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Addio a Pat Torpey: innovazione, leggerezza e intelligenza
Addio a Pat Torpey: innovazione, leggerezza e intelligenza
di [user #116] - pubblicato il

Pat Torpey ha inventato un approccio batteristico inedito nell’hard rock, inserendo in un canovaccio stilistico che prevedeva esclusivamente un apporto potente e roboante da parte della batteria, un tipo di tecnicismo più raffinato e di derivazione quasi jazzistica.
Pat Torpey entra nella storia del rock per le musica e le batterie grandiose suonate con i Mr. Big.
I Mr.Big nascevano alla fine degli anni ’80 quando il rock, in particolare quello ammiccante all’hard e al metal, beneficiava ancora della grande popolarità e interesse che, in quegli anni, gravitava, attorno al mondo del virtuosismo chitarristico

Addio a Pat Torpey: innovazione, leggerezza e intelligenza

Molte band sorte in quel periodo erano spesso un tentativo poco a fuoco di fotografare l’alchimia del successo dei Van Halen:  spesso quei gruppi non erano che un pretesto per costruire attorno a qualche guitar hero accompagnato da un aitante lungocrinito vocalist, la gabbia per sfogare tutta la loro valentia strumentale e sex appeal.
I Mr.Big parevano perfettamente catalogabili in questa descrizione, tanto più che al loro interno, di virtuosi ce n’erano due: un giovanissimo Paul Gilbert alla chitarra, shredder neoclassico smodato e  incontenibile e un pirotecnico Billy Sheehan al basso, sfavillante per la popolarità appena acquisita nella David Lee Roth Band al fianco di Steve Vai.
Invece, I Mr. Big senza rinunciare alle acrobazie strumentali di Paul e Billy riuscivano ad avere una voce e un peso diverso. Complice una vena blues nel songwriting che ammiccava al rock più sanguigno e sostanzioso dei ’70 e, soprattutto, ad un batterismo diverso: lineare, raffinato e incredibilmente concreto.
Pat Torpey inventava un approccio alla batteria inedito per accompagnare l’hard rock:  inseriva in un canovaccio stilistico che prevedeva esclusivamente un apporto potente e roboante da parte della batteria, un tipo di tecnicismo più raffinato e di derivazione quasi jazzistica. La dinamica era il capisaldo del drumming di Torpey che si rifletteva soprattutto nelle tantissime sfumature impresse sul rullante dove erano presenti rudimenti, doppi colpi, flam. Tutti elementi presi, appunto, dalla scuola jazzistica. Torpey suonava dei chops fenomenali e riusciva a imprimere una voce rock e un suono coerente a elementi che provenivano da una tradizione batteristica più classica e che, eseguiti senza la sua verve e personalità, sarebbe stati più riconducibii alla fusion. 
Memorabili certe sue soluzioni di accompagnamento nei tribali, con incastri tra cassa, rullante e tamburi vicini al linguaggio linear.
Anche nella strumentazione Torpey si distingueva dai batteristi del periodo optando per un set più essenziale e un'accordatura più aperta e tagliata sulle alte.



Ma, prima ancora del tecnicismo, di Pat Torpey con i Mr. Big stregava l’intelligenza musicale, il geniale senso della misura.
Torpey assecondava con groove perfetti i riff iperbolici di di Gilbert e Sheehan senza indulgere mai in altrettanti preziosismi strumentali: restava sempre solido, mantenendo integra e potente la canzone e non permettendo mai che la dimensione circense strumentale prendesse il sopravvento.
Il suo drumming era solare, arioso e acuto. Leggero - e non certo per il suono che era enorme - ma per la grazia nella scelta degli arrangiamenti. Più il fraseggio di Sheehan e Gilbert si faceva spesso e aggressivo, più Torpey trovava soluzioni per dare respiro e spinta ritmica ai brani. Laddove altri batteristi a colpi di doppia cassa avrebbero esasperato la pronuncia metal del riffing, Torpey inventava soluzioni briose e saltellanti, swingate se non addirittura ammiccanti al funk: “Mercilless” "Wind Me Up" e “Take Walk” ne sono esempi magistrali.
Così come, nei pezzi più veloci “Daddy Brother Lover Little Boy“ “How Can Yuo Do You Can Do” o “Addicted To That Rush” Torpey regalava fluidità ed eleganza: spingeva leggero e - senza rinunciare alla botta - offriva al basso e alla chitarra la cornice perfetta per incastonare gemme strumentali e alla voce tutta l’aria e lo spazio necessari per esprimersi in grandi canzoni.



E quando serviva tirare fuori le unghie e alzare il tasso tecnico per tenere testa alle sfuriate virtuosistiche di Paul e Billy, Pat Torpey era micidiale. L’Intro di "Colorado Bulldog" resta tra le prove tecniche e strumentali  più esaltanti e impossibili sentite in ambito hard rock. Un’esplosione di groove, tra sestine e doppia cassa che arrivava in faccia come un'inattesa raffica di schiaffi presi da Garrone, il  compagno di classe più grande e pacioso, che però non bisognerebbe mai far arrabbiare. Un intro iper tecnico di chitarra e batteria che rivendica, per bellezza, efficacia e potenza un posto alla stessa altezza e prestigio di quello di “Hot For Teacher” dei Van Halen o “Shy Boy” della David Lee Roth Band.



Oltre ai Mr. Big, Torpey va ricordato per tante collaborazioni: da quelle metallare degli esordi con il virtuoso dello speed metal Impillitteri a quelle più autorevoli con Ted Nugent e in, studio, Robert Plant.
Ma, in particolare, meritano un ascolto le due batteria che Pat Torpey regala a Paul Gilbert per il suo disco d’esordio come solista “King Of Club” un album gustoso, di pop rock leggero, molto Beatles, in cui esce l’anima più scanzonata, dolce e rock’n’roll dei due amici e musicisti.

Addio a Pat Torpey: innovazione, leggerezza e intelligenza
mr big pat torpey
Link utili
Il sito dei Mr.Big
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