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Michael Lee Firkins: Apple e Spotify non aiutano la musica
Michael Lee Firkins: Apple e Spotify non aiutano la musica
di [user #17844] - pubblicato il

C'è ancora spazio per la musica nei club e i CD registrati con passione? Michael Lee Firkins ci spiega perché ha deciso di boicottare i servizi di streaming.
La scena musicale è cambiata rapidamente in pochi anni, ma forse non quanto si vuole far credere.
Michael Lee Firkins fa parte della schiera di "super chitarristi" che hanno fatto innamorare dello strumento generazioni di giovani grazie a effetti pirotecnici, assolo carichi di virtuosismi e stili irripetibili. Sembra si tratti di un'altra epoca, ma la sua musica è oggi più viva che mai. Michael ha di recente girato i club d'Italia con il tour promozionale per il suo ultimo EP, un lavoro prodotto e distribuito - a sua volta - in esclusiva durante il tour: una mano lava l'altra, si potrebbe riassumere.

In un'era in cui la musica nasce e muore nelle casse di un computer o di uno smartphone, Firkins ricerca una strada diversa, fatta di contatto col pubblico e di musica suonata dal vivo, nuda e cruda con una Stratocaster, una Telecaster e una valanga di note chirurgiche come lo shred e gustose come il blues.
Il suo ultimo album convenzionale è del 2013, ed è da qui che siamo partiti per approfondire la sua singolare visione del lavoro di musicista nel nuovo millennio.

Michael Lee Firkins: Apple e Spotify non aiutano la musica

Pietro Paolo Falco: Il tuo ultimo disco, Yep, vantava una registrazione tutta analogica, ma oggi è possibile ascoltarlo in streaming sul tuo sito gratuitamente. Non è un controsenso quando a monte c'è un lavoro così curato?
Michael Lee Firkins: L'etichetta lo aveva già messo su iTunes, Spotify eccetera. L'unica ragione per cui l'ho caricato è per consentire alla gente che visita il mio sito di ascoltare la mia musica, ma non sono un fan dello streaming.
Se altra gente vuole ascoltare musica in quel modo va benissimo, ma non fa per me, e i miei futuri album non avranno niente a che vedere con quella roba. Se dovessi firmare per un'etichetta, non mi affiderei a una di quelle grosse aziende tecnologiche: non pagano davvero gli artisti, non fanno bene alla musica.
Non sono mai stato così felice come ora che vendo il mio nuovo CD (Knock On Wood) ai concerti e in tre giorni ho fatto più soldi di quanti ne abbia mai fatto con quelle aziende!

PPF: Quindi solo hardware, CD fisici?
MLF: Spero di sì!

PPF: E sempre analogico?
MLF: No, in effetti Knock On Wood è tutto digitale. Uso molto i plugin Universal Audio, hanno degli ottimi prodotti. Il digitale è migliorato tantissimo, ma l'analogico è sempre il meglio. Comunque, la cosa più importante è avere buone idee.

PPF: Parlami di Knock On Wood.
MLF: È un EP di cinque brani registrato appositamente per questo tour. È un'edizione limitata e non sarà più disponibile dopo questa serie di concerti. Per il prossimo tour conto di registrare qualcos'altro e proporlo in quelle date. È la mia idea ora come ora.

PPF: Quindi registri un album per proporre un tour e vai in tour per proporre un album?
MLF: Esatto!

Michael Lee Firkins: Apple e Spotify non aiutano la musica

PPF: Non temi che rinunciare ai servizi di streaming e alla promozione che vi gira intorno possa precluderti delle strade?
MLF: Non posso fornire il mio supporto a delle aziende che non riconoscono gli artisti. Non mi interessa se mi rovina, non posso supportare aziende che non pagano i musicisti. Apple non aiuta la musica, Spotify non aiuta la musica, non pagano nulla! Sai quanto va al musicista per lo streaming? Quello che ricevo io è 1/3000 di un centesimo per ogni riproduzione. È zero!
Se ricevessi 200mila ascolti di una canzone e se, in un mondo magico, ricevessi un centesimo per ogni ascolto, sarebbero 200 dollari, potrebbe andarmi bene. Ma io ricevo sette dollari! Poco più in là sarebbe zero! Non guadagno niente da quelle aziende e sono così felice quando vendo fisicamente i miei CD ai fan dopo i concerti. Gli stringo la mano, loro hanno il CD, io ho i soldi, fatto!

