Helix Floor, al momento del lancio, è stata presentata come una rivoluzione nel mondo del modeling e, più in generale, del modo di intendere effetti e amplificatori per chitarra e basso. L’oggetto ha subito suscitato il mio interesse ma il prezzo e la grande varietà di opzioni (molte delle quali sarebbero state superflue per me) mi hanno spinto ad aspettare.
L'attesa non è stata vana. Helix LT sembrava fatta a posta per le mie esigenze. Complice una repentina riduzione dello street price, tre mesi fa circa è entrata a far parte del mio studio.

Modulazioni e ritardi di Line 6 mi sono sempre piaciuti. Gli overdrive che prediligo sono un clone del Tubescreamer realizzato da Jam Pedals (il Tube Dreamer) e un Fulltone OCD versione 1.4. Lo screamer è caratterizzato dall’avere due livelli di gain selezionabili. Il primo è quasi un dirty boost in stile Klon Centaur, l’altro – più marcato – ricorda molto da vicino l’originale a cui si ispira. L’OCD mi piace per la sua capacità di avere suoni con buon sustain che mantengono intelligibilità anche ad alti guadagni e per la dinamica molto simile a quella di un finale imballato. I due loop della Helix LT sembravano candidati ufficiali per realizzare un sistema ricco di funzionalità, versatile e senza tutti i problemi (peso in primis) che si portano dietro le pedaliere assemblate con looper-switcher e pedali singoli.
Consideravo la possibilità di simulare ampli e casse quasi un bonus che non sapevo come avrebbe contribuito al mio suono.

Il primo test che ho fatto è stato confrontare i modelli dei miei pedali con gli equivalenti hardware. Dopo un po’ di prove (in studio e in sala) ho trovato il modello di OCD di Line 6 equivalente in modo sorprendente all’originale. Stessa dinamica, stesso timbro (forse solo un po’ più acuto ma basta abbassare il Tone), stessa capacità di rimanere limpido anche con tanto gain. Nella versione digitale c’è, in più, l’opzione di emulare un’altra versione famosa dell’OCD (la 1.2 se non ricordo male). Per riprodurre i due timbri del Jam ho utilizzato i modelli di Klon e TS808. Anche qui, con poche regolazioni, si arriva allo stesso suono e la stessa risposta al tocco. Al termine del test, quindi, mi sono trovato – non senza sorpresa – a eliminare anche gli overdrive hardware dalla pedalboard che oggi è fatta del solo Helix LT. Leggera, comoda, alimentata senza power pack (ha, finalmente, un alimentatore switching interno) e facile da integrare in un vecchio flight case che avevo in garage.

In quel periodo stavamo registrando il nostro nuovo album (Cashmir by NTFC Band). Le chitarre passavano per un ampli Koch Studio Tone su cassa Blackstar Artisan 2x12 ripresa con uno Shure 57 e un Microtech Gefell M940. Entrambi i microfoni, prima di arrivare alla scheda audio, passavano per i preamp Neve 1073LB.
Ho deciso di provare le simulazioni della Helix e, senza guardare ai modelli di riferimento reali, mi sono messo a cercare suoni che potessero andare bene per le atmosfere dei brani e per il mio modo di suonare. Scorrendo i preset ho scoperto che alcuni (al contrario di come si fa di solito) erano scarni e senza troppi effetti. Sembravano fatti apposta per far ascoltare e provare le potenzialità delle singole emulazioni di ampli. Le scelte sono molte e io mi sono trovato subito bene con il modello del Fender Twin per i puliti, quello di un Marshall moderno per i lead e, per i power chords, con la simulazione del Mesa Rectifier. Questi suoni mi sono piaciuti subito e non è stato necessario fare modifiche sostanziali. Col passare del tempo ho trovato che alcuni parametri chiave (Sag e Bias ma anche quelli relativi allo speaker e al microfono) sono fondamentali per adattare la resa della singola simulazione alla propria idea/aspettativa. Lavorando su questi parametri anche gli altri amplificatori simulati mi hanno dato belle soddisfazioni.
Il risultato è stato che, nell’album, si trovano sia suoni fatti con ampli, cassa, microfono e preamp, sia suoni realizzati con la sola Helix LT direttamente nella scheda audio.
Di seguito tre video esemplificativi. Il primo ("I miei pensieri migliori") è stato realizzato esclusivamente con Helix inserendo un chorus nei Twin dei suoni puliti e un delay nel lead dell’assolo finale (fatto con modello Marshall). Le chitarre sono una Gibson SGJ per clean e lead e una Gibson LP Junior per i power chord.
