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Rock n' roll 3.0: l'involuzione del chitarrista?

di [user #29992] - pubblicato il
Oggi vorrei proporre uno spunto di riflessione dall’intento (vagamente) polemico, senza necessariamente prendermela con nessuno, anche perché mi sento di essere il primo tra gli imputati in questione.  Dopo un’estate densa di concerti (di cui ho scritto, in parte, proprio qui), rincorrendo a destra e a manca artisti di un certo calibro - per buona parte chitarristi - mi trovo alle soglie di una nuova invernata in cui di musica dal vivo ce ne sarà ben poca, ma fortunatamente non mancherà di musica suonata. L’autunno è sempre un bel momento per riprendere dimestichezza con le pentatoniche, i bending, i soli (con bestemmie annesse) e – tanto per non farci mancare nulla – le tendiniti. Insomma, come credo sia normale per buona parte dei chitarristi – o chitarromani (se vi pare) – la fine dell’estate rappresenta quella fase dell’anno in cui ci si prefissa di recuperare quello che, complice il caldo che deturpa senza pietà le corde con litri di sudore, si era lasciato incompleto (progetti di registrazione, prove in garage, canzoni da imparare ecc…). Fin qui non ci sarebbe nulla di strano e tale tendenza a riprendere gli studi chitarristici viene ampiamente confermata dal mondo del web. Infatti, sui vari siti dedicati iniziano a diffondersi, in modo ossessivo, i videotutorial più disparati, vengono postate interviste estrapolate dalla clinic estiva di questo o quel musicista; mentre le interfacce di youtube tornano ad essere intasate da splendidi e narcisisti imitatori, di questo o quell’artista, che ogni anno riescono ad avere un suono più vero di quello del disco originale (negarlo è impossibile). I likes aumentano senza sosta, così come i dibattiti su quale pedale comprare, quale muta di corde dai poteri sovraumani scegliere, quale chitarra cinese da cinquanta euro possa suonare meglio di una di liuteria da ventimila o quale eco a nastro, ormai fuori produzione, sia indispensabile per suonare come in quel disco del 1972 senza comprare una macchina del tempo (che poi forese costerebbe meno).  Non appena la schiera di chitarristi ritorna in studio, o meglio, in cameretta – perché, nella maggior parte dei casi, di tanto si tratta – ogni velleità di rock n roll, ogni pretesa di salire su uno di quei palchi - che durante quei tre o quattro festival estivi ci illudono a caro prezzo (a cui tuttavia non rinuncerei mai) di vivere nei 70’ per almeno una giornata – si riduce ad una sorta di goffa vaudeville del web, con chitarristi mutati in esperti di ogni tipo che passano più tempo sulla tastiera del proprio pc che non su quella della chitarra.
Veniamo ora al punto di questo discorso, che non è tanto quello di criticare l’uso improprio del web in senso lato – al cospetto del “bla bla bla” del dibattito politico, discussioni come quelle evocate sono qualcosa di costruttivo (anche se l’idea di aiutare i “Pro Co Rat” a casa loro, a breve potrebbe essere un argomento interessante quanto l’ernie ball di cittadinanza) – bensì sottolineare questa che può essere definita, a pieno titolo, come una nuova fase del rock n’ roll, quella 3.0.