PPF: Questo spiega perché è così difficile trovare la tua musica sul web. Anche per i videoclip, che ultimamente sembrano andare tanto di moda anche tra i chitarristi...
MLF: Non mi sono mai sentito davvero a mio agio con quella roba. Siamo arrivati a un punto in cui ci si aspetta che ogni chitarrista debba fare un video in cui mette in mostra la sua tecnica... non è la mia cosa preferita da fare. Dopo aver registrato un album con le mie mani al computer, che richiede già molto lavoro, non riesco a immaginare di dovermi improvvisare videomaker. Di questo passo finirei per non suonare più la chitarra!
I miei occhi non sono così buoni e fare video editing tutto il giorno sarebbe terribile per me, ma vedremo cosa accadrà in futuro, se qualcuno mi darà una mano. Ho qualche idea in testa, quindi potrebbe succedere, tuttavia YouTube è online da molti anni e ci sono così tanti chitarristi che hanno già pubblicato migliaia di video. Io non ho tutto quel materiale, sarebbe una partenza in ritardo se cominciassi ora. Continuo a preferire lo studio di registrazione e il palco, come si faceva una volta e, se il mondo dovesse cambiare troppo... mi farò da parte!
interviste michael lee firkins
Link utili
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Commenti
di qualunquemente1967 [user #39296] - commento del 06/06/2018 ore 07:55:36
Sono d'accordo con lui per quanto riguarda Spotify and Apple .... e quindi che si fa ? Purtroppo ora poco o nulla nel senso che questi signori hanno trovato il modo di veicolare il mercato in questo modo e sara' sempre piu' forte e dominante ... guardate un po cosa sta accadendo con il mondo cinematografico .... Netflix Amazon ecc... in quanti vanno ancora al cinema rispetto a 10 anni fa ? A mio modo di vedere un artista puo' salvare la propria pelle solo intensificando i propri live ... andare a un concerto regala ancora emozioni che un bluray o altro supporto non puo' dare ! Ciao
Rispondi
di FrankieBear [user #29169] - commento del 06/06/2018 ore 08:41:15
a parte l'ammirabile schiettezza ed integrità del discorso, mi ha stupito quanto magra sia la parte di guadagno destinata all'artista. intendiamoci, non è che mi aspettavo che spotify destinasse 5 euro a canzone, ovvio, ma non credevo neanche una tale miseria. mi dispiace, anche perchè in questi anni ho usato spesso spotify pensando "dai che almeno gli faccio arrivare qualcosa"...
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 06/06/2018 ore 08:55:43
Io la vedo un po’ diversamente...onestamente è la prima volta che sento parlare di questo chitarrista, Spotify o Apple mi aiuteranno a capire chi è.
Molte volte in passato ho usato questi strumenti per approfondire le conoscenze di un artista e sucessivamente ho comprato i Cd.
Credo che se usati bene, Spotify, Apple, YouTube etc...possono rivelarsi strumenti di marketing molto importanti ai fini di un artista.
Rispondi
di matteu [user #48474] - commento del 06/06/2018 ore 09:38:10
Ciao Repsol!! Credo che il problema in questione non sia la comodità che portano nelle nostre case programmi tipo Spotify, album che non avrei mai ascoltato li tengo li a portata di click, ma come, questi, contribuiscano in maniera negativa sul mondo della musica vero (quello fatto di sudore, watt e magia) mentre apportano un utile solo all'industria della musica. Molti artisti "minori" (minori di fama non di bravura), come il caso di Michael Lee Firkins, dando i diritti a queste emittrici permettono solo che queste possano pagare ai più clickati, quelli che di solito fanno parte della grande industria. E' un circolo, e noi ne siamo dentro!
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 06/06/2018 ore 08:55:43
Io la vedo un po’ diversamente...onestamente è la prima volta che sento parlare di questo chitarrista, Spotify o Apple mi aiuteranno a capire chi è.
Molte volte in passato ho usato questi strumenti per approfondire le conoscenze di un artista e sucessivamente ho comprato i Cd.
Credo che se usati bene, Spotify, Apple, YouTube etc...possono rivelarsi strumenti di marketing molto importanti ai fini di un artista.
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 10:44:19
No, qui su Accordo hai scoperto della sua esistenza.
Spotify e iTunes ti aiuteranno "solo" a fruire della sua Musica.
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 06/06/2018 ore 16:32:1
Si Accordo ha fatto il primo passo, ma col nome me ne faccio poco.
Ho bisogno di ascoltarlo prima di acquistare un suo Cd e di andare ad un suo concerto. Ed è qui che interviene Spotify etc...
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 22:05:17
Chiaro.
Ma, del resto, non è sempre così?
Hai un nome...e sei sei un tipo curioso vai ad ascoltare...
poi se ti piace la nuova scoperta allora compro il cd, vado al concerto..etc etc...
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 06/06/2018 ore 23:33:2
Si infatti è sempre cosí...ma è esattamente quello che non vuole il chitarrista in questione....
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844] - commento del 06/06/2018 ore 22:08:12
Ciao, come detto nell'intervista, puoi ascoltare l'intero CD Yep sul sito di Michael!
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 06/06/2018 ore 23:34:50
Questa è una bella iniziativa, sicuramente...
Grazie x la segnalazione.
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 06/06/2018 ore 09:41:5
...la sua rivoluzionaria strategia di marketing è così efficiente che il nome "Michael Lee Firkins" non l'ho mai sentito nominare prima... per dire... la furbizia...
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 06/06/2018 ore 11:20:03
Sei troppo giovane oppure non compravi riviste musicali all'epoca... anni '90! Ti assicuro che il suo primo album è stato ed è ancora un must per qualsiasi chitarrista che ami lo strumento! :)
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 06/06/2018 ore 11:20:54
...purtroppo non sono troppo giovane... eh eh eh... sob. :(
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 06/06/2018 ore 16:34:14
Beh dai non per “qualsiasi”...:-)
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 06/06/2018 ore 16:55:29
Certamente non lo consiglierei a uno che ascolta solo Confortably Numb! :)
Rispondi
di NICKY [user #46392] - commento del 06/06/2018 ore 10:35:4
Poi ci si domanda perchè ci vogliono € 90 per andare a un concerto! cosa ulteriormente scadende e prettamente commerciale vengno selezionate location che possano ospitare più persone possibili, stadi, autodromi, aereoporti........l'importante è fare cassa!!!!!!
ma se davvero apple sborsa 1/3000 gli artisti non possono fare diversamente!
Rispondi
di NICKY [user #46392] - commento del 06/06/2018 ore 10:39:51
Questa evoluzione del tutto e subito ci ha catapultato nell'epoca del consumismo e della superficialità!!! quando su 50 amici 30 preferiscono l'apericena con il dj sfigato di turno che mette su "Despacito" anzichè venirti a sentire suonare al Pub, la razza umana merita l'estinzione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 12:17:01
Si, ma per l'apericena, non per la scelta musicale.
Ciao
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 10:42:26
Non ha tutti i torti, a mio avviso.
Se fosse stato su spotify o itunes....tanto per cominciare...lo avremmo TROVATO?
Spotify e iTunes sono talmente AFFOLLATI...ne dubito.
Io conosco Michael Lee Firkins...perché esistono siti di appassionati ed esperti (tipo questo su cui siamo) che ne parlano. Non certo per "merito" di Spotify o iTunes.

Anni fa, quando non c'erano questi mezzi...con gli amici si parlava di musica e artisti "nuovi"...che magari riuscivano a darti una musicassetta o un cd per farteli ascoltare.
Oggi? Non è così diverso, sono cambiati SOLO i mezzi per condividere una dritta prima, e per fruire della Musica poi.
Si "parla" sui siti e sui forum (il nuovo modo per avere "consigli per gli ascolti")...e poi si va su Spotify o addirittura su siti non appositi (Youtube su tutti) ad ascoltare.

Quindi, prima di giudicare ridicola la sua strategia di marketing, facciamoci due domande su come usiamo e vengono usati il web e i nuovi mezzi che ci offre.
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 06/06/2018 ore 11:23:08
Mettiamola così... o lui è un genio e il resto dell'universo musicale, compresi artisti di fama accertata etc, sono dei fessi... oppure il contrario.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 12:21:01
Credo che non sia vera nessuna delle due cose: ognuno deve applicare il marketing adeguato alla sua azienda senza per questo esser genio o fesso, o geni o fessi coloro che non aplicano lo stesso modello.
Ciao
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 06/06/2018 ore 12:51:5
Ok... vero... forse se il tuo target è vendere qualche migliaio di CD, allora forse fai bene a venderli ai concerti e a non essere su spotify... ma diciamo che non è sta grande notizia...

