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Frequentare una scuola di musica: pro e contro
Frequentare una scuola di musica: pro e contro
di [user #116] - pubblicato il

Frequentare una grande struttura didattica offre svariati benefici. Eppure, per molti esiste la paura che un un percorso di studi rigido, fare parte di un sistema scolastico organizzato, possa alterare e compromettere propria originalità artistica, rischiando l'omologazione e la possibilità di essere meno personali. Lo abbiamo chiesto a Nili Brosh che ha frequentato il Berklee College of Music.
"Io ho frequentato il Berklee College Of Music e per me è stato un’esperienza assolutamente positiva. Ho amato quella scuola e il fatto che mi abbia permesso di confrontarmi e incontrare una moltitudine di musicisti strepitosi provenienti da tutto il mondo.
E legato proprio a questo aspetto, ritengo ci sia uno dei fattori più positivi circa il fatto di frequentare una scuola di musica autorevole e importante. Il fatto che  permetta di entrare in contatto con persone e musicisti che arrivano da realtà geografiche e culturali molto lontane dalla propria di appartenenza.

Frequentare una scuola di musica: pro e contro

Frequentarli, conoscerli, suonare con loro, permette di esporre se stessi e la propria musica a nuove e differente influenze, stili musicali ancora inesplorati.
Permette di arricchirsi e contaminarsi.
Viceversa, circa un possibile aspetto negativo del frequentare una scuola di musica, molti sono preoccupati del fatto che la didattica, un percorso di studi fisso, il fare parte di un sistema scolastico organizzato possano alterare e compromettere originalità e integrità artistica, rischiando di far diventare un musicista meno personale e omologato.

Frequentare una scuola di musica: pro e contro

Questo va scongiurato con una mentalità aperta che consentirà  di dare sempre enorme peso e autorevolezza alle parole dell’insegnante, senza però che queste siano mai prese come un dogma. Serve un piglio emancipato nell’apprendimento, che sproni a non prendere mai nulla troppo sul serio o come verità assoluta. Bisogna valutare, di volta in volta, ciò che è più funzionale per la propria crescita musicale e formazione. Considerare, insomma, le idee, gli insegnamenti e i consigli di tutti ma sempre con un approccio aperto a non sottovalutare mai cosa - in realtà - piace, interessa e motiva noi stessi per primi."