Premessa: se la fase 1.0, quella dei “primitivi”, da Chuck Berry a Keith Richards, va dai primi anni Cinquanta al 1969 (con Woodstock), con il graduale e probabilmente inconsapevole emergere del protagonismo di quella chitarra elettrica che, proprio nella fase 2.0, dal 1969 al 1997 (anno in cui i Radiohead pubblicano “Ok Computer”) avrebbe stravolto il modo di concepire la musica - con un impatto sociale che mai uno strumento musicale aveva avuto prima -  la fase 3.0, quella in cui siamo immersi oggi, consiste in uno, sebben consapevole,  scimmiottamento del passato, talvolta insensato, altre volte nostalgico o addirittura con pretese di innovazione. Non si può negare certamente il fatto che, purtroppo, nella musica che conta (i milioni di denari) la chitarra stessa abbia assunto un ruolo marginale. Del resto, risale a qualche mese fa la dichiarazione di Eric Clapton – un uomo che è chitarra già a pronunciarne il nome – secondo il quale il problema non siano tanto i chitarristi, ma “è la chitarra ad aver dato tutto. È la fine dell’epoca a sei corde”. La conferma di ciò pare arrivare da ogni direzione, dal fatto che alcuni gruppi “rock” emergenti si limitino a strimpellare quattro power chords così essenziali da far sembrare i riff dei Green Day o degli Oasis delle prove maestose di virtuosismo, oppure dalla tendenza evidente nel “pop”, anche e soprattutto Live, in cui la chitarra elettrica assume una posizione decisamente poco centrale nel mix, emergendo appena dal pastrocchio generale.  Però per fortuna ci sono i nostalgici… per fortuna? Parliamo di quella marea impazzita che vaga sul web alla folle rincorsa del suono perfettamente affine a quello di cinquant’anni fa, di una comunità di musicisti alla ricerca di atmosfere ormai irrecuperabili, quasi a volersi consolare da soli dell’incombere irreversibile della fine dei tempi…amen. Sia chiaro, non c’è niente di male in tutto questo, anche perché chi scrive qui rientra a pieno diritto in questa categoria e si diverte tantissimo nel farvi parte. Tuttavia, è proprio la replica seriale, e spesso poco intelligente, ad essere diventato un problema, anche abbastanza evidente, per quello che è il futuro della chitarra rock (e non solo). Tutto ciò nasce dal fatto che un simile meccanismo si sia protratto troppo a lungo sebbene in un brevissimo lasso di tempo (poco più di un decennio). Mi spiego: il web riesce a rendere il tempo e lo spazio due dimensioni schiacciate su sé stesse, quello che trent’anni fa avrebbe impiegato settimane ad essere diffuso, ora diviene virale in poche ore. Si tratta di un discorso trito e ritrito, che però nasconde in questa sua apparente banalità, alcune delle sue implicazioni più inquietanti. Il fatto è che - certamente complice la povertà di modelli interessanti cui ispirarsi – la replica seriale del suono o del solo “più uguale di quello del disco” ha portato, tramite il web, alla creazione di una vera e propria pellicola che si interpone tra il chitarrista e il suo modello di riferimento, costituita da un numero discretamente ampio di “imitatori” divenuti un punto fermo per l’intera comunità di chitarristi. Facciamo qualche esempio, tanto per farci un paio di risate: chi adora i led Zeppelin non può non passare per Jun626, anche prima di Jimmy Page; un Gilmouriano convinto, come può suonare i Pink Floyd senza prima aver consultato Bjorn Riss di “gilmourish.com” (o, per restare in Italia, Pierangelo Mezzabarba o Renato Pezzano)? E se amate i Beatles o gli Stones, non nascondetelo, lo avete visto anche voi qualche video di PrivettrickerRevival. Ebbene proprio quest’ultimo, che ha un canale immenso, tra i più seguiti del web – meritatamente aggiungerei – a causa dei tantissimi video su canzoni storiche, è diventato un punto fermo per moltissimi chitarromani, con le sue esecuzioni spesso