Quello che mi pare "ovvio" è che se agli artisti non convenisse vendere streaming, semplicemente non lo farebbero... all'inizio di questa era, alcuni, in effetti, si erano tenuti fuori (es, Metallica se non sbaglio...), ma poi hanno capito che il CD è un media morto, e l'unico modo per campare, al giorno d'oggi, è lo streaming...
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 15:49:09
Così "ovvio" direi di no. I modelli economici della grande distribuzione ammettono anche assets in perdita, quindi è pure possibile che alcuni artisti non campino dalla vendita dei brani on-line, ma la usino come medium per raggiungere il pubblico. Sostanzialmente accettano di guadagnare poco o nulla perchè si tratta di pubblicità; ma si tratta di un modello che presuppone entrate alternative come il merchandising, ad esempio. Se, però, il prodotto non è da grande distribuzione, spotify non è fonte di guadagno in se' ne' un volano pubblicitario, quindi è più corretta la scelta alternativa.
Ciao
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 22:09:31
Esatto.
Non è un mezzo per "farsi conoscere".
Ma poiché Spotify e simili ormai è diventato una modalità standard per ascoltare musica...è necessario esserci. Anche se ad ascoltare i tuoi brani sono 5 persone al mese.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 08/06/2018 ore 21:11:40
A me sembra chiaro soltanto che è divenuta una scelta obbligata, essendo l'unico mezzo attuale, ma che a nessuno piace. Giustamente.
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 22:19:22
ottima riflessione, grazie.
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 06/06/2018 ore 11:25:53
Mah... da grande "compratore" di vinili e cassette (prima) e di CD (dopo) il web per me è stata come una manna dal cielo! Poter ascoltare moltissima musica gratis (non puoi comprarli tutti) è DIVINO! Tanto i diritti dei dischi non hanno mai contribuito a far diventare ricchi gli artisti minori che se non fanno i concerti, gli stages e le dimostrazioni nemmeno i plettri possono permettersi! Se i dischi fossero venduti ad un prezzo "DECENTE" ricomincerei ad acquistarli ma in italia qualche annetto fa furono classificati come beni di lusso e ancora lì sono! :)
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 12:14:52
Ecco, occorre però capire cosa intendiamo per decente: significa che il prezzo deve andar bene a chi compra o che, coperti i costi di produzione deve anche dare un guadagno a chi lo firma? Perchè le due cose sono altamente incompatibili.
Ciao
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 06/06/2018 ore 12:58:34
Ovviamente CD e vinili hanno dei costi. Di produzione, distribuzione e di vendita diretta... quindi costano. E, almeno una volta, le royalty che si beccava l'artista stavano comunque sul 2-5% del prezzo finale... non sto granchè considerati anche i numeri molto più bassi dello streaming.

Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 06/06/2018 ore 13:49:12
Deve andare bene a chi compra e anche a chi vende! Ma in italia, purtroppo, il prezzo deve andare bene solo allo stato (minuscolo con ragione) che tassa e ritassa di tutto e di più per... ovvie ragioni! E comunque, viste le royalties che spettano agli artisti tanto vale andare a vedere i concerti dove la maggior parte dei guadagni va a loro e la musica te la scarichi gratis! :)
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 16:05:30
Boh, guardando i prezzi di vinili e cd in dollari, non mi sembra ci sia grande differenza tra comprarli in Italia o all'estero. Va a finire che è come la storia degli strumenti che in Italia costano di più a causa delle tasse, poi scopri che, invece, è spesso "merito" di importatori e rivenditori.
La seconda parte del discorso, invece, non posso condividerla. In primo luogo è come dire che siccome il salumiere ha poco margine sul prosciutto, allora tanto vale non pagarlo nemmeno. Inoltre non è vero che all'artista conviene che andiamo ai concerti e preleviamo musica gratuitamente: i diritti d'autore sono potenzialmente eterni (basta rinnovarne la registrazione), i live no. Prova ad andare ad uno spettacolo di Jimi Hendrix. Ma anche se parliamo di gruppi ancora in attività, quante volte li potrai andare a vedere normalmente? I dischi, invece, sono proventi (sia pure minori) ma costanti e certi, se si evita di scaricare musica gratis.
Ciao
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 06/06/2018 ore 17:07:0
Tu puoi anche non condividere... ma io faccio così! E poi, scusami tanto... i proventi di Jimi Hendrix vanno a lui? No... e allora chi se ne strafotte (scusami il francesismo)! :)
Poi, se proprio vogliamo parlare di musica gratis ben venga! Sento tanta di quella musica più disparata che se dovessi comprarla tutta non mi basterebbero i soldi di Rockefeller e nel 90% dei casi mi piacciono 1 o al massimo 2 pezzi in ogni CD! Ho dato già abbastanza soldi alla SIAE e agli artisti (calcola che avevo 2500 pezzi tra vinili, cassette e CD). Adesso devo recuperare... :)
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 07/06/2018 ore 09:47:32
Ovviamente fai come vuoi, ma si tratta comunque di un reato e significa giustificare qualunque abuso anche quelli che potrebbero non tornarti utili: immagino che se applicassimo la tua teoria al tuo lavoro ti girerebbero un poco le scatole. Però è il bello del nostro paese e si riassume con due frasi tue: "io faccio così" e "chi se ne strafotte".
Quanto ai diritti hai un'ottica del tutto errata: l'opera non muore con l'artista; il tuo discorso andrebbe bene se morto Jimi Hendrix scomparissero le sue canzoni, ma siccome se ne continua a fruire, si continuano a pagare i diritti. Non ci vedo nulla di storto: quando acquisti un qualunque bene (dai farmaci alle auto, da una bevanda alla tecnologia) che contenga parti o sia esso stesso brevettato paghi i diritti di quel brevetto. Non capisco perchè per la musica dovrebbe essere diverso. Infine non sapevo ci fosse un limite oltre il quali i doveri non sono più tali, ma diventano opzioni. Ripeto, sarei curioso di sapere come la pensi se domani chi ti da' da lavorare la pensasse allo stesso modo: ti ho già pagato abbastanza, da domani lavori gratis.
Ciao
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 07/06/2018 ore 13:08:59
OK... volevi avere l'ultima parola per passare per la persona proba e onesta e far passare me come un malvivente che delinque ecc ecc... Se sei contento e ti senti appagato la possiamo anche terminare qui! Ciao anche a te.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 08/06/2018 ore 21:21:54
Piu che malvivente, non ti rendi conto del male che questo sistema fa alla musica. Ci lamentiamo tanto che il livello si è abbassato, senza pensare che la colpa non è solo degli artisti.

