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Un'acustica made in Texas: Jamie Kinscherff High Noon
Un'acustica made in Texas: Jamie Kinscherff High Noon
di [user #3306] - pubblicato il

Sconosciuto ai più, il liutaio Jamie Kinscherff è autore di chitarre acustiche con accorgimenti particolari a vista e non. È il caso della High Noon.
Nel panorama delle chitarre acustiche di pregio ci sono alcuni costruttori poco noti i cui nomi ricorrono magari nei forum specialistici ma hanno una diffusione limitata, in quanto dediti a piccole produzioni di alta qualità. Jamie Kinscherff appartiene a questa categoria, dichiara infatti di costruire chitarre curando completamente lo strumento dall’inizio alla fine e utilizzando i migliori legni. 
Il suo sito ufficiale illustra tutto con dovizia di particolari. Tuttavia, seppur attivo, risulta aggiornato a diversi anni fa e ho letto che Kischerff è sparito dai radar da un po' di tempo, quindi bisogna accontentarsi delle informazioni attualmente online.

I modelli disponibili sono Troubadour (dimensioni tipo 00), Dreadnought, Concert e High Noon. Quest’ultimo, dal nome molto texano e traducibile in “mezzogiorno in punto” o forse anche “mezzogiorno di fuoco” è quello che vorrei presentarvi.
Si tratta dello strumento di punta, dimensioni tipo small jumbo o grand concert, votato al fingerstyle ma molto versatile a detta di Jamie. Non mi dilungo su dimensioni e altri particolari che potete trovare agevolmente sul sito. L’esemplare in mio possesso dovrebbe essere stato costruito intorno al 2005.

Un'acustica made in Texas: Jamie Kinscherff High Noon

La scelta dei legni è classica: palissandro dalla bellissima tonalità calda e trama molto fitta per fondo e fasce, ponte e tastiera in ebano scuro, manico in mogano, binding di corpo e tastiera in koa fiammato, filetti in legno azzurro smeraldo lungo tutto il corpo e sotto la tastiera che danno una leggera nota cromatica molto elegante. La tavola armonica è adirondack premium grade, davvero molto venata, che Kinscherff sembra prediligere fra i vari legni di abete disponibili.

La finitura è molto curata e mostra, nei particolari, tutta l’attenzione possibile impiegata nella costruzione, inclusa la bella rosetta in madreperla quasi tridimensionale per opalescenza e disegno.
Il ponte, come è tipico nelle chitarre di Kinscherff, ha una forma tipo saetta. È molto particolare, ma qui devo dire di non condividere particolarmente questo dettame estetico, io personalmente lo avrei preferito più tradizionale e simmetrico. 

Una particolarità tecnica, che influisce sul suono, è rappresentata dalla struttura delle catene. Sono forate secondo uno schema che Jamie ha messo a punto negli anni (anche in questo caso, esaustive spiegazioni si trovano sul sito).
La chitarra ha dimensioni abbastanza generose che, se da un lato contribuiscono al suono, dall’altro la rendono più adatta a persone di media corporatura.

Un'acustica made in Texas: Jamie Kinscherff High Noon

Il manico è una delle cose meglio riuscite. Giustamente dimensionato in spessore (io non amo i manici sottili), in mogano, con tasti medio/grandi, è comodissimo e permette di suonare in modo morbido e rilassato perdonando anche qualche errore nel posizionamento delle dita. È perfettamente livellato senza alcun punto fuori squadra, con una freccia minima proprio come dovrebbe essere. Come risultato si ha una action decisamente bassa. Questo vale per tutta la sua lunghezza e in ogni posizione le corde vibrano libere. Non ha segnatasti ma solo il piccolo fregio serpeggiante di Kinscherff alla dodicesima posizione. Larghezza al capotasto 45mm, truss rod accessibile dalla parte alta, meccaniche Gotoh 510 e scritta Kincherff in elegante corsivo sulla paletta di forma proporzionata completano la dotazione.

