stabilimento in Italia, dove non si sa, sia una scelta coraggiosa e in controtendenza e da quello che leggo ci sarebbe grande voglia di elettriche e bassi con le forme dei tempi d'oro. Un grande in bocca al lupo alla Eko per questa iniziativa che spero darà lavoro a tante persone.
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di gerlop [user #44005] - commento del 10/02/2017 ore 11:29:40
Mi associo a un lettore che ha reclamato, giustamente, l'uso della lingua italiana sugli strumenti italiani. L'odiosa pecca di scrivere in inglese la si riscontra anche sui pedali di manifattura italiana. Cosa costa scrivere nella NOSTRA lingua le serigrafie dei i connettori e dei controlli? E' made in Italy o made in "Inglesitaly"?
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di Salvog [user #26748] - commento del 10/02/2017 ore 18:51:20
Finalmente !!!

A prescindere da EKO sinonimo di esemplare distribuzione, ero stanco, invero, di associare il buon nome ad una produzione inferiore alla media !
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di Salvog [user #26748] - commento del 10/02/2017 ore 18:52:21
Affrettatevi quindi, mi serve una ottima semiacustica made in Italy, CRIBBIO !
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di biolotti [user #13907] - commento del 11/02/2017 ore 00:20:45
Ho una piccola Eko dei primi '60, una Varini Mia delle prime 200, una Ranger 12 del 50mo (300 pz). Che dire: in bocca a Montelupone cara Eko! Dove si mangiano anche delle ottime sguince alla Taverna dell'Artista! Buone Note a tutti!
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