Il secondo è un blues ("Singol blues") nel quale la chitarra ritmica è fatta con Helix (Twin + Klon) suonando una Godin Kingpin. Anche gli assolo suonati da me sono con Helix (Marshall) collegato a una Gibson SG61 Reissue con il volume a 6 (pickup al ponte). Alessandro Sbrolli, l’altro chitarrista del gruppo, ha suonato la sua Shur in un Vox NT50 e cassa Rivera 2x12. I microfoni, in questo caso, erano uno Shure 57 e un Rode a condensatore (diaframma largo) che andavano direttamente in una Motu 8Pre.
L’ultimo pezzo ("La sposa"), dal sapore un po’ latin, vede la Helix impegnata solo nella parte ritmica (emulazione di Twin con Gibson SGJ). Gli assolo, sia il mio sia quello di Alessandro, sono suonati con gli ampli reali su descritti.
Rimane l’ultimo test, quello della rivoluzione totale, ovvero collegare direttamente la Helix al PA ed ascoltare il risultato sui monitor.
Le prime prove sono incoraggianti. Il suono è bello e dinamico e, al contrario dei precedenti modelli Line 6, si fa sentire anche con la band. Credo che siano due gli ostacoli principali da superare. Il primo è che, inevitabilmente, il suono che esce dal PA è diverso da quello che si è trovato in studio. C’è la possibilità di inserire un parametrico a valle delle emulazioni per adattare la risposta, ma questo richiede tempo durante il sound check. Il secondo ostacolo è, direi, psicoacustico. L’emulazione riproduce il suono a valle del microfono. Un ampli vero lo sentiamo (e ne restiamo affascinati) dal suo altoparlante. Il piacere di sentire un finale a valvole ben sollecitato è grande, difficile rinunciare. Non considero un’opzione praticabile (almeno per me) l’utilizzo di Helix con una cassa attiva dedicata (tipo Red Sound o la nuovissima Jad&Freer) perché ingombri e difficoltà di trasporto sono analoghi alla soluzione Helix+Ampli a valvole (volendo con il collegamento a 4 fili che devo ancora provare).
Come certamente saprete, questa è una strada ormai battuta da molti. Kemper, Fractal, Headrush sono insieme a Line6 nel lato high end ma anche Zoom, Boss, Nux e Mooer sono sul pezzo. Credo che in un futuro prossimo molte cose cambieranno in questo campo e poi, secondo me... il digitale non si sente.
L'attesa non è stata vana. Helix LT sembrava fatta a posta per le mie esigenze. Complice una repentina riduzione dello street price, tre mesi fa circa è entrata a far parte del mio studio.

Modulazioni e ritardi di Line 6 mi sono sempre piaciuti. Gli overdrive che prediligo sono un clone del Tubescreamer realizzato da Jam Pedals (il Tube Dreamer) e un Fulltone OCD versione 1.4. Lo screamer è caratterizzato dall’avere due livelli di gain selezionabili. Il primo è quasi un dirty boost in stile Klon Centaur, l’altro – più marcato – ricorda molto da vicino l’originale a cui si ispira. L’OCD mi piace per la sua capacità di avere suoni con buon sustain che mantengono intelligibilità anche ad alti guadagni e per la dinamica molto simile a quella di un finale imballato. I due loop della Helix LT sembravano candidati ufficiali per realizzare un sistema ricco di funzionalità, versatile e senza tutti i problemi (peso in primis) che si portano dietro le pedaliere assemblate con looper-switcher e pedali singoli.
Consideravo la possibilità di simulare ampli e casse quasi un bonus che non sapevo come avrebbe contribuito al mio suono.

Il primo test che ho fatto è stato confrontare i modelli dei miei pedali con gli equivalenti hardware. Dopo un po’ di prove (in studio e in sala) ho trovato il modello di OCD di Line 6 equivalente in modo sorprendente all’originale. Stessa dinamica, stesso timbro (forse solo un po’ più acuto ma basta abbassare il Tone), stessa capacità di rimanere limpido anche con tanto gain. Nella versione digitale c’è, in più, l’opzione di emulare un’altra versione famosa dell’OCD (la 1.2 se non ricordo male). Per riprodurre i due timbri del Jam ho utilizzato i modelli di Klon e TS808. Anche qui, con poche regolazioni, si arriva allo stesso suono e la stessa risposta al tocco. Al termine del test, quindi, mi sono trovato – non senza sorpresa – a eliminare anche gli overdrive hardware dalla pedalboard che oggi è fatta del solo Helix LT. Leggera, comoda, alimentata senza power pack (ha, finalmente, un alimentatore switching interno) e facile da integrare in un vecchio flight case che avevo in garage.

