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Riforma Copyright

di [user #29011] - pubblicato il
Non ci sono cambiamenti, solo aggiunte con qualche contraddizione. Chiaro esempio: rebalancing contractual relationships between creators and their contractual counterparts while respecting contractual freedom che in pratica significa che contratti stipulati in precedenza sono da rivedere rispettando però la libertà di azione. Tutto questo vale chi produce o pubblica e si aspetta royalties bilanciate al sorgere delle vendite in rete, ma anche da links pubblicati e, forse, invenzioni elettroniche che hanno strettamente a che fare con la musica tipo MIDI.
La ragione è quella di detrarre una percentuale certamente enorme dai profitti Google, Firebox e altri. A questo livello sono favorite di lunga le edizioni musicali. Con 1 pezzo in hit parade ci sono 10 versioni cover, miglia di bands dove c'è da badare alla bolletta SIAE, uso film-TV. Introiti saranno in aumento anche per compositori. Una casa discografica ha un master e basta.
In pratica, ci dovrà essere nuova burocrazia, sistemi ben adatti a "tradurre" le direttive e dunque un bel pò di lavoro extra. Ho fatto un speed-reading e da musicisti è tutto "no problem.
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di francesco72 [user #31226]
commento del 12/09/2018 ore 19:12:42
Ciao, in realtà la burocrazia dovrebbe essere minima: semplicemente chi intende riprodurre o pubblicare contenuti coperti da copyright dovrà pagare la licenza al proprietario del prodotto. In sostanza è stato (molto banalmente) eliminato un privilegio di cui godevano le piattaforme web.
Ciao
Rispondi
di Oblio [user #43248]
commento del 12/09/2018 ore 20:00:18
Almeno entra qualche soldino nell'indotto gia' sofferente di chi fa questp mestiere o arte in genere . dal momento che queste major del web traggono un utile dell'utilizzo di questo materiale e giusto che ne venga riconosciuto a chi ha paternita' , cosa che tuttavia fanno anche gli esercenti dei locali che pagano la SIAE e ci fan firmare anche le liste delle cover che suoniamo e ci trattengono qualcosa anche a noi .
A me meraviglia il fatto che l'han fatta franca fino a oggi.....era ora!!!
Spero che negli States e nel resto del mondo seguano l'esempio..
Rispondi
di coldshot [user #15902]
commento del 12/09/2018 ore 20:04:42
Anche a me sembra una buona cosa, vediamo se nasconde qualcosa di losco ma non mi pare, ancora non ho letto a fondo......
Rispondi
di chikensteven utente non più registrato
commento del 12/09/2018 ore 20:35:13
io nel 2014, come diritti d'autore, ho incassato 16€.. mamma mia neanche una pizza ci veniva fuori ahahahahahahahahahahahah
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 13/09/2018 ore 09:59:19
senti questa - da ridere! 1970, album Blues Right Off e avevo scritto i pezzi registrati e edito un disco "pirata" - solo 500 esemplari nel nome di una casa discografica inesistente dato che a Milano ci viene detto che il "Blues non venderà... mai"! Dunque un rebus per i diritti dato che la SIAE mi fa sapere che non posso iscrivermi, essendo Danese e non avevo conseguito un esame di Conservatorio o simile. Per la casa inesistente, andava pagato il "diritto di riproduzione meccanica" per ogni esemplare venduto, rendere conto di questo e pagare una percentuale alla SEDRIM (ora assorbita dalla SIAE) per le vendite. Il mio ragionamento è che avevamo giusto giusto fondi nostri per vendita nostra in diretta a negozi e per strada a Venezia (!) e pure dovere pagare per pubblicarlo...
Non ci siamo registrati da nessuna parte = nessun rendiconto da fornire. Il tutto è costato un fracco e ora secondo un amico che segue quello che c'è sul mensile Vinile, un esemplare originale è valutato 5000€ (ma non ci credo). In ogni caso royalty zero per band, autore, e produttore Ermanno Velludo.