approssimate e semplificate all’osso, mentre suona roba come “let’s spend the night together” in pigiama o in bermuda (e chissenefrega di Mick Jagger che a 70 suonati fa ancora il fico). Ebbene, PrivettrickerRevival - così come gli altri nomi detti in precedenza - è diventato, per tantissima gente, il modo per avvicinarsi alla chitarra di Keith Richards o di Ronnie Wood, piuttosto che di John Lennon o George Harrison, anche prima dell’ascolto viscerale dei dischi. In questo modo tanti - tantissimi - chitarristi hanno imparato le canzoni con i medesimi “errori” o le medesime semplificazioni di quel modello. Ma non si tratta di un caso isolato, cambiamo “bersaglio” – precisando il fatto che, molto spesso, questi imitatori-modelli siano veramente bravi con le mani – chi, tra i lettori di questo articolo, non ha mai imparato una canzone dalle dita tozze e dal sorriso sgargiante di Marty Schwartz? O chi non si è trovato ad invidiare il modo in cui suona il tipo di Justinguitar?  I claptoniani vorranno forse negare di aver ascoltato, almeno una volta, qualche cover di Collin Stachowski? Ebbene, agli stessi rivolgo ora un’altra domanda: quanti di voi hanno cercato addirittura di emulare il suono di una di queste cover, piuttosto che dell’originale del disco? Lungi da me il fare di tutta l’erba un fascio, ma senza dubbio la provocazione ha i suoi riscontri nella realtà, talvolta divenuta deleteria. Non troppo tempo fa mi sono trovato a discutere con un “noto” imitatore del chitarrismo di David Gilmour e gli avevo fatto notare di come la sua esecuzione non fosse più una cover dei Pink Floyd, bensì quella di un video presente sul tubo di cui, oltre che a replicarne in toto l’attrezzatura – come se i pedali di questo fossero più “sacri” di quelli, già idolatrati, di Gilmour – condivideva la medesima semplificazione in uno dei fraseggi più belli del solo di “another brick in the wall (part 2)”. Ebbene, la discussione è andata un po’ in là con i toni, ma si era conclusa con un “sei un ignorante perché Gilmour utilizza un pedale prima della sezione preamp e poi un pedale solamente sul lato sinistro del suo set”, che è una citazione – quasi letterale – del medesimo video tutorial cui facevo cenno.  
Detto questo, analizzando il mio stesso modo di suonare, mi trovo, mio malgrado, a confermare (perlomeno in parte) una simile teoria, cioè quella di essere diventato un esecutore di tracce, non tanto nel modo in cui vorrei o dovrei, ma piuttosto come sono abituato a sentir suonare quel disco o quel chitarrista dalle imitazioni web. Il chitarrista rock 3.0 è quindi non meno superficiale dell’utente medio di Instagram: così come su quel social network non conta la bellezza della foto o la verosimiglianza del soggetto (spesso riempito di fastidiosi filtri vintage), ma il modo in cui questa possa essere affine a centinaia di migliaia di altre foto; il nuovo chitarrista è diventato un imitatore di imitazioni e si è trasformato dall’odisseo in cerca di porti nuovi in giro per pub e locali tra birre e ubriacature, in una sorta di fashion blogger che deve ostentare, sempre meno dal vivo e sempre più su internet, la propria mercanzia. Mi verrebbe da estendere oltre il discorso, ma concludo qui, provocando ulteriormente già che ci sono: reputo il classico tubescreamer – la bibbia degli overdrive per molti – un pedale veramente bruttino e poco dinamico (de gustibus). Siamo davvero sicuri che suoni bene, o lo si crede perché sul web non c’è chitarrista che non ne abbia uno in pedaliera? 
 
