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Tendenze musicali contemporanee
Tendenze musicali contemporanee
di [user #45976] - pubblicato il

La musica sta bene, se noi la facciamo stare bene. Se si sa dove cercare, dietro lo strato di radio e televisioni esiste un sottobosco di artisti di livello eccelso e in costante crescita. Per trovarli, però, bisogna prima smettere di fossilizzarsi tra chitarre e chitarristi.
Da un po' di tempo seguo questo sito ricco di informazioni e ho spesso notato una serie di caratteristiche nel modo di intendere la musica che, al di là dell’insindacabile gusto personale, mi hanno spesso lasciato perplesso e anche curioso in quanto totalmente disallineate rispetto al modo in cui vivo la musica da studente, docente e (nel mio piccolo) performer.

La prima cosa che ho notato è una visione molto chittarrocentrica della musica che, se da un lato può essere comprensibile perché la storia del proprio strumento è importante, dall’altra la vedo ogni giorno come una caratteristica quasi esclusiva dei chitarristi in primis e degli appassionati di alcuni generi molto specifici come rock, metal, blues e affini poi.
Giornalmente parlo, suono e mi confronto con strumentisti di vario genere e stile, e quasi nessuno è così fissato sul proprio strumento, tranne singoli casi che non permettono di farla assurgere a tratto di un'intera categoria. Vedo sassofonisti (o trombettisti, o bassisti, aggiungete strumento a caso) studiare e trascrivere altri sassofonisti, trombettisti, pianisti e chi più ne ha più ne metta, ascoltare e comprare dischi dove il loro strumento non è presente e andare a vedere concerti di nomi più o meno importanti della musica in generale, indipendentemente da quello che suonano. I chitarristi lo fanno molto meno, quando lo fanno, sempre concentrati sulla chitarra tanto da ignorare gran parte dei nomi presenti e passati dei musicisti non direttamente legati alla chitarra o alla musica da essa prodotta.

Questo ha purtroppo creato anche una certo ristagno nel linguaggio, i grossi nomi della chitarra contemporanea (dai più giovani ma già affermati come Guthrie Govan, Greg Howe fino agli ormai storici ma sempre attivi come Frank Gambale, Steve Vai e molti altri che tutti conosciamo) vengono ascoltati solo dai chitarristi o quasi, fanno eccezione pochi nomi come Pat Metheny o Allan Holdsworth.
Personalmente, gli unici chitarristi che so per certo venire trascritti con una certa regolarità (ma non spesso) anche da altri strumentisti sono:
- Django Reinhardt, caso però a parte (è stata una delle figure capostipiti del jazz manouche, stile che fa ampio uso di chitarra, violino e fiati quali sax alto e clarinetto)
- Charlie Christian, ormai purtroppo caduto in disuso e uno dei primi veri chitarristi elettrici della storia, in passato studiato per l’ispirazione data ai musicisti di una generazione successiva alla sua che portarono alla rivoluzione bebop
- Wes Montgomery, autore di alcuni standard rimasti di uso comune alle jam in giro per il mondo come "West Coast Blues", "Full House" e alcuni altri
- il sempreverde Jim Hall, che ha davvero trasceso il suo strumento, dal punto di vista del linguaggio.

Tendenze musicali contemporanee

So che questa può sembrare in contraddizione con quanto affermato prima, cioè che gli altri strumentisti studiano tutto (quindi anche la chitarra in teoria), ma è più chiaro se si prende in considerazione il ristagno del linguaggio a cui accennavo: trascrivete un assolo di Govan o Howe e confrontatelo con una trascrizione di Michael Brecker (faccio un esempio fra molti) in uno dei dischi dei Brecker Brother. Le frasi sono le stesse, solo che Brecker le faceva trent'anni fa. Per questo a nessuno importa. A nessuno a parte i chitarristi, che ascoltano solo i dischi dei chitarristi, e siamo da capo.
Questo ovviamente si riflette anche sul modo in cui vengono concepiti i dischi: prendete un disco di un chitarrista a caso e togliete le parti di chitarra. Nella gran parte dei casi avrete un disco fatto di un tappeto di accordi e di una ritmica piuttosto stagnanti sulla quale il chitarrista fa dei voli dall’inizio alla fine di ogni brano. Prendete un disco di Miles Davis e togliete le parti di tromba: avrete comunque un disco fantastico con momenti magici di interplay tra i musicisti e grandi assolo fatti dal piano, dal sax, dalla chitarra, dalle tastiere o dalla batteria.

La seconda cosa che ho notato, strettamente legata alla prima, è un’attenzione quasi totalizzante a un numero molto ristretto dei prodotti che la musica ci ha dato nei secoli, o anche solo nel '900, che non sia rock, blues o metal, generi dove appunto la chitarra ha avuto un ruolo di largo consumo. Ovviamente sto volutamente generalizzando, perché non posso conoscere la storia personale o gli ascolti giornalieri degli utenti, e mi baso quindi su quello che leggo negli articoli e nei messaggi, ma mi sembra davvero che molti presenti ignorino quanto sia stato fatto prima, durante e dopo l’epoca d’oro del rock, e sopratutto che tendano a ignorare quello che si fa ai giorni nostri.
Non c’è dubbio che la produzione massificata della musica (che non è esclusiva del 2000 in poi comunque, ma c'era anche negli anni '50) produca un enorme sottofondo di "rumore" di poca consistenza, ma mai come oggi dove tutto è a portata di click è possibile scoprire continuamente musica e musicisti fantastici. Cosa che mi capita di fare con gran soddisfazione su base quasi giornaliera. Certo, se si pretende di informarsi tramite canali quali televisione o radio allora c’è poco da lamentarsi secondo me: non ho la tv da oltre dieci anni, non ho una radio, tramite passaparola, internet e letture specializzate scopro continuamente cose prodotte l’altro ieri che non scambierei neanche morto con molti dei dischi o dei musicisti del passato che vedo idolatrare qui dentro. La preparazione media dei musicisti si è enormemente alzata, e questo si vede spesso anche nei risultati.

