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Suonare e registrare gli ottavi
Suonare e registrare gli ottavi
di [user #116] - pubblicato il

Le ritmiche suonate in ottavi sono tra gli elementi portanti di tutta la musica Pop e Rock. Eppure, paradossalmente, benché rappresentino una fetta importantissima di quanto le chitarre eseguono in questi generi, raramente i musicisti più giovani o meno esperti pensato di esercitarsi a riguardo.
Inauguriamo un nuovo ciclo di lezioni dedicate al lavoro del chitarrista in studio di registrazione.
Max Rosati, dal suo studio, ci guiderà all’interno di una sessione di registrazione per affrontare, di volta in volta, vari temi e argomenti. Ogni volta si affronterà un aspetto esecutivo differente: gli ottavi, gli arpeggi, gli accordi... Ciascuno di questi temi offrirà il pretesto per aprirsi a ventaglio su una serie di elementi tecnici legati alla loro esecuzione e registrazione (utilizzo degli effetti, ascolti, dritte esecutive…).
Iniziamo parlando degli ottavi.
Gli accompagnamenti in ottavi sono tra i portamenti più praticati negli arrangiamenti per chitarre elettriche pop e rock. Suonare delle linee in ottavi efficaci è molto più impegnativo di quanto possa sembrare: non per niente, una buona parte ritmica in ottavi - solida e portante - è uno degli aspetti su cui più spesso i produttori sono esigenti in fase di registrazione.

Suonare e registrare gli ottavi

Per suonare bene gli ottavi è necessario un timing efficace e una proiezione di suono omogenea e controllata: elementi che richiedono studio e pratica dedicata che invece, per via della loro apparente facilità, molti chitarristi trascurano
Per prima, nel video, Max Rosati evidenzia le tre principali tipologie di approccio all’esecuzione degli ottavi.
Questi possono essere suonati in maniera totalmente lineare, senza dare alcuna enfasi ritmica a nessun accento.

Suonare e registrare gli ottavi

Oppure, possono essere accentati, generalmente marcando l’inizio di ogni battuta.

Suonare e registrare gli ottavi

Quindi, pur mantenendo un’esecuzione ritmicamente sempre uniforme, si possono eseguire ritmiche in ottavi creando, con l’utilizzo degli accenti, un disegno/pattern ritmico.

Suonare e registrare gli ottavi

Sarà l’arrangiamento del brano e, di conseguenza, il ruolo che la chitarra in ottavi ricoprirà nell’economia del pezzo, a suggerire quale di questi approcci sarà più funzionale.
Nell’esempio di ritmica proposta da Max, gli ottavi sono eseguiti con un portamento ritmico lineare.
Ecco la parte suonata. Siamo in tonalità di C e ci muoviamo tra due power chord di C5 e A5 che sottintendono un C e un Am. (Ricordiamo che i power chord, interessano esclusivamente l’esecuzione di Fondamentale e Quinta dell’accordo, omettendo la Terza o Modale, nota che ne determina, appunto, il carattere maggiore o minore).
Tra i due accordi, sul quarto movimento della seconda e quarta battuta, c'è un bicordo di C5 con il B al basso che rende più legata e armoniosa la ritmica.

Suonare e registrare gli ottavi

Altro aspetto decisivo, ricorrente nelle registrazioni delle ritmiche in ottavi, è la prassi di doppiare la parte.
La ritmica è suonata due volte, ricalcando esattamente quanto eseguito nella prima take.
Questa prassi richiede non solo grande accuratezza a perizia ritmica ma anche la totale consapevolezza di quanto si è suonato a livello di parte, suono, portamento e intenzione.
Doppiare una parte permette di offrirne una proiezione sonora stereofonica.
Le ritmiche, infatti,  sono  tenute aperte nello scenario sonoro dell’ascolto, avvolgendo letteralmente sia l’ascoltatore che sta al centro, sia gli strumenti dell’arrangiamento che si vorranno enfatizzare ponendoli al centro dell’ascolto.
Per chiarire visivamente questo concetto, aiutiamoci con qualche immagine estrapolata dalla schermata di una sessione di Protools, software di registrazione.
In questa immagine abbiamo la traccia della prima chitarra registrata. Il PAN indicato dalla freccia viola indica la disposizione della parte suonata nello spettro d’ascolto del mix. In questo caso, la chitarra è sullo 0, perfettamente centrale; immaginandoci seduti perfettamente in mezzo alle due casse che  riproducono la chitarra registrata, avremo la sensazione di avere il suono proprio in mezzo agli occhi, centratissimo o, come si dice in gergo, "in faccia".