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 13/09/2018 ore 12:11:33
Ahaha solidarietà. Però c'è anche chi di SIAE ci vive o almeno riceve una bella mano nel pagare il mutuo della casa!
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 13/09/2018 ore 13:31:35
Sono gli autori di successo ad avere introito assicurato sino a 70 anni dopo la morte, dopodiché eredi non hanno più di ché litigare in tribunale. Contratti discografici non hanno una stipulazione simile.
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 13/09/2018 ore 13:54:51
Io nel mio piccolo con la SIAE ci pago il mutuo della casa e anche altro. Non sono un autore di successo, ma ho scritto alcune cose, e ho i famosi "tot" ventiquattresimi di pezzi che ho contribuito a scrivere o produrre. Questi pezzi vengono suonati dal vivo da me, o da altri, quasi ogni giorno, e spesso trasmessi dalle tv locali nei programmi che trattano questa musica. ll genere è tradizionale italiano.
Né io né i miei collaboratori siamo diventati milionari, ma il reddito dei nostri diritti d'autore è comunque una parte consistente dell' introito totale del lavoro.
I contratti discografici spesso prevedono una spartizione dei ventiquattresimi che spesso ne fa entrare una buona parte per vie più o meno lunghe alla produzione.
Ma l'essere professionisti nel campo musicale prevede anche la capacità di stipulare i contratti "giusti" e di trattare su queste cose. O al limite di circondarsi delle persone giuste che sappiano contrattare per te.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 13/09/2018 ore 14:52:55
Ciao, sinceramente non capisco la frase finale. Non è che si dica: "vado all'ospedale a farmi una cura, al limite chiedo al medico", oppure: "vado in officina, al limite chiedo al meccanico". Ci sono profili professionali che hanno studiato e studiano costantemente per dare assistenza. Non capisco perchè considerarli un di più che, se proprio devo, utilizzerò.
Senza polemica eh, ma questa storia che uno bravo a fare una cosa sia anche capace di promuoverla o venderla, mi sembra molto sbagliata.
Ciao
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 13/09/2018 ore 15:15:54
In qualsiasi ambito professionale credo saper promuovere il proprio operato e SAPER SCEGLIERE I LAVORI conti almeno quanto saper fare bene ciò che si fa. In campo musicale la cosa è abbastanza evidente, in altri campi ancora di più. Lo ritengo proprio il nocciolo della professionalità ed una parte imprescindibile del business.
Se sei in grado di gestire tutto autonomamente, molto bene, è una dote importante in un professionista in campo musicale almeno quanto saper suonare. Se non sei in grado affidati ad altri.
L' ultima frase significa ciò che dice: se non sei in grado di valutare la bontà di un ipotetico contratto di produzione discografica, circondati di, o in questi casi, affidati a chi lo sa fare.
Nello specifico caso di questo post, ci sono un sacco di avvocati e commercialisti specializzati in campo musicale e artistico in genere, che possono aiutarti nel valutare i contratti discografici o di altra natura, ovviamente al costo di una parcella che riflette il grado di competenza, esperienza ed affidabilità di chi la emette.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 13/09/2018 ore 17:26:09
Ciao, la mia nota riguarda proprio l'idea che esprimi e che trovo non corretta: dire che un avvocato o un commercialista sono un di più (nella musica, come nella gestione di un bar o di una bulloneria) è sbagliato esattamente come pensare di entrare al pronto soccorso ed ordinare un farmaco che si ritiene sia quello giusto. Ovviamente mi riferisco ad ambiti professionali o semi professionali. Pensare di saper gestire tutto non è una dote, ma un errore; tra l'altro è un errore che impedisce a generazioni di professionisti di mettersi sul mercato e lascia sopravvivere solo i dieci cui si riferiscono i grandi nomi che possono permettersi super parcelle. Anche da lì vengono le storture che indica chickensteve. In questo gli anglosassoni sono anni luce avanti a noi, anche per merito di una burocrazia assai più leggera.
Ciao
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 13/09/2018 ore 20:26:57
Allora specifichiamo con i puntini sulle i. Il livello semiprofessionale non esiste. O fai la professione o ne fai un' altra. Se fai un' altro lavoro sei un amatore. Sia che fai una serata all'anno all'oratorio sia che ne fai due alla settimana nei locali più prestigiosi.
