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Gli anni '80 a sei corde
Gli anni '80 a sei corde
di [user #] - pubblicato il

Domani ia prima conferenza presentata da Accordo all'interno della Milano Music Week. Si parlerà delle chitarre più esagerate, spettacolari e - forse - un po' frivole della storia del Rock: quelle che hanno infiammato la musica a lustrini degli anni '80.
"Gli anni '80 a sei corde" è un incontro presentato da Accordo e curato da Gianni Rojatti.
Si terrà domani, alle 16:00, all'Urban Center di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. 
Questa conferenza è viaggio musicale sulle corde di una chitarra, attraversa una decade controversa: tra gli ultimi rigurgiti del punk, l’esplosione della new wave, gli eccessi del metal e i primi singhiozzi del grunge.

Gli anni '80 a sei corde

Un decennio la cui ricchezza e varietà musicale si riflettono nella straordinaria evoluzione tecnica, strutturale e musicale della chitarra elettrica.
Perché, soprattutto nell’ambito del rock e del pop, gli anni ’80 sono stati un'era musicale in cui i suono, la forma espositiva, la maniera di suonare e arrangiare una canzone erano curati quasi più del contenuto della canzone stessa.
Una ricerca musicale e tecnica di perfezione esecutiva, eleganza e bellezza formale che fiorisce e si concretizza soprattutto nella maniera di suonare spettacolare e aliena dei chitarristi dell’epoca. Eddie Van Halen, Steve Vai, Yngwie Malmsteen, Paul Gilbert, Joe Satriani: i guitar hero degli anni ’80 erano capaci di compiere sui manici delle loro chitarre le stesse eroiche esagerazioni che, in quegli anni, Rambo, Rocky e Indiana Jones realizzavano sugli schermi cinematografici.
Gli anni in cui Van Halen e Steve Lukather scalavano le classifiche nei dischi di Michael Jackson e Stevie Ray Vaughan in quelli di David Bowie. Steve Vai incideva le chitarre per John Lydon, cantante dei Sex Pistols e Prince faceva piangere il mondo con l'assolo lancinate di "Purple Rain"

conferenze eventi Gianni Rojatti milano music week
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L'evento ufficiale della conferenza
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Commenti
di PegasusVanDerKlyne [user #19758] - commento del 22/11/2017 ore 13:24:2
Gli anni '80 sono stati il ponte tra la "gloria" dei '70 ed la trasformazione dei '90.
I grandi di quel periodo possedevano, ancora, una formazione "a tutto tondo" fondamentale per la creazione di una personalità artistica riconoscibile (Van Halen, Sartiami, Vai e Malmsteen... solo per citare i più famosi); nel periodo che seguì le cose cambiarono fortemente. L'ultima decade del XX secolo segnò la fine di molti musicisti di "cartapesta", i quali faticarono a fronteggiare i numerosi cambiamenti e le molteplici (a volte incomprensibili) influenze che quegli anni portarono. La melodia era sempre più frivola , i pattern ritmici più semplici e la struttura armonica dei brani verteva inevitabilmente ad un ascolto "fast food". Io sono nato a cavallo degli '80... sono cresciuto con i Queen, i Dire-Straits (principalmente) e poco dopo sono stato proiettato nell'universo psichedelico di Hendrix e Zappa (Satch, Vai e company arrivarono solo nel 1995). Tutto ciò che ascolto oggi è nato non dopo questo periodo. Fatico a trovare qualcosa di fortemente "solido" dal 1990 in poi... Tuttavia, rimango aperto a "nuove" influenze e... ben venga la la musica di Qualità*
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