A questi due punti se ne aggiungono altri che mi sembrano più un operazione amarcordiana e di legame verso la musica della propria adolescenza piuttosto che uno sguardo effettivamente critico delle opere in esame. Un interesse smodato a suoni e tecnologie vintage, che portano anche a lamentarsi del poco interesse delle giovani generazioni verso la musica che può piacere a noi, dimenticandosi che gli strumenti sono appunto "strumenti", un mezzo e non un fine, e che i suoni passano di moda come tutto, e invece si trovano strumenti e tecnologie moderne (non necessariamente chitarra, e siamo di nuovo lì) che hanno enormi potenzialità che effettivamente molti musicisti sfruttano con gran creatività.
Per usare una similitudine, le lamentele di molti mi sembrano equivalenti a quelle che un ipotetico appassionato di impressionismo potrebbe fare lamentandosi che l’arte è morta perché nessuno usa più l’impressionismo (il rock) come linguaggio e le sue tecniche sull’uso del colore (la chitarra distorta e le pentatoniche) non piacciono più e quindi non ci sono più grandi artisti e pittori (band e solisti). E invece no, perché all’impressionismo sono seguiti molti sviluppi dell’arte e molti artisti che nulla avevano da invidiare a Claude Monet, come Picasso, Dalì o Kokoschka. E nella musica vale la stessa cosa.

Tendenze musicali contemporanee

Dopo questa lunga premessa veniamo a qualcosa di un po' più concreto, cioè quali sono i musicisti contemporanei di gran qualità e successo che tendono a innovare il linguaggio e ad avere un seguito piuttosto consistente, tanto da non poter essere considerati strettamente di nicchia, insomma che arrivano anche a vincere un Grammy Awards. La lista è lunga, e prima di farla voglio fare due precisazioni: la frammentazione e la liquidità del mondo contemporaneo rende impossibile al giorno d’oggi raggiungere lo status leggendario di alcuni musicisti o gruppi del passato, quindi alcuni dei nomi che faccio potranno risultare sconosciuti ai più perché hanno meno visibilità dei grossi nomi del pop, ciononostante hanno sulle spalle carriere solide con premi grossi come Grammy e vendite consistenti (anche nell’ordine dei milioni di dischi), infine è una lista che ovviamente risente in maniera pesante del mio gusto e della mia formazione, ma proprio per i punti espressi sopra ho cercato di essere obbiettivo. Non è una classifica, quanto più che altro una serie di consigli di musicisti che non ho mai visto citati (o pochissimo e di sfuggita) su questo sito. E, specifico, secondo me ce ne sono vagonate di altri. Voglio solo fornire alcuni esempi.

Snarky Puppy
Gli Snarky Puppy sono una band jazz, fusion e progressive rock di Brooklyn guidata dal bassista, compositore e produttore, vincitore di un Grammy Award Micheal League (fonte: Wikipedia). Formatosi a Denton in Texas nel 2004, il gruppo è composto da circa quaranta musicisti che suonano numerosi strumenti inclusi chitarre, pianoforti e tastiere, percussioni, sassofoni e flauti. Molti dei membri attuali erano studenti alla University of North Texas. Nelle fila di questo collettivo militano musicisti che ormai si sono ritagliati un loro spazio di un certo peso come Cory Henry, Bill Laurence o Chris McQueen. Li trovo molto interessanti sia per la presenza di due batteristi e tre percussionisti, sia per il turn over di session man e collaborazioni con importanti nomi che riescono a rendere il loro prodotto complesso e apprezzabile al musicista navigato ma anche easy listening per gli ascoltatori meno smaliziati. Hanno appena vinto un Grammy per il miglior disco di musica strumentale dell'anno. Qui un paio di esempi, prima un pezzo più pop ma magistralmente arrangiato.



Poi in una collaborazione col fenomeno Jacob Collier, di cui parleremo in seguito.



Marcus Miller
Marcus Miller (New York, 14 giugno 1959) è un bassista, compositore e produttore discografico statunitense. Considerato uno dei maestri del funk per il suo modo personale di suonare il basso, Miller viene soprannominato "the superman of soul". Numerose sono state le sue partecipazioni al fianco di famosi artisti, come il trombettista Miles Davis, il cantante Luther Vandross e il sassofonista David Sanborn. Viene annoverato tra i maestri della tecnica slap che utilizza in maniera eccellente ed è messa al servizio della melodia e del groove. Oltre al basso elettrico, Miller suona il clarinetto (strumento che gli ha dato una vera e propria formazione musicale), il clarinetto basso, le tastiere, il sassofono soprano e la chitarra (fonte: Wikipedia). Una leggenda ormai anche a livello discografico, al pari di Stevie Wonder si circonda sempre di musicisti eccellenti e le sue performance dal vivo sono mindblowing per il livello tecnico e il groove che riescono a dare, cariche di energie. Ha una produzione ormai sterminata e variegata.



Hiatus Kaiyote
Gli Hiatus Kaiote sono un gruppo australiano etichettato come neo-soul, ma trovo che le etichette per questo gruppo siano veramente strette. A volte nei pezzi c’è più jazz, a volte più rock, a volte più pop, molta poliritmia e attenzione agli arrangiamenti. Hanno realizzato un album l’anno scorso per me veramente stupendo, e sono già apprezzatissimi in giro per il mondo. Io conosco solo gente che li adora. Voglio proporre un brano da ognuno dei due dischi da loro realizzati.



Il primo è più rock, il secondo è il mio preferito.



Jacob Collier
Concludo questa mia breve disanima con Jacob Collier. Il termine "genio" viene spesso abusato nel mondo della musica e attorno a esso si è davvero fatto un marketing, ma se c’è un genio della musica contemporanea, questo è lui.

 

 Jacob Collier è semplicemente disumano: compositore e polistrumentista, suona il piano e canta a livelli di un jazzista internazionale navigato a soli 23 anni, ed è famoso per le sue capacità di armonizzazione che lo hanno fatto notare nientemeno che da Quincy Jones e Herbie Hancock, che ha prodotto il suo primo disco composto, arrangiato e realizzato da Jacob completamente da solo a casa sua, dove ha registrato le tracce di tutti gli strumenti coinvolti.



