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Eko Ranger: nascita e rinascita di un mito
Eko Ranger: nascita e rinascita di un mito
di [user #3] - pubblicato il

Sogno per l'intera generazione beat, oggetto di culto anche per il pubblico internazionale, la dreadnought di Recanati ha giocato un ruolo centrale per la cultura musicale degli anni 60 e 70 e promette di farlo di nuovo in un prossimo futuro.
Il sogno chitarristico italiano degli anni '60 è lo stesso per tutti o quasi i ragazzi: la Eko Ranger 12 corde. Quando la chitarra esplode come straordinario mezzo di incontro e socializzazione (lo resterà per i successivi vent'anni almeno), nessuno strumento ha successo quanto la colossale, pesante, generosa, scintillante Eko folk. Non le americane Gibson e Martin (di cui ancora si sa poco, perché la letteratura manca totalmente, e comunque costano cifre inaccessibili), non le europee Hofner e Vox. Il sogno è la Ranger a 12 corde, indossata dagli eroi del tempo, protagonista delle storie d'amore zuccherose del beat come delle prime ingenue "canzoni di protesta". E presente nella gran parte dei dischi di successo: se in un "45 giri" c'è un suono acustico, con tutta probabilità è una Eko.

Eko Ranger: nascita e rinascita di un mito

Non sono certi i numeri di vendita della Ranger originale, ma sono senza dubbio numeri importanti: qualcuno dice "quasi 200mila prodotte" ed è un dato realistico, perché in quegli anni la Ranger ce l'hanno proprio tutti, perfino Jimmy Page, anche se a farla vendere non solo in Italia è l'esercito di "capelloni" beat che domina l'industria discografica. La Eko reserà un best seller da inizio anni '60 fino all'esplosione di Beatles e Rolling Stones, con l'avvento della musica psichedelica indotta dagli acidi e gli strumenti d'Oltreoceano.

Fino alla nascita della Ranger, la produzione di Eko è centrata su una gamma di apprezzatissime elettriche moderne. La più nota è la Ekomaster, con una strepitosa finitura "perlinata" di chiara derivazione batteristica e un sacco di bottoni translucidi. Ma il successo incredibile della Ranger (prodotta anche col marchio Vox per il mercato anglosassone) fa spostare l'attenzione e la produzione dell'azienda di Pigini, che all'improvviso inonda il mondo con le sue acustiche.

Eko Ranger: nascita e rinascita di un mito

Nel 1964 - proprio l'anno in cui Leo Fender vende l'azienda a CBS per la somma incredibile di 13 milioni di dollari - compare la Eko J-52: è una dreadnought di proporzioni generose con il manico incollato. Già nel 1966 acquista la sua configurazione definitiva di "bolt-on" (manico avvitato) e cambia nome in J-54 (J-56 per la dodici corde): diventerà ufficialmente "Ranger" nel 1967.

È una chitarra imponente, che strizza l'occhio alle dreadnought americane di Kalamazoo, ma è ancora più grande e squadrata, interamente realizzata in laminato, top incluso, anche se non sembra finché non la si prende in mano: pesa molto, anche a causa dell'attacco manico-corpo, che però consente di eliminare il tacco garantendo un'accessibilità ai registri alti sconosciuta alle americane, anche grazie alla possibilità di regolare l'action inclinando il manico e agendo sul ponte regolabile.

Il suono della cassona di compensato è perfetto per gli accompagnamenti, con un forte contenuto percussivo che rende la Ranger (soprattutto in versione XII) uno dei più validi e apprezzati strumenti ritmici dell'epoca. La si sente, ancora oggi, andando a spulciare tra le vecchie collezioni di "45 giri" di quegli anni: la Ranger 12 corde è inconfondibile e salta fuori ovunque ci sia uno strumming acustico. Ha alcune idiosincrasie sonore (bassi e acuti deboli, la voce è tutta medie) e strutturali (paletta debolissima, bastava un colpetto per farla saltare), ma nel complesso è uno strumento generoso.

A fine anni '60 la Ranger acquista anche un pickup, rigorosamente magnetico, fissato a fine tastiera, controllato da due sfacciati potenziometri sul top. Resta sostanzialmente immutata nella struttura fino al 1973, quando acquista un'estetica più semplice, ma una catenatura migliore del top e una verniciatura più sottile. resterà in produzione ancora per una decina d'anni, subendo la concorrenza sempre più agguerrita delle chitarre americane, poi andrà in letargo fino al 2008, quando Eko ne ripropone una riedizione prodotta in Oriente, onesta ma non entusiasmante.

