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Il default di Guitar Center: una voragine che vale 1/5 del mercato
Il default di Guitar Center: una voragine che vale 1/5 del mercato
di [user #3] - pubblicato il

Il 29 novembre scorso Standard & Poors ha declassato per l'ennesima volta Guitar Center, portando il rating da CCC+ a CCC- per il colossale debito di $ 1,6 miliardi (pari a oltre 1/5 del mercato dello strumento musicale) con $ 615 di cedole da pagare ad Aprile 2018. E' pressoché certo che la scadenza non potrà essere onorata, portando Guitar Center a un default parziale o totale, con probabili pesanti ripercussioni non solo negli USA.
Non è però il caso di unirsi ai brindisi che già si sentono nei negozi tradizionali: alcuni vantaggi per il commercio locale prodotti dal crollo del colosso non compenseranno le gravi conseguenze negative, con migliaia di imprese di ogni dimensione (tra cui alcune italiane di eccellenza) che si troveranno senza il principale cliente o addirittura senza il distributore esclusivo, dovendo inoltre far fronte a insoluti tanto importanti da mettere a rischio la sopravvivenza dei più deboli.  



La causa più evidente del disastro - ma non l'unica - è la crescita della vendita online: nonostante un mercato tornato a crescere negli ultimi 5 anni (+ 9,1%), la situazione dei venditori al dettaglio resta pesante, con il 20% dei grandi network di negozi nella zona di rating CCC, quella che indica un possibile fallimento. La crescita esponenziale dell'e-commerce è una condizione con cui tutti devono fare i conti: andava prevista e gestita con tempismo, pragmatismo e flessibilità ed è  stata invece sottovalutata e affrontata con attitudine e strategie inadeguate, cui hanno fatto seguito le prevedibili, drammatiche conseguenze. 

Né è casuale che la crisi dei negozi tradizionali vada di pari passo con quella della chitarra, lo strumento che più di tutti chiede di essere provato e acquistato dal vivo: la chitarra elettrica è assente dalle top 20 internazionali da un lustro, a dimostrare che le nuove generazioni fanno meno musica e la fanno con la console acquistata online (o non la fanno del tutto). Perché? 

E' opinione comune che i grandi produttori avrebbero potuto e dovuto fare di più anche per evitare la crisi annunciata dello strumento iconico del rock, la chitarra elettrica, tradizionale protagonista e termometro del mercato. Invece, dopo il "rinascimento chitarristico" di fine secolo scorso, sono stati ripetuti gli errori commessi da CBS e Norlin vent'anni prima, primo tra tutti quello di non voler capire che fuori dagli uffici commerciali esistono persone vere, musicisti con emozioni e passioni, non numeri aggregati da statistiche. Non sì è voluto-saputo usare linguaggi adeguati ai tempi, ripetendo invece il marketing muscolare ed esclusivo (nel senso di "escludere") degli anni '70, orientato alla quantità anziché alla qualità, contribuendo a spingere le nuove generazioni verso altri mondi più attenti e consapevoli dell'importanza di ascoltare e interagire, mondi più accoglienti e inclusivi.

Va anche aggiunto che Guitar Center ci ha messo parecchio del suo, costruendo il network di negozi più odiato nella storia del commercio, con servizi post-vendita e politiche di customertcare inesistenti, porontamente rimbalzate e condivise online, in un tamtam assordante di lamentele che ha contribuito a svuotare gli oltre 300 negozi del network, a vantaggio soprattutto degli e-commerce. 

Per quanto riguarda l'Italia, infine, ovviamente spiace per le aziende coinvolte, tra cui alcune eccellenze distribuite in USA da Guitar Center. Eppure questa crisi, che si annuncia epocale nel breve termine (anche per l'effetto domino che potrebbe dare il colpo di grazia ad alcuni grandi produttori pesantemente indebitati, come Fender e Gibson), potrebbe anche sortire anche alcuni effetti positivi nel medio e lungo termine.
L'inevitabile selezione generata dal crack (only the strong survive) sarà utile sia per riequilibrare il rapporto domanda-offerta, sia per smontare dinamiche anacronistiche e rendite di posizione consolidate, ovvero i principali ostacoli alla ripartenza del mercato.
