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Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni
Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni
di [user #17844] - pubblicato il

Quando uno dei marchi che hanno portato la musica nelle case degli italiani ed esportato la manifattura italiana nel resto del mondo annuncia la volontà di avviare nuovi stabilimenti per una produzione di serie tutta made in Italy, l'affare è di Stato. Eko Music Group ci spiega il progetto.
Eko è uno di quei rari marchi che, anche alle orecchie dei profani, è subito sinonimo di "musica". In Italia come all'estero, l'azienda marchigiana ha fatto storia segnando in maniera indelebile l'epoca beat e formando intere generazioni di musicisti a seguire.
Oggi Eko Music Group vanta un'intensa attività di distribuzione per firme del calibro di Martin, PRS e Marshall, solo per citarne alcune. Nella veste di costruttore, invece, la vocazione di offrire "uno strumento per tutti" ha portato il catalogo a concentrarsi sulla fascia entry level, con una produzione orientale che miscela alcuni grandi classici nostrani con repliche dei modelli più apprezzati nella tradizione d'oltre oceano.
Il 2017 però si apre con una notizia che farà correre un brivido lungo la schiena di qualunque appassionato delle chitarre Eko e del made in Italy in generale: Eko tornerà a produrre strumenti in Italia.

La prospettiva di un catalogo studiato con logiche e prezzi industriali, ma con la qualità della manifattura italiana, fa venire l'acquolina a molti, e in attesa che il sipario si sollevi sui primi modelli in programma abbiamo contattato l'azienda per rubare qualche anticipazione in esclusiva per voi.
Al grido di "Make Eko great again", pur senza alcun riferimento politico (visti i tempi!), a risponderci è Massimo Varini, Vision, Concept and Design per Eko Guitars.

Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni

Pietro Paolo Falco: Sappiamo che state allestendo un laboratorio apposito per la produzione italiana. Ci sarà una catena dall'approccio più industriale come fanno già le grosse aziende che producono, per esempio, in USA o avrà una dimensione boutique e custom?
Massimo Varini: Come sai, dopo la fortunata serie MIA, l’AD Stelvio Lorenzetti (o CEO per dirla in modo internazionale) mi ha chiesto di assumermi la responsabilità di Project Leader per il rilancio del marchio Eko Guitars, rilancio che doveva necessariamente passare diverso tanti step indispensabili che in questa chiacchierata vedrò di elencarti nel modo più conciso possibile.
All’inizio del mio rapporto con Eko Guitars il deal era certamente quello di riuscire a riportare in Italia la produzione o almeno parte di essa. Ma non poteva essere fatto di colpo. Prima era necessario riposizionare la credibilità del brand sul mercato, continuando ad avere come obiettivo quello di costruire chitarre economiche dall’indiscutibile grande rapporto qualità/prezzo. Quindi avere chiara la vision e la mission del progetto.
Come primo step ho chiesto al grandissimo Liutaio Roberto Fontanot di Verona di collaborare al progetto facendoci “dono” delle sue incredibili conoscenze, non solo in ambito di liuteria, ma anche di processi produttivi industriali, uso dei disegni 3D, Autocad, macchine a Controllo numerico (CNC) e tanto altro.
Fortunatamente la stima e l’affetto che ci legano hanno fatto sì che questo connubio fosse possibile.
Senza che ti racconti cosa Eko sia riuscita a fare in questi anni... anche se avere la Ranger Vintage Reissue tra i top seller di Guitar Center negli USA è un grande traguardo, arriviamo ai giorni nostri e rispondo alla tua domanda.

Roberto si è trasferito da Verona a Montelupone, ingrandendo, migliorando e focalizzando il suo laboratorio. Ora è proprio dentro al grandissimo stabilimento Eko, seppure con una sua indipendenza poiché Roberto è un “cavallo di razza” e “appartiene alla Scuderia Eko” ma mantiene la sua attività di Liutaio per i grandi professionisti che continuano ad avvalersi del suo prezioso operato.
In questo laboratorio ci occupiamo di fare R&D (come già facevamo io e lui a Verona), ma anche la prima “piccola” produzione di chitarre. Per il momento abbiamo realizzato le quattro chitarre masterbuilt della serie Element che hanno anche la versione economica orientale (la serie Standard che ricalca da vicino le caratteristiche e la serie Lite che è il primo prezzo). Anche la chitarra acustica Profumosa che è la “mamma” delle chitarre acustiche con shape 018 (noi chiamiamo 018 una forma che potrebbe essere ricondotta alle Orchestra Model di Martin o Auditorium di Taylor, ma con uno shape disegnato personalmente da me sul Rhino e supervisionato per la fattibilità da Roby).
Al momento siamo a un livello di prototipazione e piccola produzione, diciamo quindi Custom.
Stiamo lavorando alla prima chitarra boutique che però avrà dei costi molto contenuti grazie ad alcuni processi costruttivi ottimizzati da Roberto.

