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Quel batterista metal che ha studiato jazz e ascolta Sting
Quel batterista metal che ha studiato jazz e ascolta Sting
di [user #116] - pubblicato il

Da qualche mese sulla Didattica di Accordo stiamo proponendo le lezioni di batteria metal di Paolo Caridi. Paolo è un giovane e brillante musicista: un metallaro moderno e illuminato con solide radici che affondano nel jazz e passioni che spaziano dalla fusion al progressive. Impegnato su vari fronti (live, studio di registrazione e insegnamento) ve lo facciamo conoscere meglio in questa intervista.
Se per presentarti e farti conoscere meglio ai lettori ti chiedessi di menzionare i tre dischi che ti rappresentano di più e perché, chi menzioneresti?
Ci sono stati tanti dischi che hanno significato davvero tanto per me, alcuni per un discorso più batteristico, altri per un aspetto più musicale o sentimentale. Eccone tre che sono stati fra i più determinanti:
Dream Theater – Images and Words: questo album mi ha segnato per sempre. Avevo 16 anni e lo ascoltai per caso in un negozio di dischi… rimasi a bocca aperta. Un drumming innovativo e mai sentito fino ad allora. Potente, tecnico ma sempre musicale ed al servizio del brano. Lo ascoltai in loop per un’ estate intera! Posso affermare che fu questo album a farmi innamorare del drumming rock/metal moderno.
Sting – Ten Summoner’s Tales: Vinnie Colaiuta dietro alle pelli. Serve aggiungere altro? Scherzi a parte, questo è un disco che ha fatto storia. Ho sempre adorato Sting sia con i Police che in veste di solista ma con questo album a mio avviso ha raggiunto il massimo. “Batteristicamente” è una goduria, una vera e proprio scuola. Dinamiche, musicalità, suoni fantastici. Se si potesse, si dovrebbe rendere l’ascolto di questo capolavoro obbligatorio per qualsiasi batterista (e non solo)!
Dave Weckl – Master Plan: Con questo album sono entrato nel mondo della Fusion e della musica strumentale. Arrivavo da un background più Rock e fu come un fulmine a ciel sereno. Mi innamorai di Weckl e del suo drumming tant’è che iniziai tutta una serie di studi e approfondimenti ad orientamento Jazz/Fusion che ho continuato e sviluppato in tutti questi anni.

Quel batterista metal che ha studiato jazz e ascolta Sting
 
Raccontaci invece in maniera più tradizionale i tuoi studi e la tua formazione.
Ho iniziato a suonare quasi per caso accompagnando in sala prove un gruppo di amici e sedendomi dietro la batteria. Da lì iniziò tutto. Capii che era quello che volevo fare nella vita e così, cominciai a studiare senza sosta cercando di perfezionarmi sempre di più. Mi sono diplomato in un’accademia musicale privata, dopodiché ho frequentato il triennio sperimentale Jazz al conservatorio di Verona. Finito questo percorso ho iniziato a specializzarmi sui generi e le derivazioni che sentivo più “mie” come Rock, Progressive, Metal e Fusion, affiancando tutto a percorsi di studio con alcuni grandi batteristi del panorama Italiano ed internazionale. Continuo tutt’ora a studiare, studiare e studiare. Sono dell’idea che non si debba mai smettere di perfezionarsi e scoprire nuovi aspetti del proprio strumento, ognuno di noi è in continua evoluzione!
 
Cosa hai trovato nel rock e nelle sue derivazioni più robuste, hard e metal, perché diventassero i tuoi generi di riferimento?
Credo che sia un sentimento innato, qualcosa che viene da dentro e non si può controllare. Sono cresciuto con il Rock poi negli anni per passione ed esigenze lavorative mi sono specializzato nell’Hard Rock, nel Progressive e nel Metal. Questi generi mi vengono naturali. Quando mi siedo sulla batteria e improvviso qualcosa senza pensare nascono idee con questa impronta stilistica. Mi piacciono gli sviluppi, le idee e i concetti tipici del Rock/Metal (sempre se musicali). Adoro suonare la doppia cassa e creare nuove applicazioni e mi piace mescolare aspetti tipici di generi differenti per creare nuove idee. Anche la Fusion fa parte del mio background. Ho ascoltato tanti dischi e tanti batteristi di questo genere, l’ho studiata e ci ho fatto anche un paio di album! Credo che mi abbia dato davvero tanto. L’essermi cimentato in altri generi come il Jazz e la Fusion mi ha permesso di migliorare in modo esponenziale il mio genere di riferimento.

