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In studio con i Super Sonic Blues Machine
In studio con i Super Sonic Blues Machine
di [user #116] - pubblicato il

I Super Sonic Blues Machine sono una delle proposte più fresche e spassose ascoltate nell'ultimo anno. Il loro disco di debutto era una bomba rock blues, impreziosita da un cast di ospiti stellare. Capitanati dal bassista e produttore Fabrizio Grossi, vecchio amico di Accordo, i ragazzi sono rintanati in studio per lavorare al secondo album. E noi siamo andati a curiosare, tra ampli e chitarre, facendoci anche aggiornare sui loro progetti.
Il vostro disco di debutto,  "West Of Flushing, South Of Frisco" è andato benissimo. Siete stati coccolati dalla critica ma, al contempo, avete raccolto un’ampissima fanbase…
Verissimo e non hai idea di quanto siamo felici di questo. Pensa che la data più importante che abbiamo in cantiere, beh, ce l’hanno procurata proprio i nostri fan...
In Inghilterra c’è questo Festival enorme, Ramblin'Man Fair che nella serata conclusiva avrà sul palco gli ZZTOP. Gli organizzatori, dopo aver chiuso i nomi degli headliner, hanno chiesto attraverso i social chi la gente avrebbero voluto vedere sul palco e i  Super Sonic Blues Machine sono stati la band più richiesta. Così suoneremo in chiusura di Festival, proprio prima degli ZZTOP. E’ stata una vera doccia fredda di piacere! E’ un grosso onore…speriamo sia la fiamma che accenda la possibilità di far partire un’attività live in Inghilterra.

In studio con i Super Sonic Blues Machine

Mi pare di capire che l'Inghilterra vi stia particolarmente a cuore come posto dove portare la vostra musica.
Sai, noi tutti siamo appassionatissimi di musica inglese e consci di quanto - per la musica che facciamo - l’Inghilterra rappresenti o abbia rappresentato. Basta solo nominare gli Stones... Quindi puoi immaginare il grande stupore, in senso buono, che abbiamo provato scoprendo che nelle vendite del nostro primo disco l’Inghilterra è stato il nostro mercato migliore.

Siete in piena produzione del secondo disco ma mi pare che la testa sia già proiettata sui live...
Sì, ma non solo per il desiderio - comunque fortissimo - di salire sul palco e suonare. Dobbiamo pensare con grande anticipo ai live perchè per noi la faccenda  è complicata a livello organizzativo. Non tanto per noi, lo scheletro della band: io, Lance Lopez, Kenny Aronoff più il nostro tastierista e corista Alex possiamo andare dove vogliamo! l fatto è che abbiamo creato questo pledge di portarci degli amici, degli ospiti diversi ogni sera (Billy Gibbons, Robben Ford Steve Lukather...) così che ogni concerto possa essere unico, diverso.
E quindi le persone da muovere, gli artisti da sentire, gli agenti con cui discutere sono una lista davvero lunga di cose da incastrare…insomma, nonostante il massimo dell’entusiasmo da parte di tutti è un bel casino!

In studio con i Super Sonic Blues Machine

Se non sbaglio, come nel caso del primo disco,  questo carrozzone di musicisti stellari non ve lo siete portati solo live ma anche in studio. Molti di loro sono coinvolti anche nelle registrazioni del prossimo album…
Esatto. E siamo molto gasati per questo nuovo disco. Ci rende felicissimi l’idea di avere tutti i nostri amici coinvolti, anche se al momento è presto sper svelare esattamente i nomi di chi ci ha aiutato in questo nuovo lavoro... La cosa bella è che nonostante questi musicisti siano già degli amici, artisti con i quali si era già lavorato, questa volta sono entrati in studio con un grosso valore aggiunto. Nei mesi passati, infatti, erano stati sul palco a suonare con noi. Del resto ci rifacciamo a Rolling Stones, agli Who quando andavano in giro in tour e si portavano appresso un carrozzone con tutti i loro amici.

Sentivate quindi di conoscervi meglio in relazione a questo progetto?
Certo, perchè avevamo sentito sul campo come il loro apporto poteva influire sul sound del gruppo. 
E quindi c’è una vibrazione differente, molto più live, molto più da jam tra persone che sono affiatate, molto, molto anni ’70. Per esempio, in questo disco c'è Lukather che ci ha spalleggiato in un brano...

Bene, almento un nome te l'abbiamo strappato!
(Risate)...Bene, io conosco Steve da una vita e abbiamo fatto un mare di cose assieme. Ma l'atmosfera che c'è stata tra di noi dopo queste registrazioni è stata magica...se ne è rimasto lì in studio con noi, dopo registrato. Un feeling pazzesco!