Unico traino possibile è la voglia di fare musica, un grande valore italiano che deve tornare - ma in modo moderno e proattivo - al centro dell'attenzione degli operatori del settore capaci di confrontarsi con le difficoltà e sfruttare le opportunità offerte dal mondo che cambia.
guitar center
Link utili
Il downgrading di Guitar Center
Il sito di Guitar Center
Guitar Center su Wikipedia
Il disastro di Guitar Center sul sito ResellerRating

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Commenti
di JFP73 [user #29480] - commento del 09/12/2017 ore 14:14:31
Non mi stupisce e un pochino ne sono contento. Ad agosto sono stato nel loro negozio in times square, i prodotti per mancini erano praticamente assenti e quando dicevi di essere mancino ti prendevano per il culo (un commesso mi ha riso in faccia).
I negozi nostrani sono sicuramente meglio.
Quanto ai marchi basta dimenticarsi di leggere la paletta ma ascoltare lo strumento
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 11/12/2017 ore 10:55:13
Ciao, non voglio assolutamente essere polemico, ma la tua esperienza a me è capitata in un negozio nostrano: entro in un grande store di chitarre di Bologna e chiedo se hanno una Ibanez Iceman ed il commesso chiede lumi ad un collega che risponde: "è l'explorer dei poveri". Poi ci sono negozi dove per un pedalino da 50 euro ti attaccano l'ampli che vuoi con la chitarra che vuoi e ti lasciano il tempo che desideri a provarlo; ovviamente evito il primo store anche se più comodo da raggiungere.
Ciao
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 15:24:20
"è l'explorer dei poveri"

ahahah! Io lo direi a Paul Stanley!
Quanta ignoranza... :(
Rispondi
di betelobo [user #25981] - commento del 12/12/2017 ore 22:58:5
Da emiliano conosco bene lo store di cui parli: lo evito accuratamente da almeno 2 decenni. Da quel che mi dici la spocchia è rimasta intatta...beh, quando mi parlano di crisi del settore mi vien da dire che ad alcuni và ancora troppo bene...per ora.

P.S. rapito dalla Iceman ho acquistato su un noto mercatino musicale online una IC520 VBS; mi piace un casino!
Rispondi
di kithara [user #24622] - commento del 17/12/2017 ore 00:42:25
Ciao. A me invece è successa la cosa inversa: nel grande negozio che il tizio di Bologna ha anche a Roma mi hanno lasciato sempre provare quello che voglio nei tempi che voglio. Ed e così che da quando hanno aperto gli ho lasciato poco più di 10.000 euro in merce varia. Cosa che invece non è successa con il negozio piccolo che si chiama come il famoso Mago di Re Artù che voleva per forza farmi credere che un tizio che fa pedali di Roma (e del quale sono endorser ma soprattutto amico) non faceva cose di qualità e che solamente Lui Il Mago avesse l’onniscenza per vedere e decidere. Sempre a Roma, esiste un negozio storico al Centro verso il Colosseo che ha un usato da paura e se ti lasci prendere un po’ in giro (e con me lo fanno da millenni) ti fanno attaccare tutto quello che vuoi dove vuoi. Mentre un altro grande sul Monte Verde, sempre a Roma, se gli chiedi se hanno un modello di chitarra di questa o quella marca, ti guardano come fossi un alieno, poi ti guardano attraverso e ti lasciano così dove sei senza nemmeno mandarti a cagare...non si tratta di fare polemica, è una questione di gusti e di pelle...😊
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 18/12/2017 ore 10:02:02
Ciao, apprezzo il tuo intervento sia perchè ci dimostra che il mondo è bello perchè vario (d'altra parte tu scrivi di Roma, io di Bologna), sia perchè mi da' modo di precisare meglio l'intervento. E' vero che nel megastore di Bologna ti fanno provare quel che vuoi, ma se è un articolo che trattano, altrimenti anch'essi (come nella tua pessima esperienza col negozio piccolo) tendono a delegittimare. In questo senso la Ict era considerata "l'Explorer dei poveri" perchè essendo uno store autorizzato Gibson, quella volevano vendermi. A riprova Ti segnalo che, a Bologna, fino all'anno scorso avevano meno di una decina di sette corde e si giustificavano dicendo che "è uno strumento di nicchia"; vero è che non ha la diffusione della canonica 6 corde, ma il sitar è di nicchia, non la sette corde.
