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Andare a tempo: predisposizione o formazione?
Andare a tempo: predisposizione o formazione?
di [user #116] - pubblicato il

Il tempo, un buon senso del tempo e un buon controllo di questo elemento sono tra i talenti più preziosi a cui un bravo musicista può ambire. Talenti che nel caso particolare di un batterista, diventano decisivi. Il tempo, e la conseguente capacità di sentirlo e gestirlo, sono un aspetto talmente risolutivo della propria attività musicale da essere spesso oggetto di dissertazioni, tra mito e realtà, su quanto questo sia un talento innato - che si ha o non si ha - o una dote che, invece, si può affinare se non addirittura costruire. La parola a Roberto Gualdi.
Quello della “Tenuta Del Tempo” è un argomento centrale della Didattica di Roberto Gualdi che ha esplorato questo tema individuando sei componenti attraverso i quali si snoda e articola la sensibilità ritmica di un musicista.
Questi sono:
  • Predisposizione Genetica
  • Background culturale
  • Fluidità & Tecnica
  • Consapevolezza Ritmica
  • Conoscenza del Repertorio
  • Condizionamenti Psicologici
La Predisposizione Genetica è un elemento innegabile. Così come c’è chi nasce con il dono dell’intonazione vocale o dell’orecchio assoluto, c’è chi parte con una sensibilità ritmica più spiccata, puntuale. Ma questo non sarà che che uno dei tanti aspetti della “Tenuta del Tempo”. Chi nasce dotato di questa risorsa, di sicuro avrà dei vantaggi; se non altro, magari, la necessita di minore tempo da investire negli esercizi e nella pratica. Ma la sola predisposizione non basterà di sicuro a fare di lui un batterista o un musicista.

Andare a tempo: predisposizione o formazione?

Un altro aspetto decisivo ma accidentale, è l’Ambiente Culturale nel quale un musicista - prima ancora di iniziare a formarsi e studiare - nasce e cresce.
Siamo profondamene condizionati dall’ambiente in cui cresciamo: chi è frutto di un ambiente sociale e culturale in cui ci sono  musica, danza e musicisti vivrà questi elementi come naturali, percependoli come immediati strumenti espressivi e comunicativi. A questo, poi,  si aggiunge l’elemento della quotidianità. “Nelle chiese di Haarlem durante le cerimonie si suona R’n’B, Gospel. Una persona che inizia ad andare a messa da bambino, arriva all’età adulta con già dieci anni di ascolti e quotidianità con questi linguaggi musicali.” La stessa età nella quale, un batterista nato in un altra realtà geografica e culturale, ne arriva magari solo a scoprire l’esistenza.

Andare a tempo: predisposizione o formazione?

Il terzo aspetto è quello legato alla Tecnica. Non possedere tecnica limita la possibilità di esprimere il proprio talento e la propria sensibilità ritmica. Un musicista può anche percepire in maniera precisa un flusso ritmico di sedicesimi. Ma senza la fluidità e gli strumenti tecnici per esprimerlo e pronunciarlo correttamente, questo non uscirà altrettanto chiaro e pulito. La tecnica condiziona la “Tenuta del Tempo”. Erroneamente quando si parla di tecnica la si associa al virtuosismo, a un’espressione musicale necessariamente complessa e articolata. E invece, la Tecnica è la capacità di avere il controllo totale di quello che si suona. Possedere la tecnica è il dono di poter suonare senza preoccuparsi dell’aspetto meccanico e - appunto - tecnico del proprio playing. Concentrandosi su altri elementi come timing, espressività, feeling.

Nelle prossime puntate, continueremo questa analisi assieme a Roberto. Affronteremo Consapevolezza Ritmica, Conoscenza del Repertorio Condizionamenti Psicologici.