Fior di professionisti hanno acquisito con gli anni l'esperienza adatta a discernere i contratti buoni da quelli cattivi. E non vanno a cercare nessuno che dia garanzie in tal senso. Anche per un fattore economico.
Un aiuto di questo tipo è una consulenza e al di fuori della musica in altri ambiti le aziende si avvalgono di consulenti esterni solo quando ne hanno bisogno. Dato di fatto pure questo.
I professionisti che soccombono davanti a qualsiasi difficoltà dovrebbero prendersela con sé stessi. Sono un'impresa, se va bene è per merito loro, se va male colpa loro. E avvalersi di consulenti resta sempre una scelta.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 14/09/2018 ore 09:03:53
Concordo in parte: se fai quattro serate al mese tutto l'anno oltre a matrimoni e feste private e da lì ti deriva un reddito, questa è una professione e conosco molti che la fanno in parallelo ad altra (chi il meccanico, chi il barista, chi il direttore di banca). Quindi l'out out che indichi non esiste. E' invece una sciocchezza clamorosa che in anni da musicista si impari a fare l'Avvocato o il Commercialista o qualunque altra professione collegata. Sarebbe come dire (a contrariis) che facendo il comemrcialista di un'officina per anni, diventi meccanico. La realtà (che vivo) è che fior di professionisti credono di aver imparato. Invece si scopre (a volte tardi) che le cose potevano essere gestite meglio o che non si è in grado di affrontare e risolvere un certo problema. Infatti, a differenza di quanto scrivi, le aziende strutturate, si avvalgono sempre più di rapporti con professionisti "in abbonamento" ossia con un'assistenza quasi costante, chiaramente il nostro tessuto imprenditoriale è ancora legato alla iccola impresa e fa più fatica, ma ti granatisco che il resto dell'Europa e l'Asia hanno altro tipo di rapporto coi professionisti. Infine non caisco cosa c'entrino i professionisti che soccombono. Io ho scritto che se qualcuno si arroga di fare il professionista quando non ne ha i titoli semplicemente toglie lavoro a chi quei titoli li ha. Esattamente come quando durante l'esplosione dell'edilizia chiunque comprando un calderello ed una cazzuola metteva in piedi un'impresa edile: 9 su 10 hanno dato un pessimo servizio e sono fallite miseramente. Ad ogni modo, è chiaro che abbiamo ottiche diverse ed è giusto che ognuno faccia il proprio percorso, mi spiace solo che si millanti che si può diventare profesisonisti per osmosi e col passare degli anni.
Ciao
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 14/09/2018 ore 10:36:00
Mah... Ti porto la mia esperienza. Ho fatto l'impiegato per quattro anni dopo il diploma e in quel periodo suonavo amatorialmente in una cover band piuttosto apprezzata e facevo qualche lavoretto in studio e dal vivo con cantautori a livello locale. Quando ho capito che poteva diventare un lavoro ho mollato tutto e ho aperto una partita Iva come lavoratore autonomo esercente attività musicale. E mi sono catapultato senza arte né parte in un mondo che avevo la presunzione di conoscere ma che in effetti non era come lo pensavo.
Nei primissimi tempi ho avuto qualche problema ad interfacciarmi con il livello dei professionisti veri e navigati a livello prettamente musicale: non ero abbastanza smaliziato per suonare a livello professionale e garantire la qualità che veniva richiesta sul piano prettamente musicale, e anche a stare nei ritmi di lavoro richiesti. Avevo un diploma nello strumento e una tecnica buona, ma mi sono accorto che non bastava per fare la professione. A livello gestionale semplicemente mi mancava totalmente l'esperienza e i vari contratti erano sempre un salto nel buio. Un paio di belle fregature le ho prese, ma ho risolto semplicemente da un lato studiando seriamente e dall'altro chiedendo lumi a chi ne sapeva più di me perché faceva questa professione da quando io stavo alle elementari.