Eko Ranger: nascita e rinascita di un mito

La storia si chiude bene: è recente la notizia che la Eko Ranger potrebbe tornare in produzione, ma in Italia, proprio a Recanati, voluta e progettata da teste italiane, costruita con maestria da mani italiane che promettono di mettere in commercio una chitarra ancora migliore dell'originale, con tutte le carte in regola per diventare di nuovo un punto di riferimento non solo nazionale.
chitarre acustiche eko ranger xii vintage
Link utili
Eko torna in Italia
Eko Ranger su Fetishguitars
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Commenti
di MM [user #34535] - commento del 14/02/2017 ore 17:12:17
Per me un mito... me lo sono comprata due anni fa, amplificata Fishmann.
Più che soddisfatto.
Rispondi
di nawa utente non più registrato - commento del 14/02/2017 ore 17:22:03
La rivincita dei fratelli Fuselli :-)
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 14/02/2017 ore 17:31:01
io ho una Melody 12 corde, che in pratica è identica alla Eko in tutto e per tutto (manico avvitato, action regolabile, pesante e mediosa e sempre made in Recanati): qualcuno la conosce?
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di blues65 [user #25832] - commento del 17/02/2017 ore 16:37:51
Io tanti anni fa l'avevo lasciata in macchina... 12 corde e capotasto in metallo... Non l'ho più trovata. Non è che passavi di li quel giorno e... :)
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di pg667 [user #40129] - commento del 18/02/2017 ore 14:06:12
Guarda, l'ho presa ad un negozio di strumenti a Firenze Sud che ha chiuso quasi 3 anni fa, pagata 10€ (qualcuno l'aveva data in cambio). Effettivamente è 12 corde col capotasto in metallo, forse alluminio, e zero fret.
Se sei di Firenze o dintorni e vuoi darle un'occhiata fammelo sapere!
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di alexus77 [user #3871] - commento del 14/02/2017 ore 18:09:05
Bene, e' ora di riportare un po' di buona produzione in Italia. Se hanno già deciso, complimenti alla Eko. Se sono ancora indecisi e guardano al feedback in pezzi come questo per prendere una decisione: forza, che e' ora di rilanciare la produzione nostrana!
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di tittis [user #28285] - commento del 14/02/2017 ore 18:51:10
ne avevo una comperata usata .Non aveva il battipenna, ne ho fatto fare uno tipo quello della Martin. La paletta si era crepata. L'ho incollata con stucco da legno (mezzi di fortuna). Poi l'ho riverniciata di nero (la paletta, ovvio) e al posto della scritta Eko, ci ho dipinto il simbolo di Page "Zozo" in bianco. Chi ne avesse notizie, mi piacerebbe rivederla anche in fotografia...
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 14/02/2017 ore 18:56:05
Messaggio a Fontanot e Varini: se ne fate una mancina vi saldo l' acconto anche subito! Dajie!
Rispondi
di LuigiFalconio85 [user #42411] - commento del 14/02/2017 ore 19:23:29
Sono davveero contento che rilancino la Eko
Rispondi
di Cukoo [user #17731] - commento del 14/02/2017 ore 20:44:36
Prenoto una Ranger 12
Rispondi
di BillyU [user #14094] - commento del 14/02/2017 ore 23:24:53
La ricordo come una chitarra senza voce. Molto meglio (ma costava di più) la Korral Special (però è una 6 corde), che ho acquistato, credo a inizio '70 e ancora possiedo. Non sfigura di fronte alla Gibson J-200. Anzi.
Rispondi
di dantrooper [user #24557] - commento del 14/02/2017 ore 23:51:56
se la rifanno in Italia, è la volta buona che la compro!
Rispondi
di Baconevio [user #41610] - commento del 15/02/2017 ore 07:57:56
se la rifanno in italia poi voglio proprio vedere il prezzo...
Rispondi
di SilverStrumentiMusicali [user #36241] - commento del 15/02/2017 ore 08:28:58
Propongo la tua santificazione seduta stante.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 15/02/2017 ore 10:22:12
E se la rifanno pari pari a quella storica, voglio vedere anche chi sarà disposto a pagarlo quel prezzo :-D
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 15/02/2017 ore 10:24:21
Però se la rifanno, poi voglio anche che voi rifacciate una cosa così per presentarla: vai al link :D
Rispondi
di ares [user #1335] - commento del 15/02/2017 ore 13:44:46
Io ho una E-Ros Nebraska 12 corde con il pick-up, acquistata usata nel 1980 circa.
Mi sembra molto simile alla Ranger 12. Qualcuno si ricorda se E-Ros fosse un marchio di Eko o un suo subfornitore, con diritto a produrre anche in proprio?
Rispondi
di nawa utente non più registrato - commento del 15/02/2017 ore 17:24:53
www.fetishguitars.com/le-marche-brands/e-ros/ vai al link
Rispondi
di djangolives [user #4893] - commento del 16/02/2017 ore 08:53:06
Ho appena acquistato una XII del 1968, versione americana con tailpiece anziché con i classici 12 pin (quindi senza il rischio di sollevamento del ponte a causa della tensione delle corde).
Confermo tutto, dal peso "importante" al battipenna in bachelite. Mi ha fatto un certo effetto leggere nel retro della paletta made in Italy...
Quando deciderò di buttar via le corde nuove (che inspiegabilmente il vecchio proprietario ha montato prima della spedizione) le darò la pulizia e quel minimo di set up che si merita. Per il momento me la godo così visto che suona perfettamente.