batteristi lezioni di batteria roberto gualdi
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Il sito di Roberto Gualdi
La pagina officiale di Roberto Gualdi
Il corso di batteria di Roberto Gualdi sul sito del CPM
Tama, la batteria di Roberto
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Commenti
di c9 [user #37327] - commento del 28/08/2018 ore 18:01:28
Bello questo articolo, interessante. Attendo con ansia la discussione dell'aspetto "Condizionamenti Psicologici", perchè mi è capitato di suonare con batteristi che sostenevano che il loro andare fuori tempo dipendesse dagli altri musicisti che tiravano troppo inducendoli ad andare fuori tempo.
Mi sono sempre chiesto se quel discorso fosse una fesseria o se avesse senso.
Rispondi
di Carrera [user #31493] - commento del 29/08/2018 ore 08:43:05
E chiaro che il batterista patisce il tiro degli altri musicisti.
Ma il suo ruolo dovrebbe essere quello di guidare, rimettere in griglia le inflessioni avanti e indietro sul tempo degli altri!
Rispondi
di RobGu [user #39689] - commento del 29/08/2018 ore 11:11:51
Ciao c9... tocchi un argomento gigantesco... "il senso del tempo collettivo di una band" e non solo del singolo. Che succede se mettiamo Steve Gadd con 4 "sgroovati fotonici"? I gruppi più forti come Toto o appunto la band di Gadd ( James Taylor ) sono formati da Musicisti con un timing pazzesco tutti, chiunque inizi il brano balli già a prescindere dalla batteria. Credo che troverai interessanti i prossimi esercizi riguardanti la consapevolezza ritmica. Nel caso di cui parli tu si può provare alle prove a suonare con il click nelle casse, o tutti in cuffia, in modo che ogni musicista si senta responsabilizzato riguardo alla precisione. Ti saluto con un divertente aneddoto. Anni fa chiesi a Kenny Aronoff: "Kenny, cosa fai se sei senza click e senti che qualcuno corre di brutto sul tempo?" e lui sorridendo mi ha detto "dipende se è il Boss" :-)
Rispondi
di c9 [user #37327] - commento del 29/08/2018 ore 16:23:
Ciao, sono consapevole del fatto che l'argomento è molto complesso, per questo ritengo interessante questo articolo. Io suono la chitarra e ho sempre studiato utilizzando il metronomo, anche e soprattutto grazie ai maestri ai quali mi sono affidato.
In gruppo però effettivamente le cose cambiano e, dal mio umile punto di vista, ritengo che suonare in gruppo a click sia fuorviante. Cioè a volte con i miei gruppi ci abbiamo provato ma con risultati pessimi. Io preferisco immaginare che sia il batterista a tirare le fila del tempo.. avanti, indietro, a tempo ecc. ecc.
Lo stesso pezzo registrato ad un tempo, dal vivo si può suonare con qualche punto in più di metronomo in base alla serata... ma ripeto ho sempre immaginato che questo dovere e piacere spettasse al batterista.
Sicuramente tu hai una visione più ampia della questione, che in questo momento o per la mia preparazione musicale non esagerata mi sfugge.
Interessante cmq come a distanza di decine di anni di esperienza da solo, con il maestro e in gruppo, questo argomento, per quanto mi riguarda, sia perennemente attuale :-)
Rispondi
di RobGu [user #39689] - commento del 29/08/2018 ore 17:47:50
Infatti il “giochino” click nelle casse è proprio da prendere come pratica da sala prove e non quando si fa sul serio. Mi aveva detto una vikta Simon Phillips che dopo avere provato liberi un brano, provandolo con il click era interessante notare dove si tendeva a spingere o ad essere laid back. Teniamo conto che essere push o laid back quando serve e fare respirare la Musica è importantissimo ed è espressione. Non sto affatto dicendo che vince la matematica. Il problema è quando non è espressione ma variazione non voluta.
Rispondi
di Carrera [user #31493] - commento del 29/08/2018 ore 08:41:44
Bellissime e coinvolgenti queste riflessioni.
Il punto è che si tratteggia l'identikit di un musicista imbattibile: uno portato e che viene da un back ground culturale musicale fortissimo. E allora, il ragazzino di Oslo in cui si parla nel video che deve fare?...di sicuro non cercare di imitare ma trovare una sua via originale, perchè il confronto è per forza impari.
Rispondi
di RobGu [user #39689] - commento del 29/08/2018 ore 11:02:49
Il punto è proprio quello..pensa se Jan Garbarek avesse lottato tutta la vita per suonare come un nero di Harlem? :-) Vedremo poi che tanto si può fare con lo studio della ritmica e tanto altro. ma comunque il punto fondamentale è cercare di essere la migliore versione di se stesso a prescindere da tutto. Ciao Carrera :-)
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 29/08/2018 ore 16:05:55
Infatti mi sono sempre stupito di come i musicisti italiani (anche se per lo più dilettanti) abbiano tanto a cuore lo scimmiottare gli anglofoni, invece di valorizzare il patrimonio artistico nostrano, che di certo non è secondo a nessuno.
Anche su queste pagine ho spesso letto disprezzamenti della musica popolare, per poi osannare il country americano che è in pratica la stessa cosa. Se scimmiotti non combini nulla, il rock e il jazz lasciamolo a chi lo sa fare, e cerchiamo di portare avanti le radici, innovandole.
Dovremmo imparare tutti da Pino Daniele, Franco Battiato, Branduardi....
Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 29/08/2018 ore 17:47:0
Personalmente la trovo una considerazione fuorviante.
Io che ho 35 anni di musica italiana "tradizionale" non ho mai ascoltato niente, da piccolo sono partito con le sigle dei cartoni animati (quindi, genericamente, un certo pop-rock), poi canzone italiana ma spesso di ispirazione oltre frontiera (Battisti, Zucchero, Litfiba, ma anche i Pitura Freska) e più rock (Deep Purple, Zeppelin, Jethro Tull) che musica definibile "italiana" già quando ero alle medie.
Sono tra l'altro cresciuto che ormai quello che vedevi su MTV era molto misto, per cui di mio a 15 anni compravo (o mi facevo copiare) le cassette dei Green Day o degli Offspring.
La musica con cui sono cresciuto di italiano non ha nulla, il discorso quindi mi pare non reggere molto, probabilmente ho più cultura rock io di un ventenne americano cresciuto ascoltando rapper.
E viceversa, di quello che è la tradizione italiana conosco poco, anzi a dirla tutta una certa modalità di canzone (quella da Sanremo dei tempi andati, ma anche Branduardi) la trovo distante e terribilmente noiosa, provassi a fare una cosa del genere sarei lì a comportarmi da imitatore, potrei al limite farlo come parodia.
Ormai il discorso di confini mi pare piuttosto discutibile, quando tutti hanno a disposizione la musica di tutto il mondo e già i miei genitori avevano ascolti decisamente "misti" per cui a partire da quelli sono cresciuto.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 29/08/2018 ore 20:06:36
Io invece credo che ci sia un DNA musicale, anche senza rendersene conto.
Io non ho mai comprato un disco di Edoardo Vianello, eppure conosco tutte le canzoni a memoria: come mai? Come mai i miei figli, cresciuti a rock and roll, sanno tutte le canzoni di Baglioni e Battisti?