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di Lucifer [user #46960]
commento del 02/10/2018 ore 09:01:52
Rispondo solo all'overdrive! :) Io mi sono trovato sempre meglio con l'808 in tutti i frangenti.
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 11:58:07
Peccato, pensavo di averti messo in crisi, mi pagano quelli della concorrenza ahahah
Rispondi
di dale [user #2255]
commento del 02/10/2018 ore 09:40:16

Parto anche io dal TS808 Per me resta un punto fermo ed infatti anche il più imitato.
Per il resto ti posso dire che, pur essendo quasi un tuo coetaneo, mi discosto da questa visione, sebbene abbia visto decine e decine di video su YouTube come tutti, non cerco di imitare il suono degli imitatori.
Per me la musica è sempre e solo finalizzata al esecuzione dal vivo con la costruzione di un suono personale, basato però su riferimenti reali in carne ed ossa e su dischi macinati e ascoltati centinaia di volte.
Tuttavia condivido la superficializzazione dell'interpretazione musicale che è propria del web e di questa generazione. Così come condivido le altre considerazioni all'inizio dell'articolo, si tratta Insomma di un modus operandi figlio dei tempi.
Per fortuna gli esempi reali restano stampati per sempre nei dischi ed è per questo che, come disse quel vecchio solitario canadese, Rock n' Roll can never die..
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:00:48
Ciao dale, beh senza dubbio il fine ultimo dovrebbe essere quello che dici tu, e che del resto mi sento ancora di condividere. La provocazione ovviamente era proiettata al futuro, riferendomi proprio a questo "modus operandi figlio dei tempi".
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 02/10/2018 ore 09:45:24
Bell'articolo... concordo al 100% sino alla citazione di Clapton sulla chitarra che ha dato tutto... sulla questione youtube invece rimango un po' perplesso.
Ovviamente il web è diventato la fonte principale (se non quasi unica) su cui studiare la chitarra. E' un male? Ma no... rispetto agli anni 90 dove per imparare un pezzo avevi veramente poche possibilità ora è il paradiso.
Ho suonato per 4 anni in una cover band degli Zeppelin, e ovviamente i video di Jun626 sono stati un riferimento, ma almeno personalmente mai un riferimento "finale". E comunque, anche se lo fossero stati, non vedo il problema... imitare lui o Jimmy Page la differenza è veramente minima. Sempre di cover si parla...

Comunque il problema c'è, ma la questione è diversa per me. Il R'n'r 3.0 è un mondo dove la chitarra interessa solo ai chitarristi. Questa è la triste verità.
E' lo spopolare di video edonistici di chitarristi che imitano altri chitarristi per far eccitare un pubblico di chitarristi. Questo è. Un circolo chiuso fine a se stesso.

La chitarra ha dato tutto. Ha perso la spinta innovativa e ora non ha più alcuno appeal sui giovani.
Siamo nell'epoca dove i concerti faraonici sono fatti da Dj che fanno "play" di mp3 e poi battono le mani. Duro da accettare ma è così.

E poi è evidente anche nelle piccole realtà dei pub o dei locali dove si suona. L'età media di chi è interessato ad un live "tradizionale" è dai 40 anni in su... facciamocene una ragione.