La vendita dei dischi teneva in piedi un mercato fatto di professionalità, di grossi numeri commerciali e un indotto che trainava le piccole realtà, la ricerca artistica, lo "scouting".

Ovviamente non è colpa tua, ma si dovrebbe ammettere che non è una "manna dal cielo", perchè me ne frego di poter ascoltare tutto aggratis, se questo tutto fa cacare. Preferirei spendere 15€ per un album che mi piace veramente, uscito nel 2018, e che ascolterei altre 100 volte.
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 09/06/2018 ore 09:20:45
Perchè dovrei ammettere che non è una manna dal cielo? Perchè me lo dici tu o gli altri? Spenderesti volentieri 15 € per un album che ti piace veramente... e come fai a sapere che ti piace veramente se non lo ascolti prima? E come fai ad ascoltarlo prima? Mmmhhh...!!! Anche io ho comprato centinaia di lavori alla cieca solo per il fatto che ci suonava quello o perchè era quel gruppo! Risultato: dischi atroci dove non si salvava nemmeno un pezzo e stiamo parlando della metà degli anni '80! Come vedi non è che l'ho fatto abbassare io il livello ma era sceso da solo senza aiutini esterni. La differenza è che almeno io ho il coraggio delle mie azioni e non mi nascondo dietro falsi moralismi (non sarà sicuramente il tuo caso)... mentre in moltissimi ciarlano ciarlano e poi sono i primi a scaricare film, musica ecc ecc... salvo poi fare i "moralisti" sulla tastiera, tanto in fondo chi li conosce e chi li va a controllare? Ti saluto e buona musica (gratis) per me e a "pagamento" per voi! :)
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 09/06/2018 ore 11:08:50
"come fai a sapere che ti piace veramente se non lo ascolti prima?"

Anche prima si ascoltava e poi si comprava, c'erano altri canali, e su 10 album che compravo, 9 erano ottimi, ne valeva comunque la pena. Ad ogni modo, va bene che si possa pre-ascoltare un album in rete, non va bene che all'artista arrivino così pochi introiti (come all'etichetta che lo produce).

" non è che l'ho fatto abbassare io il livello ma era sceso da solo senza aiutini esterni."

Qui ti sbagli di grosso, ci sono i numeri a parlare. Informati. Anche i numeri riportati nell'articolo bastano a capire. Senza soldi non puoi fare un buon prodotto.

" La differenza è che almeno io ho il coraggio delle mie azioni e non mi nascondo ...."

Non ho detto che è COLPA TUA, non fare la vittima.
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 09/06/2018 ore 13:01:53
Sono al mare e odio digitare su qualcosa che non sia una tastiera normale e bella larga quindi per me la discussione possiamo chiuderla anche qui perchè non mi va di discutere ad oltranza... Tanto sappiamo bene chi alla fine del film ha ragione: mmmhhh... TU!

Buone vacanze e giuro che non digiterò più niente su questa board che possa minimamente farvi alterare in maniera più o meno grave!

Ciao e buone vacanze...

Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 12:11:04
A mio parere c'è un errore di fondo: il nostro è ben chiaro nell'indicare che gli strumenti virtuali danneggiano il suo portafogli e, secondo lui per estensione, la musica. Posizione rispettabilissima la prima, un po' oltranzista la seconda. Immagino che il problema di base sia numerico: non penso che gli artisti main stream accettino percentuali come quella indicata da Michael, ma saranno in grado di trattare qualcosa di meglio; d'altra parte vendendo milioni di ascolti anche percentuali basse possono avere un significato. Insomma, credo che, come spesso accade, si stia stigmatizzando uno strumento, ma prima sarebbe meglio capire che non è una chiave universale bensì come ogni mezzo è utile per alcuni, inutile o dannoso per altri.
Del resto anche la via scelta dall'artista non è perfetta: è giustissimo che faccia fruttare al massimo il suo lavoro ed è innegabile che la vendita diretta sia il modo migliore. Però se uno non ha la possibilità di vederlo dal vivo, anche solo perchè il tour non passa vicino a dove vive, non potrà neppure ascoltarne il lavoro.
Ciao
Rispondi
di MTB70 [user #26791] - commento del 06/06/2018 ore 15:23:22
Faccio un commento a proposito della genesi di tutta questa evoluzione: quando Steve Jobs decise di smantellare l'industria discografica per metterne una fetta (assai diminuita nel valore) sotto al proprio ombrello, che e' poi quello che ha provato a fare con diversi settori, tutti noi eravamo arrabbiati per il costo dei CD e contenti che le major del disco prendessero una mazzata - o ricordo male? Ingenui che eravamo, quello che Jobs aveva in mente era solo di sostituire grandi corporation come le etichette con la sua grande corporation. E per farci andare bene la cosa ha tagliato sui prezzi, facendo pero' in modo che a rimetterci fossero in primis gli artisti, non i suoi dirigenti Apple che prendvano il posto dei capoccia CBS, Polygram, etc. E qui capisci perche' lui ha fatto i soldi e noi al massimo glieli abbiamo dati.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 06/06/2018 ore 16:12:51
Condivido il tuo discorso, ma devo aggiungere che (nonostante non sia per nulla un Aplleaddicted) Jobs non ha fatto altro che applicare un modello già noto ed usato, ad esempio, dai supermercati: le zucchine dell'ortolano costano troppo? nessun problema, te le vende la Coop al 30% in meno; negli anni abbiamo scoperto che ai prezzi della Coop, però, ti devi accontentare di zucchine (carote, ananas ecc.) che sanno di cartone. Magari tra dieci anni ci accorgeremo che la musica gratis è fichissima, ma che sia pinco o pallino il nome sull'album, suona sempre uguale e torneremo dall'ortolano o andremo dalle cooperative di musicisti veraci.
Ciao
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 06/06/2018 ore 16:46:08
E' proprio così...
E comunque Jobs s'è solo mosso per tempo, non ha inventato nulla... con l'avvento di internet, la musica su supporto fisico era già condannata a morte certa...
O abbiamo tutti dimenticati Napster e simili? ...o l'industria discografica cambiava o era destinata a morire uccisa dalla pirateria.
Pirateria che di fatto, con iTunes, Spotify etc... è scomparsa.
Meglio guadagnare poco che niente.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 11/06/2018 ore 10:14:4
Veramente la pirateria non é mai stata forte come oggiogiorno. E' più debole di quanto sarà forte domani e, per parlare di cose veramente certe, non morirà mai. Consulenza gratuita da informatico, non parere da tifoso.
Sempre parlando di cose certe come la morte, la musica gratis é sempre esistita. Ho fatto tempo a copiarmi i nastri & videocassette (piccoli peccati di giovane minorenne squattrinato), come pure a scambiarmi e prestarmi vinili tra amici. Radio & televisioni son sempre esistiti e trasmettevano molta più musica di oggi. Per non parlare poi dei locali dove si suonava e si ascoltavano band e/o musica di sottofondo in quantità esponenzialmente molto più grande di quanto accade ora.

