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Graceland una casa da Re
Graceland una casa da Re
di [user #16167] - pubblicato il

In occasione dei 40 anni dalla morte di Elvis Presley diamo uno sguardo da vicino a Graceland la casa dei sogni che il Re fece costruire a Memphis per lui e la sua famiglia.
Graceland è una villa di tipo coloniale che sorge poco fuori Memphis, al numero 3734 dell’Elvis Presley Boulevard e ho avuto il piacere di passarci una mezza giornata in occasione delle mie vacanze negli Stati Uniti del Sud di cui avevo già raccontato qualcosa qui su Accordo

Informazioni e foto su internet ce ne sono a bizzeffe, ma nulla è come mettere piede in mezzo alle stanze che Elvis ha pensato a sua immagine e somiglianza, toccare con mano quelle che erano le sue fissazioni e le sue manie, ma anche vedere quanto in realtà, tolti i lustrini e le frange, Elvis The Pelvis non era altro che un tipico uomo del sud, che amava la vita, i suoi genitori e aiutare gli altri. 

Il tour guidato permette di addentrarsi in tutte le stanze al piano terra e con un Ipad fornito direttamente all’ingresso si possono visualizzare racconti e didascalie per quasi tutti gli oggetti, quasi perché per raccontare ogni chincaglieria presente nelle centinaia di metri quadri richiederebbe forse un tour di un anno. 

L’ingresso è imponente, una classica villa coloniale come se ne vedono molte tra Louisiana, Tennessee e Alabama, ma varcata la soglia si entra in un mondo nuovo, completamente diverso. 

Graceland una casa da Re

Una sala completamente bianca ci accoglie con poltrone in pelle e vetri dipinti, un luogo di incontro dove conversare e ricevere gli ospiti. Nonostante lo sfarzo sia già esagerato il tutto dà un senso di pace e tranquillità, un salottino da cui si intravede sullo sfondo lo Steinway a coda posizionato proprio accanto alla TV, elemento che non manca in nessuna delle stanze. Elvis voleva così, che in ogni stanza di fossero una o più televisioni, sempre accese, quasi come se il Re avesse paura del silenzio. Cosa impossibile da ottenere perché come racconta la guida Graceland era sempre un gran fermento. La cucina non chiudeva mai, camerieri e governanti non mancavano, così come amici e conoscenti. Proprio uno degli ambienti preferiti dal Re del Rock n Roll era la cucina, dove non mancava mai qualcosa da mangiare. Oltre agli immancabili schermi che intervallano i pensili in cucina dovevano sempre esserci carne magra e fresca, non congelata, una bottiglia di Pepsi Cola, una bottiglia di aranciata, almeno sei scatole di biscotti, hamburger, sottaceti, patate e cipolle, frutta fresca assortita, barattoli di crauti, wurstel, almeno tre bottiglie di latte parzialmente scremato, pancetta magra (tagliata sottile) e la lista sarebbe ancora lunga (per chi la volesse leggere si trova qui). 

Elvis passava molto tempo con i suoi amici, pochi e intimi, che potevano passare il tempo tra la sala bar e quella da biliardo. Questa è quasi angosciante, interamente ricoperta di stoffa con il grosso biliardo nel centro, completamente diversa dallo spazio tutto ricoperto in pelle gialla, bancone completo, dove ci si poteva rilassare fumando sigari e bevendo drink sempre attorniati da gadget di ogni tipo e televisori a non finire. 

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L’ultima sala visitabile è la giungla. Un openspace ricavato in una sorta di veranda dove Elvis passava gran parte delle sue giornate nel relax di una enorme poltrona. Giungla perché questo è il tema con cui è arredata, sembra il set cinematografico di Eldorado e Anaconda. Qui registrò anche molte sessioni, chiamate proprio Jungle Session. 

Graceland una casa da Re

Finito il tour all’interno delle stanze si passa al cortile dove una schiera di giardinieri è sempre all’opera per tenere livellato il prato e curare siepi e piante. Un rapido passaggio nel torrido clima del Tennessee in agosto per finire in quello che è il vero e proprio museo. Qui si passa una mezz’ora buona accerchiati da gran parte dei vestiti usati da Elvis nella sua carriera artistica e cinematografica. Sono raccolti i suoi dischi d’oro  e di platino e qualche memorabilia. Elvis però non era solo un ricco cantante che viveva nel lusso. Lascia di stucco vedere la parete su cui sono esposti gli assegni che puntualmente firmava per aiutare chiunque fosse in difficoltà. La guida racconta che nessuno attorno a lui poteva finire in disgrazia, non l’avrebbe mai permesso (facendo la fortuna di alcuni tra l’altro). Graceland era anche un luogo di lavoro e prima di finire nell’ala dove sono custoditi i suoi due arei e l’incredibile collezione di auto e moto si passa per quello che era il vecchio garage del signor Toof, il primo proprietario di Graceland, dove ogni giorno erano all’opera una decina di segretarie che cercavano, invano, di rispondere a tutti i messaggi che Elvis riceveva dai numerosissimi fan. Ci voleva del tempo, ma nessun messaggio veniva ignorato, anche se a rispondere non era certo il Re in persona. Elvis teneva molto ai suoi ammiratori che gli dimostrano affetto ancora oggi riempiendo la sua tomba di peluche, fiori e regali di ogni tipo. 

La passione per i motori era un’altra delle fissazioni di Presley e il museo che raccoglie la sua collezione toglie davvero il fiato. Un centinaio tra Cadillac, Rolls, Harley e perfino un John Deere si snodano in un percorso con diverse ambientazioni che si chiude con la pista di decollo dei due jet privati con cui si spostava e sulla cui coda spicca il suo slogan TBC, taking care of business perché Elvis era anche quello, un uomo d’affari che sapeva vendersi e guadagnare più soldi possibili in ogni momento. 

Vedere il luogo dove Elvis passava le sue giornate lascia il segno, non solo per lo sfarzo e le belle auto ma perché si riesce a capire davvero ogni sfaccettatura del suo personaggio complicato a metà tra il borioso ricco amante del lusso e l’uomo del sud amante della famiglia e in grado di controllare i suoi affari in ogni istante. 
 
elvis presley graceland
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