Il Rock 3.0 è quello dei video youtube guardati in cameretta da un pubblico di nicchia fatto di chitarristi in erba. D'altra parte nessun genere musicale è eterno, tutto è destinato a passare e a trasformarsi.
La musica "elettrica" ha fatto il XX secolo... ora siamo in una fase di passaggio verso la musica "elettronica" che è il XXI secolo e via così...
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:02:15
Mi piace molto quello che hai detto nella seconda parte del commento e devo confermare: i nuovi guitar heroes - se così vogliamo chiamarli - lo saranno solo nella loro cameretta. Ma cerchiamo di pensare positivo!!
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 02/10/2018 ore 12:21:50
Concordo sul presente, ho una speranza per il futuro: dopo il 3.0 arrivera' il 4.0, e non e' per forza di cose detto che sia peggio, anche perche' ora come ora siamo all'irrilevanza.
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 15:06:23
Sei ancor più catastrofico ahahahah, beh speriamo allora!!
Rispondi
di McTac [user #47030]
commento del 02/10/2018 ore 09:45:51
Tanta roba intetessante su cui discutere in questo post.
Aggiungo qialche mia riflessione. Il "chitarrismo" rispecchia la società in cui viviamo, che vive di immagine, percezione, e meno di sostanza, profondità nella comprensione delle cose. Poi tutto è più veloce, si ha meno tempo e questo alimenta un circolo vizioso.
Da ragazzo odiavo le cover, ora faccio solo quello perché non ho tempo non ho più ambizioni di rockstar e voglio solo divertirmi. Ma è l'età: ho già dato. I ragazzi di oggi hanno altri sogni e la chitarra non è più al top. Se facessimo una indagine sulla età media qui si accordo sarebbe interessante...
Può non piacere ma è cosí.
La chitarra è diventata uno strumento come un altro al servizio della musica. Non è più tempo di guitar heroes tranne che per gli adetti ai lavori (altri musicisti).
Ciao
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:04:1
Verissimo ciò che dici, nulla da appuntare. La chitarra non poi non è uno strumento come gli altri, proprio in virtù della sua struttura, del contatto fisico che l'utente ha con quella e del modo di suonarla. Non poteva che essere l'ascia della "rivoluzione" ma allo stesso tempo un prodotto di gran consumo per i fan incalliti di oggi.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 02/10/2018 ore 10:22:13
Ciao, non so se sia per mancanza di risorse o per diversità di riferimenti musicali, ma non mi ritrovo in nulla di quanto hai scritto ne' nella citazione di Clapton: forse la sua chitarra ha dato tutto (ed è così per ogni artista), ma esistono fior di chitarristi moderni che hanno da dare, così al volo mi vengono in mente Nick Johnston ed il nostro Gianluca Ferro.
Sul resto posso dire che, sarà perchè suono dal pop allo stoner metal (dagli anni '70 al 2018), sarà perchè sono povero di denaro e di tempo per cui non posso permettermi di imitare i suoni di tutti, ma io mi sono fatto i miei suoni, adeguati ai brani da eseguire e ti garantisco che molti musicisti che conosco e frequento sono nella stessa situazione.
Infine, se devo studiare una cover (anche qui sarà differenza culturale: sono vecchio) mi ascolto il brano in autoradio a ripetizione e appena posso lo ascolto in cuffia per carpirne ogni nota, ma essendo uno scarsissimo musicista colmo le lacune con le tabs, per cui a me che ci siano 1000 emulatori che su youtube fano vedere/sentire come si suona, non me ne può fregare di meno.
In conclusione, capisco il tuo punto di vista e non dubito che sia quel che ti sta attorno, ma ti invito ad un pochino di ottimismo perchè ci sono anche esperienze diverse.
Quanto all'overdrive: dopo anni di prove (non solo col tubescreamer) io preferisco il fulltone ocd.
Ciao
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:06:08
Ciao Francesco, beh, certamente quello che dici rispecchia il parere di altri miei amici della tua stessa generazione. Per fortuna ho imparato a suonare insieme a loro, non ho perso questo approccio più "viscerale" alla chitarra ed ai suoi suoni. Tuttavia, da figlio del mio tempo, non mi nego neanche le influenze nefaste del web, per questo in questo articolo ho voluto "estremizzare".
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 02/10/2018 ore 10:42:20
Intanto grazie per questo tuo articolo.
Molto piacevole, interessante, inoltre offre tanti spunti di riflessione.
Io mi ritrovo molto nella visione che ha dato Dale, piuttosto meno nella tua.
Anche per me la musica è principalmente finalizzata all'esecuzione, da solo, o molto meglio in gruppo, godendo della magia che ne scaturisce, perché ogni volta è una magia, sia che tu faccia due note in solitudine, sia che tu suoni con la tua band... e sempre alla ricerca del Suono bello, che molto spesso è nelle dita e del feeling/groove d'insieme.
Questa è la musica, e la chitarra (elettrica e acustica) non morirà mai.
Il Tube Screamer, pur considerandolo un punto di riferimento assoluto, non è nella mia pedaliera, ho altro che mi soddisfa molto.
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:08:43
Certo, ma posto nei tuoi termini il discorso va su un piano più emotivo che "musicologico". Ovviamente questo articolo deve essere luogo di "seghe mentali", per il resto quando si collega la chitarra si spegne sempre il cervello ahahah
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 02/10/2018 ore 11:09:26
possiamo stare tranquilli perchè è nella natura umana stancarsi facilmente del "tutto e subito".

si può anche non crederci ma basta buttare un'occhio all'infelicità insita in tutti (ma proprio tutti) i cosiddetti artisti arrivati: Take That, Backstreet Boys, Spice Girls sono "gruppi" nati nel periodo in cui il tutto e subito si stava affermando, cacciavano fuori una hit di successo e venivano proiettati nell'olimpo delle star, ma ci sono rimasti pure poco.