Se vi siete presi la briga di ascoltare il brano proposto prima in collaborazione con gli Snarky Puppy, avrete notato il suo livello esagerato (quel brano è stato arrangiato da lui fino all’ultima nota per gli Snarky Puppy), sia come compositore e arrangiatore sia come solista. Nel suo disco c’è una vena pop che rende tutto molto ascoltabile, ma se provate ad analizzare gli arrangiamenti c’è da rimanere stesi. Ha cominciato anche a fare concerti totalmente da solo con l’uso di molti strumenti e sequencer, alcuni costruiti appositamente per lui.​



Chiudo dicendo che questi quattro esempi sono, appunto, solo esempi. Il mondo è pieno di musicisti, chitarristi e non, preparatissimi e pieni di fantasia che stanno portanto avanti la musica e il linguaggio. Li ho scelti perché secondo me esemplificano bene quelo che è la "musica contemporanea" di qualità, ovvero musica che ha le sue radici nella musica del passato, dalla classica al jazz al rock, ma che sta cercando forme nuove e nuovi modi di esprimersi, anche dal vivo.
Non chiudiamoci nel nostro piccolo mondo a sei corde e ai nostri gusti codificati, e cerchiamo di guardarci intorno senza pregiudizi. La musica sta bene, se la facciamo stare bene noi.
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Commenti
di Iconoclast76 [user #43596] - commento del 09/03/2017 ore 11:48:33
a me del jazz piacciono solo alcune situazioni che ritengo quelle piu autentiche, quelle che celano qualcosa di ignoto che anora l'uomo non sa codificare e proprio per questo pochi riescono ad esprimersi in certi contesti, il resto son solo colori come altri che a me non dicono niente,la musica starà bene ma a me di quelli che hai opostato non me n'è piaciuto manco uno..
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 09/03/2017 ore 13:08:33
Super-articolo, utilissimo per fare partire un lunghissimo dibattito. Io parto con la chitarra elettrica e statistiche di uso (!) nel corso dei tempi. L'onda rock'n'roll per il lancio, poi blues da classifica. Per non parlare di Beatles, Stones e in seguito, Cream, Led Zep e simili con un ruolo da superstar per la chitarra solista. La percentuale di uso è poi scesa di brutto... l'arrivo del synth, sampler, rhythm box, sequencer MIDI e poi DAW. Jacob Collier esemplifica che cose così si possono produrre a casa!
Sono synths a dominare - chitarra per le ritmiche e riff "keep it simple". Per il canto... Rap! I giovanissimi di oggi sono cresciuti con questo e, forse, a loro non piace la musica dei genitori.
Per quello che chiamerei una cultura musicale per ispirarsi: fiati Jazz autentici di Miles Davis & company con bending perfetto per assoli (anche cantanti come Ella Fitzgerald). C'è anche la musica classica da Bach a Wagner, Stravinski e ora a musica ultra-moderna partendo da Karl-Heinz Stockhausen. Da parecchio c'è ormai pure musica di derivazione ritmica africana e musica orientale...
Le statistiche sono cambiate: c'è una marea di aspiranti chitarristi e di fabbriche sempre più attive, ma sono pochi quelli che arrivano da qualche parte con lavoro fisso.
Rispondi
di nawa utente non più registrato - commento del 09/03/2017 ore 13:31:35
grazie, utile.
Rispondi
di prada [user #19807] - commento del 09/03/2017 ore 13:35:15
Articolo molto interessante, grazie per averlo postato.
Non condivido tutto di ciò che affermi, ma rispetto le tue idee proprio per il modo e la competenza con le quali le rappresenti. Hai ragione quando dipingi i chitarristi come un po' troppo chiusi sul loro strumento (e gli immancabili accessori, pedalini in primis), ma credo che, a parte le inevitabili eccezioni, questo comportamento che tu descrivi con molta efficacia faccia parte del loro bagaglio culturale derivante dall'età dell'oro del rock (anni '60 e '70): concentrarsi sull'assolo!!! Da qui la poca attenzione alle costruzioni armoniche e melodiche, alla ritmica, al suono d'insieme e al risultato finale. Questi aspetti presuppongono un ascolto e uno studio degli altri strumenti, e qui torniamo al punto di partenza.
Rispondi
di axlrov [user #32222] - commento del 09/03/2017 ore 13:57:25
Ma, a dire il vero, questo genere di musica non è nuovo e non mi è mai piaciuto.cose simile le faceva già Frank Zappa, il gruppo Yes e tanti altri
.
Che ci sia dietro, tanta preparazione e professionalità lascia il tempo che trova se non esce fuori una canzone che ti stupisca , questo fiume di note e voce a me non dice niente, mi annoia,va bene per filo difusione in un piano bar. ma è questione di gusti.
Ma anche se sento un gruppo rock,pop o metal che però non fanno una canzone un minimo orecchiabile con un bel ritornello,bel intro da paura e una voce che ti faccia piangere con un testo miccidiale. a me anche se mi ci metti 20 chitarre non mi dice nulla ugualmente.