In quel periodo stavamo registrando il nostro nuovo album (Cashmir by NTFC Band). Le chitarre passavano per un ampli Koch Studio Tone su cassa Blackstar Artisan 2x12 ripresa con uno Shure 57 e un Microtech Gefell M940. Entrambi i microfoni, prima di arrivare alla scheda audio, passavano per i preamp Neve 1073LB.
Ho deciso di provare le simulazioni della Helix e, senza guardare ai modelli di riferimento reali, mi sono messo a cercare suoni che potessero andare bene per le atmosfere dei brani e per il mio modo di suonare. Scorrendo i preset ho scoperto che alcuni (al contrario di come si fa di solito) erano scarni e senza troppi effetti. Sembravano fatti apposta per far ascoltare e provare le potenzialità delle singole emulazioni di ampli. Le scelte sono molte e io mi sono trovato subito bene con il modello del Fender Twin per i puliti, quello di un Marshall moderno per i lead e, per i power chords, con la simulazione del Mesa Rectifier. Questi suoni mi sono piaciuti subito e non è stato necessario fare modifiche sostanziali. Col passare del tempo ho trovato che alcuni parametri chiave (Sag e Bias ma anche quelli relativi allo speaker e al microfono) sono fondamentali per adattare la resa della singola simulazione alla propria idea/aspettativa. Lavorando su questi parametri anche gli altri amplificatori simulati mi hanno dato belle soddisfazioni.
Il risultato è stato che, nell’album, si trovano sia suoni fatti con ampli, cassa, microfono e preamp, sia suoni realizzati con la sola Helix LT direttamente nella scheda audio.
Di seguito tre video esemplificativi. Il primo ("I miei pensieri migliori") è stato realizzato esclusivamente con Helix inserendo un chorus nei Twin dei suoni puliti e un delay nel lead dell’assolo finale (fatto con modello Marshall). Le chitarre sono una Gibson SGJ per clean e lead e una Gibson LP Junior per i power chord.
Il secondo è un blues ("Singol blues") nel quale la chitarra ritmica è fatta con Helix (Twin + Klon) suonando una Godin Kingpin. Anche gli assolo suonati da me sono con Helix (Marshall) collegato a una Gibson SG61 Reissue con il volume a 6 (pickup al ponte). Alessandro Sbrolli, l’altro chitarrista del gruppo, ha suonato la sua Shur in un Vox NT50 e cassa Rivera 2x12. I microfoni, in questo caso, erano uno Shure 57 e un Rode a condensatore (diaframma largo) che andavano direttamente in una Motu 8Pre.
L’ultimo pezzo ("La sposa"), dal sapore un po’ latin, vede la Helix impegnata solo nella parte ritmica (emulazione di Twin con Gibson SGJ). Gli assolo, sia il mio sia quello di Alessandro, sono suonati con gli ampli reali su descritti.
Rimane l’ultimo test, quello della rivoluzione totale, ovvero collegare direttamente la Helix al PA ed ascoltare il risultato sui monitor.
Le prime prove sono incoraggianti. Il suono è bello e dinamico e, al contrario dei precedenti modelli Line 6, si fa sentire anche con la band. Credo che siano due gli ostacoli principali da superare. Il primo è che, inevitabilmente, il suono che esce dal PA è diverso da quello che si è trovato in studio. C’è la possibilità di inserire un parametrico a valle delle emulazioni per adattare la risposta, ma questo richiede tempo durante il sound check. Il secondo ostacolo è, direi, psicoacustico. L’emulazione riproduce il suono a valle del microfono. Un ampli vero lo sentiamo (e ne restiamo affascinati) dal suo altoparlante. Il piacere di sentire un finale a valvole ben sollecitato è grande, difficile rinunciare. Non considero un’opzione praticabile (almeno per me) l’utilizzo di Helix con una cassa attiva dedicata (tipo Red Sound o la nuovissima Jad&Freer) perché ingombri e difficoltà di trasporto sono analoghi alla soluzione Helix+Ampli a valvole (volendo con il collegamento a 4 fili che devo ancora provare).
Come certamente saprete, questa è una strada ormai battuta da molti. Kemper, Fractal, Headrush sono insieme a Line6 nel lato high end ma anche Zoom, Boss, Nux e Mooer sono sul pezzo. Credo che in un futuro prossimo molte cose cambieranno in questo campo e poi, secondo me... il digitale non si sente.