lezioni nili brosh
Link utili
Il sito di Nili Brosh
La pagina Facebook di Nili Brosh
La pagina artista di Nili sul sito Ibanez
Nili Brosh su JamTrackCentral
Acquista "A Matter Of Perception"
Il sito del Berklee College Of Music
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Commenti
di roccog [user #30468] - commento del 26/07/2018 ore 09:27:24
Io ho sempre temuto che un insegnante potesse annacquare alcune cose che considero molto caratteristiche del mio approccio alla musica. Magari alcune scorrettezze che però sono come un colore che riconosco...Viceversa invidio i progressi tecnici incredibili che ho visto fare ad alcuni amici seguiti da un maestro. Dipende molto anche da che ambizioni uno ha.
Certo però che se un ragazzo giovane va in una struttura come Berklee deve avere veramente due palle così per riuscire a farsi "schiacciare" dalla personalità di qualche insegnante illustre...è chiaro che ti omologhi. Non per niente la critica che più spesse sento fare è che da certe scuole escono mostri di tecnica e preparazione che però "suonano tutti uguali"
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di c9 [user #37327] - commento del 26/07/2018 ore 10:36:47
Io penso che sicuramente è molto probabile che tanti allievi arrivino a suonare "tutti uguali" dopo una scuola, ma a livello tecnico.
Io vedo la fine della scuola come un punto di inizio per raggiungere gli obiettivi ai quali credo tu faccia riferimento.
Un pò come un'università: laurearsi con 110 è solo la base per poi imparare a lavorare ed eventualmente eccellere anche li.
Io penso che una scuola non possa insegnare l'arte al 100% ma dare le giuste e solide basi per poi intraprenderne il cammino con tutti i numeri giusti.
Rispondi
di Mariano C [user #45976] - commento del 26/07/2018 ore 10:55:40
L'esperienza più bella di aver fatto il conservatorio è racchiusa nelle parole che ci disse il nostro capo dipartimento il primo giorno alla riunione collettiva di tutte le classi (parafraso liberamente): "Usate questi anni sopratutto per intessere relazioni durature coi vostri colleghi, perché se lo farete e vi guardate intorno adesso queste saranno le persone con cui farete i vostri dischi in futuro". Tutto assolutamente vero, successo a me (un disco fatto e un'altro in scrittura) e a molti compagni, giovani validissimi musicisti da cui c'è solo da imparare. Certo ci sono stati insegnanti più bravi di altri, alcuni dai quali non ho imparato granché, ma è più che altro l'ambiente a essere stimolante: confrontarsi continuamente su base giornaliera con gente che pensa e suona tutto il giorno. Lo rifarei subito, e un giorno spero di poter fare un altro diploma per rituffarmi in quel clima. Il percorso di crescita fatto (ancora in atto ovviamente) è stato essenziale per il mio lavoro. Sul discorso "suonare tutti uguali" mi sembra molto un luogo comune, quest'anno mi è capitato di vedere lauree con argomenti di tesi diversissimi: Pat Metheny, il funk e la black music in generale (hip hop, rnb, soul....), tip tap (cantante jazz con approfondimento sul tip tap con tanto di assoli danzanti davanti alla commissione....), il jazz contemporaneo, le forme di scrittura melodica.....eccetera ecctera. Tutti argomenti diversi di gente che suona in maniera anche molto molto diversa
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di dariothery [user #12896] - commento del 26/07/2018 ore 13:02:08
Hai completamente ragione sulla questione delle relazioni. Per mia esperienza vale molto di più "essere amico di" che sapere effettivamente suonare cose difficilissime.
Ci sono degli ovvi requisiti musicali di base, ma "conoscere persone" ed essere soprattutto un tipo "affidabile" fa la differenza, soprattutto in campo musicale...
Sul suonare tutti uguali, ho sentito ultimamente un intervista a Paul Gilbert in cui diceva che negli anni '70-'80, ad esempio, ogni chitarrista aveva un modo di "andare veloce" mentre oggi molti sembrano dei cloni di Petrucci. Questo è sicuramente frutto anche della diffusione delle scuole che, in linea di massima, ed insieme alla diffusione di internet, hanno un po' appiattito l'offerta chitarristica.Ovviamente non metto in dubbio quello che scrivi anche tu..
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di Mariano C [user #45976] - commento del 26/07/2018 ore 13:13:30
dipende cosa si intende per "scuola" credo. Nell'articolo l'autrice fa riferimento al Berklee College of Music, che essendo un College riflette quello che è il più alto livello di preparazione universitaria sul suolo statunitense. L'equivalente qui in Europa sono i Conservatori o le Accademie che rilasciano titoli di studio riconosciuti a livello europeo. Quindi io mi riferivo a quel tipo di istituzioni, dalle quali non mi sembra affatto (mia esperienza personale degli ultimi anni, fresca fresca, ma comunque dalla mia prospettiva individuale) esca gente che suona tutta uguale. Ho compagni di corso che hanno fatto Erasmus anche da 1 anno un pò ovunque tramite il conservatorio, e tra quello che si suona alle jam ad Amsterdam rispetto a Roma, Parigi o la Norvegia è parecchio diverso, e poi questi stili vengono portati qui in Italia da chi torna. Già il fatto che nella stessa sessione di laurea al conservatorio, lo stesso giorno, possano capitare di fila tesi sulla poliritmia, su un grande chitarrista o altro musicista (magari ancora in attività), sulle attuali avanguardie newyorkesi e sull'hip hop è indice di gente che pensa e suona in maniera molto diversa. Credo che negli ultimi anni non mi sia quasi mai capitato di vedere cose troppo simili da persone diverse
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di pg667 [user #40129] - commento del 26/07/2018 ore 11:34:29
forse il vero problema di una scuola di musica potrebbe essere la poca apertura mentale degli insegnanti.
io sono praticamente autodidatta, ho imparato 4 accordi alle lezioni di musica delle medie e siccome mi piaceva lo strumento studiavo per i fatti miei, alla prima "verifica" fatta io ero già il più bravo della classe (e lo sono rimasto) ma ho avuto la fortuna di avere un professore che ci lasciava moltissima libertà ed anzi ci spronava a fare di testa nostra ed era aperto a qualunque genere musicale (a fine lezione gli ultimi 10 minuti li lasciava sempre a me ed ai miei compagni del gruppo di allora per "esibirci" in classici dei Guns n' Roses).

intorno ai 15/16 anni provai ad andare a lezione da un "vero" insegnante di chitarra: ho fatto 3 lezioni e me ne sono andato, tutto doveva essere fatto secondo il suo approccio.
io ho sempre suonato con la chitarra molto bassa, lui me la fece tirare su fin sotto il collo e si lamentò che non avessi una tracolla più corta! e poi la mano sta così, il plettro colà, il pollice va li... e che palle!