Ciao
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/12/2017 ore 00:48:22
Vivo negli USA da un bel po'. Solo una volta ho fatto un acquisto importante a Guitar Center, ma semplicemente perché avevano un'offerta veramente molto buona su un paio di modelli Gretsch Japan che stavano uscendo fuori dal catalogo. Un paio di volte ho portato strumenti a far valutare per possibili permute in negozio. Dall'usato detraggono tra il 35 e il 55% del prezzo a cui loro poi intendono rivendere. Il più delle volte naturalmente la valutazione è quella che lascia loro il maggior margine di guadagno. Comunque molto dipende da dove si trova il negozio e dalle persone che ci lavorano.
Rispondi
di lbaccarini [user #14303] - commento del 10/12/2017 ore 09:13:29
in questo mercato, ed ovviamente internet ha inciso, il segmento delll’usato è ormai più che rilevante. Il sito Reverb spesso pubblica dati interessanti in merito. La mania del vintage e/o del relic forse lo hanno spinto ulteriormente; mi è capitato di vendere una buona chitarra usata (ma non certo vintage) che era stata tenuta non benissimo dal precedente proprietario e aveva vari segni, all’acquirente piacque molto sopratutto per questo. Io di chitarre nuove non ne compro più da molto tempo, penso anche molti altri facciano così. Addirittura più di una volta le chitarre usate che vendevo erano regali per qualcuno, quindi anche per un regalo, in questo ambito ovviamente, è ok l’usato. Basta avere un poco di occhio ma non è così difficile valutare il buon stato di una chitarra, soprattutto se elettrica.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 10/12/2017 ore 12:04:47
Al di la delle analisi di mercato, corrette, il loro problema forse è stato il non espandersi online, dato che le due cose non sono esclusive. Il famoso negozio di Colonia ha sia una sede faraonica fisica che uno dei migliori ecommerce d'europa, per dire.
Rispondi
di team72filo [user #20000] - commento del 10/12/2017 ore 14:32:34
Non dimentichiamoci -riguardo il calo delle vendite generali di chitarre-che chi comincia a suonare praticamente sempre lo fa per emulare il proprio idolo ed oggi mi sembra che i guitar heroes siano sempre meno e sempre più attempati...
Rispondi
di AlceVeloce [user #44287] - commento del 15/12/2017 ore 11:37:02
Verissimo, e aggiungerei anche il rincoglionimento generale delle nuove generazioni, per le quali ormai "suonare" significa premere il tasto play di una consolle o nel migliore dei casi mettere assieme un'accozzaglia di sample alla cacchio...vedere un dj che riempie gli stadi mi fa venir voglia di gettarmi in fiamme dalla finestra.
D'altraparte non c'è da stupirsi visto che i nuovi guitar heroes sono i Calvin Harris, gli Avicii, i Justin Bieber ed i rappatori filastroccari di turno, oggi purtroppo si ascolta un dj con la convinzione che stia suonando davvero...evviva il mainstream!
Rispondi
di tazz [user #44513] - commento del 19/12/2017 ore 11:25:06
gettarsi in fiamme dalla finestra AHAHAHA condivido e faccio mi l'espressione

Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 10/12/2017 ore 15:53:45
Guitar Center ha perso il treno della vendita online e questo l’ha tolto di mezzo dalla concorrenza e dalla possibilità di rimanere in piedi. Io ne ho tre vicino a casa mia, non ci vado mai...gli spazi americani sono molto ampi e spesso le hwy sono trafficatissime. Per cui anche se sono vicini a casa ci potrei impiegare tre o quattro ore per andare e tornare. Ho bisogno di corde o di qualsiasi altra cosa? Le compro online e due giorni dopo somo a casa mia. Voglio una chitarra nuova? La compro online, la provo e se non mi piace la rimando indietro...
Il sito che hanno è pietoso, descrizioni approssimative, foto inguardabili. Non sono su Reverb e non spingono l’e-commerce...sedi molto grandi in città dove l’affitto è alle stelle, moltissimo personale.
Insomma...era un suicidio annunciato
Rispondi
di coldshot [user #15902] - commento del 10/12/2017 ore 17:11:30
-----Il sito che hanno è pietoso, descrizioni approssimative, foto inguardabili. -----
Concordo alla grande
ma non fanno la vendita on line ?
come è possibile ?
