Si parla spesso di crisi della chitarra elettrica, di come i marchi più famosi si ripetano nel proporre sempre le stesse idee, salvo poi gridare al sacrilegio quando cercano vie alternative "profanando" i classici. La chitarra elettrica a corpo pieno è sostanzialmente immutata da quando Fender e Gibson proposero i primi storici modelli agli inizi degli anni '50 del secolo scorso. Una ricerca online ci dà una valanga di notizie e centinaia di marchi sparsi in tutto il mondo, che fondamentalmente producono cloni di questi pochi modelli storici. Se facessimo invece una ricerca di chitarre elettroniche, possiamo citare solo pochi modelli prodotti.
Il primo che mi viene in mente è marchiato Roland, che nel lontano 1977 uscì con la GR-500 capace d'interfacciarsi con vari expander di suoni dedicati per ricreare sonorità di altri strumenti. In tempi recenti, l'accordo tra Fender e Roland ha prodotto la V-Guitar, in pratica una Stratocaster Standard a cui hanno inserito un pickup esafonico e una scheda per riprodurre anche suoni di chitarre e accordature diverse usando la tecnologia COSM. La possibilità d'usare i normali pickup magnetici, insieme ai suoni simulati, amplia oltremodo le possibilità dello strumento. Anche Gibson alcuni anni fa propose qualcosa di simile con i vari modelli Robot e derivati, con le famose meccaniche E-Tuner, che però non hanno avuto il successo sperato. Occorre citare la proposta di Peavey e Antares chiamata AT200 e soprattutto la riuscita serie Variax di Line6, capace di riprodurre suoni di altri strumenti a corda.

La mia idea di chitarra elettronica invece, è sempre stata quella di modificare la risposta dei pickup installati senza sostituirli, come di modificare la scelta dei pickup per ogni posizione del selettore senza mettere mano al saldatore o aggiungere altri interruttori.
Per fare questo nel 2010, insieme a un collega ingegnere, sviluppammo un firmware per poter realizzare questa mia idea, figlia di una versione analogica usata durante i test realizzati per il mio primo articolo su Accordo.
Il primo articolo da me pubblicato nel lontano 2008 parlava di un combo a transistor monocanale che avevo realizzato nel 2006, dotandolo di una pedaliera per programmare quattro suoni diversi: dal clean al lead e richiamabili sia dalla pedaliera, sia dalla chitarra dedicata, in modo da accoppiare il pickup più idoneo a ogni suono memorizzato sull'amplificatore muovendo un solo selettore.
L'articolo sul circuito digitale del 2010 presentava invece una scheda dotata di un mini computer dedicato a svolgere il compito di memorizzare i 16+16 suoni in altrettante memorie, in modo da poterli richiamare direttamente dallo strumento o da un'unità esterna.

Questo progetto è stato poi tenuto in un cassetto per vari motivi e solo un anno fa circa ho trovato la volontà di realizzarlo e installarlo su una chitarra economica per vedere l'interesse che poteva destare. Questo strumento è stato esposto nel marzo del 2017 presso il Custom Shop Milano grazie alla possibilità concessami da Rossella Canzi di Ross Liuteria e ha incuriosito molte persone.

Lo strumento, di produzione coreana, è stato scavato sul davanti per ospitare il display e la tastiera e nel retro per poter ospitare l'apposita scheda SMD del circuito che gestisce il microprocessore e le periferiche prima citate. Il tutto è alimentato da un alimentatore switching esterno da 5 Volt, sfruttando un cavo stereo per la tensione continua e il segnale in uscita dallo strumento. Questa tensione di 5 Volt viene poi trasformata internamente in una duale di 9 Volt, che serve ad alimentare il buffer necessario al funzionamento ottimale e a un overdrive di mia creazione. I tre controlli rotativi sono infatti un Gain, un Volume e un Tono. L'overdrive è arricchito di un selettore a tre posizioni per modificare la sua saturazione e da due push-pull per l'equalizzazione delle basse frequenze.