In studio con i Super Sonic Blues Machine

Quando avete scritto i pezzi?
In realtà stiamo usando molte idee che avevamo messo da parte incidendo il primo disco. Di materiale scritto ne abbiamo pronto per riempire 3 album. 
Ma abbiamo diviso idee e pezzi in modo che avessero senso nel raccontare la storia idee della band. E così per il primo disco c’era una rosa di canzoni, un suono, che sapeva proprio di presentazione. Le canzoni di questo disco, a livello di scrittura sono di quel periodo ma sono state riviste con uno spirito, diverso ancora più da più jam. Mettendo sul piatto proprio quell’empatia maturata live di cui ti parlavo prima. Dopo la presentazione del disco di debutto è l’evoluzione necessaria per un gruppo come il nostro che vuole essere jam band.

Fabrizio, stai registrando e producendo il disco. Hai iniziato con le idee già chiare su come avresti voluto che suonasse? O hai deciso che fossero le registrazioni a svelarti mano mano e in maniera spontanea, la direzione di suono che il disco avrebbe preso?
Avevo una visione piuttosto chiara: utilizzare strumenti vecchi, suoni vecchi ma registrarli come si registra oggi. Servirmi comunque di una tecnologia di ripresa moderna, attuale. Abbiamo usato un sacco di roba Vintage. Per la batteria cassa da 26, rullante in legno, un vecchio set anni ’60  con le pelli in pelle vera. Insomma, strumenti davvero vecchi, l’attrezzatura originale del periodo d’oro a cui ci rifacciamo. Ciò nonostante, non volevamo emulare quel vecchio sound in maniera pedissequa.
Perché, anche se la pasta del suono volevo  fosse quella, non mi piaceva che il disco suonasse vecchio. 
Per carità, mi piace per esempio quello che hanno fatto i Rolling Stones nell’ultimo disco; hanno ripreso il Chicago Blues Sound degli anni 60, al massimo dei primi 70: mono, low-fi, distorto. Io sono un fan di quell’estetica musicale ...Ma noi  volevamo discostarci, non volevamo essere retrò.

In studio con i Super Sonic Blues Machine

Stai sperimentando qualche nuovo trucco, stratagemma di registrazione/produzione in questo nuovo disco?
Guarda, c’è una lezione che ho imparato negli ultimi 10 anni: quando hai in sala musicisti del genere che suonano, c’è un tale buon sound che non serve nessun trucco. Semmai la mia preoccupazione è quella di cercare di catturare il tutto in maniera più fedele possibile.
Quello che già da un pò sto facendo è di non lavorare sui suoni ripresi, smanettandoci con l'equalizzazione del banco o dell'outboard. Ancora prima, in fase di ripresa, mi impegno cercare la giusta posizione dei microfoni fino a riuscire a catturare e fissare su nastro un suono subito funzionale al pezzo e, soprattutto, il più simile possibile alla sorgente. 

Come hai ripreso le chitarre?
Ho usato la stessa catena che utilizzo da tanto.  Un SM57 messo a 45° sul cono di un qualunque amplificatore utilizzato nella registrazione.
A questo ho affiancato un microfono dinamico un Lewitt 550 posizionato direttamente al centro del cono. Uso da qualche tempo il Lewitt  in sostituzione del Sennheiser MK21. Il Luewitt è un microfono che da solo ha molto mordente, può risultare quasi stridente. Ma se bilanciato e combinato con l’SM57 è perfetto per dare quella cattiveria che cerco. Inoltre, tra 57 e Lewitt, piazzo un microfono Ribbon della Cab.

In studio con i Super Sonic Blues Machine

Dove lo posizioni?
Puntato al centro del cono come il 550 ma a una distanza di 30, 40 cm. Mescolandolo nel mix con gli altri due riesce veramente  a catturare la rosa completa di frequenze che escono dell’amplificatore

Ti confesso che non conosco molto questi microfoni, i Lewitt. Ti ci trovi così bene?
Benissimo. Tra l’altro li usiamo per tutti i nostri live, soprattutto per le voci. In particolare c’è un loro microfono LC249 per le voci che ho utilizzato per fare le riprese delle stanze in tutte le registrazioni.

In studio con i Super Sonic Blues Machine

Hai registrato parecchio gli ambienti?
Registro sempre le stanze, piazzo un microfono posto all’altezza dell’orecchio… Ce n’è uno di sicuro per ogni chitarra e anche più di uno per le batterie.
Tieni conto che in questo disco non ci sono riverberi. Gli ambienti che senti sono proprio quelli delle stanze di ripresa. E’ stato uno sforzo mostruoso  non usare le macchine, l’outboard per fare  ambienti. Ma così tutto suona molto più live e genuino.

Ma nemmeno sulle chitarre, niente riverberi o delay?
Certo, ce ne sono. Ma come effetti già messi direttamente dal chitarrista e che quindi riprendevo con i microfoni. Niente plug ins aggiunti o passaggi del suono per effetti esterni.

fabrizio grossi interviste
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