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 10/12/2017 ore 18:07:5
Hai colto nel segno. Senza vendita Online sei out.
Colossi come Sweetwater, Music Zoo, Sam Hash, Musician’s friends etc...ti distruggono se non reagisci. Guitar Center è stato a guardare...
Rispondi
di coldshot [user #15902] - commento del 10/12/2017 ore 18:12:47
Roba da pazzi ma come si fa ? vende on line anche il negozietto sotto casa e guitar center no, mah....
Se la cercano......
Rispondi
di MarcoV [user #30371] - commento del 10/12/2017 ore 17:2
Strategie sbagliate, costi enormi, scarsa attenzione per il cliente.
Complimenti a chi ha guidato l'azienda. Mi dispiace per i suoi dipendenti e fornitori.
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 10/12/2017 ore 17:42:50
Nei guai c'è pure Gibson. In giro si dice che hanno licenziato esperti liutai e chiuso stabilimenti e che se la direzione va avanti così ci sarà qualcuno che ne compra il marchio di fabbrica - il logo. Se avete una Gibson che suona bene, tenetevela cara - mai vendere.
Rispondi
di Pietro utente non più registrato - commento del 10/12/2017 ore 17:50:04
In giro si dicono tante cose Claes,non sempre corrispondono alla verità,di certo c'è che hanno un bel debito quindi qualcosa succederà,ridimensionamento.. ottimizzazione dei costi e della produzione..ricerca di partners per portare capitale? boh vedremo,io le mie Gibson me le tengo strette non si sa mai! :-)
Rispondi
di Pietro utente non più registrato - commento del 10/12/2017 ore 17:52:25
Morto un Papa se ne fa un altro,cattiva gestione e non recepimento dei cambi di mercato dovuti ai grossi retailers online,non credo cambierà molto nel mercato globale degli strumenti.
Rispondi
di kelino [user #5] - commento del 10/12/2017 ore 18:52:46
Mi sembra ieri.
Qualche anno fa ho chiuso il mio negozio dj strumenti musicali. Dopo 10 anni di attività ero stufo di sentirmi dire "eh...ma da internet la pago meno". Appena ho avuto la possibilità, ho cambiato lavoro.
Continuo a suonare e a comprare strumenti musicali ma Prediligo l'usato e il negozio sotto casa. Vale lo stesso anche per i beni di prima necessità...si al fruttivendllo, al macellaio e al pizzicagnolo. Basta con sti centri commerciali.
La maggiorparte della gente guarda solo l'aspetto legato al risparmio e non valuta il valore aggiunto del negozio fisico. Nè quello etico.
Se ci fosse un crollo globale del mercato della chitarra, ricominceremmo ad avere strumenti più di qualità, probabilmente. E la smetteremmo di pensare all'acquisto anche in funzione di una eventuale rivendita.
Less is more.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 10/12/2017 ore 22:35:53
Almeno fosse come lo dipingi tu, con il negoziante che fa la differenza.. Dalle mie parti (Milano, Varese) si va dal "la devi poi comprare o vuoi provarla solo?" al "il negozio chiude tra mezz'ora non posso farti provare l'amplificatore" (da 1000 euro eh..) fino a, quando chiesi un parere per un intervento di riparazione: "non vale nulla" (ce l'ho ancora dopo 20 anni e a breve ci scriverò un articolo sopra..). Insomma ho trovato fretta, sbrigatività, poca competenza e banale maleducazione. Cerco di andare dai pochi negozianti non cafoni, o compro da privati.
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 11/12/2017 ore 00:22:01
Son cambiati i tempi...prima di internet compravi quello che aveva e auello che ti proponeva il negoziante. Se gli piacevano le Eko, mi vendeva la Eko...che ne sapevo io di Ibanez, Ovation etc
È arrivato internet ed è arrivata l’informazione. Per fortuna. Oggi se mi serve una cassa posso informarmi,leggere recensioni, vedere video.
A quel punto comprerò quella che è giusta per le mie esigenze. 20 anni fa avrei comprato quella che aveva in casa il negozio.