Un'acustica made in Texas: Jamie Kinscherff High Noon

Si arriva così alla parte più importante e anche più soggettiva: il suono.
A mio avviso, l’elemento che più colpisce è il sustain. La tavola in adirondack, il manico ben dimensionato e il solido ponte contribuiscono a generare note argentine e molto lunghe. Sul piano del suono, il timbro è chiaro e trasparente e la dinamica consente di modulare il passaggio da toni dolci a più aggressivi semplicemente variando l’energia del tocco. Questo avviene in ogni punto della tastiera. I bassi sono ovviamente presenti, viste anche le dimensioni della cassa, ma non sopraffanno i toni medi né oscurano i cantini, contribuendo così all’equilibrio tonale che caratterizza la High Noon. Sarebbe interessante provarla in registrazione.
Lo strumming risulta efficace ma, bisogna dirlo, questa chitarra non ha il DNA di una dreadnought ed essendo molto analitica rende gli accordi più intellegibili di quanto avverrebbe su uno strumento nato specificamente per l’uso con il plettro.
Infine, risulta molto elevata la pressione sonora, complici il volume della cassa e la resa della tavola in adirondack.

Un'acustica made in Texas: Jamie Kinscherff High Noon

Kinscherff è un ottimo costruttore e altrettanto lo è questa chitarra. Io ne sono molto favorevolmente impressionato e ho cominciato a guardarmi intorno per vedere se potessi trovarne un’altra di dimensioni più piccole (la Troubadour o la Concert) ma sembra, come si evince anche leggendo i vari forum, che chi ne ha una se la tenga volentieri. Consiglio quindi, a chiunque si imbatta in uno di questi strumenti, di non perdere occasione di provarla, se può, in quanto sono abbastanza sicuro che si troverà fra le mani un ottimo esempio di liuteria moderna, non solo per la bella resa armonica ma anche per la naturalezza con la quale si lascia suonare.
chitarre acustiche gli articoli dei lettori high noon kinscherff
Link utili
Il sito di Jamie Kinscherff
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Commenti
di telecrok [user #37231] - commento del 09/10/2017 ore 10:29:37
complimenti, gran bella chitarra, ottimamente costruita, molto bello il binding.
La scelta della forma del ponte non penso sia una questione meramente estetica, penso c'entrino questioni di dinamica ed interazione con le varie corde, seguendo un poco la filosofia degli ossi a filo variabile che immagino monti questo esemplare, la scuola Martin per esempio, non fa differenze e non si spinge così a fondo nella ricerca del suono perfetto, forse non lo reputano così necessario e decisivo o forse non vogliono rinunciare al loro tipico ponte dalle forme riconoscibili e reputano trascurabile l'eventuale guadagno in termini di affidabilità.
E' una mia personale congettura ma avrebbe un senso, non piace neanche a me la forma di quel ponte, ma penso che l'aver rinunciato ad una forma esteticamente più conveniente e armoniosa, sia forse dettato da scelte prettamente tecniche.
Sul sito non dice nulla a riguardo?
Bella chitarra davvero, ciao.
Rispondi
di bux64 [user #3306] - commento del 09/10/2017 ore 12:10:13
Grazie telecrok del riscontro, in effetti non avevo pensato a questa possibile chiave di lettura della forma del ponte. Rileggerò meglio sul sito, anche se mi sembra di ricordare che si parli in modo specifico solo della particolarità delle catene forate.
Rispondi
di franklinus [user #15063] - commento del 09/10/2017 ore 16:14:08
My philosophy about luthiery is simple; Use the finest materials available and put into each instrument the engineering and craftsmanship that will result in excellent tone, playability and physical beauty......credo che sia questo il suo valore,la forma del ponte e le catene forate non hanno nulla di esoterico,sono solo la "firma"in calce della sua opera
Rispondi
di accademico [user #19611] - commento del 09/10/2017 ore 17:22:38
Molto bella, assomiglia un po' alle Robert Taylor, la serie costruita direttamente da Bob (come quella di Beppe Gambetta).
Le catene forate (ma con fori a triangolo) sono state recentemente riprese anche dalle Effedot (che seppure economiche sono ben progettate).
Il ponte mi sembra una variante del Kasha bridge usato dalla Gibson sulla serie MK.
Rispondi
di qualunquemente1967 [user #39296] - commento del 10/10/2017 ore 09:16:02
Bellissima chitarra ma commercialmente un domani non vale nulla ... poi se uno dice ime la tengo perche' per sempre il mio pensiero non vale piu' nulla ... ciao
Rispondi
di bux64 [user #3306] - commento del 10/10/2017 ore 23:45:47
Hai ragione senza dubbio, ma se si comprassero le chitarre solo per rivenderle, oggi non avremmo che Martin e non conosceremmo magari tanti altri strumenti di valore. Questo è comunque il mio pensiero.
Rispondi
di accademico [user #19611] - commento del 11/10/2017 ore 12:37:16
sono d'accordo con te, e non venderla...
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