Dopo 19 anni un po' di cose mi sembra di averle imparate, sicuramente più per osmosi che interpellando i commercialisti e avvocati specializzati, che pure in certi casi sono fondamentali nella gestione di alcuni aspetti lavorativi.
Vedo i giovani -sempre meno- che vogliono affacciarsi a questa professione essere purtroppo quasi sempre nella condizione in cui mi trovavo io quando ho cominciato: pieni di speranze e buona volontà, ma non abbastanza preparati né sul piano musicale, né sul piano gestionale. Esistono eccellenti eccezioni, ma sono una minoranza.
E vedo che tutti si arrabattano per la maggiore a chiedere a chi ne sa di più o a chi ha semplicemente più esperienza e in casi rarissimi scomodare professionisti della consulenza. Forse per motivi economici o forse per motivi di inesperienza.
Ma l'idea che mi sono fatto è che davvero in questo lavoro si impari più per "osmosi" che per le consulenze professionali.
Rispondi
di chikensteven utente non più registrato
commento del 13/09/2018 ore 16:00:44
concordo su alcune cose che dici, anche io Avevo una agente nel 2002, che io e la mia band avevamo per trovare serate, che nel contratto vi era pure la clausola che noi potevamo trovare serate ma loro si prendevano una percentuale.. beh alla fine della fiera, erano + le serate che trovavamo noi per i cazzi nostri, che quelle che ci trovava il tizio, lo abbiamo liquidato in poco tempo, poi quello era ancora un periodo d'oro, mi ricordo che dalle mie parti si trovavano parecchie serate, anche se non eravamo professionisti, avevamo comunque sempre un bel fiuto per gli affari, non ci siamo mai abbassati a fare uscite senza essere pagati. ora sono fuori dai giri da diversi anni, gli ultimi periodi ho fatto matrimoni nel2013 e i 16€ € incassati, come dicevo sopra,riguardavano a pezzi miei suonati in quei matrimoni.
non deve essere facile, massimo rispetto per te e chi come te si guadagna da vivere suonando
alla fine io non mi lamento, anche io ho comprato una casa quest'anno, per fortuna grazie ai miei lavori svolti, l'ho pagata tutta senza mutui o prestiti, se aspettavo come te i diritti d'autore, compravo con i soldi della siae la casa di Barbie ahahahahahahahahah
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 13/09/2018 ore 16:21:08
Ecco... Un contratto come quello che hai descritto è un patto col diavolo: impone di pagare percentuali a chi non ha svolto nessun lavoro e in definitiva nessun servizio.
Mi dispiace. E penso che gli squali sono sempre all' attacco.
Per il resto abito nella stessa città di uno degli autori più apprezzati del panorama pop moderno, ha fatto molta gavetta, ma ora scrive per gli artisti in voga. Recentemente ha vinto un disco d'oro con una canzone che ha cantato Emma Marrone.
Sicuramente deve sottostare a compromessi indicibili, ma pur conoscendolo poco, so che non se la passa male.
Per la mia esperienza posso dire che la carriera di autore non è facile ma nemmeno troppo difficile, almeno in certi ambito, sempre se si hanno le capacità, soprattutto imprenditoriali, e magari anche qualche botta di cul... ehmm fortuna, che nella maggior parte dei casi conta più del resto.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 13/09/2018 ore 20:23:55
Mi tocca darvi un feedback! Un autore ha poca possibilità di diffondere opere proprie senza un contratto con una casa editrice che (si spera) farà promozione del lavoro e curerà introiti a voi dovuti. Questo vale innanzitutto per autori non cantautori. Lo standard di partenza è 1/3 rispettivamente per testo, musica e casa editrice detratta una percentuale per amministrazione dedotta "a monte" dalla SIAE. C'è il BIEM che è una United Nations delle SIAE in giro per il mondo a regolare queste cose e ora a doversi adattare a nuove regole. Contratti con editori vanno da una durata di anni pre-fissati a Ad Vitam Aeternam. Allo scadimento del contratto c'è di solito una opzione dovuta all'editore per un proseguo del contratto. Se il periodo contrattuale non viene rinnovato, l'autore è libero a farsi un contratto da altra parte... per opere nuove di zecca. Quello scritto sotto contratto rimane all'editore. Da qui la manovra di diventare editore di se stessi e fare contratti a destra e manca pur rimanendo in possesso di copyrights.