Credo che per l’utente finale l’avvento di internet, dell’informazione e della possibilità di scelta nell’acquisto siano tutti elementi estremamente positivi.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 11/12/2017 ore 10:58:22
Sono parzialmente d'accordo con te, però la bottega di prossimità deve capire che non può fare concorrenza al centro commerciale sulla quantità o sul prezzo, bensì sulla qualità. Dunque è vero che il servizio è fondamentale, ma anche offrire beni che si distinguano. Nel campo musicale, purtroppo, i produttori/grossisti non aiutano.
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 11/12/2017 ore 11:13:16
spesso non fanno alcun servizio e allora per la vendita nuda e cruda si va su internet.
per anni ho pagato scientemente di più l'assicurazione auto pensando che nel momento del bisogno avrei avuto un servizio che non era quello di un call center, purtroppo mi sbagliavo e quest'anno me la faccio on line
Rispondi
di alexus77 [user #3871] - commento del 10/12/2017 ore 19:45:11
Quando hanno iniziato ad offrire classi e a togliere retail space per far spazio a salette isolate per lezioni, s'e' capito che la fine era ormai prossima. Crisi dello strumento a parte, GC ha fatto di tutto negli anni per cercare di fallire. Strumenti tenuti malissimo, maltrattati da dipendenti e clienti, impolverati, rigati e con colpi, e una selezione comunque barbina. A volte hanno offerte alle quali e' difficile rinunciare, ma spesso su pezzi dozzinali, e praticamente mai su strumenti validi. Non a caso, di tutti gli strumenti presi da GC negli anni, ne ho solo due ancora, entrambi presi usati e arrivati in negozio da meno di un paio di giorni al momento del mio acquisto, e il resto che ho preso da GC e che ho ancora sono altrimenti pezzi di produzione più industriale, tipo casse o pedali. Online fanno vendite, soprattutto attraverso Musician's Friend, ma anche con il sito di GC, pero' non hanno la qualità di altri retailers.
Da tempo e' chiaro che se si vuol tenere una posizione retail rilevante, si deve fornire al cliente del valore aggiunto rispetto alla competizione online. La crisi non e' solo di GC, ma di tanti altri retailers che hanno continuato a credere di poter offrire una limitata selezione di pezzi dozzinali a prezzi da boutique senza aggiungere servizi o valore per il cliente. Il modello low-cost di GC va contro ogni principio economico attuale, il fallimento era annunciato da anni.
Rispondi
di Matteo Barducci [user #29] - commento del 10/12/2017 ore 23:19:21
Allora: c'è chi commenta dicendo che si sopravvive se ci si dedica anima e corpo alle vendite online e c’è chi invece dice che il negozietto fisico sotto casa è la “way to go”...

Insomma, come al solito tutto ed il contrario di tutto. :-)
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 11/12/2017 ore 12:20:13
Non conosco il caso specifico di guitar center ed è vero che a parole vale tutto ed il suo contrario. Però a mio parere ogni rivenditore dovrebbe individuare un target cui si rivolge: il negozio fisico che non abbia un volume di affari (anche on-line) di migliaia di euro al giorno non può tenere 1000 chitarre e 10000 pedalini, dunque dovrà decidere se fare da punto di riferimento per l'entry level o per una fascia alta o altissima.
E' però anche vero che si dovrebbe studiare una compartecipazione tra produttori e rivenditori perchè se (uno a caso) Ibanez vuole lanciare un nuovo articolo sarebbe cosa buona e giusta renderlo disponibile in negozio, ma se il negoziante lo deve comprare col rischio che gli rimanga sul gobbo perchè articolo infelice, sarà assai poco tentato di ordinarlo. Inoltre mi dicono che alcuni produttori (Gibson, ad esempio) pone condizioni assai difficoltose per negozi di piccola entità.
Ciao
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 11/12/2017 ore 19:17:00
Tutte le volte rimango basito di come dei colossi del genere possano allegramente collezionare debiti-monstre (finanziati dalle banche) salvo poi fallire miseramente trascinando nel baratro anche partner sani, mentre se uno dei miei amici artigiani chiude l'anno fiscale con 7000 euro di debito gli tocca chiudere baracca e burattini e portare i libri contabili in tribunale...
Per quanto riguarda l'on-line è storicamente ineludibile, soprattutto in questo periodo di vacche magre, perchè fa risparmiare: mi dispiace per i sostenitori del negozietto sotto casa e del capitalismo etico, ma se gli stipendi sono rasoterra ed i contratti ultra-precari anche i dieci euro riparmiati sul pedalino o i due euro risparmiati sulle corde possono fare la differenza a fine anno.