La selezione delle sedici memorie avviene tramite il classico selettore a cinque posizioni, coadiuvato da due selettori push-push in modo da avere quattro banchi da cinque suoni ciascuno. Essendo le memorie tuttavia solo sedici, ci sono quattro memorie duplicate. Per sopperire a questa forzatura, una delle modifiche previste per il firmware è quella di arrivare a 20 memorie per gestire al massimo le possibilità del selettore a cinque posizioni o addirittura a 24 memorie per i nuovi selettori di tipo Les Paul.

Tramite i sei tasti digitali ho previsto la programmazione di tutte le memorie numerate da 0 a 15 e da 16 a 31 dei due blocchi. Abbiamo la possibilità di assegnare un nome di dieci caratteri e il pickup singolarmente o la combinazione di pickup a ogni memoria. Ogni memoria prevede da 1 a 3 coppie di pickup/avvolgimenti da configurare nella maniera che ritieniamo più opportuna. Il circuito quindi si aspetta di trovare un numero pari di pickup o avvolgimenti, in genere due singoli o un humbucker splittabile (una coppia), un humbucker splittabile più due singoli o due humbucker splittabili (due coppie) oppure tre humbucker splittabili (tre coppie). In questo caso avendo due pickup singoli e un humbucker non splittabile, sono ricorso a uno stratagemma che mi permette di avere a disposizione la scelta tra 39 combinazioni di suoni. Tra questi ho scelto naturalmente quelli che ritenevo più utilizzabili, comprese delle combinazioni in serie tra i singoli e l'humbucker che permette maggiore spinta in saturazione. Come ultima cosa, ma non meno importante, la possibilità di variare elettronicamente la capacità simulata del cavo da 0 a 15 metri e il carico ohmico che 'vedono' i pickup, da un minimo di 135 Kohm a 5 Mohm, tramite un parametro di sedici valori diversi. Questi due parametri modificano la frequenza del picco di risonanza e il suo livello a valori non ottenibili dalle normali chitarre.
Per ottenere i 39 suoni previsti, il massimo per questo tipo di configurazione di pickup, simile a una comune Stratocaster HSS, ho usato tutte e tre le coppie di pickup/avvolgimenti con una particolare configurazione. La prima coppia riguarda i due single coil che possono essere usati singolarmente, in parallelo, in serie, con uno dei due rovesciati di fase oppure spenti. La seconda coppia ha le stesse proprietà per il singolo al manico e l'humbucker al ponte, infine la terza coppia riguarda come già intuito il singolo centrale e l'humbucker al ponte. Questo ci permette di ottenere tutti i suoni di tipo Stratocaster, Telecaster, di simulare un suono humbucker con i due singoli in serie, oppure, di potenziare l'humbucker al ponte con un altro pickup in serie.
Un'altra possibilità prevista riguarda la programmazione tramite porta USB con un software per pc o tablet di tutti i parametri gestibili da tastiera. Rinunciando infatti a quest'ultima e anche al display, si può avere uno strumento dall'estetica classica alimentabile a batteria che mantiene però tutte le funzioni nel normale utilizzo.
Ho provato a vedere se c'era interesse presso alcune realtà italiane e non, ma la risposta più comune che ho ricevuto è la grande invadenza del circuito come se quattro potenziometri e un interruttore di una circuito tipo Les Paul non avesse bisogno di alcuno spazio nello strumento. Accennando alla possibilità di escludere display e tastiera, spesso ho ricevuto una risposta a mezza bocca.
Guardando i filmati realizzati mesi fa per farli ascoltare a una persona, potete ascoltare la versatilità dello strumento, considerando la sua fascia economica di partenza con l'utilizzo di pickup ceramici e non in alnico e le potenzialità di un simile sistema.
Con questo articolo, al momento l'ultimo che ho deciso di scrivere, si chiude un percorso di ricerca iniziato nel 2003, con il quale ho cercato nuove idee nel settore ma che non ha dato i risultati sperati e che inoltre si ricollega a quel mio primo scritto datato 2008.