Che poi i tempi siano cambiati, la gente abbia interessi diversi, siano anche cambiate "regole economiche" e per i locali non convenga più etc.etc. é un tipo di discorso, ma dal nostro punto di vista la "musica gratis" c'é sempre stata.

Paradossalmente son rimasti gli stessi problemi per chi ha gusti diversi dalle masse...all'epoca di VideoMusic c'erano gli appuntamenti Metal o Dance se avevi una passione per la musica celtica eran cazzi.....ma i commenti all'articolo dimostrano che anche per gli utilizzatori abituali di spotify, se non se ne fosse parlato qui, sarebbe stato difficile scoprire l'esistenza di Firkins.
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646] - commento del 11/06/2018 ore 10:21:05
Perchè dici che la pirateria in campo musicale è forte come non mai?
A me non pare proprio... detto da informatico a informatico eh... :D

...e comunque le cassettine copiate, o videomusic non sono neanche lontanamente paragonabili alle possibilità di Spotify... siamo proprio su due livelli distanti anni luce.

Io al lavoro ho spotify acceso quasi 8 ore su 8... scoprirò una ventina di artisti nuovi ogni giorno... anche perchè mi vengono suggeriti sulla base dei miei gusti. Se mi piacesse il genere di Firkins, e se lui fosse su spotify, è quasi sicuro che ad oggi lo conoscerei... e invece... peggio per lui.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 11/06/2018 ore 10:46:54
Parlavo di pirateria in generale.
Non che quella musicale lo sia da meno....
Napster era una cretinata dal punto di vista "tecnico" e per quello che é sparito, non per la barzelletta coi Metallica e/o legalità. Tant'è che .torrent é inarrestabile. Così come sta più al tuo scrupolo/onestà intellettuale (o la paura di beccarti virus) il non andare a scaricarti mp3 da un sito a caso, non tanto da problemi legali che potrebbero derivarne o dall'impossibilità di farlo.
Anche a restare in ambiti normali e non da nerd e/o addetti ai lavori, quello che fai tu con Spotify, io lo faccio con Youtube. Questo non per paragonarli, ma per far presente che anche su youtube il materiale "piratato" è in abbondanza, inarrestabile e con l'unica conseguenza che, di tanto in tanto, qualcosa sparisce (ma verrà ricaricato) e/o ti trovi quei fantasciti video senza audio perchè "infrange blablabla". :D
Si , su spotify non hai lo sbattimento di aggiornarti il link youtube , ma era appunto un paragone per spiegare cosa intendessi sulla "pirateria", non un paragone tra youtube e/o spotify e le loro funzionalità
Rispondi
di dale [user #2255] - commento del 06/06/2018 ore 16:34:34
Michael chi???
Vado a sentirlo su Spotify..

:-) :-) :-)
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 06/06/2018 ore 16:49:40
Spotify pagherà anche poco, ma almeno paga.
Io preferisco ascoltare su Spotify, sapendo di non fare torto a nessuno piuttosto che cercare un brano su youtube per scoprire un artista nuovo.
I CD ai concerti...si bello, ne ho un sacco autografati, però le tasse? Se compro un CD in nero io non sono contento....
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 06/06/2018 ore 18:38:35
cosa intendi per comprare un cd in nero? non pagarci l'iva?
perchè sul supporto fisico (il cd vergine) l'ha già pagata chi si è stampato il cd da solo, ed il lavoro intellettuale non mi risulta sia tassabile con l'iva.
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 22:22:31
Ecco.
Rispondi
di sand1975 [user #46451] - commento del 07/06/2018 ore 01:08:30
L’iva È sul prezzo finale. O vuoi giustificare che l’iva Su un quadro venduto a 1000 euro sia calcolato solo sulla sua tela perché il resto é ‘lavoro intellettuale’?
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 08:37:48
l'iva sul prezzo finale è una seconda tassazione dovuta a tutti i passaggi tra casa discografica, distributore e negozi; io ho di recente registrato un disco e me lo sono fatto stampare, dal momento che sopra c'è il bollino siae (che purtroppo è obbligatorio) i miei doveri nei confronti dello stato sono finiti e posso venderlo in maniera diretta ai concerti.

ti dirò di più: dopo essermi stampato le copie da solo ho anche trovato un'etichetta interessata a distribuirlo, ne ha stampate altre copie e ce ne ha date 100 in omaggio, corredate da bollino, che possiamo vendere come ci pare e piace.

su un quadro venduto a 1000€ ci paghi l'iva perchè chi gestisce la galleria è un commerciante, se il quadro lo dipingi tu e qualcuno te lo volesse comprare non sei tenuto ne a rilasciare scontrino ne a pagarci nulla sopra. o vuoi farmi credere che se rivndi uno strumento su MM da privato rilasci lo scontrino?
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 07/06/2018 ore 08:35:37
Intendo dire che chi vende un CD dovrebbe dichiarare al fisco quando guadagna dalla vendita, come per qualsiasi altro introito. Se vado in negozio e compro un CD il negozio mi fa uno scontrino fiscale. Il lavoro intellettuale non sarà tassabile ma i proventi che ne derivano sicuramente si.

Altrimenti passa il messaggio che pagare poco è reato (spotify è il cattivo) e quindi fregare il fisco è cosa lecita e da furbi.
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 08:45:09
fossero cifre importanti si, ma allora si dovrebbe dichiarare al fisco pure tutti i pochi soldi che uno raccatta come rimborso spese quando suona in un locale, e sono pronto a scommettere che tranne i professionisti nessuno al mondo lo fa.

se mi va bene vendendo tutti i cd a malapena ci faccio 350€ da dividersi in 5, considerando che una 40ina sono stati regalati o usati come promozione gratuita, i restanti ci metteremo anni a venderli vista la frequenza con cui suoniamo (4-5 volte l'anno o poco più), devo dichiarare al fisco 70€ ottenuti dal "mercato ero del cd"?
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 07/06/2018 ore 09:24:06
Puoi provare a spiegarlo al finanziere quando ti becca a vendere un CD senza ricevuta, magari ne trovi uno che suona la chitarra e si commuove.