Suonare e registrare gli ottavi

Nella seconda immagine compare la chitarra doppiata. Ora, come indicato dalle frecce gialle, il PAN è totalmente aperto. Una chitarra quindi, esce sulla cassa destra, l’altra sulla sinistra. Immaginiamoci seduti della stessa posizione: ora le due chitarre ci avvolgeranno letteralmente nell’ascolto.

Suonare e registrare gli ottavi

Nel video, è messo in risalto un altro aspetto interessante. Per quanto la nostra performance di doppiaggio sia irreprensibile (perfetta nel ritmo, tocco e intenzione) affioreranno comunque piccole, quasi impercettibili sfasature e differenze. Queste saranno un valore aggiunto che contribuirà ad accrescere l’effetto stereofonico dell’ascolto e a donare un leggero e accattivante chorus alla parte.



Max Rosati è uno dei apprezzati chitarristi italiani. Da 25 anni si alterna tra insegnamento, lavoro in sala di registrazione, televisione e performance live. Inoltre svolge l'attività di autore e produttore artistico. Tra le tantissime collaborazioni non si possono non ricordare quelle con Gino Vanelli, Youssou N' Dour, Patti Smith, Massimo Ranieri e Nada. Siamo orgogliosi di ospitarlo tra queste pagine con un suo esclusivo ciclo di lezioni.  (Gianni Rojatti)
lezioni max rosati
Link utili
Lo studio di registrazione di Max Rosati
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Commenti
di Virgilio [user #12857] - commento del 25/04/2017 ore 14:42:16
Grande Professionista Max! Ma la sigla C5/B non riesco proprio a farmela piacere...
Rispondi
di Elasée Auardàt [user #32737] - commento del 26/04/2017 ore 14:54:03
Ciao, secondo me C5/B ha senso in questo contesto e la sigla mostra chiaramente che il basso schende DO-SI-LA e poi sale LA-SI-DO.
Quale versione suggerisci?
Rispondi
di GianniJanaRojatti [user #17404] - commento del 27/04/2017 ore 14:45:4
Ciao Virgilio. Sì, Max è un fuoriclasse e siamo orgogliosi di averlo tra i nostri docenti.
Ho trascritto e impaginato io la lezione e quella sigla mi pare la più immediata per sintetizzare in partitura il basso che scende sul power corde di partenza.
Rispondi
di jdessi [user #27382] - commento del 28/04/2017 ore 10:11:48
Armonicamente non è un C, ma un G/B, però G/B pur essendo armonicamente corretta non suggerisce la posizione power chord.
Rispondi
di GianniJanaRojatti [user #17404] - commento del 01/05/2017 ore 11:09:12
Esatto. L'urgenza è fornire una sigla che agevoli in maniera più immediata ciò che accade sulla tastiera della chitarra.
Rispondi
di wo [user #11945] - commento del 25/04/2017 ore 15:00:11
Interessante!
Rispondi
di Runner [user #18481] - commento del 26/04/2017 ore 11:57:43
Domanda: doppiando le chitarre sui 2 canali è bene avere suoni differenti?
Cambiare chitarra, pick-up, equalizzazione...
o tenere tutto settato uguale?
Non è la stessa cosa registrare su due canali e modificare l'equalizzazione/effettistica successivamente?
(OK: so che non è la stessa cosa, ma se i risultati alla fine sono più o meno gli stessi, forse vale la pena fare un take solo)
Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 26/04/2017 ore 12:59:50
La cosa migliore è sempre doppiare, perché l'effetto di sfasamento tra le due esecuzioni è proprio quello che dà spazialità, e in genere si fa con lo stesso suono.
Se si vuole fare una take sola c'era l'alternativa dell'"automatic double tracking", ovvero mandare al secondo canale il solo segnale wet di un delay molto corto o di un effetto di modulazione di ritardo applicato alla traccia del primo canale. C'è un bel video di Varini che lo spiega.
Rispondi
di Maudoc [user #38321] - commento del 27/04/2017 ore 09:21:37
Molto interessante, grazie.
Rispondi
di Runner [user #18481] - commento del 27/04/2017 ore 12:54:15
Grazie!
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