Il primo che mi viene in mente è marchiato Roland, che nel lontano 1977 uscì con la GR-500 capace d'interfacciarsi con vari expander di suoni dedicati per ricreare sonorità di altri strumenti. In tempi recenti, l'accordo tra Fender e Roland ha prodotto la V-Guitar, in pratica una Stratocaster Standard a cui hanno inserito un pickup esafonico e una scheda per riprodurre anche suoni di chitarre e accordature diverse usando la tecnologia COSM. La possibilità d'usare i normali pickup magnetici, insieme ai suoni simulati, amplia oltremodo le possibilità dello strumento. Anche Gibson alcuni anni fa propose qualcosa di simile con i vari modelli Robot e derivati, con le famose meccaniche E-Tuner, che però non hanno avuto il successo sperato. Occorre citare la proposta di Peavey e Antares chiamata AT200 e soprattutto la riuscita serie Variax di Line6, capace di riprodurre suoni di altri strumenti a corda.

La mia idea di chitarra elettronica invece, è sempre stata quella di modificare la risposta dei pickup installati senza sostituirli, come di modificare la scelta dei pickup per ogni posizione del selettore senza mettere mano al saldatore o aggiungere altri interruttori.
Per fare questo nel 2010, insieme a un collega ingegnere, sviluppammo un firmware per poter realizzare questa mia idea, figlia di una versione analogica usata durante i test realizzati per il mio primo articolo su Accordo.
Il primo articolo da me pubblicato nel lontano 2008 parlava di un combo a transistor monocanale che avevo realizzato nel 2006, dotandolo di una pedaliera per programmare quattro suoni diversi: dal clean al lead e richiamabili sia dalla pedaliera, sia dalla chitarra dedicata, in modo da accoppiare il pickup più idoneo a ogni suono memorizzato sull'amplificatore muovendo un solo selettore.
L'articolo sul circuito digitale del 2010 presentava invece una scheda dotata di un mini computer dedicato a svolgere il compito di memorizzare i 16+16 suoni in altrettante memorie, in modo da poterli richiamare direttamente dallo strumento o da un'unità esterna.

Questo progetto è stato poi tenuto in un cassetto per vari motivi e solo un anno fa circa ho trovato la volontà di realizzarlo e installarlo su una chitarra economica per vedere l'interesse che poteva destare. Questo strumento è stato esposto nel marzo del 2017 presso il Custom Shop Milano grazie alla possibilità concessami da Rossella Canzi di Ross Liuteria e ha incuriosito molte persone.

Lo strumento, di produzione coreana, è stato scavato sul davanti per ospitare il display e la tastiera e nel retro per poter ospitare l'apposita scheda SMD del circuito che gestisce il microprocessore e le periferiche prima citate. Il tutto è alimentato da un alimentatore switching esterno da 5 Volt, sfruttando un cavo stereo per la tensione continua e il segnale in uscita dallo strumento. Questa tensione di 5 Volt viene poi trasformata internamente in una duale di 9 Volt, che serve ad alimentare il buffer necessario al funzionamento ottimale e a un overdrive di mia creazione. I tre controlli rotativi sono infatti un Gain, un Volume e un Tono. L'overdrive è arricchito di un selettore a tre posizioni per modificare la sua saturazione e da due push-pull per l'equalizzazione delle basse frequenze.
La selezione delle sedici memorie avviene tramite il classico selettore a cinque posizioni, coadiuvato da due selettori push-push in modo da avere quattro banchi da cinque suoni ciascuno. Essendo le memorie tuttavia solo sedici, ci sono quattro memorie duplicate. Per sopperire a questa forzatura, una delle modifiche previste per il firmware è quella di arrivare a 20 memorie per gestire al massimo le possibilità del selettore a cinque posizioni o addirittura a 24 memorie per i nuovi selettori di tipo Les Paul.