poi vado a vedere concerti di amici che sono delle mezze schiappe tecnicamente ma che hanno qualcosa da dire perchè nessuno ha proibito loro di esprimersi come meglio credevano...
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di helloween [user #27122] - commento del 26/07/2018 ore 11:41:24
Più si studia, più si è bravi. Esprimersi con 400 vocaboli non è la stessa cosa che esprimersi con 5000. La propria personalità non varia anzi, metabolizza e migliora, altrimenti è una personalità talmente esile che è stato meglio eliminarla. Pochi sono i geni che sono riusciti ad emergere senza studiare. Finiamola con questa storia del perdere la personalità e il modo di suonare!
MAGARI AVESSI POTUTO FREQUENTARE BERKLEE!!!
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di TB [user #1658] - commento del 26/07/2018 ore 14:30:14
92 MINUTI DI APPLAUSI!!!
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di jdessi [user #27382] - commento del 27/07/2018 ore 10:33:04
SANTO SUBITO!
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di Tubes [user #15838] - commento del 26/07/2018 ore 15:38:11
Frequentare una scuola purchessia non ha mai una controindicazione ; è chiaro che l'insegnamento deve essere all'altezza e per scuola io intendo un posto dove chi insegna ha i titoli per farlo . Purtroppo nel campo musicale per sbarcare il lunario tanti si improvvisano "maestri" ma il gioco dura poco, puoi attrarre qualche ragazzino all'inizio ma poi il passaparola è più forte . Ho avuto parecchi insegnanti, ognuno di loro mi ha dato qualcosa . Devo dire però che,come in tutte le cose, se se non sei te a dare il massimo o a essere predisposto per indole e passione verso quel tipo di studio puoi anche avere Einstein come insegnante ma la radice quadrata rimarrà sempre un mistero irrisolto .
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di chikensteven [user #45729] - commento del 26/07/2018 ore 17:24:
senza musica la vita sarebbe un errore. cit Nietzsche
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 26/07/2018 ore 22:54:1
Con i miei compagni età terza media a Venezia ci si insegnava a vicenda i trucchi del mestiere. Altrimenti direzione Classica al Conservatorio. Ora, Accordo è il perfetto esempio di come funzionano le cose, con la Rete c'è sempre da imparare, etc. Andare alla scoperta è facile e basta viaggiare con biglietto da link... Forse manca lo spirito di avventura di prima, la scelta di ora è vasta, e si rischia di restringere o annacquare di troppo lo spettro musicale. Non bisogna lasciarsi condizionare più di tanto da Berklee che come tutte le scuole rappresentano lo "status quo" seppur aggiornato. I diplomati poi vanno a insegnare in giro per gli USA.
Una evoluzione inaspettata è l'era DJ e remixers con annesse belle ragazze. Ancora di più il Rap. È cmq difficile inventare qualcosa di totalmente nuovo come stile musicale che abbia presa mondiale.
Insegnanti, madre con sorpresa: a Zurigo ha pensato che tra le tante cose da studiare sulla chitarra classica alla scuola di musica c'era posto pure per il Pop. Ha preso "All That She Wants" (Ace Of Base) a quel punto alla radio da #1 e lo ha riarrangiato e convertito da trio classico per allievi. Successone! Buona idea per un insegnante di integrare musica alla radio con quello che si insegna.
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di edgar587 [user #15315] - commento del 27/07/2018 ore 00:19:33
Io ho creduto per anni, con ingenuità e arroganza, che si potesse tirare fuori la personalità musicale in maniera del tutto autonoma, guidato dalla credenza bambinesca che la pigrizia potesse essere assolta dagli esempi di chi è stato capace di emergere senza bisogno di lezioni. Risultato? Non solo tecnica e consapevolezza armonica insufficienti ad esprimermi, ma anche una stanchezza mentale, una perdita di motivazione. Per questo motivo mi decisi a rivolgermi ad un insegnante. Ho avuto la fortuna di trovarne uno strapreparato e con un metodo didattico molto semplice: attraverso lezioni mirate ed esercizio metodico, mi ha dato le basi con cui poi muovermi con una rinnovata visione dello strumento. Il mio senso melodico ha iniziato ad orientarsi, usando le cose che prima risultavano trite e ritrite in maniera fresca e musicale. Ho modificato l'impostazione tecnica e mi sono liberato di quella inutile ricerca della velocità che mi aveva fatto perdere musicalità e interesse. Quindi quello che penso è che bisogno smetterla di farsi le pippe mentali. Quelli diventati grandi senza studiare sono pochi. E lo sono diventati in un momento in cui era così difficile diffondere la propria musica che chiunque iniziasse a usare lo strumento in maniera più o meno non convenzionale, fosse additato come la rivelazione del secolo. Ma non siamo più negli anni 60. ora la differenza tra il caprone e quello che suona si vede e si sente...
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di bluesDany [user #12803] - commento del 27/07/2018 ore 07:01:20
'Contro' proprio non ne vedo, specie se la scuola è importante e riconosciuta, proprio come la Berklee.
Oggi i conservatori di musica hanno fatto passi importanti, aprendosi al Jazz ma anche ad altri generi e professioni legate al mondo musicale, con costi sostenibili.
Non sottovaluterei anche l'aspetto legato al titolo accademico in sè: in diversi casi può diventare la carta giusta per sbarcare il lunario come insegnante statale (meglio) oltre che privato o d'altro tipo di struttura...perchè vivere di cultura è dannatamente complicato, specie in Italia, come sappiamo bene.