Quel batterista metal che ha studiato jazz e ascolta Sting
 
Chi sono i batteristi più importanti nella tua formazione?
Inizialmente i batteristi per me più importanti sono stati: Mike Portnoy, Steward Copeland, Jeff Porcaro, Neil Peart, Vinnie Colaiuta.
Successivamente sono subentrati altri batteristi altrettanto determinanti quali: John Bonham, Simon Phillips, Dave Weckl, Steve Smith, Deen Castronovo, Dennis Chambers, Gregg Bissonette, Tommy Aldridge, Omar Hakim. E sicuramente avrò dimenticato qualcuno!
 
In ambito batteristico quali sono le cose più moderne, innovative e interessanti che ti è capitato di ascoltare ultimamente?
Sicuramente tutto il filone Djent con band come gli Animals As Leaders su tutti. Idee innovative e un drumming dannatamente moderno caratterizzano questo genere, anche se, per i miei gusti, si è superato il limite diventando schiavi della tecnica a discapito della musica. Bisogna riconoscere però che hanno portato ad una nuova concezione stilistica.
Il filone del “Gospel Drumming” che va tanto di moda ultimamente non è da meno con batteristi tecnicamente eccezionali come Chris Coleman, Eric Moore, ecc.
 
In che progetti sei coinvolto?
Da quasi 10 anni lavoro con Michele Luppi (Whitesnake) con il quale ho condiviso il palco ormai ovunque e stiamo continuando la nostra attività live con la Michele Luppi Band con la quale proponiamo brani di Michele e cover dei principali artisti AOR/Hard Rock.
Da qualche settimana è partito ufficialmente un mio nuovo progetto: The Bad Guy Experiment! Assieme a Roberto Drovandi (Stadio), Roberto Priori (Danger Zone, ex 883) e Pier Mazzini (Danger Zone) abbiamo dato vita a questa nuova band. Appena pubblicato il video del nostro primo singolo “Avoid Yawed Flight” (online su tutti i digital store) stiamo raccogliendo ottimi consensi e non possiamo che esserne felici! Nei prossimi mesi procederemo con la pubblicazione di nuovi lavori.
Bad Boys. La band che accompagna il chitarrista Reb Beach (Whitesnake, Winger) nei suoi spettacoli italiani. Ci siamo tolti tante soddisfazioni nei 3 tour precedenti assieme a Reb e stiamo lavorando per ripetere nuovamente questa fantastica esperienza.
Gli Angels & Demons, progetto Power-Fusion con Alex Stornello e Giorgio Terenziani. Fermo da un po’ ormai ma nei prossimi mesi del 2017 potrebbe esserci qualche novità. Ammetto che la voglia di cimentarsi in un nuovo album Fusion è tanta!


 
Mi pare di capire che ti dividi tra insegnamento, lavoro in studio e live. Di ciascuna di queste dimensione quali gli aspetti che ti stimolano di più?L’insegnamento ti riempie di soddisfazioni. Seguire allievi per anni e constatare la loro crescita sullo strumento è un’enorme gratitudine ed è uno stimolo a fare sempre meglio per il bene di chi si ha davanti. Credo che l’aspetto più lusinghiero di questa dimensione sia vedere un proprio allievo che raggiunge degli obiettivi ai quali puntava da anni.
Lavorare in studio lo adoro. Ho avuto e ho tutt’ora la fortuna di lavorare a molti progetti discografici sia come membro effettivo che come turnista e ogni volta rivivo la stessa fantastica sensazione. Per me lo studio è un mondo a sé dove riesco ad alienarmi da tutto e a dare il massimo divertendomi ogni volta. Adoro sperimentare con diverse strumentazioni, testare nuove microfonazioni, accordature e lavorare sul suono.

Quel batterista metal che ha studiato jazz e ascolta Sting

Reputo il lavoro in studio una Scuola che ti cambia, ti rende consapevole ti tanti aspetti e ti permette di crescere in modo fondamentale.
Il live penso sia la parte più divertente e galvanizzante del nostro lavoro, quella per la quale tutti probabilmente abbiamo iniziato a suonare. Anche questa reputo sia una “scuola” imprescindibile, che non si può apprendere da metodi ma va vissuta sulla propria pelle. Ogni live è un’esperienza a sé con difficoltà e imprevisti ma allo stesso tempo tante emozioni ed energia. Questo è sicuramente ciò che più mi piace, l’energia che si instaura su di un palco fra tutti i componenti e che riesce ad arrivare fino al pubblico. Impagabile!
 