Tramite i sei tasti digitali ho previsto la programmazione di tutte le memorie numerate da 0 a 15 e da 16 a 31 dei due blocchi. Abbiamo la possibilità di assegnare un nome di dieci caratteri e il pickup singolarmente o la combinazione di pickup a ogni memoria. Ogni memoria prevede da 1 a 3 coppie di pickup/avvolgimenti da configurare nella maniera che ritieniamo più opportuna. Il circuito quindi si aspetta di trovare un numero pari di pickup o avvolgimenti, in genere due singoli o un humbucker splittabile (una coppia), un humbucker splittabile più due singoli o due humbucker splittabili (due coppie) oppure tre humbucker splittabili (tre coppie). In questo caso avendo due pickup singoli e un humbucker non splittabile, sono ricorso a uno stratagemma che mi permette di avere a disposizione la scelta tra 39 combinazioni di suoni. Tra questi ho scelto naturalmente quelli che ritenevo più utilizzabili, comprese delle combinazioni in serie tra i singoli e l'humbucker che permette maggiore spinta in saturazione. Come ultima cosa, ma non meno importante, la possibilità di variare elettronicamente la capacità simulata del cavo da 0 a 15 metri e il carico ohmico che 'vedono' i pickup, da un minimo di 135 Kohm a 5 Mohm, tramite un parametro di sedici valori diversi. Questi due parametri modificano la frequenza del picco di risonanza e il suo livello a valori non ottenibili dalle normali chitarre.
Per ottenere i 39 suoni previsti, il massimo per questo tipo di configurazione di pickup, simile a una comune Stratocaster HSS, ho usato tutte e tre le coppie di pickup/avvolgimenti con una particolare configurazione. La prima coppia riguarda i due single coil che possono essere usati singolarmente, in parallelo, in serie, con uno dei due rovesciati di fase oppure spenti. La seconda coppia ha le stesse proprietà per il singolo al manico e l'humbucker al ponte, infine la terza coppia riguarda come già intuito il singolo centrale e l'humbucker al ponte. Questo ci permette di ottenere tutti i suoni di tipo Stratocaster, Telecaster, di simulare un suono humbucker con i due singoli in serie, oppure, di potenziare l'humbucker al ponte con un altro pickup in serie.
Un'altra possibilità prevista riguarda la programmazione tramite porta USB con un software per pc o tablet di tutti i parametri gestibili da tastiera. Rinunciando infatti a quest'ultima e anche al display, si può avere uno strumento dall'estetica classica alimentabile a batteria che mantiene però tutte le funzioni nel normale utilizzo.
Ho provato a vedere se c'era interesse presso alcune realtà italiane e non, ma la risposta più comune che ho ricevuto è la grande invadenza del circuito come se quattro potenziometri e un interruttore di una circuito tipo Les Paul non avesse bisogno di alcuno spazio nello strumento. Accennando alla possibilità di escludere display e tastiera, spesso ho ricevuto una risposta a mezza bocca.
Guardando i filmati realizzati mesi fa per farli ascoltare a una persona, potete ascoltare la versatilità dello strumento, considerando la sua fascia economica di partenza con l'utilizzo di pickup ceramici e non in alnico e le potenzialità di un simile sistema.
Con questo articolo, al momento l'ultimo che ho deciso di scrivere, si chiude un percorso di ricerca iniziato nel 2003, con il quale ho cercato nuove idee nel settore ma che non ha dato i risultati sperati e che inoltre si ricollega a quel mio primo scritto datato 2008.
Inoltre mi permetto di notare che il Sig. Bellamy, ritenuto grande musicista e chitarrista, usa un accrocchio che non è certo tipico delle origini della chitarra. Insomma, questa storia che lo strumento è già perfetto mi pare abbia due falle: quale sarebbe lo strumento che si prende a riferimento e per suonarci cosa.
Ciao
Come dici tu dovrebbero concentrarsi di più sull'avere una qualità migliore ad un prezzo umano come fanno già certi marchi.
Se il settore è in crisi è anche per il fatto che sono in troppi a produrre.Non dimentichiamoci che una chitarra dura tranquillamente 30/40 anni.
Per far girare il denaro ci sono le riparazioni e le modifiche, con le quali, se ci pensiamo bene, diamo da mangiare ad un Italiano invece che ad un Cinese o un Coreano, contro i quali non ho nulla naturalmente.