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di dantrooper [user #24557] - commento del 27/07/2018 ore 15:10:58
sinceramente studiare non ha mai fatto male a nessuno, anzi, è un ottimo mezzo per tirar fuori cose nuove o cose che vorremmo fare, ma che non sappiamo come fare o "quando" fare.
sicuramente non la vedo un'affermazione veritiera quella che vuol sostenere che, usciti dalla scuola X o Y si è tutti uguali, in quanto, alla fine, emerge la personalità di ognuno di noi, che poi si va a fondere con un sostrato ed un vocabolario appresi nello studio che può esser comune a quella classe, ma comunque restiamo noi stessi.
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di asidisi [user #16165] - commento del 27/07/2018 ore 17:16:16
Io dico la mia,ogni tanto ritorna questo argomento.Io non sono ne' a favore ne' contro le scuole. Studiando soli si tende a trovare scorciatoie, ad arrangiarsi, si perde piu' tempo a capire cose che una scuola ti faciliterebbe, ma non sempre e' un male. In moltissimi casi nella storia della chitarra sono stati proprio i chitarristi "autodidatti" a far progredire il modo di suonare di tutti gli altri,questo perche' studiando da soli e "arrangiandosi" si sono trovate soluzioni diverse da quelle del "gregge" che segue il suo "pastore". Ho letto piu' di un'intervista e penso a Britti,Van Halen,Tolo Marton, Kotzen,M.Shenker,Hendrix, Santana,Clapton,Gilmour,Slash e a tantissimi bluesman che hanno sputato sangue sulla chitarra per imparare ,hanno preso dritte a destra e a sinistra ma non hanno fatto anni in una scuola di musica per essere quello che sono. Di contro per altri capiscuola lo studio con un maestro o in una scuola hanno portato ad essere riconoscibili ,a fare grandi cose , e ad essere personali. Tutto questo per dire che non bisogna generalizzare ,quello che va' bene per uno puo' non andare bene per gli altri. Suono anche io da parecchi anni,e ho conosciuto gente scarsa e gente bravissima,divisa in egual misura tra autodidatti e "imparati". ( pensandoci il 90% dei miei artisti preferiti sono autodidatti)
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 27/07/2018 ore 19:13:16
Andando a scuola si migliora sicuramente la tecnica e la conoscenza della musica. E ci si confronta con gli altri musicisti. Se la scuola è buona, poi, insegna anche ad indirizzare quanto si apprende sulla base della propria personalità. Il genio, la creatività, su quelli non credo possa fare molto: o si hanno dentro o niente da fare....
Rispondi
di simonec78 [user #13803] - commento del 30/07/2018 ore 02:52:30
Per "scuola di musica" si può intendere un ventaglio di situazioni veramente ampio. Di certo studiare musica, e studiare in genere, è una cosa che inevitabilmente porta dei benefici.
Rispondi
di fraz666 [user #43257] - commento del 08/08/2018 ore 10:41:33
Chi pensa di perdere la propria personalità in una scuola è probabile che una personalità non ce l'abbia. La scuola di musica come tutte le altre scuole deve essere un punto di partenza.
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 08/08/2018 ore 14:13:59
Avete tutti commenti rilevanti riguardo "scuola o no". Aggiungo adesso "ascoltare musica" - da quel punto di vista ce n'è da ascoltare e YT ne è ripieno! Intendo musica radicalmente divergente e unicamente focalizzata sulla chitarra. Un problema è che sono keyboards a far da perno e bisogna per forza adattarsi.
Ho provato antica musica veneziana - un pianoforte da quasi clavicembalo, 2 flauti dolce e io suonavo acustica western. C'erano spartiti arrangiati meno che per me. Dovevo arrangiarmi... Chitarra open tuning! Era musica rinascimentale dei primi tempi e trovatevi un pezzo di quel genere per farci una jam. Questo vale per Miles Davis (!) e tanta altra musica ritmica. Dovete giusto integrarvi come session man. Con musica Dance avete un sacco di campo libero.
Matia Bazar: dato che Mega Rec's aveva i diritti per la Scandinavia, sono passato dove stavano registrando. La loro communicazione era da Conservatorio. Un amico mi ha appena detto : per imparare il Blues basta whiskey Jim Bean e/o Southern Comport, e una donna che ti ha lasciato... Beh OK, esagero!
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