Ci descrivi la tua strumentazione?
Il mio set può variare in base alle situazioni, ai progetti o alle esigenze ma generalmente quello che prediligo è così composto:
- Cassa 22”x20”
- Rullante 14”x5.5”, 14”x8”
- Toms 10”x8” - 12”x9”
- Timpani 14”x14” – 16”x16”
- Hi-Hat 14”
- Hi-Hat 12”
- Ride 22”
- Splash 10”
- Crash 17”, 18”, 19”
- Stax 10”/12”
Da più di 5 anni in oltre sono endorser delle bacchette Vater che mi accompagnano in ogni mia situazione.
 
Cosa devono aspettarsi i nostri lettori dalle tue lezioni Suggerimenti e sviluppi su come poter applicare un’idea o un concetto didattico. Ho deciso di non focalizzare l’attenzione su esercizi prettamente metodici o scolastici, bensì voglio dare delle dimostrazioni di come un esercizio o un rudimento possano essere applicati e trasformati in qualcosa di musicale. La serie di pillole didattiche che stanno uscendo in questi mesi hanno come protagonista la doppia cassa. Molti mi chiedono: come posso applicare quel rudimento con i piedi? Come faccio a creare groove di doppia cassa musicali? Ecco, il mio intento è quello di portare esempi che permettano di capire in che direzione sviluppare le nostre idee partendo da una figura o un da concetto basilare. Spero vi piacciano gli argomenti trattati e che possiate trarne idee e spunti interessanti! Colgo l’occasione per ringraziare la redazione di Accordo e tutti i lettori.
Buon divertimento!



Nelle lezioni pubblicate fino ad ora su Accordo Paolo ha parlato di:
Doppia cassa & modulazioni metriche
atteria. Ispirandoci al sound di band come Messuggah o Planet X lavoreremo sulle modulazioni metriche, le RME. Mantenendo invariata una pulsazione di partenza, muoveremo la posizione di hi-hat e rullante creando suggestive illusioni ritmiche.

Shuffle in doppia cassa
Batteria. Affrontiamo uno dei groove di doppia cassa cha hanno fatto storia. Esplosivo quanto travolgente e di grande musicalità,il "Bouble Bass Shuffle" richiede uno studio approfondito ed un’accurata dedizione a livello di coordinazione e precisione.