Ciao
Quello che penso io delle chitarre è che l'elettronica non può nascondere il carattere di uno strumento. Pure la Variax, quando la sento, mi sembra suonare sempre uguale. Il suono, cioè la forma d'onda, nasce dalla vibrazione della corda e dalla sua interazione con il legno e l'hardware. Il PU (checchè ne dicano i produttori) non fa nient'altro che amplificare questa forma d'onda. Poi può enfatizzare delle frequenze piuttosto che altre ma la forma d'onda quella è e quella rimane. Venendo al tuo progetto è lodevole anche se di questi tempi di roba che può fare quel lavoro ce n'è già e forse ai chitarristi normali non interessa più di tanto. I chitarristi cambiano chitarra proprio per avere sensazioni e resa sonora diverse. Una LP non ha la scala di una Stratocaster e la tastiera/manico è diversa assai. Una Telecaster sferraglia come solo lei, o una sua imitazione, può fare
Il multieffetto ce l'ho anch'io e sono ben lontano dall'esaurirne la memoria. Anche qui sono più interessato a varie sfumature sonore dello stesso suono condite alla bisogna da qualche altro effetto come eco phaser tremolo o riverbero piuttosto che ad una gran quantità di suoni astrusi e inutilizzabili.
Poi la gente oggi come oggi suona molto a casa e non ha più la sensazione di suonare in sala prove o in concerto. Manca un condimento fondamentale: Il volume... Un bel 50 watt a valvole col canale clean a 4,5 e va bene tutto. Fidati.
Quindi il tuo progetto, ancora in fase prototipale, non va ne bene ne male ma sicuramente non piacerà a tutti e, come ti hanno detto altri, andrebbe un po aggiornato ai gusti dei (giovani) chitarristi moderni. Anche l'integrazione con altri dispositivi è importante come fa per esempio Linea6 con le sue Variax che possono essere comandate dai multifix/amplificatori.
Per me tutto questo non ha ne capo ne coda.
E a causa di questo, uno deve utilizzare un cavo jack stereo e alimentare uno scatolotto che deve poi collegare ai pedali.
Questo per avere due dozzine di combinazioni dei pickup molte delle quali praticamente identiche o inutili.
Sulla mia strato ho un push pull che porta le combinazioni a 10. senza batteria.
Grande innovatore.
Io credo che ci siano chitarre che offrono già diversi suoni, io ad esempio ho una Prs 509 che ne ha 9 ma c’è pure la 513 con 13 suoni. Credo che il mercato offre già abbastanza. Ma non dimentichiamoci poi che con le pedaliere multieffetto è possibile poi ottenere una miriade di suoni, senza intervenire sui pickup della chitarra. Infine, se suono solo clean probabilmente la differenza di tutte le combinazioni che proponi può essere percepita, ma se suono distorto credo che le differenze non siano cosí grandi tra le varie combinazioni.
In ogni caso ti faccio i miei complimenti
In linea di massima, anche secondo me, si vede che è un'idea concepita in anni in cui il digitale non permetteva ancora la potenza e la flessibilità attuali.
Ok, oltre mille suoni diversi. Ma di questi quanti saranno realmente tanto diversi tra loro? E quanti verrebbero effettivamente utilizzati dal chitarrista medio?
Persino nei pre/multieffetto più attuali, dopo averci smanettato un po', si finisce poi con l'usare sempre gli stessi suoni, quelli che più piacciono, quelli più in linea col genere che suoniamo...
I suoni, appunto, aggettivamente mi son sembrati bruttini, un po' sarò per gusto personale, un po' per la qualità della registrazione, un po' perchè il sistema è montato su uno strumento economico.
Lo strumento, sinceramente, chi se la sentirebbe di fare un intervento così invasivo su uno strumento di valore? Magari sulla propria chitarra preferita?
Single coi che suonano come humbuker e viceversa... anche qui, rispetto a molti anni fa ci sono delle alternative. A parte l'equalizzatore, alcuni multieffetti digitali dall'uno possono emulare il suono dell'altro (ok, non sarà la stessa cosa ma ci si avvicina), oppure si usano dei minihumbuker splittabili.
Come han suggerito anche altri, potrebbe rendersi forse più appetibile ai chitarristi, togliendo l'overdrive, minimizzando l'intervento sullo strumento e, se possibile, alimentarlo con la classica 9V che si usa negli strumenti attivi.