„Fossero cifre importanti“…tutti i redditi devono essere dichiarati al fisco. Altrimenti ognuno decide qual è il limite “giusto” per se, che poi non è mai abbastanza; motivo per cui in giro si vede girare un sacco di nullatenenti con i Porsche Cayenne.

Scherzi a parte. La musica è cultura e come tale va protetta, e ovviamente anche i musicisti. I tempi sono cambiati e sarebbe necessario cambiare le regole per proteggere le persone che campano con la musica senza metterle nelle condizioni di dover fregare il fisco per sopravvivere. La legislazione per la musica live dovrebbe essere adattata alla situazione corrente, rendendo più semplice la procedura, magari detassando locali che la propongono, rivedendo la SIAE completamente, etc.

Ovviamente sono considerazioni che ai nostri governanti non passano nemmeno per la testa….
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 09:57:03
a me risulta ancora che sotto una certa soglia non ci sia da dichiarare nulla al fisco, e io quella soglia con la vendita del cd non la raggiungerò in tutta la vita, purtoppo...

comunque già riformando (abolendo...) la siae il risparmio sarebbe notevole.
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 07/06/2018 ore 10:18:20
Attenzione: sotto una certa soglia il reddito non viene tassato ma deve comunque essere dichiarato, è diverso. Se poi si somma ad altri redditi (tipo da lavoro dipendente) invece viene tassato, eccome.

Statte attenti perché se incappate nella serata sbagliata con il finanziere sbagliato vi beccate una bella multa salata e un sacco di guai.

La legislazione e la tassazione per chi vive d’arte (ma anche per chi lo fa per Hobby, anche se in modo diverso) dovrebbe essere cambiata radicalmente per consentire ai professionisti di vivere bene e ai non professionisti di divertirsi.

La SIAE nel 21esimo secolo dovrebbe essere rifondata e dovrebbe proteggere questo patrimonio e intervenire a difesa dei musicisti professionisti e non con proposte di legge, invece di servire solo ad ingrassare Vasco Rossi e Gino Paoli.

Purtroppo, mi ripeto, nessuno ha interesse a lavorare oggi su queste tematiche. Peccato.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 08/06/2018 ore 21:30:06
Non mi risulta che i buskers, anche nel resto del mondo, rilascino la ricevuta.
Rispondi
di sand1975 [user #46451] - commento del 07/06/2018 ore 09:24:25
Sul principio sono d'accordo con te. Ma certo questo non lo rende legale. Si rischia comunque molto. Ti ricordo che il nostro fisco sanziona pure i gelatai che rilasciano scontrino per il gelato ma si dimenticano di inserire la panna gratis che hanno regalato...
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 10:10:12
se un gelataio aggiunge un ingrediente ma non lo fa pagare mica è sanzionabile.
come se io ti regalo un cd, una ferrari o una villa non ti devo fare lo scontrino.

ma capisco che la cosa dei cd sia un argomento diverso: resta il fatto che io non sono un commerciante, non conosco la materia ma quando vado ai mercatini dell'usato sparsi per Firenze (non nei negozi, in quei mercatini che fanno il fine settimana) lo scontrino non viene rilasciato ma ti posso garantire che almeno a Fiesole la domenica di mercato i Vigili ci sono ma multe non ne ho mai viste fare...

poi oh, magari sono "fortunati" loro, ma credo che le regole contemplino queste eccezioni, altrimenti come già detto in precedenza ebay, MM, subito e tutti i siti analoghi verrebbero chiusi per istigazione a delinquere in quanto promuovono e favoriscono l'evasione fiscale.

un altro esempio: se io rivendo dei cd in qualche negozio che tratta l'usato mica devo fare lo scontrino al titolare. sono loro che poi quando li rivendono lo rilasceranno.

ps scusa la lunghezza del post, oggi sono logorroico...
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 07/06/2018 ore 10:25:39
A proposito della vendita dell’usato:

La vendita di un bene personale usato è un’attività priva di utilità economica, nel senso che è incapace di generare un plusvalore e quindi un reddito da sottoporre a tassazione.
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 10:43:38
ti vedo abbastanza ferrato in materia, quindi ti chiedo: il fatto che i cd siano stati stampati a spese nostre e rivenduti senza alcun effettivo guadagno (la cifra ipotetica che avevo scritto era da riferirsi alla vendita di tutti i dischi, senza donazioni ne promozione gratuita) andando effettivamente in perdita cambia qualcosa?

perchè la situazione reale è questa purtroppo.
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 07/06/2018 ore 10:51:43
Purtroppo la tassazione non viene applicata sul ricavo ma sul fatturato. Quindi il fisco se ne frega se tu vendi sotto costo e non hai ricavi dalla vendita. Un altro grosso controsenso...
Comunque non sono un commercialista, sono un po' ferrato come di ci tu, solo perchè mia moglie è libera professionista e con questi problemi ci combattiamo tutti i giorni.
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 10:57:
mi sa che d'ora in poi scriveremo "copia CD omaggio, ma si accettano MOLTO VOLENTIERI libere donazioni di importo uguale o superiore a €..."

ciao!
Rispondi
di Gasto [user #47138] - commento del 07/06/2018 ore 13:59:26
Sai che mi sa che è una buona idea? Le donazioni non dovrebbero essere tassabili....fatta la legge....trovato l'inganno....;-)
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 07/06/2018 ore 14:08:14
l'unico problema è che il numero dei donatori si conterà sulle dita di una mano.