Una canzone come si deve non passerà mai di moda che sia rock pop musica melodica, colonna sonora di un film etc.., ma il difficile è riuscire ad avere la genialità per farlo.

per dirne uno, fleetwood mac non faceva musica incentrata sulle chitarre, si ma che canzone!!, che bellezza di composizioni !!
Rispondi
di Lespo [user #18097] - commento del 09/03/2017 ore 14:26:11
Gran bell'articolo, grazie.
Gli Snarky Puppy li ho visti quest'estate a Fiesole e mi hanno spettinato, pubblico in delirio.
Mi permetterei di segnalare anche Medeski Martin and Wood con Scofield ed i Soulive
Rispondi
di francescosireno [user #36194] - commento del 09/03/2017 ore 14:52:59
Condivido e approvo tutto!
Articolo ficcante e razionale.
Rispondi
di f.n [user #3760] - commento del 09/03/2017 ore 15:03:5
Marcus Miller lo conosco. Gli altri li ascolterò e sono sicuro che su Spotify dopo questo tuo articolo schizzeranno verso l'alto!
Adoro Pat Metheny e, se ci pensi, lui è un altro che da sempre cerca di trascendere (pur amandola da pazzi) la chitarra.
Personalmente ascolto da sempre di tutto, dalla musica elettronica alla classica, al vecchio e nuovo jazz, tante cose anche "inascoltabili" ("X" di Metheny, per dire...l'hai sentito?).
E' sempre questione di apertura mentale, come in tutto. Quindi se metti "n" persone, statisticamente ritrovi categorie standard. Il che avviene in questo sito, come ovunque.
Grazie dell'articolo !
Federico
Rispondi
di Mariano C [user #45976] - commento del 09/03/2017 ore 18:51:44
Grazie a te. Si possiedo una copia di "X", amo più il Metheny melodico, ma è senz'altro un lavoro interessante, come molta della sua produzione, a volte anche ingiustamente tacciata di essere troppo pop
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 09/03/2017 ore 16:18:2
Condivido tutto quanto.
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 09/03/2017 ore 16:18:40
Interessante il gruppo australiano. Lo ascolterò ;)
Per quanto riguarda Pst Metheny non ho più nulla da dire. È uno dei miei miti anche se sono più da chitarra rock classica. Apparte sperimentazioni varie (il triplo cd allucinogeno di cui non ricordo il nome e
Rispondi
di BBSlow [user #41324] - commento del 09/03/2017 ore 16:26:19
Appena posso ascolterò gli artisti che hai avuto la cortesia di linkare, in calce a un articolo che esprime una concezione musicale personale, ma certo profonda e ben strutturata.
Personalmente, suono la chitarra e amo il blues (elettrico e rurale), ma ho avuto esperienze musicali abbastanza diverse e variegate, anche con altri strumenti e da cantante. La mia collezione di CD (e di vinili prima) include diverse centinaia di registrazioni di sinfonica, operistica e jazz, oltre al rock e al blues. Insomma, la musica mi piace tutta, e, come dico nelle mie serate etiliche, di generi ne esistono due, che non sono il country e il western (cit.) ma quella brutta e quella buona.
La riflessione che fai sulla chitarra e sui chitarristi ha un fondo di verità, ma (opinione personale) pecca nell'inquadramento generale. La chitarra, pur essendo uno strumento antichissimo, ha trovato la sua glorificazione nell'ambito della musica blues e poi del rock; ed è questa tipologia in sé a essere poco "strutturata" nella costruzione del brano. Nasce come musica "popolare" nel senso nobile del termine, eseguita da band di pochi elementi, magari non tecnicamente raffinatissimi, quando non da solisti. La struttura armonica, la progressione di un brano, non possono essere "complessi"; questo, naturalmente, si ripercuote poi sulla fortuna del genere, che una volta trovata una strada di successo la percorre con le stesse modalità.
Del resto, mutatis mutandis, stessa cosa si può dire del jazz: sin dalle prime incisioni abbiamo gruppi di strumentisti in cui ognuno concorre al risultato finale; e, passando attraverso tutto il '900, da Armstrong a Ellington a Coltrane e Davis, possiamo vedere come sia cambiata la ricerca melodica, come siano variati gli "accordi", ma la struttura sia sempre la stessa: il 90% dei pezzi jazz consta di un'introduzione che espone un tema, sul quale poi a turno tutti gli strumenti vengono chiamati a "ricamare". E' noioso? Io non lo trovo tale, ma certo che ad altre orecchie potrebbe esserlo, così come tanti non sopportano le strutture armoniche del contrappunto di Bach o trovano noioso ascoltare per quattro ore le "Nozze di Figaro" con tutti quei matti che strillano senza far capire una parola ;)
Ogni genere musicale ha le sue caratteristiche; in un sito frequentato al 95% da chitarristi appassionati di blues e di rock i "principi di riferimento" saranno quelli che caratterizzano questo genere, ovvero semplicità di progressioni armoniche, melodie semplici e ripetitive, spazi solistici consacrati al virtuosismo nelle sue varie forme. Sia pure con le dovute eccezioni (che, però, quello sono: eccezioni) il rock questo è, i tre accordi e mezzo con cui gli Stones vanno avanti da 50 anni.
Rispondi
di Mariano C [user #45976] - commento del 09/03/2017 ore 18:49:27
sono d'accordo su molte cose che dici, su altre meno, più che altro sul fatto che alcune cose DEBBANO essere in un certo modo. il blues e il rock non devono per forza essere popolari o poco strutturati, né devono per forza far uso di certi suoni, anche se storicamente lo hanno fatto, è proprio questo il punto a parer mio. Ma il fatto che a me sta pure bene così, non sono io che mi lamento dello stato della musica, anzi come ho scritto in apertura per me la musica sta bene, scopro continuamente cose belle da studiare vecchie e nuove, e vedo intorno a me un ambiente di studio e professionale positivo. La mia vuole semplicemente essere una differente prospettiva in relazione al "negativismo" che spesso ho sentito qui dentro: se per qualcuno la musica è morta, e non c'è ricerca o non c'è cultura (e cose simili le ho lette molto spesso qui) non necessariamente è così. Ci sono persone che studiano con passione e impegno e producono, raggiungono molte persone e in certi casi ottengono anche successo commerciale di largo consumo. Anche gli esempi che ho fornito sono solo esempi, c'è moltissimo di bello nella nostra epoca contemporanea, per tutti i gusti in realtà. Mi sembrano esemplificativi di quello che può essere una musica contemporanea perché rispecchiano al meglio un'epoca liquida, frammentata e iper connessa come questa: è musica che non sente la necessità di rispettare per forza una forma data (forma canzone, giro blues, strutture semplici.......), ha mille radici (inevitabile dopo un secolo iper produttivo come il '900) e guarda avanti, senza dimenticarsi di avere alla sua base la melodia, intesa anche come "hook" capace di arrivare non solo agli addetti ai lavori. Non è un caso che a concerti di artisti simili o di molti altri capaci di suonare anche cose ben più cervellotiche io veda in gran parte giovani. Ma ripeto, per le cose vanno bene così, non voglio far cambiare idea a nessuno: quest'epoca mi piace, la sua musica anche, e quindi studio ogni giorno e lavoro con positività.