Anche a me sembra che consumi tanto, probabilmente per il display che, da come mi sembra di capire, è sempre acceso. Si potrebbe fare in modo che resti accesso soltanto quando serve, ossia durante il cambio suono.
Già il pod (e parliamo di oltre 10, quasi 20 anni fa) permetteva il "deep editing" da pc... ecco, magari si potesse interfacciare totalmente col pc di modo che, con comodo uno si crea i suoni e poi si salva "nella" chitarra quelli che userà dal vivo.
Però, ecco, non sono un mago dell'elettronica, può essere anche che queste migliorie richiedano l'uso di componentistica non a portata di mano per un appassionato.
chiudo col mio classico grido di battaglia: PIU' SUONARE, MENO PIPPE SUI SUONI
Steve Von Till dei Neurosis:
link
Personalmente io sono spesso tentato di lasciare solo il pickup al ponte, non acidissimo , in modo da scurirlo con l'altezza sulla scala dalla plettrata e basta, pero' non posso che ammirare il gran bel lavoro fatto per rendere lo strumento vestitissimo a tutto. Bravo! A mio parere avrebbe molti sbocchi su chi lavora con la musica ed ha un bisogno camaleontico di far esprimere il proprio strumento. Complimenti. Aspetto il prossimo step!
Comunque complimenti, non deve essere stato un lavoro da poco ;)
Prova ancora comunque a sviluppare il tuo progetto, personalmente queste cose non mi piacciono ma so che a molti farebbe comodo una chitarra con 2000 suoni anche se non ho capito mai a che cosa possano servirgli, così tanti intendo, c'è da diventare matti solo per ricordarsi le prime 15 combinazioni, io non ci riuscirei mai a trafficare con tutti quei pomelli ed interruttori.
Una curiosità, il display scrive al contrario le informazioni? E' leggibile dal musicista?
Una cosa che non ho approfondito è che il circuito è anche stato sviluppato per un cambio automatico di pickup insieme a una pedaliera midi, in modo che cambiando effetti potrei automatizzare il cambio di pickup con quello che mi si abbina meglio.
Il display infine è naturalmente rivolto verso il chitarrista
ciao
L'idea sarebbe stata buona (e commercializzabile) venti, forse ancora dieci anni fa. Oggi un processore digitale, volendo, emula praticamente qualsiasi combinazione di pickup / ampli, senza costringerti ad almanaccare su push e selettori per cercare quella giusta (che se poi magari te ne piacciono tre o quattro -un chitarrista medio non va oltre un numero limitatissimo di suoni di base- la cui selezione reciproca non è immediata, sono zacchi. Già semplificare il processo di selezione rendendolo elettronico / digitale, anziché meccanico, e consentire un accesso immediato ai tre / quattro suoni preferiti sarebbe un bel salto, fermo restando quanto sto per scrivere). Inoltre, come hanno già detto, esplorare un numero così elevato di combinazioni è, a livello di resa sonora, parecchio ripetitivo, in molti casi le differenze tra una combinazione e l'altra sarebbero praticamente impercettibili e finiscono con l'essere, quindi, una difficoltà per l'utilizzatore.
Io ammiro moltissimo te e tutti coloro che sono capaci di realizzare idee e soluzioni come questa, ma nello specifico credo che, per quanto sia un bel lavoro, si tratti di una variante che può incontrare il gusto e le necessità di un numero molto ridotto di musicisti.
Questo sistema ha un controllo digitale per aprire o chiudere degli interruttori elettronici che combinano gli avvolgimenti dei pickup e quindi il suono è al 100% analogico, così uno strumento tipo Stratocaster avrà i suoi 5 suoni di base più altri 11 anche profondamenti diversi selezionando semplicimente gli altri tre banchi di suoni.
Capisco che 3 cifre sono poche ma bastano per dei preset, e lo spazio richiesto è davvero minimo. Un progetto come questo potrebbe tornare utile ad un liutaio o un negozio che voglia far provare diversi pickup se come dici è semplice intercambiarli ;)
Tra le stranezze, mi è piaciuta la Dan Armstrong in plexiglass coi p/u intercambiabili all'istante :) Ora spero che qualcuno produca una Tidal e che si vada avanti con concetti del genere senza troppe remore...