L'unica cosa che mi stupisce è che, nonostante l'universo chitarristico sia sclerotizzato, il rock (che è la musica per la chitarra per definizione) non è mai stato così di moda: magliette degli Slayer in vendita nei negozi della grande distribuzione, così come i pigiama dei Guns'n'Roses (ve lo giuro, li ho visti), divette pop che fanno duetti a raffica con gruppi rock di venti/trent'anni fa nei talent show, cover riproposte allo sfinimento... Probabilmente ha ragione Alberto, le aziende hanno perso il contatto coi tempi, anche perché non mi sembra che la musica elettronica abbia poi trionfato su tutta la linea: ce n'era di più negli anni '90 in concomitanza con la grunge era, adesso le discoteche sono praticamente tutte chiuse e i dj-set house sono considerati spettacoli di nicchia. C'è una crisi sistemica di tutta la musica e in tanti non ci stanno capendo nulla.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 12/12/2017 ore 07:21:40
"il rock (che è la musica per la chitarra per definizione) non è mai stato così di moda: magliette ...."

Si, ma solo per le magliette.
Rispondi
di Mariano C [user #45976] - commento del 12/12/2017 ore 08:51:54
Il rock è una delle tante componenti della pop culture, niente di più niente di meno ormai, sia a livello musicale che di merchandising, quindi la over produzione di chitarre pedalini amplificatori ecc.....degli ultimi 30 anni è semplicemente arrivata alla saturazione
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 12/12/2017 ore 09:41:17
Per la questione debiti, la risposta è molto semplice: chi ha prestato tanto ad un imprenditore che ha 1.000.000 di euro di buco sa benissimo che quei soldi non si trovano dando un calcio ad un sasso e quindi aspetta sperando che l'impresa si risollevi oppure non intende spendere altri soldi per azioni di recupero infruttuose o addirittura a vantaggio di terzi che godano di garanzie reali. Al contrario i 6, 7 o 10.000 euro si possono in qualche modo recuperare o per lo meno può valer la pena di provarci se dall'altra parte c'è un minimo di struttura.
Quanto alla questione che il rock sia di moda ed i dj set la nicchia, forse viviamo in regioni molto diverse, ma ti garantisco, dopo aver contattato oltre 1.000 soggetti (pubblici e privati) tra Bologna e la riviera adriatica, che qui da noi i dj set vanno esattamente come la filuzzi che impegna le orchestre sei giorni la settimana e, potendo, anche due volte al giorno (accade di sabato e domenica) mentre i gruppi rock si ritagliano si e no lo spazio di un 10/15% dei locali od eventi, il più delle volte se conoscono chi organizza, altrimenti nada. E' vero che la musica suonata dal vivo è in crisi e proprio per questo (a mio parere) i produttori, i rivenditori ed i musicisti dovrebbero fare squadra ed organizzare eventi o anche aprire locali per far suonare. Invece ognuno coltiva il suo orto e lo difende dai "colleghi" perchè si riduce il terreno. Insomma stiamo facendo la politica della Germania in Europa: anzichè dare impulso al consumo, stringiamo sempre più la cinghia. Finchè dura.
Ciao
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 12/12/2017 ore 11:21:52
Sul fatto del "too big to fail" non ci piove, sulla musica elettronica rimango convinto di quello che dico... Tra l'altro vivo vicino ai lidi ferraresi, tra casa mia e Riccione una volta c'erano 30 discoteche, adesso ce ne saranno 5 di aperte... I dj poi sono richiesti perché costano poco, ci sono ragazzotti che "suonano" tutta la notte per 100 euro impianto incluso, mentre una band ti costa minimo il triplo per suonare due ore.
D'accordissimo sulla necessità di fare sistema, è l'unico modo per uscirne vivi.

Ciao
Rispondi
di fraz666 [user #43257] - commento del 12/12/2017 ore 10:02:17
BENE! Un "Grande Magazzino della chitarra" che nel 2017 non pensa all'online merita solo di chiudere. Ci saranno ripercussioni ma come per tutte le cose non è detto che siano solo negative, anzi.
