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Ibanez RGIT20FE elegante ignorante
Ibanez RGIT20FE elegante ignorante
di [user #116] - pubblicato il

Con il manico through-body, gli EMG attivi e il ponte fisso la RGIT sembra essere l’arma perfetta per il metallaro moderno. L’abbiamo messa in mano al nostro Alessandro Crippa per mettere alla prova l’Iron Label con una Mesa Mark V e una tonnellata di distorsione.
Le Ibanez RGT sono da sempre sinonimo di eleganza e cattiveria, grazie alla costruzione con un manico in sette pezzi di acero e noce, through body e corpo in frassino. La versione Iron Label può vantare un look ancora più personale. Il nero satinato con venature in rilievo fa coppia con l’ebano usato per la tastiera, con 24 tasti jumbo. L’hardware brunito è anch’esso di ottima qualità. Si parte dalle meccaniche autobloccanti Gotoh fino al ponte fisso Gibraltar, nella versione II, aggiornata e migliorata.

L’elettronica è stata affidata a EMG. In particolare abbiamo una coppia di humbucker attivi 60 al manico e 81 al ponte, controllati da un selettore a tre posizioni con un kill switch, per gli amanti di Randy Rhoads e i tamarri in genere. 

Inutile dire che le geometrie della RGIT sono da velocità pura. Tastiera ultra-piatta con radius da 400mm (16’’) e uno spessore che varia dai 19 ai 21mm. I tasti jumbo completano il quadro e rendono l’Ibanez davvero uno strumento performante che non mette limiti nemmeno agli shredder più veloci. 

La scelta del ponte fisso la rende uno strumento particolarmente adatto anche alle ritmiche e, soprattutto, alle drop-tuning sempre più utilizzate e che poco si sposano con i ponti flottanti. 

Quando ci si approccia a uno strumento dall’aria così estrema, si è subito portati a pensare che il clean, qualora presente, non possa che essere freddo, scarno e tagliente. Niente di più falso. Gli EMG sparati nella Mark V sanno dire la loro anche quando il gain è quasi a zero. Sono, logicamente, affetti da quella leggera compressione che li contraddistingue, ma lo spettro delle frequenze è coperto completamente, senza buchi o vuoti attorno alle medie. Questo ci lascia da subito ben sperare anche per il crunch. Qui la RGIT si fa un po’ più desiderare, perché a causa dell’output generoso si fatica a restare nel range di guadagno comunemente attribuito al crunch. Vuole passare oltre, ma lo sappiamo bene che il concetto è relativo e quindi ci gustiamo la pasta piena e potente, soprattutto sulle basse, che scaturisce dalla 2x12 con coni Vintage 30.

Ibanez RGIT20FE elegante ignorante

Il sustain è una delle principali armi della Ibanez. Cresce al crescere del guadagno, ovviamente e permette di tenere note lunghe fino al sopraggiungere del feedback senza la minima fatica. Questo è sicuramente merito tanto dell’elettronica quanto della struttura con manico passante attraverso il body. 

Da non dimenticare sicuramente anche il contributo del ponte fisso che sembra essere strutturato proprio al meglio per consentire il corretto trasferimento delle vibrazioni delle corde al corpo. Inutile dire che quando ci si sposta nei territori propri del metal, anche più estremo, la Iron Label non teme rivali. Fa la voce grossa è prepotente e, a tratti, sa essere anche ignorante. Può essere utilizzata con facilità quanto per lo shred quanto per delle ritmiche incazzate, in perfetto sincrono con un doppio pedale a 200000bpm. 




La RGIT20FE è da considerarsi la gemella cattiva della classica RGT, è nera, è opaca, è potente. Sicuramente non brilla per dinamica, non è la regina del crunch, ma quando c’è da abbattere muri a suon di djent sa esattamente come fare. Viene offerta a un prezzo che si attesta intorno ai 1000 euro. È una chitarra però che offre dotazioni di tutto rispetto, da considerarsi quasi un top di gamma e che comunque non fa rimpiangere certo la spesa.   