Anticipo i commenti dei talebani delle valvole.
Si ok ma il calore delle valvole non si può emulare.
Lo trovo freddo e impersonale.
Niente mi farà rinunciare ai miei pedali analogici.
Il feeling che ti danno due el 34 con la roba digitale non l'avrai mai.
I dischi dei miei idoli sono tutti stati registrati collegati ad una plexi.
Non male ma secondo me manca un pò di dinamica.
Ecc ecc......................
Sono d'accordo e non hanno neanche pazienza di imparare.
Il nova system che ho avuto per due volte è un ottomo multieffetto, è molto essenziale nei suoni rispetto ad altri ma di grande qualità.
Chi compra una cosa come Helix di solito lo fa anche perchè vuole fare altro oltre a suonare con il gruppo, è un oggetto molto più completo, se uno lo compra per suonare i rolling stones o roba simile in sala prove con gli amici è sprecato, nel senso che si può spendere molto meno ed avere comunque un ottimo risultato.
Se si usa come ha spiegato Girolami è un ottima scelta, dipende dalle esigenze, sempre.
ho fatto lo switch da analogico a digitale, ma son tornato indietro. Derogo giusto per l'h9 con le modulazioni, mi piace che ci posso fare.
Chi lavora con la musica deve necessariamente approcciare con considerazioni di carattere opportunistico, chi lo fa per hobby se ne può fregare e scegliere in base alle proprie orecchie o alle proprie preferenze a tutto tondo.
Il digitale l'ho provato, suona anche maledettamente bene per molti timbri, ma per me è molto poco immediato, più difficile da regolare, più complicato ottenere il suono che si cerca, più palloso da programmare e in generale da usare.
Si può dire senza guerre di religione che 4 pedali con 3 manopole ciascuno e un buon ampli possono suonare maledettamente bene ed essere incredibilmente immediati? Questo non toglie nulla alla qualità del digitale, che finalmente è all'altezza, e alla sua flessibilità e incredibile varietà che offre. Ma a volte, per qualcuno, questa enorme varietà di possibilità è proprio il limite.
Una domanda al Sig. Girolamo: L'hai provata nell'ampli dritta nell'input come se faceva 'na vorta?
Esiste un gruppo facebook Helix italia al quale se volessi iscriverti sono sicuro potresti dare un ottimo ed apprezzato contributo...pensaci.
Negli ultimi due anni, per le situazioni live, tra pre a pedale e od/dist avrò speso quanto una LT, se non addirittura lo stesso ammontare con il quale mi sarei potuto accaparrare la versione Floor, ma molto probabilmente, a quest'ora, mi sarei ritrovato a sfruttare male tutto il potenziale di una macchina del genere, concentrandomi sul settaggio di fino di una sola emulazione di ampli e un paio di overdrive. E non parlo - da un punto di vista 'filosofico' - da integralista né delle valvole, né dell'analogico.
Ecco, io questo intendevo: non avevo bisogno di muovermi tra decine di amplificatori. Ne avevo già in testa uno e uno solo, precisamente. Così come per i pedali: due overdrive specifici. Stop.
Per modulazione e ambienti uso un multieffetti. Ma non era a questa tipologia di effetti che mi riferivo.
Ad ogni modo, non si tratta di confondere niente. Almeno - posso affermarlo con certezza - non per quanto mi riguarda.
Provo ad argomentare maggiormente: a me Kemper, Helix, Axe, etc. sembrano piccoli studi a portata di mano che ottimamente, combinando straordinarie qualità in termini di flessibilità, offrono al musicista la possibilità di fargli calzare in maniera perfetta qualsiasi contesto di genere, facilitandogli un casino la vita dal punto di vista materiale e organizzativo. Per non parlare delle possibilità di registrarsi.
La mia considerazione parte da questo tipo di valutazione, condivisibile o meno.
Mi è piaciuto molto il video di Pieralini dove fa sentire la Helix da sola, assieme ad un ampli valvolare con e senza emulazioni. Ho preferito la parte dove la Helix è sfruttata solo per gli effetti, ma avere tutto in una custodia è davvero comodo per i live, magari in studio si mischia e si sperimenta. Le saturazioni mi sono sembrate veritiere e secondo me meglio della Nova, dove non mi hanno mai convinto (la usa un mio amico caro). Grazie ancora per aver condiviso la tua esperienza ;)
Io, per esempio, nel mio piccolo faccio qualcosa di meno consueto, ovvero se devo andare in diretta, uso effetti generici non specifici da chitarra e modello il suono a gusto, non preoccupandomi di imitare fender o ampeg o vox ecc. ecc. :-)
Per avere questo in termini "analogici", dovresti spendere milioni e avere un magazzino pieno di roba.