Fa giusto un po' tristezza leggere ancora i vari "non compro da internet perché una chitarra la devo provare" quando i siti seri danno 100 volte più assistenza e possibilità di provare gli strumenti del famoso "negozio sotto casa"
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 12/12/2017 ore 18:09:21
Tra l'altro come se nei negozi si potessero provare bene gli strumenti: un sacco di gente con relativa confusione, set-up di prova (ampli, effetti) totalmente differente dal proprio, prova senza la presenza dei propri compagni di band... E in vari negozi si aggiungono dilettantismo se non a volte scortesia...
La compravendita on-line si è storicamente imposta per ragioni oggettive, che sono maggior scelta, maggior risparmio e politiche di assistenza/rimborso efficaci, oltre che l'indubbia praticità di farsi spedire le cose a casa a tariffe ormai ridicole. Se poi si vuol chiosare sul romanticismo del negozietto di strumenti, sulla polvere sulle copertine nelle vecchie librerie e sulla cortesia della commessa del negozietto di scarpe ok, ma rendiamoci conto che il tempo passa, il mondo cambia e se non lo segui rimani indietro.
Rispondi
di Mattraiommi [user #37593] - commento del 18/12/2017 ore 17:23:0
Scusa ma non ho studiato molto, ma cosa vuol dire "Non sì è voluto-saputo usare linguaggi adeguati ai tempi, ripetendo invece il marketing muscolare ed esclusivo (nel senso di "escludere") degli anni '70, orientato alla quantità anziché alla qualità, contribuendo a spingere le nuove generazioni verso altri mondi più attenti e consapevoli dell'importanza di ascoltare e interagire, mondi più accoglienti e inclusivi."????
Rispondi
di alberto biraghi [user #3] - commento del 18/12/2017 ore 18:09:17
A fine secolo scorso sia le condizioni socio-economiche, sia l'importanza della chitarra nel panorama pop erano molto diverse. Quindi era possibile usare politiche commerciali aggressive, mirando a vendere tanto (anche con profitti bassi) puntando sulla voglia di emulazione, quindi fottendosene di sostenere la cultura e di fornire servizio.
Il turnover generazionale è andato così a quel paese, tanto che se vai ai guitar show americani trovi solo ultracinquantenni.
Quindi oggi che (1) i miti non suonano la chitarra, (2) i redditi sono crollati, (3) servono margini più alti per sopravvivere e (4) i giovani chitarristi sono una frazione di quelli di 30 anni fa, le aziende sono senza argomenti e senza pubblico, si devono arrampicare sui vetri, ma soffrono di fronte all'aggressione del mondo digitale, più inclusivo perché giovane, nato dal basso.
Se **tutte** le grandi aziende sono in vita solo perché le banche non possono lasciarle fallire non si può dare solo la colpa alla crisi, evidentemente ci sono altri problemi, riassumibili in: "sono stati miopi e presuntuosi".
Rispondi
di Mattraiommi [user #37593] - commento del 18/12/2017 ore 20:59:37
Devo dire che sono d'accordo solo in parte, cioè io credo che le aziende avrebbero potuto fare ben poco. Il problema fondamentale è che il Rock e tutti i derivati, generi in cui la chitarra primeggiava, sono passati di moda. Punto. Nonostante questo le scuole di musica traboccano di allievi che vogliono studiare chitarra, quindi in realtà anche il discorso che oggi ci siano meno chitarristi di un tempo non credo sia perfettamente centrato. Il mondo si evolve e le magiche 6 corde (che oggi sono 7,8) non sono più fiche come un tempo (il mio). :-D
Rispondi
di alberto biraghi [user #3] - commento del 18/12/2017 ore 22:25:04
"Punto" fino a un certo punto. La chitarra ha primeggiato perché un certo Leo Fender l'ha inventata, cambiando per sempre il destino della musica negli anni a venire. Chi è venuto dopo di lui, da metà anni settanta in poi, non ne ha azzeccata una. Hanno sbagliato marketing, non hanno capito l'evoluzione della società, le tendenze, le aspettative. Se guardi la pubblicità anni 2000 vedi roba riciclata dagli anni 80. Non poteva che finire così con queste premesse, la responsabilità delle aziende c'è eccome, anzi IMHO è una delle cause prime del disastro.
