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Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze
Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze
di [user #41217] - pubblicato il

Restaurare un relitto è un'esperienza stimolante e sempre diversa per qualunque fanatico di fai da te. Ecco la storia di una Harmony portata a nuova vita.
Sono mancino. Comincio facendo outing perché questa maledizione che mi porto dalla nascita, assieme a una spiccata attitudine a complicarmi la vita, spiega bene il motivo per il quale sia finito in maniera consapevole a cimentarmi in un progetto di conversione e restauro non troppo conveniente e dall'esito incerto.

Tutto è cominciato a pochi giorni da Natale quando, nonostante un armadio colmo di quelle che con una buona dose di astrazione e ottimismo potremmo chiamare "chitarre potenziali", decido di cercare un'acustica con le seguenti caratteristiche: legni non laminati, senza spalla mancante (la chitarra a spalla mancante rovesciata proprio non si può vedere), prezzo contenuto, una buona dose di anni sulle spalle, originariamente non "nobile", condizioni compromesse che farebbero desistere molti dall'acquisto (causa l'attitudine di cui parlavo prima). Come capirete, il rischio di dover trovare ulteriore spazio nell'armadio delle chitarre potenziali era molto alto.

Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze

Dopo qualche giorno di ricerca sui siti di aste trovo il bersaglio giusto: Harmony H162 made in Chicago, cosa che ingenuamente credo le dia un po' di mojo extra, ma che forse influisce più sui costi di spedizione che sul suono. È una 00 dallo shape apertamente ispirato alla Martin 0017 con top in abete massello, fasce e fondo in mogano massello, ponte e tastiera in palissandro brasiliano, manico in unico pezzo di acero e scala da 24 pollici e 1/4. La catenatura è ovviamente ladder e, essendo datata 1963, non ha trussrod ma solo una barra di acciaio all'interno del manico per rinforzarlo.
Dall'annuncio si capisce che la chitarra è stata riverniciata e anche molto male, che ha un'action decisamente alta, dei problemi al bracing interno e qualcosa di strano sul fondo che, a causa della vernice giallastra e delle foto mal fatte, non si riesce a identificare. Il venditore recita frasi standard: non suona, non capisce di chitarre e declina ogni responsabilità. Alla luce di questo mi preparo a fare qualche offerta consapevole che la probabilità di fare un affare fosse la stessa che avrei avuto comprando la verdura dal giornalaio.
A questo punto della storia devo non solo citare ma anche ringraziare ufficialmente la mia ragazza che, notato subito il mio stato di GAS e avendomi portato a confessare il motivo esatto dei miei improvvisi deficit di attenzione, ha deciso non solo di non trovarsi un altro, ma addirittura di partecipare in prima persona regalandomi lo strumento, ben conscia del fatto che poteva essere solamente un modo molto costoso di acquistare combustibile per la stufa.

Il primo incontro con la vecchietta dell'Illinois comincia bene. Appena tirata fuori dall'imballaggio e aperta la sobrissima custodia in finta pelle nera rivestita di pelo giallo, accordo e faccio quel poco che so fare rovesciando gli accordi: il suono è decisamente buono! Poi arrivano le notizie meno belle: noto che il manico ha un forte relief. Con il calibro misuro le corde: sono .013. Lle allento, le tolgo, il manico punta ancora il cielo. Ahia.

Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze

Queste chitarre, non avendo trussrod, non potevano montare mute con tensioni particolarmente alte, o almeno non senza danni (credo dipenda anche dal ladder bracing che rende la tavola armonica molto meno rigida dell X-bracing), decido quindi di studiare la zona del ponte che infatti mostra un accentuato belly bulge. Bene, il corpo sembra una pera e il manico una banana.

Rovescio la chitarra per esaminare il fondo: il mogano sotto la vernice in un angolo cambia texture, gratto e trovo un buco coperto di stucco per muri. Dalla buca però non vedo lo stucco e la tavola del fondo sembra essere integra, quindi forse è meno grave di quanto sembra. Per ultimo analizzo la vernice: sembra nitrocellulosa, data molto male su tutta la chitarra compresi ponte e tastiera ed è completamente crepata. Dopo qualche minuto di sconforto penso che posso sistemare tutto.

Passate un paio di serate a pianificare gli interventi mi metto al lavoro: con una telecamera endoscopica faccio un tour all'interno della cassa e trovo due braccetti scollati oltre al segno di una brutta riparazione su un terzo braccetto in corrispondenza dello stucco. Le prime due catene le ho riparate costruendomi delle aste telescopiche a molla ricavate dai reggitenda e tagliate a misura in modo tale da tenere i braccetti premuti contro il top dall'interno, mentre esternamente, per tenere questo il più piano possibile, ho applicato una leggera pressione con i morsetti. La terza era stata mal riparata e aveva una scheggia di legno incollata tra questa e il fondo determinando una posizione errata di quest'ultimo e il conseguente distacco dal binding e dalle catene sulle fasce. Il tutto era poi stato estrosamente seppellito con stucco e mascherato dalla vernice, probabilmente perché anche in USA vale il detto "stucco e pittura fan bella figura". Rimuovo lo stucco con pazienza (molta pazienza), pulisco le ferite, incollo e anche questa è andata.

Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze

Per il belly bulge la questione è più complessa visto che solitamente si fa il neck reset e io proprio non me la sento. Dopo una ricerca online, tra i video di un liutaio americano trovo un metodo più semplice e meno invasivo e decido di provare.
Prima di tutto rimuovo il ponte con delle spatole calde, poi metto un panno umido sul top in corrispondenza della posizione del ponte, appoggio il ferro da stiro e attendo. Quando il tutto è molto caldo metto sopra una tavola di legno e con dei morsetti imprimo alla tavola armonica una curvatura contraria a quella che aveva in partenza, infine inserisco all'interno una spugna umida non a diretto contatto con il legno per tenere umidificata la chitarra, chiudo la buca e lascio riposare qualche giorno. Funzionerà?

Mentre ancora non conosco l'esito del primo intervento comincio a lavorare per raddrizzare il manico: in questo caso parto posizionando sulla tastiera due tacchetti di legno rispettivamente in corrispondenza del primo tasto e del tacco del manico, poi al di sopra di essi un travetto di legno che quindi si trova sollevato di qualche centimetro dalla tastiera. Dopo aver scaldato il manico con il ferro da stiro utilizzo un morsetto posizionato all'altezza dell'ottavo tasto a stringere manico e tavola per imprimere un backbow contrario alla deformazione di partenza. 
Ora forse vi state domandando quando arriva la parte in cui vado in un negozio e compro una chitarra nuova. Invece, nonostante l'approccio garibaldino, rimossi i morsetti, scopro con soddisfazione di aver infilato una serie fortunata di successi.

Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze

Installo un capotasto in osso, poi è il turno del ponte che va fatto diventare mancino: chiudo la vecchia fresata con del palissandro brasiliano recuperato da un relitto a 12 corde che avevo nell'armadio, incollo al top, monto le corde e misuro l'intonazione servendomi di sei viti a L scimmiottando un arnese di Stewmac, marco la posizione e apro il nuovo canale per la sella.
Svernicio completamente corpo e manico per poi riverniciare tutto a gommalacca, tutto fatta eccezione per la paletta che lascio a mostrare orgogliosa la scritta un po' monca "Harmony / made in U.S.A / Steel Reinforced Neck", unica testimone dei 55 anni di vita questa vecchietta.
Per ultimo elimino con una lametta da barba i graffi sulla tastiera, faccio un leggero fret dressing, recupero le meccaniche da quella che potrei chiamare una Harmony Stella potenziale stoccata da qualche anno nell'armadio, monto una muta .010 e spero che tutto fili liscio.
Alla prova sonora partecipa anche la mia ragazza (che mi ha seguito in tutta l'avventura di riparazione assitendomi sia da un punto di vista tecnico sia morale) e assieme constatiamo che questa chitarra dalle piccole dimensioni ha una voce nobile, poco adatta allo strumming ma decisamente articolata e ricca, molto blues, country e western oriented. Allo stesso tempo il suo timbro ha qualcosa di scalcinato e non troppo altolocato, forse per le piccole dimensioni della cassa, i legni non nobilissimi e il bracing. In sintesi, ci piace!