OT: all'astuccio coetaneo (ma non originale) con il quale mi è arrivata, in cartone pressato e rivestito, manca solo lo spago per sembrare un bagaglio da emigranti dell'inizio del secolo scorso
Rispondi
di stratoFrance [user #8570] - commento del 16/02/2017 ore 15:00:06
Un amico che vende oggetti antichi un giorno mi chiama "Fra, vieni in negozio da me che in magazzino ho trovato una chitarra", la mente ha iniziato a fantasticare per tutto il giorno, poi arrivato al negozio mi ha fatto vedere la EKO 12 corde (del 1979), ci ho abbastanza goduto (sinceramente speravo ci fosse una F. o una G. ...non si sa mai), ma grazie a lui l'ho scoperta, un gran bel suono!
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di biggiorgione [user #43441] - commento del 17/02/2017 ore 07:23:24
Amici cari, non siete lucidi! La Eko era una chitarra mediocre che all'epoca si suonava perchè di più facile reperibilità e di costo inferiore rispetto ai noti brand americani. Io ne ho possedute diverse, erano pesanti, ingombranti, con un chilo di vernice dello spessore di glassa su una torta ed erano, da un punto di vista sonoro, appena accettabile la dodici corde e insuonabile la sei. Le dodici corde sono chitarre ruffiane che per chi non è abituato a suonarle, sembrano un orchestra, ma vi assicuro, perchè le ho avute e suonate per anni che se confrontate con una buona Gibson o una Martin o una Guild, potete tranquillamente, al di la del valore feticistico, appenderle al muro come oggetto di arredamento o più produttivamente accomodarle nel tepore del camino....per chi ce l'ha.
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di biggiorgione [user #43441] - commento del 17/02/2017 ore 07:28:25
Aggiungo il commento di un caro amico, chitarrista acustico da sempre e persona estremamente competente sui "legni non amplificati". Alla mia richiesta di cosa pensasse delle nuove ranger, premetto che di mestiere lui vende chitarre acustiche, la perentoria risposta fu: " a differenza di altri marchi, queste sono costanti......facevano cagare negli anni settanta e fanno cagare oggi."
Rispondi
di blues65 [user #25832] - commento del 17/02/2017 ore 16:43:32
Facevano cagare fino ad un certo punto... Come chitarra da spiaggia era imbattibile e la 12 corde suonava anche bene per quello che costava!!! Non è che in spiaggia uno si porta la Guild che così fra una canzone e una altra non scopi e hai maltrattato pure la chitarra!!!
Rispondi
di biggiorgione [user #43441] - commento del 17/02/2017 ore 17:00:40
Analisi precisa, corretta e che rende in pieno giustizia alla chitarra oggetto dell'articolo. In poche parole la sintesi di un concetto. Concordo su tutto ciò che hai detto. Tuttavia nel mio intervento, sottolineavo solo che a mio modesto avviso, la ranger non merita di essere glorificata più di tanto. Nel vintage minore non rientra, sempre secondo me, negli strumenti veramente validi ma sottostimati. Al contrario, trattasi di uno strumento qualitativamente non eccezionale....per non dire mediocre, ma ampiamente decantato e sopravvalutato.
Rispondi
di FBASS [user #22255] - commento del 17/02/2017 ore 09:09:12
Del filone "Le cavolate dal pentimento postumo" ( ma questa fu per un'opera di bene ), avevo comperato usata da Alfredo, ceduta al suo negozio dal chitarrista di Peppino di Capri ed ex di Fausto Leali, una Eko 12 corde della fine 1965-inizio 1966, two tone sunburst tendente al verdastro, scritta EKO in corsivo piccola alla paletta, retro del manico verniciato nero e meccaniche aperte con palettine a farfalla zig-zag in plastica bianca; poi visto che un mio operaio FS, chitarrista ma rimasto di basso livello, raccontava piangendo di aver chiesto il trsferimento all'officina di Milano Fiorenza per seguire i figli che avevano trovato lavoro proprio a Milano, gliela regalai e ho comperato invece una Epiphone di inizio era Norlin, modello FT-160, dopo la non buona riuscita di una Fender Shenandoah con un tondino tipo "Manico di scopa" che ne attraversava tutto il corpo ( a non farmi scegliere una Ranger 12 in quegli anni 80 ci fu il fatto che ne avevo viste molte con la paletta staccata anche per urti di lieve entità ), mentre la mia EKO Fiesta, la mia prima chitarra, aveva superato indenne botte paurose e recentemente ne ho comperato una 50naria Junior che è identica, salvo le meccaniche in posizione orizzontale e non alla chitarra classica con asole, FBASS.
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