fra questi l'unico rimasto in quell'olimpo era anche l'unico davvero capace ovvero Robbie Williams.
gli stessi fenomeni da talent show durano al massimo una stagione (ricordate Marco Carta? Emma Marrone? spariti).

questa situazione durerà ancora poco proprio a causa della sua stessa natura, quello che verrà dopo se sarà meglio o peggio non lo so, ma sarà diverso.

aggiungo però un'altra riflessione, proprio sul chitarrista medio utente di Accordo: alcuni giorni giorni fa leggevo fior di commenti denigratori sul video di Hermal Li che suona in immersione nella piscina in cui veniva decretata la fine della musica. che Herman Li non sia il più grande compositore del secolo è fuori dubbio, ma è altrettanto vero che è un grande intrattenitore.
lui quando suona si diverte e fa divertire il suo pubblico - che è già una gran cosa - e quella performance, escludendo i gusti musicali, cosa ha di diverso da un Jimi Hendrix che da fuoco ad una chitarra sul palco? perchè la sua è una performance geniale e l'altra è una baracconata?
ripeto: SOLO DAL PUNTO DI VISTA SCENICO.

non è che chi vede la chitarra in crisi in realtà è lui stesso ad essere in crisi?
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 02/10/2018 ore 11:48:19
Non c'è paragone. Quando lo ha fatto Hendrix nessuno l'aveva mai fatto, la sua non è stata una performance fine a se stessa, è stato un momento di rottura col passato, dal punto di vista sociale e culturale, un atto rivoluzionario.
Un po' come quando ha suonato The Star-Spangled Banner distorta, la performace in sé non contava, contava solo il messaggio politico.
Oggi fare una roba del genere, quando ormai s'è visto tutto e tutto quello che ancora si fa non lancia nessun messaggio di rottura, sarebbe una roba copiaticcia se non proprio un'inutile buffonata
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:09:5
Il "tutto e subito" però è la cifra del nostro tempo. Staremo a vedere che direzione prenderà...
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 02/10/2018 ore 14:04:00
l'importante è non farsi prendere dallo sconforto: si sa che il momento più buoi è quello subito prima dell'alba!

per me la musica è più di una passione, evito accuratamente di sentire schifezze e fenomeni del momento (come detto altre volte non ho mai sentito nessuno dei tormentoni degli ultimi 10 anni minimo, neanche per errore) e vivo sereno le occasioni che mi si presentano.
Rispondi
di dale [user #2255]
commento del 02/10/2018 ore 11:29:49
Che tonno che sono ho confuso Zososam con Zoso74 scusate 😏😏
Però pure voi con sti Nick uguali 😂😂😁😁😁
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:10:24
Lo vedi? Siamo tutti degli imitatori di imitatori ahahahah
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 02/10/2018 ore 12:10:2
:o)))
Rispondi
di dale [user #2255]
commento del 02/10/2018 ore 14:48:25
Io dico sempre ai miei amici che sono solo un bianco che imita bianchi che imitano dei neri.
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 15:07:12
Questa è una di quelle frasi che "fa fico", te la rubo!
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 02/10/2018 ore 11:31:35
E' tutta una questione di punti di vista, gusti e... Tifo. Sia per quanto riguarda la posizione della chitarra nel panorama odierno che per quanto riguarda il tubescreamer.

Dagli anni '20 ai '30 ci fu la "sax mania": tutti volevano un sax, in moltissime opere musicali doveva esserci un sax.

La stessa cosa è successa con la chitarra (soprattutto per quanto riguarda la figura del guitar hero), magari per più tempo, cioè dai primi anni '60 fino agli anni '80.

Ancora oggi ci sono sassofonisti pazzeschi in circolazione, ma le figure di Parker, Coltrane e Rollins (successive ma legate al periodo della sax mania) non saranno mai più raggiunte, esattamente come le figure dei chitarristi che hanno vissuto il boom del nostro strumento e che lo hanno, di fatto, cambiato (vedi Hendrix, Gimour etc..).