Rispondi
di tres_hombres [user #37968] - commento del 10/03/2017 ore 10:24:53
"il blues e il rock non devono per forza essere popolari o poco strutturati"
vero e sacrosanto, se volete un blues che sia "banalmente" strutturato ascoltate Blues for Alice di Charlie Parker.
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 09/03/2017 ore 16:42:24
Interessante il gruppo australiano. Lo ascolterò ;)
Per quanto riguarda Pat Metheny non so più cosa dire. È uno dei miei miti anche se sono più da chitarra rock classica. Apparte sperimentazioni varie, come il triplo cd allucinogeno di cui non ricordo il nome e l'orchestrion (altro che sovraincisioni...), anche con una sola chitarra acustica o classica è in grado di portarti in atmosfere meravigliose, con melodie incredibili anche se di cantato non c'è nulla. Chiudo qui se no scrivo un libro.
Per quanto riguarda il discorso sollevato ammetto che spesso si sbaglia ad ascoltare solo alcune cose, ma soprattutto si sbaglia l'ascolto vero e proprio, e non parlo dei giovani di oggi (mi sento già con un piede tra i vecchi) ma molte volte anche nel musicista adulto. Odio le etichette, ma per chiarire il discorso ascolto soprattutto rock in tutte le sue varianti, ma non mi nego parentesi elettroniche, jazz e pop. Amo quando scopro nuova musica, che può essere anche intesa come band che esistono da secoli e non conoscevo. Non bisogna negarsi l'ascolto di generi che magari non apprezziamo o che facciamo fatica a capire, anche in lingue differenti, che avere un buon bagaglio di conoscenze aiuta molto, soprattutto nella composizione. Ma ciò che ci tengo a precisare meglio è il discorso modo di ascoltare. Avete presente quando capita di sentire tracce divise di canzoni? Io cerco di scomporre nella testa i differenti strumenti, per capire le ritmiche, le melodie e le interazioni tra gli strumenti, perché un qualsiasi strumento non ha senso senza il resto, anche se suonato da un mostro.
È l'insieme a fare la differenza, ma i singoli strumenti e loro incastro sono gli artefici del risultato. Quindi il mio consiglio è di scomporre per poi riunire e capire come mai quelle poche note o quella particolare ritmica funzionano meglio di altre soluzioni possibili.
Mi viene in mente anche l'esempio di un film, più adatto magari a miei amici intenditori o nel ramo cinematografico. Loro allo stesso modo guardano il film forse la decina volta come lo vedrei io la prima. All'inizio fanno più caso alla fotografia, ai dialoghi, ai costumi e chissà che altro. In questo modo possono capire le scelte del regista e perché unendo una sequenza in un modo gira così bene invece che fatta in altro modo. E forse la somiglianza alla musica è davvero grande.
Rispondi
di tres_hombres [user #37968] - commento del 09/03/2017 ore 17:33:27
Un bell'articolo davvero, pieno di molte verità. Conosco benissimo gli Snarky Puppy, e ho avuto modo di vederli dal vivo un paio di volte, e in entrambe le occasioni si sono dimostrati essere davvero fenomenali secondo me; Miller lo ascolto, così come ascolto Collier, quel ragazzo è un prodigio. Altro gruppo che secondo me merita sono i Funk Apostles, capitanati dal celebre Cory Henry: genere simile agli Snarky Puppy ma "con qualcosa in più" secondo il mio parere.
Rispondi
di Mariano C [user #45976] - commento del 09/03/2017 ore 18:53:56
Mi piacciono moltissimo i Funk Apostoles :) i miei 4 esempi in croce volevano essere solo quello, esempi. Non saprei dire se hanno qualcosa in più degli Snarky Puppy, sono diversi, di certo meno pop e quindi meno orecchiabili, mai visti dal vivo ma dai video che ho visto dei loro concerti deve essere un'esperienza piena di energia.
Rispondi
di tres_hombres [user #37968] - commento del 09/03/2017 ore 20:01:01
Assolutamente, appena riesco a cogliere l'occasione vado a un loro concerto, DEVO SENTIRE DAL VIVO CORY HENRY ALMENO UNA VOLTA!!!
Rispondi
di xstrings [user #23053] - commento del 09/03/2017 ore 18:20:54
Con questo articolo hai sollevato talmente tanti argomenti che non saprei da dove iniziare.
E' fin restrittivo dover scrivere ciò che si pensa in un semplice commento, qui ci vorrebbe una (se non una serie) di lunghe cene per parlarne di persona ;D
Rispondi
di BBSlow [user #41324] - commento del 09/03/2017 ore 19:02:18
E facciamole, 'ste cene! :D
Rispondi
di tres_hombres [user #37968] - commento del 09/03/2017 ore 20:01:22
Wow, dite quando e facciamola! :D
Rispondi
di xstrings [user #23053] - commento del 09/03/2017 ore 20:40:40
C'è sempre l'incognita della distanza, io sono di Asti per esempio e fino a qualche anno fa avevo organizzato diverse cene con un gruppetto di Accordiani torinesi ma vuoi per il lavoro, il tempo tiranno e la famiglia ... fatto sta che dopo un po' ci si è persi di vista.
Rispondi
di simonec78 [user #13803] - commento del 09/03/2017 ore 19:02:21
Personalmente da quando ascolto John Zorn non mi stupisco più di nulla.
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 09/03/2017 ore 21:48:24
Bellissimo articolo, ho ascoltato con grande interesse questi artisti, per me nuovi.
Da sempre adoro sperimentazione e allargamento delle frontiere musicali, per cui ben vengano segnalazioni come queste. Grazie
Rispondi
di fa [user #4259] - commento del 10/03/2017 ore 08:34:0
Un sacco di spunti! Personalmente non conoscevo il gruppo australiano, gli altri bazzicando su YouTube li avevo già sentiti. Jacob Collier è una vergogna... nel senso che è veramente un fenomeno. L'aveva scoperto un mio tastierista un paio di anni fa e la prima volta che l'ho visto mi è caduta la mascella. C'è anche un video in cui mostra come crea un groove con un tempo dispari e come lo arrangia .... veramente inarrivabile. Bellissimo articolo comunque!! Ciao Fab
Rispondi
di E! [user #6395] - commento del 10/03/2017 ore 10:31:29
Il tuo articolo è molto interessante e concordo su molti punti.
Pensare alla musica è difficile, è più facile pensare al proprio strumento, ma così facendo la prospettiva è limitata.