Doppia cassa: terzine & "Three Stroke Ruff"
Sappiamo tutti quanto sia travolgente suonare tappeti di doppia cassa in terzine e quartine di ottavi o sedicesimi. Però, esaurito l’entusiasmo iniziale di aver aggiunto questo traguardo tecnico, limitarsi a esecuzioni così lineari può diventare, in breve, noioso.
interviste paolo caridi
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La pagina di Paolo Caridi
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Commenti
di francescosireno [user #36194] - commento del 24/02/2017 ore 10:21:59
studiare 20 anni tecnica e teoria per poi suonare le cover
...
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 24/02/2017 ore 10:39:30
tipo quei lavativi dei jazzisti
Rispondi
di francescosireno [user #36194] - commento del 24/02/2017 ore 10:43:02
dipende, ci sono jazzisti sublimi e jazzisti sequencer
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 24/02/2017 ore 10:44:22
però fanno cover
Rispondi
di francescosireno [user #36194] - commento del 24/02/2017 ore 10:46:40
il jazzista sublime non fa mai cover, la maggior parte compone pezzi suoi.
Vedi Scofield, Pat Metheny, Zawinul, Scott Henderson, Joshua Redman, etc etc etc
Rispondi
di RozzoAristocratico [user #17844] - commento del 24/02/2017 ore 10:50:37
In pratica hai nominato tutti artisti che hanno almeno un disco a testa di (o con) standard in curriculum :D
Rispondi
di francescosireno [user #36194] - commento del 24/02/2017 ore 10:52:54
se vorrai essere onesto intellettualemente non paragonerai gli standard jazz maestosamente riproposti in una visione moderna da questi artisti rispetto alle cover dei kiss.
Rispondi
di RozzoAristocratico [user #17844] - commento del 24/02/2017 ore 10:56:4
Se una cosa è fatta bene, lo sarà sia che si tratti di una cover dei Kiss, sia che si tratti di una "maestosa riproposta" di uno standard ;)
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 26/02/2017 ore 11:25:55
Va bene, ma non so se i primi si possano considerare musicisti come i secondi.
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 24/02/2017 ore 10:55:34
Tutti hanno suonato anche cover (penso li chiamino standard nel jazz), compresi quelli che hai citato, quindi non capisco la tua affermazione iniziale.
Rispondi
di PaoloCaridi [user #45156] - commento del 24/02/2017 ore 16:54:10
Ciao! Se leggi attentamente l'intervista spiego bene che i miei attuali progetti sono praticamente tutti di musica inedita. Stesso discorso vale per i progetti ai quali ho preso parte in passato. Buona musica!
Rispondi
di francescosireno [user #36194] - commento del 24/02/2017 ore 10:58:07
Infatti vedo che non capite, amen.
Peccato, povera italia.
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 24/02/2017 ore 11:01:33
Spiegati meglio, scendi al nostro livello.
Rispondi
di francescosireno [user #36194] - commento del 24/02/2017 ore 11:06:13
non è questione di livello superiore o inferiore, ma di binario diverso, non mi reputo migliore di voi.
Però sono stanco di vedere talenti sprecati che, invece di mettere tutte le loro energia nella creazione di qualcosa di nuovo e originale, macinano ore e ore sullo strumento solo per soddisfare l'ego personale. Potrebbe esserci qualcosa di più, qualcosa di superiore, sia a livello di soddisfazione personale del musicista sia a livello di scena musicale.
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 24/02/2017 ore 11:16:10
Lo vedi anche nel caso di questo articolo?
Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 24/02/2017 ore 11:48:23
Visto che nell'intervista che stai commentando vengono presentate almeno due band con cui viene proposta musica originale la domanda è: hai letto, prima di commentare?
Rispondi
di dantrooper [user #24557] - commento del 24/02/2017 ore 13:38:13
mi è piaciuto molto il brano del video.
che bello: ho scoperto un nuovo artista ed una nuova produzione musicale.
mi sento molto vicino a Paolo quanto a percorso d'ascolti ed applicazione sullo strumento, amando anch'io rock, hard rock e metal di base, ma studiando, ascoltando ed amando altri generi quali la fusion, il jazz, il funky ed il blues.
Rispondi
di PaoloCaridi [user #45156] - commento del 24/02/2017 ore 17:07:31
Grazie mille!!
Rispondi
di Merkava [user #12559] - commento del 24/02/2017 ore 14:35:33
ב"ה
Bel brano, ottimo drumming!
E' un piacere scoprire musicisti di buon talento! Relativamente alla polemica, se posso umilmente esprimere un'opinione, non vedo un nesso diretto tra le "ore di volo" che abbiamo incamerato sullo strumento e cio' che alla fine ci si trova a fare per mantenersi. C'e' sempre un margine di compromesso e di adattamento in ogni ambito professionale. L'essenziale secondo il mio modesto punto di vista non e' tanto fare covers o meno quanto trovare la propria voce, autentica, sullo strumento.

Buona musica a tutti!
Rispondi
di PaoloCaridi [user #45156] - commento del 24/02/2017 ore 17:08:03
Grazie mille!
Rispondi
di regius [user #24288] - commento del 27/02/2017 ore 18:29:15
La musica non si divide in cover o inediti ma in brani belli o brutti. Meglio grandi cover (ancora meglio se suonate da performer di livello come i compagni di palco di Paolo) tutta la vita, che gli inediti cantati e suonati in modo piuttosto approssimativo dalle cosiddette band Indie.
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 24/03/2017 ore 15:11:16
Non sono batterista ma lo sarò appena rinato. In prove con la primissima band, capitava che mancasse il batterista e lo sostituivo. Era una batteria a doppia cassa e setup per mancino. Da allora ho cominciato una analisi sistematica del groove e sound della batteria. E anche capito che.una doppia cassa non.era per "fare scena".
Covers OK e si possono fare versioni riarrangiate e certe volte meglio degli originali. Si accumula esperienza per cose proprie.
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