La musica che abbiamo dentro non è solo l'album dei Led Zeppelin che abbiamo consumato, ma anche e soprattutto quella che ha una funzione sociale, che appartiene al vissuto anche in funzione dei testi.
A meno che tu non abbia mai partecipato a un karaoke.

Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 30/08/2018 ore 11:54:00
Ovviamente esistono entrambe le situazioni, ci mancherebbe altro.
Per esempio dalle mie parti al karaoke di italiano ne senti gran poco e l'applauso più grande se lo porta sempre via il vecchiotto con la fissa per Frank Sinatra...o per dirne un'altra, se magari a un matrimonio nel napoletano può essere facile che chiamino un cantante napoletano (non lo so eh, conosco solo baracconate televisive in tema, in cui fanno a gara ad aggiudicarsi il neomelodico del momento) a me finora è capitato solo un matrimonio in cui sentivi cantare in italiano, e il cantante proponeva Vasco e Ligabue.
Ovvio che il background dipende da una miriade di fattori, il posto in cui sei nato, la famiglia, e tutto.
Ed è altrettanto ovvio che nei risultati, quando uno fa musica "non italiana", dipende...Giusy Ferreri che si spaccia per cantante R&B è ridicola, Don Diego che fa country rock è assolutamente autentico, Tiromancino che suona Clapton...meh...Marco Di Maggio che fa rockabilly è una discreta bomba.
Insomma, è verissimo che chi arriva da una tradizione più nostrana se poi cerca di fare l'inglese fa schifo, ma è pure vero che ormai c'è una tale contaminazione che non per tutti e dappertutto questa cosa vale.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 31/08/2018 ore 07:31:03
Il genere musicale è strettamente legato alla lingua. Ascolti musica anglofona tutta la vita, ma poi parli e pensi in italiano.
L'unico italiano (chtarrista) che sa suonare il blues in modo "vero", ha vissuto molti anni negli USA, assimilando il linguaggio.
Ma d'altronde perche non dovrei fare musica italiana? Siamo tra i pochi al mondo a subire questa sottomissione culturale. Non c'è solo Sanremo, la nostra musica è una delle migliori, e potrebe dare di più se superassimo questo condizionamento.
Rispondi
di fa [user #4259] - commento del 29/08/2018 ore 09:09:53
Condivido appieno le riflessioni di Roberto Gualdi. Il background culturale è importantissimo e può dare molti vantaggi, ma con l’impegno, la dedizione e lo studio sono convinto che tutti possano arrivare a suonare uno strumento ad un buon livello (e anche a viverci magari). Per arrivare invece ai livelli stratosferici che vediamo in alcuni musicisti, è necessario quel qualcosa in più, che possiamo chiamare talento o predisposizione. Da chitarrista, se uno studia in modo costante e serio lo strumento per 4 ore al giorno, dopo 20 anni suona bene... anzi probabilmente molto bene. Questo però non vuol dire che diventi Pat Metheny, per citarne uno... ciao! Fab
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 29/08/2018 ore 16:07:48
Beh Pat Metheny ci ha messo si e no 5 anni a diventare Pat Metheny.
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 29/08/2018 ore 20:23:57
Keep to the beat: batteria e basso sono la fondamenta per tutti, altre volte il chitarrista - Stones, The Who (per loro anche basso distorto), Hendrix... Un beat assolutamente perfetto ovviamente non esiste e dipende dal pezzo e genere musicale. Generalizzando, c'è il famigerato "swing" del rullante - per spingere o rilassare un pezzo.
Background musicale culturale: mai si finisce di studiare, ascoltare musica totalmente diversa da quella che si suona di solito e questo vale per tutti, per tutta la vita. È divertente andare alla ricerca di cose forse ignote su YouTube. Le Fugue di Bach per quelli da sequencer Technp e drumbox quantizzato. Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Billie Holiday per feeling and bending giusto, la "blue note" esatta (ultra-super averla nell'orecchio). Molte covers vengono fuori dalla musica da film USA - esempio "My Way" di Sid Vicious / Sex Pistols. Da provare è jammare su pezzi Techno quantizzato tipo Kraftwerk con molti spazi liberi a disposizione. C'e anche Pop da rokkeggiare - è divertente per il pubblico di botto capire solo quando arriva il canto di che pezzo si tratta - e pronti per sing-along.