Seguendo questa filosofia, ho passato più di 5 anni a interessarmi al fraseggio di altri strumentisti (Coltrane, Davis, Evans, Monk, Harrell, LaFaro, Shorter, Adderley, etc).

Ma alla fine anche questa è una visione parziale, perché interessarsi al fraseggio, al timing, alla pronuncia, al modo di costruire tensione e via discorrendo è ben altro che scrivere musica che valga qualcosa.

Se ci pensiamo, il 90% dei grandi musicisti che conosciamo sono prima di tutto ottimi compositori. L'errore è riuscire a suonare su Giant Steps o riuscire ad eseguire For The Love Of God e pensare di essere sullo stesso piano di Coltrane o Vai.
Rispondi
di Mariano C [user #45976] - commento del 10/03/2017 ore 10:48:07
Giusto, Aaron Parks (pianista americano giovane e affermato per chi non lo conoscesse) consiglia spesso di trascrivere le composizioni più che i soli perché dice che si capiscono più cose. Secondo me sono due cose che bisogna fare in parallelo. Da un intervista di Evans Parker ricordo che parlava di come Kenny Wheeler quando non era in tuor si divideva equamente tra tromba e scrittura nelle sue ore di studio giornaliere. E infatti è stato uno dei più importanti e prolifici compositori e arrangiatori della seconda parte del novecento
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di Rothko61 [user #32606] - commento del 10/03/2017 ore 10:38:54
Bell'articolo, davvero stimolante.
Voglio soffermarmi sulla prima parte di quanto hai scritto.
Quando parli di "visione chittarrocentrica" della musica nei chitarristi hai ragione. In effetti i chitarristi (quasi tutti) hanno un rapporto particolare con il loro strumento. Non mi stupirei di questo. Se a casa ho 20 chitarre e già penso alla ventunesima... qualcosa di perverso c'è.
Vai in un negozio di strumenti: qual è il reparto più affollato?
Prova ad ascoltare le chiacchierate dei chitarristi: ore e ore a discutere di corde, plettri, legni, palette, ponti, pickup, pedali, cavi, ampli, ecc. ecc. Quale altro strumento ha tante variabili in gioco? Senza contare quelle legate al modo di suonare chitarra: bending, tapping, sweep, hybrid, legato, alternate, slide, e chi più ne ha più ne metta.
Del resto, se esistono manifestazioni come Custom Shop e SHG, mentre non mi risulta che ne esistano di analoghe per gli altri strumenti, ci sarà un motivo.
E' il chitarrista che impazzisce per la chitarra o è la chitarra che fa impazzire chi la suona? Ricorda un po' l'amletico quesito su chi sia nato prima: l'uovo o la gallina?
Da questa follia (termine esagerato ma rende l'idea) o innamoramento deriva la visione chitarrocentrica della musica: noi guardiamo la chitarra, a volte rischiando di mettere in secondo piano la musica. E' vero.
Però credo che le cose siano cambiate negli ultimi tempi.
Il chitarrista, un tempo considerato il meno colto ed erudito tra i musicisti, spesso incapace di leggere uno spartito, è oggi molto più preparato di una volta. Continua ad essere spesso snobbato dagli altri ma le cose stanno cambiando.
I chitarristi oggi ascoltano molto di più e le trascrizioni delle parti di sax sono all'ordine del giorno. Da sempre i miei maestri mi hanno incitato a riportare sulla chitarra i fraseggi di Coltrane, trascrivendoli con cura. Non mi risulta che molti insegnanti di sax o pianoforte invitino i propri allievi a trascriversi parti di chitarra, neanche quelle dei chitarristi che tu hai citato.
Per finire, secondo me, quando hai scritto che Govan e Howe fanno cose che il mitico Brecker faceva 30 anni fa, sei stato un po' leggero. In questi termini si rischia di banalizzare e di dover tornare a scomodare, andando a ritroso, i grandi innovatori della musica classica.
Anche quando scrivi che i dischi dei chitarristi, tolte le parti di chitarra, sono una banale sequenza di accordi ovvi e ritmiche scontate, mi sento di muoverti un appunto. Se ciò è in gran parte vero (ma non sempre), non puoi farmi il paragone con un disco di Miles Davis, genio e innovatore assoluto.
Potrei facilmente obiettarti che il 90% del jazz (che studio e adoro), tolte le parti solistiche, è una riproposizione della sequenza II-V-I o dei giri blues, con annesse sostituzioni ed alterazioni, ma quello è.
Se prendi un brano degli Aristocrats (che a molti chitarristi non piacciono...) e togli le parti di Govan, sentirai che Beller e Minneman non scherzano quanto a interscambi e poliritmie.
Però il discorso è complesso e rischio anch'io di banalizzare, data la ristrettezza degli spazi.
A te, comunque, il grande merito di aver scritto un bell'articolo e sollevato un interessantissimo spunto di riflessione.
Ciao
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di eugenio01 [user #39191] - commento del 10/03/2017 ore 17:35:59
-----> Se ciò è in gran parte vero (ma non sempre), non puoi farmi il paragone con un disco di Miles Davis, genio e innovatore assoluto.
Anche perché proprio la dove è innovatore e genio assoluto tiene un accordo per quattro facciate :-)
----> qualcosa di perverso c'è.
----> E' il chitarrista che impazzisce per la chitarra o è la chitarra che fa impazzire chi la suona?
-----> In effetti i chitarristi (quasi tutti) hanno un rapporto particolare con il loro strumento.