L'epoca del sax è finita, anche se ci sono ottimi sassofonisti in giro. L'epoca della chitarra è finita, anche se ci sono ottimi chitarristi in giro.
Non vedo però perché questo dovrebbe essere un problema.

La cosa che importa in assoluto è la musica, il creare melodie "vere", lo sperimentare per arrivare a creare un nuovo sound, che poi è quello che hanno fatto tutti quelli che ho citato e in definitiva tutti i musicisti degni di essere ricordati.

Se vogliamo far bene alla chitarra in particolare e alla musica in generale dovremmo sforzarci di creare qualcosa, non di replicare pedissequamente ciò che si faceva nel 1965.
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 12:12:44
Il tuo discorso non fa una piega, tuttavia, non tieni conto di un elemento non da poco, che ha stravolto radicalmente il modo stesso di organizzare il mondo (secondo alcuni neurologi anche da un punto di vista chimico): il web. Analizzare la storia della musica pre-internet e post-internet da oggi in poi credo sia un passaggio fondamentale. Non che necessariamente si debba "stare meglio quando si stava peggio" o viceversa!!
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 02/10/2018 ore 14:05:17
se posso dire la mia: io stavo meglio quando stavo meglio, perchè prima stavo meglio davvero!
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 02/10/2018 ore 17:17:51
Mi hai lasciato in bilico; tenendo conto del web cosa dovrebbe cambiare nel mio discorso?