Ibanez è un marchio distribuito da Mogar Music
 
chitarre elettriche ibanez rgit20fe
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Commenti
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 10/02/2017 ore 07:59:05
A me piace un sacco, ma forse questo dipende anche dai miei gusti musicali. In ogni caso mi sto convincendo sempre più che quando deciderò/potrò prendere un'altra chitarra sarà un'Ibanez, o una semiacustica o una di queste ignoranti eleganti!
P.s: le neckthrough sono una gioia per gli occhi!
Rispondi
di tormaks [user #26740] - commento del 11/02/2017 ore 10:54:00
Cosa significa "djent"? E' abbastanza chiaro che a che fare coi volumi..ma mi sfugge in toto il significato. Vi ringrazio in anticipo se sapete darmi la traduzione.
Rispondi
di And96 [user #41601] - commento del 11/02/2017 ore 11:06:14
Con il termine Djent si intende un "genere" musicale derivato dal progressive metal. Il nome deriva dal suono che emettono chitarre accordate millemila toni sotto (sono molto diffuse le 7/8/9 e persono 10 corde) con quantità di distorsione immensa e palm mute come se piovesse. Alcuni gruppi, giusto per sentire le sonorità che ti dicevo sono i Meshuggah (definiti i capostipiti del genere), i Periphery, Tesseract, Animals As Leaders, Skyhabor e Textures.
Rispondi
di jdessi [user #27382] - commento del 17/02/2017 ore 11:27:14
Dai maligni viene chiamato anche il genere del sistema binario: il tab dei pezzi djent è una sequenza interminabile di 0 e 1 ...
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di FakkWylde [user #46330] - commento del 11/02/2017 ore 11:45:28
Articolo molto interessante alla lettura ma non altrettanto nel comparto audio/video. Il secondo in due mesi dove fatico a capire se si sta recensendo la chitarra o il chitarrista.
Comprensibile che il video sia pensato come integrativo ma qualche parola... dai. Dare l'idea di parlare col pubblico e non quella di suonare in casa propria uno strumento da recensire non sarebbe male. Ne gioverebbero tutti.
Personalmente preferirei leggere l'articolo e poi sentire la controparte audio: le sensazioni che da il cambio dei pick-up, lo switch, il controllo volume, le dimensioni del manico, il peso della chitarra, il tipo di corde, l'accordatura, dei paragoni con altri modelli...
Il titolo del video dice Recensione - Ibanez RGIT ecc... ma è tutto fuorché una recensione. E` una prova di qualche riff e assolo di qualche minuto ma non una recensione.
Ecco, mi piacerebbe che il recensore mi desse la sensazione non solo di fare pubblicità a un modello (buona o brutta che sia) ma che sia un potenziale acquirente intento a far sua la chitarra.

Magari ogni trimestre fare il punto della situazione con le chitarre provate dall'autore dell'articolo per rimarcare differenze, pregi e difetti, preferenze... così se uno mette in preventivo di fare un salto in un negozio si è già fatto una mezza idea di cosa andare a provare.
Rispondi
di alberto [user #3] - commento del 11/02/2017 ore 15:47:39
Sei da poco tra noi quindi è probabile che tu non abbia letto la nostra idea sulle prove, per cui lo ripropongo.
Siamo convinti che qualunque prova, per quanto fatta con strumenti di altissima fedeltà e ambienti acusticamente perfetti (quindi improponibile per i nostri budget) per una ragione semplice: su quella chitarra manca la *tua* (inteso il lettore) mano, una componente della catena del suono ancora più significativa dell'hardware. Il caso estremo è Stevie Ray Vaughan, che suonava Stevie Ray Vaughan con Number One nel Dumble come con una Teisco da pochi dollari nel Roland Cube.
Come giustamente sottolinei tu, i nostri test hanno lo scopo di raccontare uno strumento e dare una idea - sia pure parziale e incompleta - della sua personalità, con l'obiettivo di dare informazioni per capire se quello strumento merita il tempo di una prova dal vivo in negozio. Ma fare più di così sarebbe un investimento improduttivo, perché non c'è microfono Neumann che possa competere in sensibilità con le dita di chi quello strumento lo dovrà suonare, dita che possono avere gusti e percezioni totalmente diverse da quelle del nostro (bravissimo) dimostratore.
Sono 25 anni che ci riflettiamo sui test: ci occupassimo di auto potremmo dare numeri di laboratorio, ma siamo arrivati alla conclusione che il feel di una chitarra non si misura in numeri e che le impressioni sono troppo soggettive per avere una qualunque utilità.
Rispondi
di FakkWylde [user #46330] - commento del 11/02/2017 ore 17:10:18
Grazie per la risposta ma... che sono qui "da poco" non direi :)
Ho approfittato dell'acquisto dell'ultimo manuale per fare la registrazione ma sono anni che seguo accordo.
Conosco anche la "politica" sulle prove dei prodotti ma i video sono, appunto, prove.
Sono consapevole che il modo migliore per farsi un'idea precisa è quello di provare di persona ma nulla vi vieta di rendere più partecipi gli "strumentisti" nei video.

A volte fa più piacere sentire un riff accennato e stoppato e "adesso sentiamo i pick-up al ponte" e ripreso piuttosto che 2 minuti filati dove si fanno le varie prove pick-up. Un conto è leggere l'articolo e poi guardare il video che, in due minuti, fa le prove del suono senza quasi fermarsi, altra cosa è sentirlo mentre ci da le specifiche a voce "in tempo reale".
Poi bisogna tenere presente che anche una prova personale in negozio può essere falsata, a meno di non portarsi tutta la propria strumentazione da casa, quindi non ci vedo niente di sconveniente a dare anche un piccolo parere soggettivo sullo strumento o una comparativa a fine articolo. Ma forse questo spetta agli utenti?
Rispondi
di gerlop [user #44005] - commento del 13/02/2017 ore 11:37:18
Mi sembra una buona chitarra, anche se per avere un' Ibanez di un certo livello si deve spendere un po' di soldi in più rispetto ad alcune marche...questo è un mio parere personale, ovviamente. Riguardo agli EMG attivi, personalmente non li prediligo più di tanto, anche se sono buoni pickups. Da quando ho scoperto i Tesla attivi - ma anche passivi - me ne sono innamorato perché le note, soprattutto sui bassi, sono ben nitide e definite, per nulla impastate...vai al link
Rispondi
di THE_Luke [user #31235] - commento del 14/02/2017 ore 13:55:06
top di gamma è un parolone (in ibanez si oltrepassano i 3000).
Detto cio, la trovo una chitarra assolutamente bellissima!
Rispondi
di Ged03 [user #37912] - commento del 18/02/2017 ore 20:47:14
kill switch...cosa si intende?
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