PPF: I costi del lavoro italiano sono notoriamente altissimi. Come avete ottimizzato la catena?
MV: Roberto ha realizzato tutti i disegni in 3D e quindi la lavorazione avviene con un CNC (macchina a controllo numerico). Questo semplifica e abbatte i costi notevolmente, ma calcola che siamo ancora in fase di studio, stiamo usando non solo la calcolatrice per i costi delle materie prime (per lo più italiane) ma anche il cronometro per la mano d’opera.
Vorremmo fare tutto con materie prime italiane ma purtroppo palissandro e mogano da liuteria qui da noi non ci sono, ma usiamo Abete Italiano che è tra i più pregiati e ricercati al mondo.

Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni

PPF: Tornando all'inizio dell'avventura, qualche anno fa all'annuncio della collaborazione con Roberto Fontanot. Dapprima si è trattato di piccole serie, abbastanza difficili da reperire. Possiamo aspettarci una copertura vasta nei negozi che servite già in qualità di distributori?
MV: Come ti dicevo abbiamo dovuto “riposizionare” la credibilità di Eko Guitars.
Prima della serie MIA e poi del nuovo catalogo che è stato presentato al Namm 2014, Eko aveva chitarre che raramente arrivavano ai 180€ al pubblico.
Sono tante le chitarre delle serie EVO, +MIA ed EGO, MV Signature oltre alla Oliviero Pigini che sono state acquistate e che stanno facendo felici tanti chitarristi... chitarre fino a 1.100€.
I tempi sono maturi. Le Masterbuilt sono state fatte solo su ordinazione, sicuramente il prezzo così alto da alta liuteria ci hanno permesso di venderle in mercati diversi (Giappone e Sud America dove abbiamo anche alcuni importanti testimonial).
Le nuove made in Italy saranno “di serie” e quindi il progetto diventerà più di concetto boutique... ma lo sforzo sarà di stare con una chitarra acustica Made in Italy sotto i 1.500€.
Quindi il progetto è quello di riuscire a fare chitarre di serie in modo industriale ma con amore. Stiamo cercando di mettere le basi per poter fare, a distanza di tanti anni, una fabbrica di chitarre che abbia un potenziale sufficiente per rifornire il mercato Italiano e internazionale, ma certo ipotizzare adesso numero di pezzi e copertura e distribuzione è prematuro. Facciamo così: diamoci appuntamento per un punto della situazione a fine anno 2017 e ti spiegheremo meglio tutto il progetto, che a quel punto sarà già operativo.

PPF: Non vedo l'ora, e i lettori di Accordo saranno i primi a essere aggiornati a riguardo! Tornando alla linea di produzione, vedremo tornare in Italia classici come la Cobra e la Ranger o saranno tutti modelli inediti?
MV: È stato oggetto di diverse riunioni. Al momento la Ranger ha diversi modelli. Il primo è la chitarra da “primo prezzo” e poi c’è la versione VR (Vintage Reissue). Entrambi con e senza parte di amplificazione.
L’idea è quella di fare qualcosa che sia una prosecuzione del progetto, senza ancorarsi a nomi o caratteristiche specifiche.
Sicuramente le acustiche saranno anche Bolt On (manico avvitato) perché è stata proprio la Eko la fonte ispiratrice di altri brand (Robert Taylor nel suo libro cita proprio Eko come riferimento… e infatti usa per le sue chitarre un sistema di ancoraggio del manico con le viti, diverso da quello adottato da Martin che incolla).
Ma stiamo andando oltre: vogliamo fare una chitarra che sia performante ma lontana dal peso della Ranger che era conosciuta come un carro armato.
Roberto ha lavorato a un sistema di giunzione manico corpo che alleggerisca il peso, barre in fibra di carbonio al posto di truss rod per alleggerire il manico e soprattutto aumentare la qualità del suono. La differenza timbrica è importante!
Le viti saranno in materiale leggero, le meccaniche saranno anch’esse in una fibra leggerissima. Lo strumento sta nascendo con delle caratteristiche pazzesche!

Eko torna a produrre in Italia: da Massimo Varini le prime indiscrezioni

PPF: Puoi darci qualche anticipazione sui tempi? Tra quanto vedremo le nuove Eko nei negozi?
MV: Stiamo andando veloci per presentare lo strumento al Musikmesse di Francoforte. Successivamente comincerà la produzione ma credo che prima di ottobre sarebbe troppo ottimistico... dobbiamo anche fare parecchi test.
Ma le novità saranno tante. Eko Guitars, grazie ai contatti di Roberto con le Università e gli istituti professionali, sta cercando di rilanciare il lavoro della produzione delle chitarre. Ne vedremo delle belle, magari non a brevissimo ma ce la stiamo mettendo tutta.
Poi non dobbiamo dimenticare che non si tratta “solo” di costruire le chitarre. C’è un iter molto lungo che passa attraverso lo studio grafico (all’interno di Eko Music Group c’è un ottimo reparto grafico), la parte Web (sempre interno a EMG), fotografie, comunicazione... diciamo che ho il mio bel da fare per far rendere al meglio la squadra... Potrei considerarmi un po’ come un CT o un allenatore, ma la squadra è fatta da personalità e professionalità ottime! Sono proprio contento.
L’azienda e tutto il Direttivo sta investendo in questo progetto. So bene che servirà del tempo ma Eko tornerà grande!
Dal 2014 abbiamo visto un raddoppio del fatturato e segni molto positivi, anzi estremamente positivi di affezione al brand.
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