Se a questo unisci l'ossessiva ripetizione onanistica del "practice" su e giù per il manico ecco fatta la frittata freudiana :-P
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di Rothko61 [user #32606] - commento del 10/03/2017 ore 20:45:4
Esatto! ;-)
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di Ben Zina [user #46186] - commento del 10/03/2017 ore 11:13:34
Jacob Collier indubbiamente in gamba ma sottolineo un bel po' di utilizzo dell'elettronica sulla voce e, in alcune parti, c'è molto Genesis anni '70, su quel tipo di progressive che li distinsero e li resero molto famosi...il jazz mi piace, apprezzo il lavoro tecnico e di preparazione che bisogna raggiungere per padroneggiare l'armonia e le improvvisazioni, ne so qualcosa in prima persona; però un intero concerto jazz ho provato a seguirlo ma non ci sono riuscito, così come il blues. LI preferisco in un contesto fusion, la mia passione
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di scorrazzo [user #37353] - commento del 10/03/2017 ore 14:24:02
Consiglio nostrano
Orchestra operaia di massimo nunzi
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di chikensteven [user #45729] - commento del 10/03/2017 ore 19:27:11
w la musica, abbasso la chitarra;) scherzi a parte, ci sarebbero troppe cose da dire, io già mesi fa con pietro dicevamo di spegnere + ampli e accendere + + hi fi, anche che la musica non è morta lo pure ribadito in un altro post, dicendo che ci sono band e non solo i rocker italiani a riempire i palazzetti e stadi, condivido molto il fatto di non ascoltare solo musica con delle chitarre presenti, o comunque dove essa non è protagonista, bellissimo il tuo post anche se non condivido tutto ciao:)
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di Oblio [user #43248] - commento del 12/03/2017 ore 08:00:22
Bellissimo articolo!!
Te lo dico da tamarro ignorantone tutto rock e chitarre(non studio musica e cerco sempre di tenermi vicino alla musica ,anche se la vita sfugge e mi costringe lontano da essa) ....ma io sono questo e adoro tutto quello che satellita intorno a queste cose . Tuttavia ho sempre trovato nel rock l'energia che mi fa affrontare tutto e anche quelle chicche e delizie che sembrano arrivare da chissa' dove (forse da quel mix di musicisti a cui fai riferimento) ,incastonate tra quei tre accordi diventano fonte di entusiasmo che mi fa scartabellare altro rock!
Vale a dire grazie al rock trovo altre sfumature , che pero' fuori da quel contesto probabilmente mi annoierebbero!
Comunnque ti ringrazio ancora per questo articolo che ha aperto un dibattito che grazie anche alle risposte, mette tanta carne al fuoco e roba da imparare (una volta tanto) e ribadisco l'esigenza comunque di fare ascoltare musica vecchia e nuova...meglio se rock ( scherzo) :) , ma da un sito di chitarre dovrebbe uscire musica ,a maggior ragione con generi non vincolati a esse e con altri strumenti .
Rispondi
di wo [user #11945] - commento del 12/03/2017 ore 12:24:
Bell'articolo che condivido pienamente.
Non conoscevo Jacob Collier, grazie per la dritta, molto interessante
Rispondi
di shalublack [user #30318] - commento del 12/03/2017 ore 19:05:19
Complimenti per la ragionata ed articolata esposizione; sono d'accordo sulla necessità di tenere gli occhi (e le orecchie) aperti e in questo senso ringrazio per i 4 nomi segnalati perché mi danno un nuovo motivo di interesse per continuare la ricerca.
Grazie!
Rispondi
di MTB70 [user #26791] - commento del 14/03/2017 ore 14:28:41
Diciamo che apprezzo l'intenzione, se l'intenzione era quella di dirci che dovremmo guardarci meno l'ombelico e prenderci meno sul serio. Su quello si potrebbero scrivere cose spassosissime, pensando alla paranoia che dedichiamo al nostro strumento.
Pero' poi, quando passo ai contenuti, credo di non poter concordare con te su diversi aspetti.
Prima di tutto, confermo la mia opinione che la musica stia maluccio, e ti specifico cosa intendo io quando uso questo tipo di espressioni: non dico che non ci sia nulla di buono, perche' in ogni epoca c'e' stata musica buona e meno buona. Rispetto al periodo dagli anni '50 agli anni '80 circa, pero', lo iato tra la musica alta e quella popolare si e' allargato di tantissimo - una volta, musica colta la trovavi in classifica, adesso tu citi dei nomi che anche su questo sito, frequentato da musicisti un filo rozzi come noi chitarristi, ma pur sempre musicisti, quasi nessuno conosce. Se vai a vedere la Billboard del 1973, ad esempio, trovi che al numero uno sono passati Moody Blues, Carly Simon, Elton John, Diana Ross, Alice Cooper, Pink Floyd, Elvis, Beatles, Paul McCartney, George Harrison, Chicago, Jethro Tull, Allman Brothers e Rolling Stones. Molti generi musicali, diversi nomi attivi ancora adesso (e un motivo ci sara'), ma anche un livello qualitativo niente male - anche se tu potresti obiettarmi che non erano abbastanza poliritmici. Nel 2016 trovi invece Adele, Rihanna, Lady Gaga, Beyonce, Kanye West, etc - e giusto perche' Timberlake l'anno scorso apparentemente e' stato zitto. Non e' che questi siano piu' sofisticati dei Rolling Stones, eh? Sono solo promossi con tanti luccichini...
E se ascolto le tue clip, non e' che nel 1973 non ci fosse nulla di simile - un po' nel jazz, un altro pezzetto nella fusion, un pizzico nel prog e un altro nella musica nera, temo che quello che tu proponi come innovativo sia l'evoluzione di qualcosa che a sua volta gia' esisteva. Quello che e' cambiato in meglio e' che ora la musica di tutti i generi e' molto piu' accessibile, su questo sono superdaccordo.
