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Family Tree, blues in droptune
Family Tree, blues in droptune
di [user #116] - pubblicato il

L’ultimo album dei Black Stone Cherry va preso tutto d’un fiato. Tredici tracce che mischiano le chitarra più dure della storia del southern rock con note lancinanti del blues della migliore tradizione. Un mix perfetto di energia e melodia che non delude le aspettative.
John Fred Young stacca il tempo per il primo brano e il primo riff dell’LP. “Bad Habit” mette subito in chiaro che i Black Stone Cherry non vogliono andare per il sottile, nemmeno questa volta. Un mix che vede la voce in evidenza ma seguita a ruota dalle chitarre di Ben Wells e Chris Robertson, potenti e granitiche fino al break down dove si dimezza il tempo e si raddoppia il peso dei power chord. 
“Burnin’” sprizza fried chicken da tutti i pori. Lo slide su corde abbassate di un tono e mezzo è devastante, lancinante quanto basta per una canzone d’amore alla maniera del Kentucky. “You got me burnin', hurtin' baby just for you/You got me runnin', runnin' through the fire for you, yeah”



In “New Kinda Feelin’” i ragazzi si fan crescere le barbe, il brano è troppo ZZ Top per non vederci una chiara ispirazione. Basta poco però per tornare alla botta che contraddistingue i primi due brani e primi due singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album agli inizi del 2018. 
“Carry Me On Down The Road” e “My Last Breath” sono i due brani più soul di tutto l’album. Congas e Rhodes rispettivamente si fanno carico di introdurre due song più introspettive, meno cariche di energia ma con un occhio particolare alle melodie più morbide, centrate alla perfezione sulla voce roca e potente di Chris, il frontman e chitarrista solista della band. 
Se avevamo ancora qualche dubbio sullo stampo redneck di Family Tree ce lo togliamo con “Southern Fried Friday Night”. Un altro riff pesante come un macigno e l’amata Talk Box che rende le frasi incomprensibili ma tremendamente epiche. Un bello shake per risvegliarsi dalla calma dei due brani precedenti e in un crescendo di assolo sempre più indiavolati e ritmiche intricate arriviamo a “Dancin’ in The Rain” che, al netto della distorsione, ha un tiro davvero funk. 

Family Tree, blues in droptune

“Ain’t Nobody” e “James Brown” sono due rock ne roll più leggeri nell’arrangiamento. Suoni meno carichi (per modo di dire) fanno il paio con accompagnamenti più serrati e ci traghettano verso “You Got The Blues” che parte con un coretto che fa il verso al ritornello su base di percussioni per aprirsi poi in un grido bluesy di vera classe. 
“I Need a Woman” è meno blues nel sound ma non certo nei temi. Donne, alcol e tristezza per un amore non corrisposto, cosa ci può essere di più blu? Un solo con il wah. 
“Get Me Over You” ci riporta a Between the Devil and the Deep Blue Sea, un’auto citazione in fondo ci sta no? 
Concludiamo con la title track: “Family Tree”. Sembra essere pensata proprio come un albero genealogico che mette insieme tutte le parti che hanno formato il sound finale della band. Le ritroviamo tutte dal southern rock fino al classic metal. 
Family Tree è un album come non ne sentivamo da un po’. Capace di distrarti mentre stai lavorando perché ti fermi ad ascoltare una ritmica o un assolo, in grado di smuovere un po’ di sentimento e allo stesso tempo dare una botta di energia, anche se lo si sta ascoltando nelle cuffiette dell’Iphone in metropolitana la mattina alle 7.30.

Link utili
Il sito dei Black Stone Cherry
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