Harmony H-162: restauro e liuteria kamikaze

L'action l'ho settata sui 3 mm, potrei abbassarla ancora ma non ne sento il bisogno, il manico è decisamente grosso e, anche non essendo un fanatico dei manici dal diametro di un cotechino, questo mi piace. L'ultima sorpresa è stato il feeling della tastiera in palissandro brasiliano che è incredibile.
Ora è meglio cominciare a mettere in ordine il resto l'armadio.
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Commenti
di prada [user #19807] - commento del 05/05/2018 ore 23:46:27
Complimenti!
Ammiro la tua manualità e la pazienza. Ma le 0.10 non sono troppo sottili?
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 01:26:48
Grazie per i complimenti!
Premetto che non sono un fanatico delle corde grosse, comunque la scelta delle 0.10 è dipesa soprattutto dal fatto che non sapevo come la chitarra avrebbe reagito alla loro tensione. Al prossimo cambio corde proverò le 0.11 e valuterò la stabilità dello strumento, penso che in ogni caso non andrò oltre come salatura.
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 06/05/2018 ore 09:17:41
Bella storia, mi piacciono i recuperi (quasi) disperati! quando ci sono intuito e passione nulla può fermarci ;) Un video sarebbe la ciliegina, ma già così è uno dei più bei racconti letti qui su Accordo, grazie!
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 10:02:41
Grazie a te per le belle parole! Purtroppo ho pensato solo in corso d'opera di ricavarne una storia quindi anche le foto del "prima" sono poche. La prossima è una Kay N2 (quella che usava Elmore James) per la quale ho in mente interventi kamikaze e magari ci scappa anche il video!
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 06/05/2018 ore 10:19:17
Io veramente pensavo a un semplice video per farci sentire come suona, certo farlo sull'intero restauro sarebbe il top, anche una semplice carrellata di foto dei vari step. Keep on!
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 11:47:10
Ahahah perdonami non avevo capito! Purtroppo non ho una strumentazione adatta e dovrei registrarla col cellulare, però se riesco a procurarmi il necessario lo faccio molto volentieri.
Rispondi
di FBASS [user #22255] - commento del 06/05/2018 ore 11:48:13
Ho fatto più volte interventi simili su chitarre e bassi degli anni Beat, l'ultimo su un mio basso Framus Modello Strato Star Basse del 1962 ( lo stesso modello immortalato su una loro foto dei Nomadi del 1963). Avevo già fatto una cosa simile su una mia chitarra, sempre Framus, modello 5/130 del 1961 ma quest'ultima non aveva la paletta scollata bensì la mascherina in alluminio piena di fori ( è sagomata con un binario centrale per permettere lo spostamento dell'unico pickup dal manico al ponte ed è pure in salita onde compensare la distanza delle corde dallo stesso). Di Harmony invece ho restaurato l'Amplicase valvolare da 3 W presente nel fodero della mia Silvertone 1961 con un pickup Lipstick ( quest'ultimo da me riavvolto), a cui ho adeguato l'alimentazione tramite un autotrasformatore per rasoi Remington da 117 Vca a 230 Vca .
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 13:12:44
Veramente interessante questo sistema del pickup su binario,; dall' idea che mi sono fatto (anche se ammetto di non essere molto ferrato) le chitarre europee dell'epoca avevano spesso soluzioni estrose, talvolta malfunzionanti ma sicuramente originali, a differenza di queste americane costruite in maniera molto più semplice. Spero di aver presto occasione di farmi un po' di cultura anche in quella direzione.
Rispondi
di FBASS [user #22255] - commento del 06/05/2018 ore 17:27:1
Vai a : vai al link
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 19:09:02
Bellissimo leggere di queste cronache, della chitarra che torna a casa dopo 30 anni e di quella cercata dal 1969! Vedendo le foto però quello che più mi fa gola è il Rhodes!
Rispondi
di mickdemaria [user #22120] - commento del 06/05/2018 ore 15:15:02
Ciao Gianmaria, ti avevo appena letto sul forum di liuteria, bello ritrovarti qui. Bellissimo racconto, ma adesso vogliamo sapere tutto sulla Kay N2 !
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 16:54:3
Ahahah sono felice di percepire tanto entusiasmo ma tra impegni di lavoro e cose varie ci vorranno almeno 4 mesi XD
Rispondi
di franklinus [user #15063] - commento del 06/05/2018 ore 15:3
anch'io ho riparato,tempo fa,una framus del 1960,una piccola parlor guitar;il difetto peggiore era l'imbarcatura del manico molto accentuata e,facendo tesoro del consiglio di un vecchio ebanista("è inutile raddrizzare un legno storto con il calore,ritornerà sempre nella sua forma primaria,il legno ha la sua memoria")ho tagliato una "fetta" di legno a metà manico,sotto la tastiera,l'ho raddrizzato con una guida dritta e poi ho incollato una identica fetta di legno precisa nel taglio...ho carteggiato,mordenzato e verniciato....giorni fa me l'ha riportata per un controllo,la riparazione si vede ma il manico ora è dritto come una riga e,dimenticavo,ho rimontato una muta di corde silk and steel....non si sa mai
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 19:05:0
Diciamo che mi sono fidato di quelli che sostengono che si possa generare una nuova memoria del legno anche se non ho alcun tipo di esperienza che avvalori tale ipotesi, so però che questo metodo da risultati decenti sui manici warped. Nel caso non dovesse funzionare mi giocherei la possibilità di aggiungere un truss rod, sicuramente il tuo intervento ha reso il manico più stabile, io invece spero di essere fortunato!
Rispondi
di teppaz [user #39756] - commento del 06/05/2018 ore 15:53:48
Bel lavoro!
Sono curioso di sapere come l'hai sverniciata e se è stato un lavoro "rognoso".
Avrei voglia di farlo su una Goya degli anni '70 che ho comprato a poche lire ma ho paura che sia una cosa troppo complicata
Rispondi
di gianmariagrasso [user #41217] - commento del 06/05/2018 ore 16:57:37
Grazie! Ho sverniciato con una piccola ed economica levigatrice.. Non è stato particolarmente rognoso ma neanche troppo veloce e divertente ecco! La parte in cui serve u po di pratica è la verniciatura, al massimo scrivimi un messaggio privato quando decidi di farlo e cerco di aiutarti!
Rispondi
di superloco [user #24204] - commento del 08/05/2018 ore 14:10:43
complimenti! ogni tanto lavoretti del genere mi stimolano.
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