Per parte mia, confesso di non essere di cosi' ampie visioni: una volta sostenevo di ascoltare di tutto, col tempo sono passato a dire che ascolto molti generi diversi (a partire dalla classica, passando per il rock in mille sfaccettature, a certo prog, folk, blues, qualche pizzico di jazz), ma alcuni generi non riesco proprio a sentirli, mi spiace, limite mio. Io sono ancora legato al SUONO della chitarra, all'energia che ne sprigiona - quando sento i pezzi che hai postato devo confessare che presi a piccole dosi possono anche piacermi come sottofondo ma se ne ascolto piu' di due o tre mi vengono i nervi, perche' non ci trovo nulla dell'energia che cerco, dell'urgenza, della liricita', etc. Non ascolto musica con la freddezza che mi farebbe esultare dicendo "oh, che bello questo intervallo di quarta proprio ora, e senti come sono passati ad un tempo dispari quando ero convinto che lo avrebbero fatto tra quattro misure!" Scusa, mi sembrano pezzi scritti da nerd per nerd (bravissimi, senza dubbio - ma del resto i nerd sono quasi sempre bravissimi, fanatici come sono nell'approfondire l'oggetto delle loro attenzioni), ma dev'essere colpa del mio distacco dal mondo attuale...:). Quando ho sentito Fascinating Rhythm che ho anche in un'incisione di Gershwin, non ho potuto fare a meno di pensare che per me quel tema all'inizio e' e sempre sara' (oltre all'originale) Burn dei Deep Purple, perche' semplicemente nel mio universo e' pleonastica la versione di Collier, che trovo impeccabile ma stucchevole quanto un assolo autoreferenziale di uno shredder - dalla prima all'ultima nota grida "guardate come sono bravo!". E con questo non mi sento ne' migliore ne' peggiore di chi questa musica la ascolta, semplicemente, come detto, vivo in un universo parallelo.
Rispondi
di tormaks [user #26740] - commento del 21/03/2017 ore 23:36:23
Commento tardivo...ma grazie per avermi fatto conoscere nuove realtà non "commerciali".
Condivido ciò che scrivi, ma avrei aggiunto anche per equità verso un blog che attira soprattutto chitarristi, Animals as Leader.
Si è vero c'è un chitarrista che si sfrantuma le dita con shredding, tapping ed altro, ma la composizione mi sembra molto curata e "colta" ancorché l'originalità dei suoni e della fusione stilistica.
Collier è un fenomeno, ma dopo un po'... che palle! E poi ricorda sempre qualcun altro, minimo i Manhattan Transfert quando assembla le voci.
Insomma sui generi musicali possiamo discutere, ma sulla composizione la mia opinione e che ormai la musica è moribonda: tutto ci rimanda a qualcun altro esistito prima o ancora peggio durante!!
Voglio precisare che i virtuosismi mi annoiano dopo appena 10 secondi di assolo su qualsiasi strumento, ma annoia anche il "virtuosismo creativo" di Collier e non è invidia giuro.
Piuttosto invidio chi mi fa venire la pelle d'oca con due accordi e tre note e spesso per questo non c'è bisogno di diplomi alla Julliard o Berkley anzi il più delle volte è gente che suona da autodidatta.
Comunque ancora grazie ottimo articolo.
Maks
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di leonardomirenda [user #32393] - commento del 22/03/2017 ore 12:31:12
per quanto sono assolutamente d'accordo con la premessa fatta nell'articolo, sono rimasto deluso assai dalle effettive proposte.. tali proposte musicali, sicuramente valide a livello formale, non fanno altro che contribuire a far sprofondare la musica più profonda e dal valore intrinseco più viscerale nel dimenticatoio più totale. oscurano infatti tutta una serie di realtà molto più affascinanti a mio avviso che però vengono meno apprezzate dall'ambiente accademico che invece tende ad approvare i vari snarky puppy e compagnia. non a caso tutti i giovani musicisti usciti dalle grandi accademie oggi si infognano in questi "nuovi generi" che poi di nuovo non hanno un bel niente. infatti sono mere tendenze che a me personalmente non lascano nulla. E comunque nominare marcus miller in un articolo del genere mi sembra abbastanza insensato. ormai sono 30 anni che suona a livelli internazionali, che c'entra esattamente con le nuove tendenze?
peccato, dalle premesse pensavo sarebbe stato un articolo molto interessante
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di Mariano C [user #45976] - commento del 22/03/2017 ore 15:34:5
come ho scritto più volte nell'articolo, le proposte che ho fatto non volevano in nessun caso essere una classifica ma solo un esempio tra i tanti (non a caso ho usato l'espressione "....secondo me ce ne sono vagonate di altri"). Se non le ritieni valide, ben vengano altri nomi. Se come dici ritieni valide le premesse, nomina pure le realtà affascinanti che citi, sono sempre avido di cose nuove, e credo valga per molti dei commentatori dell'articolo. Quanto a Marcus Miller, l'articolo più che di tendenze nuove parla di quelle contemporanee a noi, che possono anche essere affermate da parecchio, come nel suo caso; l'ho citato perché lo ritengo un ottimo esempio di artista "contemporaneo": preparatissimo e ferrato nella tradizione, con radici in più generi e stili, e una produzione variegata che fa ampio uso di tutto quello che c'è all'occorrenza.
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di Claes [user #29011] - commento del 22/03/2017 ore 21:53:04
C'è una notevole distinzione tra blues / country (autodidatti), poi al jazz (50/50). Il dopoguerra è stato caotico! Il commento di Maks è appropriato. 2-3 accordi con la giusta vibe nell'intro di un pezzo basta a mandare ascoltatori in visibilio e cielo sonico. È una regola fissa da tenere a mente tra le tante altre, quando scrivete pezzi.
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