Avvocato, commercialista? Trovatevi amici che conosce qualcuno che conosce uno studente di legge. Sarà grato per lavorare gratis. Anche un avvocato anziano che vi aiuterà gratis tanto per lo sballo.
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 14/09/2018 ore 08:15:20
Claes mi sa che sei restato un poco indietro...
I contratti di oggi di solito hanno una durata di mesi (non anni) e si diversificando molto a seconda che siano contratti di produzione o solo di distribuzione, o anche, qualora fossero contratti di produzione, se il produttore sia interno, cioè già sotto contratto e assegnato dalla società o esterno, cioè chiamato solo per quel lavoro.
Oppure ancora che ci sia da fare tutto il lavoro da zero (caso rarissimo) o che si arrivi a presentare una preproduzione o addirittura un prodotto già completo..
Nella ripartizione delle percentuali si tiene conto anche di altre royalties, come le ipotetiche percentuali sulle vendite, i diritti di interpretazione ecc... Di solito si fa in modo che ognuno abbia la sua piccola parte e le percentuali variano di molto a seconda delle persone coinvolte, non come numero ma come credibilità professionale.
Sul fatto di interpellare un avvocato anziano o uno studente, lascia perdere: se si hanno perplessità o si cercano sicurezze su un contratto di 200 pagine con clausole sull' ipotetico tipo "dovesse capitare x, allora sei obbligato a fare y", meglio contattare professionisti di chiara fama e comprovata esperienza, che di questo tipo di contratti ne vede tre al giorno, non chi è anziano ma magari ha lavorato in un altro ambito, oppure chi è troppo giovane per sapere quel che deve fare.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 14/09/2018 ore 14:58:27
Durata di mesi per un contratto editoriale? Mi pare molto ma molto strano! "Se dovesse capitare x..." lo potete spiegare solo voi all'avvocato o chi altro se è OK o no per la vostra situazione editoriale, ovviamente e interamente a che fare con copyrights con editori sottoscritti alle regole BIEM internazionali. Le case discografiche hanno una latitudine vasta in quanto a stipulazione di loro contratti con l'artista, album-per-album. 1 garantito + 2 opzioni che si possono estendere a 2 ulteriori album, ecc. - la durata complessiva non è prevedibile a priori. Un caso imprevedibile è quello di Prince e un pezzo scartato - "The most beautiful girl in the World". È riuscito con l'aiuto di manager e avvocati a "liberarlo dal contratto esclusivo" e farne con altre case tramite l'editore Warner-Chappell in Francia. Mega Rec's (dove ero io) ha preso diritti anche discografici e un hit in Scandinavia di conseguenza, alla faccia USA! Il contratto è stato per quel singolo e basta.
Avvocati: non è mica detto che ne sanno più di tanto - alla fine dei conti! L'esperienza più divertente è questa: c'è da fare un contratto USA, Mega con Arista riguardo Ace Of Base al primo hit, All That She Wants. Meeting con l'avvocato di Arista, e una folta schiera di avvocati di Mega - uno in toto per la band presente, uno per il manager, uno per ciascuno dei 4 membri del gruppo presente (4), uno per Mega, uno per il boss e proprietario di Mega.
Tutti in estasi, contratto USA!!! Basta firmare e controfirmare ogni pagina di 90. Si alza Jenny e dice "io NON firmo un contratto che non capisco"! Panico! L'avvocato Arista non è in grado di spiegare, né alcun'altro presente... Incaricato della cosa, mi sono messo a un tavolino distante e spiegato il contratto a Jenny (la mora) - ci siamo divertiti a prenderci un sacco di tempo e conseguente pericolo di infarto per il resto dei presenti.