dura la vita di chi suona per la gloria!
Rispondi
di bluesfever [user #461] - commento del 07/06/2018 ore 14:48:40
Facevamo così con la distribuzione delle bevande con la Pro Loco: per evitare la burocrazia abbiamo messo il cartello "offerta libera di 1euro a bicchiere" :)))
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 06/06/2018 ore 22:22:12
Hai presente quella fascetta argentata che trovi sui cd?
Rispondi
di sand1975 [user #46451] - commento del 07/06/2018 ore 01:09:3
Il bollino siae? Quello serve solo ad ingrassare il carrozzone inutile di cui sopra ma non ha niente a che vedere con la tassazione e iva.
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 06/06/2018 ore 22:20:55
MLF me lo ricordo all'inizio dei 90, ed è stato un grande, per l'epoca. Ho ancora il primo disco, e su alcuni suoi fraseggi ci avevo anche studiato sopra. Adesso vende cd uno a uno nei pub. Quell'altro fa fundrsising per pubblicare il disco, quell'altro ancora dà lezioni ai ragazzini, etc etc. purtroppo il mondo va cosí, e spesso gli artisti non sono neanche buoni economisti, specie con le proprie fortune. Però, secondo me, maledire Apple o Spotify è come i costruttori di carrozze a cavallo che maledivano la Ford quando iniziava a vendere le prime auto. Il mondo cambia, bisogna adeguarsi in fretta. E vivere di musica è sempre più difficile.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 11/06/2018 ore 10:30:0
Perdonami, ma la Ford costruiva effettivamente macchine, che rimpiazzarono cavalli e carrozze. Più che macchinari per la raccolta dei pomodori, Apple e Spotify son più simili al caporalato illegale dei braccianti ( artisti ). Concordo nostalgicamente sul resto, con una lacrimuccia virtuale sul vedere come siano "invecchiati molto peggio di noi" alcuni eroi della nostra gioventù
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 11/06/2018 ore 19:44:09
Su Apple il vero problema è che non paga le tasse nella misura in cui i paesi in cui effettua le vendite lo richiedono. Moltiplicato x Amazon, FB, Google, etc, vuol dire miliardi di euro sottratti in primis alla nostra collettivitá (scuole, ospedali, strade, etc). Altra cosa sono le condizioni con cui viene remunerato un artista: basse, certo, ma decise dal mercato, e comunque con alla base una accettazione da entrambe le parti. Certo, la,realtà amara è che oggi un mediocre deejay di EDM se la passa enne volte meglio di MLF... Ma di questo non mi sento di incolpare nè apple, nè spotify
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 11/06/2018 ore 20:30:27
"basse, certo, ma decise dal mercato, e comunque con alla base una accettazione da entrambe le parti."

Eh no, sono state decise in passato dallo sharing selvaggio. Le famose guerre a Napster erano il preludio allo sfacelo del mercato discografico, dovuto alla pirateria. Che può fare un artista, se una volta che ha venduto un (uno) CD se lo ritrova in rete a gratis?
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 12/06/2018 ore 08:26:38
Gent.mo Guycho, ma Napster non era legale, infatti è stato più volte bloccato/oscurato.mentre Deezer o Spotify sono a pagamento e perfettamente legali. In tutto questo le major discografiche, lungi dallo sparire, prosperano. Basti pensare al fatto che i bilanci dei 2 provider di musica in streaming di cui sopra, nonostante gli abbonamenti, sono sempre scassati. Motivo? Le immense royalties che pagano alle major. I musicisti sono l'ultimo anello, quello più debole, in molti casi.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 12/06/2018 ore 12:04:09
Numeri alla mano, non c'é poi grande differenza tra prima e dopo. Tra i soldi che venivano persi tra nastri copiati in casa, cd masterizzati e quelli persi con quanto chiami "sharing selvaggio". Senza contare che lo stesso "problema", dovuto esclusivamente al mezzo utilizzato (internet) e quindi comune a tutti, è stato affrontato, analizzato e gestito molto meglio da tutti gli altri rispetto a quanto fatto dal signor MondoDellaMusica.
Prendi il mondo del cinema, che nonostante subisca danni e sia esposto a pericoli molto maggiori (una puntata di Games Of Throne che esce in rete anche solo 2 giorni prima è un danno molto più pesante di un album scaricabile da torrent), oppure alle software house....prime playstation e ps2, giochi piratati ovunque, windows e office o, per restare in casa nostra, cubase, reason e pile di cd di plugin cracckati....ma usciamo anche da internet e dall'informatica....spionaggio industriale, contraffazione di merci, moda su tutti, etc.etc. Cose vecchie come il mondo. Cose alle quali il mondo si é adattato, mercati hanno trovato altri modelli di businness alternativi, più adatti ai tempi, nel rispetto dei diritti e del lavoro di tutti. Altri, pochi, dinosauri, si ostinano a rimanere aggrappati a vecchi modelli di signoraggio e sfruttamento. Il signor MondoDellaMusica, piuttosto di adattarsi ed evolversi, vuole/pretende di mantenere lo strozzinaggio di major e distributori. Signoraggio e strozzinaggio che non hanno più ragione d'esser e di esistere, indipendentemente dalla pirateria. Quindi no, dare la colpa allo sharing é la loro falsa, comoda scusa, non può esser la nostra analisi.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 12/06/2018 ore 19:38:52
"Numeri alla mano, non c'é poi grande differenza tra prima e dopo."

Ah no? Nei primi 15 anni del nuovo millennio, il mercato discografico si è praticamente dimezzato. Poi, con lo streaming sta lentamente risalendo, ma i soldi che giravano negli anni 70-80-90 sono un caro ricordo. Eppure basta poco per arrivarci eh, anche senza i numeri: vedi quanto spende un 20enne oggi per la musica e quanto spendeva 30 anni fa.