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di Mattraiommi [user #37593] - commento del 18/12/2017 ore 22:42:26
MMMMM no non sono così convinto, cioè io non credo che un produttore di strumenti sia capace di influenzare la musica che verrà. Io credo che il rock sia vittima del suo stesso mito, ah i mitici anni 60, ah i mitici anni 70, dai facciamo qualcosa anche negli 80, anni 90....nirvana stop fine del gioco. Tu (scusa la confidenza ma siamo compagni in arte :-) ) dici che Leo Fender ha inventato la chitarra elettrica, ci sta, domani allora Antonio Paddestrock inventerà il Paddestrok che diventerà lo strumento simbolo della musica degli anni 20 (2020) e ciao ciao chitarra. Sarebbe colpa dei produttori? Non credo.
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di Claes [user #29011] - commento del 19/12/2017 ore 19:46:25
I musicisti sono imprevedibili. Gibson non ha di certo previsto che la LP diventasse il loro modello di punta (marketing Clapton / Page) e la Fender l'avvento di Punk, New Wave e Grunge che per una questione di look si tennero lontanti da Strat e Tele. La tribute giusta è quella per Kurt Cobain - a quanto pare, ha ritagliato da un catalogo Fender il suo design, facendo un collage! È arrivata la chitarra MIDI - pochissimi ne hanno una. Il pickup Roland non è la stessa cosa se montato come accessorio su una chitarra normale. Ingombra.
Mi ripeto, il mercato dei musicisti è imprevedibile. Alla Gibson avranno creduto che la Moderne fosse un hit garantito. Lo stesso per LP Recording (mai se ne sente parlare). I produttori si devono barcamenare in un mercato affollatissimo - si investe in produzione e promozione. Sarà per questo che ci sono tanti tribute e "designed by"... e limited edition a costi folli.
Qui ci vuole un chitarra per i poveri, da supermercato a costo nullo. Danelectro / Airline hanno creato un sound tutto loro. Fossi cinese, mi inventerei una chitarra in plastica, con altoparlantino incorporato e USB per apps. Una chitarra elettrica per partire deve costare poco.
Andavo a lezioni di pianoforte, mi è arrivata la mania chitarra Beat, i mei hanno detto "ti compriamo una bella classica se vai a lezioni". Sono partito imprestando una Eko semiacustica dai preti in cambio di servire messa e suonare all'oratorio dove per fortuna c'era un ampli. Dopo risparmi protratti poi la chitarra al costo più basso a Venezia. E devo fare promozione:
Era il negozio dei fratelli Ivo e Renzo Regazzo - esperti di fisarmoniche, mandolini... hanno accolto la brigata Beat aiutando in ogni modo possibile. A me hanno regalato un pickup single coil Framus preso alla Musikmesse dato che me ne mancava uno su una SG con P90 al ponte usatissima, comprata a Verona! I pickup di rimpiazzo erano quasi impossibili da trovare in Italia 69/70. Il negozio era piccolo, da sottocasa :)
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di Mattraiommi [user #37593] - commento del 20/12/2017 ore 16:00:34
I produttori di strumenti rincorrono le esigenze di chi le usa e difficilmente sono loro a creare l'esigenza perchè la musica è qualcosa di troppo labile, imprevedibile. Anche perchè in teoria dovrebbe essere sempre diversa. Poi i chitarristi ci mettono del loro, non nascondiamoci dietro ad un dito, i chitarristi sono tra i musicisti più conservatori che ci siano. L'ampli deve essere a valvole, la Les Paul è la migliore (o stratocaster a seconda dei gusti) e via così. Di chitarre economiche che vanno bene ce ne sono a scariolate e chi le prende? I principianti perchè appena uno ha 2 euri si prende la Fenter o la Gibson.
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di Mattraiommi [user #37593] - commento del 20/12/2017 ore 16:02:34
Mi è partito l'invio e non avevo finito, dicevo, Fender o Gibson ma non una fender o una gibson qualsiasi, la strato, la tele o la LP. E allora? Allora la Fender e Gibson produrranno la strato, la tele ecc. Loro ci provano a fare qualcosa di innovativo ma siamo poi noi a voler sempre le stesse cose.
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di Claes [user #29011] - commento del 20/12/2017 ore 16:39:48
Assolutamente vero... Explorer, Flying V, Firebird...
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