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Simone Massaron - Furore
Simone Massaron - Furore
di [user #23232] - pubblicato il

Il disco di cui voglio parlarvi oggi è uscito di recente per la “Long Song Records” ed è un concept album del chitarrista Simone Massaron. Il perchè sia un concept album risiede tutto nel titolo: Furore. Questo disco è stato concepito da Simone come la colonna sonora ad alcuni dei tratti salienti del romanzo di John Steinbeck (il titolo originale è “The Grapes of Wrath”).
Per chi non lo conoscesse è uno dei romanzi chiave della letteratura americana. Pubblicato nel 1939, racconta le vicende di una famiglia costretta ad emigrare verso la California in cerca di un lavoro. E’ un romanzo che, attraverso la storia di un ristretto gruppo familiare, racconta l’epopea di una nazione che sta attraversando un momento terribile della sua storia. La storia di migliaia e migliaia di persone costrette ad abbandonare la propria terra con l’illusione di un futuro migliore in una sorta di moderna terra promessa. Facilissimo riportarlo alle esperienze di milioni di immigrati dagli anni ’60 ad oggi nella nostra nazione o dalla nostra nazione verso lidi più felici in Europa. Il romanzo è forte e tremendamente attuale e non mi stupisce che Simone ne sia rimasto incantato, o ossessionato, tanto da scrivere 14 brani come fossero il commento musicale a 14 capitoli del libro.
Ho conosciuto Simone l’anno scorso al TeleRaduno. E’ salito sul palco da solo, con una Telecaster e una miriade di pedalini. Elementi che, per i miei gusti, alimentavano il mio scetticismo (odio le performance in solitaria con la chitarra elettrica e sono sempre stato uno con un approccio minimalista al suono, quindi una pedaliera più lunga di 10cm mi crea disagio immediato). Eppure, dopo le prime note, Simone mi ha incantato. Ha saputo distruggere tutte le mie convinzioni, tenendomi incollato alla sua performance a tratti jazzistica, a tratti sperimentale, a tratti rumoristica. Ma non ha convinto solo me, bensì tutto il resto della platea; eravamo tutti “telecasteristi”, quindi ci aspettavamo dosi abbondanti di chicken pickin’ e “fast runs”, eppure siamo rimasti senza fiato di fronte la sua performance. Da allora siamo rimasti in contatto e lo scorso sabato sono finalmente riuscito a comprare il suo disco, ascoltandolo insistentemente in auto per due ore di fila. Era notte fonda, di rientro da un concerto e ho abbondantemente allungato il viaggio per “colpa” di questo disco, che mi ha costretto a fermarmi più volte nelle piazzole di sosta per verificare se il brano che stavo ascoltando fosse legato a quello che ricordavo del romanzo.



Premetto che il disco in questione non è di quelli “facili”. L’aver letto il libro, a mio parere, è quasi necessario proprio perchè alcuni tratti angoscianti o evocativi sono strettamente legati alle pagine del capolavoro di Steinbeck. E’ anche un disco diverso dal solito (parlo per noi chitarristi). Siamo di fronte ad un disco dove l’utilizzo della chitarra non è mai fine a se stesso ma sempre a servizio dell’atmosfera. Quindi niente virtuosismi, ma note che trasportano l’ascoltatore sulle polverose strade americane di inizio ‘900. Volendo fare un paragone Simone è più un Ry Cooder-Marc Ribot nostrano che un chitarrista ossessionato dal proprio strumento.
Il disco è stato registrato benissimo, i suoni sono cristallini e presenti. Le chitarre elettriche, una tele e una Jazzmaster, si fondono insieme ad alcune Gibson acustiche, insieme al banjo, la resofonica e il mandolino. Si sentono saturazioni inquietanti, insieme a del fingerpicking rilassante.
Alcuni brani sono drasticamente forti, specie la traccia “After Jim Casey” o la drammatica, ma epica, “I’ll Be Everywhere”. La seconda traccia del disco, “Tom Joad”, che è anche il nome del personaggio principale del romanzo, è una di quelle melodie che vorresti non finisse mai. La traccia “Used Cars, Good Used Cars” è un brano folle, che riporta al momento in cui la famiglia del romanzo deve comprare un’auto per affrontare un lungo viaggio e si ritrova a contrattare con un abile venditore di auto usate; la nervosità del pezzo mi ha letteralmente catapultato di fronte questo squalo che vuole vendermi a tutti i costi un catorcio spacciandolo per un mezzo indistruttibile.
Un disco veramente bello che non può mancare assolutamente nella discoteca di un chitarrista che ha letto questo romanzo, ma che deve servire come stimolo ad affrontare questa lettura (andrebbe anche bene, ma solo per accorciare i tempi, la visione del film di John Ford del 1940) coadiuvati dalla colonna sonora più corretta di sempre.

 
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