DNA predestinazione: Mica detto! L'importante è la VOGLIA di suonare, di essere audaci, ma la statistica di ore di lavoro conta relativamente. Si è da sempre detto "grandi compositori traevano idee dal canto di uccelli". I bluesmen avevano il ritmo di rotaie e ruote doppie chiamate boogie wheels - in treno, suonavano col rhythm box!
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 29/08/2018 ore 12:04:3
Bellessimo questo argomento, e ancora più bello poterne discuterne con un professionista.
La questione "timing" è sempre uno scoglio in cui noi dilettanti della musica ci imbattiamo.
Molto preziose queste considerazioni.
Grazie.
Rispondi
di qualunquemente1967 [user #39296] - commento del 29/08/2018 ore 14:25:07
Tematica moolto interssante e decisiva .... che coinvolge tutti i membri di una band ma diaciamo che visto che e' un batterista a sollevare questa tematica da chitarrista quale sono inviterei tutti i batteristi a concentrarsi meno su set up sconfinati di batterie doppi tripli pedali doppie casse .... poi quando si tratta di accompagnare e come si dice nel gergo far galleggiare il tempo ... galleggia altro 😂 il classico 4 dato con le bacchette per iniziare un brano e appena attaccano viaggiano ad un altro tempo ... una roba inaccettabile che a me toglie la gioia di suonare .... ciao a tutti
Rispondi
di RobGu [user #39689] - commento del 29/08/2018 ore 14:43:14
Ma io non sono un batterista... sono un musicista che suona la batteria 😄 sto scherzando e hai perfettamente ragione . Il primo cimpito e obbiettivo primario di un batterista e fornire la base e le fondamenta della musica. Deve occuparsi della velocità, del feeling e del senso della struttura del brano che si sta eseguendo. Ad un seminario Mark Guiliana ha detto che l’apporto creativo va guadagnato dopo che tutto il resto, time, groove, feel e struttura risultano a posto.
E se non è così è un problema grosso.
Buone suonate
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 29/08/2018 ore 21:23:15
Hai ragione. Intendo essere reincarnato batterista e non intendo portarmi troppo bagaglio - cioè set-up minimo di batteria. D'altro canto, noi chitarristi siamo peggio di molto in quanto equipaggiamento da portarsi in Paradiso sperando di trovare lavoro. Vedrò dopo.
Rispondi
di franklinus [user #15063] - commento del 30/08/2018 ore 12:08:46
andare a tempo è predisposizione e formazione,possedere il senso del ritmo è solo predisposizione(leggasi:genetica)
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 30/08/2018 ore 18:59:12
Genetica / predestinazione... mai pensato a queste cose in quanto a fattore groove :)

Ascolto magari 2-3 volte analizzando chi fa cosa. Questo pezzo è #1 sulla hit chart di mia moglie e ieri in versione live. Vi è ispirazione di come intrattenere il pubblico e il sound enorme della cosa - è da esaminare e vai al link
Il pezzo è "Heroes" in cover versione David Bowie con una band di assi. È un pezzo per voi da farci una bella cover (effetto Ebow necessario). Quello da notare è quanto tempo si può intrattenere il pubblico a band ferma. Tra un pezzo all'altro potete raccontare / spiegare il perchè del suonare un pezzo. Trucco usabile: che il chitarrista con più effetti in pedaliera nella band ne spiegi le funzioni al pubblico. Potete contare su sino a 10 minuti di attenzione dei presenti, molto più di un assolo.. L'effetto non è stato copiato - provate!
Rispondi
di peppe80 [user #11779] - commento del 31/08/2018 ore 09:40:30
Articolo eccellente, non solo per i batteristi ma anche per chi, come me, suona la chitarra.

"La Tecnica è la capacità di avere il controllo totale di quello che si suona."

Sacrosante parole!
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