il problema è che l'emulazione digitale di un ampli non mi permette di usarla in modo "trasgressivo" come posso invece fare con l'ampli "vero". L'emulazione si limita a riprodurre l'uso normale o tradizionale dell'ampli e non quello che uscirebbe fuori dallo sfruttamento nuovo, indiscriminato e magari distruttivo dello stesso ..
anche per questo sono ancora convinto che il digitale "emulativo", quello con dentro i modelli del tale ampli o pedale, aiuteranno poco o niente a fare qualcosa di nuovo.. :-)
L’ hum di un pickup viene tolto in post-produzione, un over clipping viene subito stoppato, lo slide sulle corde non deve sentirsi cosí via.
Tutto questo un tempo era parte del “calore” di un brano, oggi sono considerate imperfezioni...
Le macchine digitali ti danno la possibilità di essere perfetto, forse tolgono un pò la possibilità di “sporcare” l’esecuzione, rendendola più fredda.
Uso spesso un Axe fx per registrare, adoro la qualità e la quantità di suoni che sono racchiusi in questa macchina, che obiettivamente lascia ancora qualcosa al caso...ma appena si inserisce il noise gate o si regolano accuratamente gli effetti, tutto diventa tremendamente perfetto :-)
Per me questa voglia di "perfezione" nel rock soprattutto è altamente deleteria e anche controindicata.
"Dipende da quello che suoni" dirai tu.
Vero.
Ma per il mio modo di intendere la musica, a che cosa serve dover imitare amplificatori e pedali che hanno fatto della distorsione e dalla risposta non hi-fi il loro pregio e il loro marchio di fabbrica, ad averli in forma digitale ultra pulita e Ultra fedele? Allora non ha senso, in questo senso appoggio il buon Yaso.
Al di là del fatto che su 100 persone che comprano questi apparecchi Vorrei vedere chi usa veramente tutte le possibilità di questa macchina e chi invece si rifà ai soliti due o tre suoni ..Ma questo è un altro discorso ed è altamente soggettivo.
Io non me ne farei niente ad esempio.
Comunque a me questa voglia di avere tutto sempre disponibile e in maniera ultracompatta nella musica suonata mi mette una gran tristezza.
Forse perché l'uso che ne farei io non è quello per cui la macchina è stata progettata.
Per i babbei che cominceranno magari a pensare oppure scrivere che sono vecchio e che ripropongo l'ennesima discussione analogico contro digitale, dirò che sono stato uno dei primi qui della mia città ad avere il primo POD della line6 e che uso tutt' ora effetti digitali.
Quindi state tranquilli.
:-)
Anzi, a volte siccome i controlli reagiscono in modo differente e portandoli agli estremi si ottengono suoni piuttosto diversi dall'originale emulato forse il digitale offre persino più possibilità di ottenere cose meno tradizionali. Soprattutto sugli emulatori vecchi esagerando coi controlli di tono si trovano suoni inusuali e spesso "sgraziati", per un uso standard, ma se quello che cerchi è un suono non standard magari vanno benissimo.
teoricamente si.. ma, in genere, il fabbricante intende emulare sia il suono che l'approccio..
concordo su quello che dici sui vecchi emulatori
Stando alla mia esperienza (certamente con un prodotto scarso da € 300 / € 400) il digitale è ottimo per registrare, creare mix di effetti ed avere un setup preciso, ma se ci lanciamo in corsa tra un basso e una batteria la “PACCA” scordatevela!!!!!
Quello che pero' vedo essere parecchio sottovalutato in questi post che esaltano le soluzioni all-in-one e' la questione del rischio: se baso tutto sulla Helix (o qualunque altra soluzione del genere), in cambio della praticita' c'e' anche da mettere in conto che se salta quell'aggeggio, per un qualsiasi motivo, saltano anche tutti i miei suoni...cosa che non succede altrettanto con un sistema tradizionale, perche' se mi salta un pedale o anche il delay a rack, perdo quella componente, ma il resto funziona lo stesso senza problemi. Se invece vado "leggero", e poi succede qualcosa e si rompe l'aggeggio digitale (cosa non impossibile anche sul piano software, oltre che hardware), cosa/come suono? E tolti i professionaisti, non vedo tanti che si possano portare dietro un secondo Kemper di backup - se il backup lo fai fare invece ad un sistema tradizionale, ti sei giocato la carta della portabilita'. Che ne pensate? E' solo una mia paranoia?