E oggi, i ricavi, non vanno certo a chi produce musica.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 13/06/2018 ore 14:10:27
No perdonami, hai frainteso. ""Numeri alla mano, non c'é poi grande differenza tra prima e dopo." era relativo ai soldi che "venivano persi causa pirateria". Che gli introiti si siano dimezzati, che non girino più i soldi che giravano invece negli anni 70-80-90, é invece un puro e semplice dato di fatto comune a tutto il mondo ed a tutte le "attività". Il 20enne (ma pure il 40enne) di oggi non spende più quello che spendevano i suoi coetanei 30 anni prima. Compresi "campi" esenti da pirateria....
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 13/06/2018 ore 15:36:42
Ad esempio 800euro per iPhone li spendono eccome, così come vestiti firmati o aperitivi e cene varie. Considerato che i 20enni son quasi tutti studenti, mentre all'epoca, chi studiava, era perennemente al verde.
Spendono eccome, tranne ch e per la musica, perchè la trovano a gratis.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 13/06/2018 ore 17:57:12
Nessuno ha mai detto che non si spendono soldi, semplicemente se ne spendon meno di prima. Gli 800 € per un Iphone/Galaxi di oggi li spendevi per uno schifosissimo startak...e fortunatamente c'é sempre più gente che prende Wikio / uawei ed altre "sottomarche" che offrono gli stessi prodotti a 200 e non 800....La moda stessa, forse il mercato al mondo dove la pirateria/contraffazione, un completo di Armani ti costa la metà di quanto ti costasse prima...Automobili ? l'italiano medio girava in Panda o Ritmo, con gli stessi "sacrifici" che facevi per una panda, oggi ti porti a casa una Mercedes, Bmw o Audi. Poi hey, si può dare la colpa a internet, ai marocchini che vendevan cd in metrò...é solo il mondo musicale a continuar ad usarla come scusa del calo di profitti dopo lo sciagurato periodo delle vacche grasse, dei prezzi supergonfiati e dell'indebitamento collettivo fuori controllo (anni 70-80-90 appunto)
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 14/06/2018 ore 22:08:1
Non è una scusa, fare musica ad un certo livello, costa. Una volta ad un artista veniva fornito un budget per realizzare al meglio la propria opera. Oggi, tolti quei pochi soliti noti, non esiste più una produzione degna di questo nome. Il disco te lo fai da solo, a tozzi e bocconi, e va bene se te lo promuovono. Sarà stato uno sciagurato periodo (invece ora eh....) ma certamente la musica era migliore.
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 12/06/2018 ore 11:46:57
Tasse a parte, puntualizzavo solo che la Ford, effettivamente, costruiva e commercializzava alternative ai carri, non gli stessi carri, quasi agli stessi prezzi per l'utente finale, ma con guadagni molto minori per chi le produce quelle carrozze.
Certo, il triste destino dei singoli é sempre "colpa" dei singoli, e sul come sia andata la vita di MLF é questione solamente sua e delle sue scelte, ma personalmente li ritengo (apple, spotify e lucratori vari) complici e forti contributori del declino musicale. Non tanto diversi da xfactor e talent simili, promuovendo ed incentivando musica spazzatura usa e getta (oltre a non pagare o pagare miserie artisti minori, oltre a quanto non centra con la musica ma conta molto di più come evasione tasse, condizioni al limite dello schiavismo di dipendenti, etc.etc.)
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 12/06/2018 ore 20:12:4
D'accordo. E quanti invece - grazie alla maggiore accessibilitá nel produrre e distribuire musica attraverso la rete e i social - stanno riuscendo a farsi ascoltare? E magari 30 anni fa sarebbe stato impossibile se non conoscevi il tizio della band, il padrone del locale, l'amico nella casa discografica, etc etc? Può essere che la medaglia abbia sempre due facce, alla fine... Il problema di qualcuno può essere l'opportunitá di un altro altrettanto degno di avere fortuna...
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 13/06/2018 ore 14:59:42
Si, infatti sia spotify che Itunes non sono affatto social. Non sono nemmeno puramente rete a volerla dire tutta. MLF, che pubblica materiale su suo sito, è un'esempio dell'utilità e possibilità date dal progresso/dalla rete.
Youtube stesso, dove sei libero al 101%.

Itunes, spotify e simili sono invece più circuiti chiusi, dove non puoi pubblicare cose tue (o quasi); canali di distribuzione ai quali, se vuoi accedere, se ti fanno accedere, sei costretto a sacrificare ad una grossa fetta della tua libertà e dei tuoi profitti.

Youtube (purtroppo o per fortuna è un altro discorso ahahah) ha creato nuove professioni e/o permesso veramente a gente comune di emergere...Rovazzi, Ferragni, Frank Matano etc.etc.

Quindi si, tutto valido quando parli in generale e/o della rete, ma nello specifico Apple e Spotify non sono la rete ma son solo aziende che lucrano pesantemente sfruttando la rete. Quasi a livello di circonvenzione d'incapace. Ovvio non é colpa loro che "ci sia musica di merda oggigiorno", ma il lucrarci sopra con prezzi da strozzinaggio e compensi da fame, di certo non aiuta la situazione, vista la loro impostazione "autoritaria" ed a circuiti "quasi privati".

Io stesso, se mai dovessi voler provare "a sfondare", sceglierei senza dubbio youtube e facebook; perché mai dovrei inginocchiarmi a giurar fedeltà e mettermi a 90° con Apple ?

Rispondi
di chikensteven [user #45729] - commento del 06/06/2018 ore 22:34:05
dopo il grande successo del film "non è un paese per vecchi"
uscirà a breve nelle sale cinematografiche "non è un pianeta per chitarristi"!
questa strategia di vendere dischi ai concerti, ormai è un vecchio classico, adottato da tanti che fanno musica di nicchia , Gilbert, Burns, Emmanuel e tanti altri a cui ho comprato cd nei loro show, sono solo alcuni fra tanti che sono costretti non per strategia, ma per campare.
questa gente non è che riempie stadi o palazzetti per poi incassare enormi cifre, il + delle volte suonano in piccoli club, dove se fai qualche centinaio di persone gli è andata grassa, per forza devono rimboccarsi le maniche e cercare di avere + entrate possibili.
non deve essere per niente una vita facile, a questi enormi talenti va tutta la mia stima
Rispondi
di sand1975 [user #46451] - commento del 07/06/2018 ore 01:17:5
Dall’articolo e dai commenti capisco sempre più di come sia difficile la vitaccia del musicista professionista e quanta passione ed abnegazione ci vogliano per andare avanti....
Considerate il fatto che molti artisti superlativi che vi capita di vedere magari non riescono a guadagnare come un operaio o che mai riusciranno a comprarsi una casa.
La vita è un compromesso: si sacrifica sempre qualcosa per averne un’altra. Nulla è gratis.
Per fortuna esistono chitarristi, ma anche pianisti, attori, pittori, che sacrificano molto di se per rendere il mondo un posto più bello con ciò che fanno.
Grazie,
Rispondi
di KanonOfGemini [user #47965] - commento del 11/06/2018 ore 10:23:49
Scusate, sono l'unico "indignato" dal "L'etichetta lo aveva già messo su iTunes, Spotify eccetera. " ?!?!?

Com'é possibile che, nonostante sia un artista affermato (ok di nicchia, anche nicchia ristretta, ma pur sempre elite), nonostante tutta la tecnologia /home recording (la stessa che permette a noi wannabe di autoprodurci con qualità proifessionale), ci sia ancora bisogno/si sia ancora vittima di schiavitù verso una casa discografica ?!?!?!?

Spero di averla malinterpretata io, ma sembra quasi che le modalità ed i canali di distribuzione del prodotto siano stati / vengano scelti unilateralmente dall'etichetta e non dall'artista, il quale abbia messo poi tutto free sul suo sito personale quasi per "ripicca"
Rispondi
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