Un contratto USA è fatto apposta per scombussolare un artista, è incapibile per i comuni mortali. Le parole "tecniche" derivano dal Latino - avete un vantaggio! Il mio - Francese, Italiano, Inglese e Danese. La derivazione latina di certe parole fondamentali è in comune e evidente in queste lingue - un vantaggio, anche per la comune formulazione in Inglese, poi ritradotta in Italiano!
Un avvocato da €€€€ all'ora, è il vantaggio di avere una rappresentazione che non induce a scherzi da nessuna parte. Un amicone può decifrare il testo e tener con che, alla fine di tutto dello scritto, c'è una "eccezione all'eccezione" riferita al paragrafo 16.IV e l'eccezione 4 B.2. al paragrafo 3. Un circuito eterno di paragrafi simili è certamente possibile. Anche un apprendista è in grado di individuare trappole del genere.
Non credo però che vi siano cose estreme in Italia - casomai, altre influenze. Quelli che si occupano di edizioni sono generalmente tranquilli e ben considerati a livello lavorativo. I discografici sono generalmente all'opposto! In comune, boss di gruppi finanziari che controllano le Multinazionali...
Rispondi
di Quick [user #26119]
commento del 14/09/2018 ore 16:04:25
Guarda, la situazione in Italia in questo momento è piuttosto triste e nel 90% dei casi per gli artisti giovani ed emergenti la situazione è questa per quanto riguarda la produzione:
- contratto di sei mesi, due singoli e se va bene rinnoviamo per un anno e magari facciamo il disco (meglio se ce l'hai già pronto e prodotto al limite si fa qualche correzione) se va male torni da dove sei venuto.
- percentuale consistente alla casa di produzione, altre percentuali da dividere tra artista, produttore, autori ecc... in questi casi resta all'artista tra l'1 e il 6%, dati alla mano, sperando che nella guerra tra poveri tra artisti e autori non si scannino col famoso: "Canto la tua canzone se mi dai x ventiquattresimi". Ma resta un comunque dividersi le briciole.
Per quanto riguarda la distribuzione di solito le produzioni hanno già contratti a tempo più o meno lungo con le agenzie: la stessa casa di produzione di solito si affida sempre alla stessa distribuzione e spesso, ma non sempre, la distribuzione stessa è una società controllata finanziariamente dalla produzione, o addirittura una divisione della casa produttrice stessa. L' introito viene stornato dalle royalties di produzione. Di solito la voce in capitolo degli artisti in questo senso è pari a zero.
Da anni attraverso i sindacati (il più serio è secondo me l'IMAIE) si cerca un dialogo per fissare tetti minimi, ripartizione più equa, ma è sempre come gridare nel vento.
L' unica conquista degna di nota è il riconoscimento di un diritto di interpretazione da corrispondere ai musicisti, che dovrebbe essere ricavato dal guadagno (o cresta) della distribuzione sui supporti vergini. Ma anche questo viene ignorato quasi sempre.
Gli avvocati servono, ma non devono essere avvocati qualunque: devono essere specializzati nel campo e fungono di solito da revisori dei contratti e da legali rappresentanti dell' impresa di artista o della società/cooperativa di artisti. Ripeto: deve essere gente preparata: un avvocato qualunque non va bene.
Stessa cosa per i commercialisti: ne esistono di specializzati nel gestire le finanze di questo tipo di imprese e con l'esperienza maturata negli anni, sanno consigliare su contratti e clausole varie. Una delle più famose abita in provincia di Piacenza e gestisce le imprese di parecchi artisti italiani.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 14/09/2018 ore 19:48:07
Grazie per info discografico aggiornato che combacia con la situazione per bands emergenti qui in Danimarca - infatti, la situazione discografica è differente da quella che vale per le case editrici. Queste reagiscono se già vi è qualcosa da pubblicare. In caso di hit, si può aspettare e ricevere offerte con susseguente anticipo alla firma del contratto per i diritti d'autore. Baderanno a covers, partiture, colonne sonore e faranno da avvocato straordinario a vostro favore in molti casi - è nel loro interesse. Adesso anche per la Riforma.
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