Rispondi
di diaul [user #33456]
commento del 02/10/2018 ore 14:09:23
Io personalmente il pedalozzo verde, pur avendolo provato nelle sue varie varianti, non mi ha mai entusiasmato; tant'è che nella mia pedaliera non c'è mai entrato.
Per come la vedo io, la chitarra è solo un mezzo; non son pertanto molto d'accordo con Clapton (oh povero me....) quando dice che la chitarra ha dato tutto; servono piuttosto nuove idee, ispirazioni, ecc.
Infine, youtube: io suono in una cover band dei Beatles, e lo scorso anno cercavo un tutorial che spiegasse bene Here comes the sun; morale: dopo alcuni tentativi ho lasciato perdere questi video (talvolta imbarazzanti) e ho cercato di tirarla giù ad orecchio (aiutato da alcune tablature approssimative). Dopo un'esibizione, un tizio mi ha chiesto di spiegargliela. Nel mio (sconfinato) piccolo, è stata una bella soddisfazione.
Ciao
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 15:11:46
Su "Here Comes the Sun" c'è un caos assurdo, anche io alla fine l'ho tirata giù a orecchio. Sulle parole di God, mi sento di dargli ragione, nel senso che la chitarra ha senza dubbio perso la sua centralità, non mancano i chitarristi bravi, anche più bravi di quelli del passato...tuttavia l'impatto generazionale che aveva avuto un tempo la chitarra non può essere replicato, allo stato attuale. Per quanto bravi siano i chitarristi non esprimono più il suono della nostra epoca. Però questo non ci nega la possibilità di suonare e magari di tirare fuori qualcosa che ci emoziona.
Rispondi
di diaul [user #33456]
commento del 02/10/2018 ore 16:19:08
“è la chitarra ad aver dato tutto. È la fine dell’epoca a sei corde”
Dipende come lo si vuol interpretare; che non sia più uno strumento "centrale" dal punto di vista sonoro e visivo mi trovi d'accordo; ma che non possa fungere da motore per musica nuova, e quindi essere protagonista sotto altri punti di vista (almeno così io - forse sbagliandomi - interpreto il pensiero di Clapton) direi proprio di no.
Ovviamente, è solo la mia discutibilissima opinione.
Ciao
Rispondi
di chikensteven utente non più registrato
commento del 02/10/2018 ore 14:15:22
ciao, per quanto mi riguarda il rock non è mai morto, è stato sempre, solo ofuscato in ogni sua decade dalle novità del momento che uscivano in contemporanea, per quanto riguarda il Tube Screamer per me non è mai nato;)
io ho 44 anni, negli anni 70 e 80 non c'era internet, ma i sintetizzatori, la disco, poi negli 80 con le drum machine, hanno messo subito in secondo piano con l'innovazione la musica rock.
chi ha la mia età, si ricorderà sicuramente che bel impatto fecero band come DurAn Duran, Spandau Depeche, senza contare Madonna ecc.. io ho 3 sorelle + grandi, e nel 79, mi ricordo che andavo con loro dalle amiche loro, nelle camerette trovavi poster solo di personaggi della discomusic, mi ricordo solo una volta, che vidi 4 facce truccatissime, chiesi chi fossero, mi risposero sono i Kiss, ma li eravamo da una amica trasgressiva, che in una scuola di 200 alunni, ne trovavi 10 di rockettari se andava bene
nonostante tutte le mode del momento che hanno dominato le scene mondiali , il rock è sempre sopravvissuto tra alti e bassi.
mettiamocelo in testa, il rock è stato sempre affiancato da generi + seguiti dalle folle, di positivo però ci sono i grandi concerti che hanno fatto in modo che la musica rock spiccasse sempre.
il vero rock, sono i grandi live, i grandi palchi, non sono i chitarristi da 300 note al secondo seduti sul divano ad emulare gli shredder, come non sono gli mp3 o i digitaldownload, chi ha amato il vero rock, sa bene cosa significa odorare la carta del vinile o del cd, e l'emozione che si prova quando inserisci il supporto nell HI -FI;)
Rispondi
di Zososam [user #29992]
commento del 02/10/2018 ore 15:14:28
Grazie per la disamina storica e biografica man!!! Mi piace quello che dici, viene dalla pancia, così come dovrebbe essere quando si impugnano le sei corde. Forse è proprio questo che manca ai "nuovi" chitarristi, e per nuovi intendo sia i giovani che quelli più vecchi ma che si sono adeguati ai tempi perdendo di durezza.
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di zabu [user #2321]
commento del 02/10/2018 ore 15:43:25
Post interessante e ricco di spunti di riflessione. Nel "declino" della chitarra (almeno a livello del ruolo che ha nella maggior parte delle musica contemporanea) incidono tante cause. Il fattore tecnologico è sicuramente uno. Fino almeno ai primi anni '70 la musica suonata in playback in locali di grandi dimensioni non funzionava proprio dal punto di vista tecnologico. Per questo motivo c'era tanta musica dal vivo per l'intrattenimento nei locali, che generava anche lavoro a livello professionale e semi-professionale. Poi con l'esplosione della disco (metà fine anni '70) nei locali si è iniziato a suonare sempre più musica registrata. Ci sono poi tutta una serie di fattori sociali e culturali. Neglianni '50 negli States (e anche in Inghilterra per riflesso) il Rock&Roll è stata la musica che ha simboleggiato fin da subito la rottura tra la generazione dei giovani baby boomers e i loro genitori. In Italia ci arriveremo più tardi con i complessi Beat. Il Rock ha continuato ad avere in questo senso una funzione di rottura fino agli anni '70 (forse fino ai primi anni '90 se consideriamo il Grunge), con varie e diverse incarnazioni. Poi la società è completamene cambiata per tutta una serie di fattori storici e politici e per l'impatto della tecnologia. Sempre più dagli anni '80 a livello giovanile c'è stato un richiudersi in una dimensione individualistica. Il Rock da questo punto di vista non rappresenta più da almeno 25/30 anni la "cultura" giovanile.

Detto questo, sono convito però che fino a quando in una cantina o in un garage si ritroveranno una manciata di ragazzini annoiati da tutto il resto, armati di basso, batteria e chitarra a fare casino (e fare incazzare i vicini!)... ci sarà speranza!
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di stefrol [user #9914]
commento del 02/10/2018 ore 17:35:2
Ciao, interessante articolo, anche io come qualcuno ha già detto ricordo l'adolescenza negli anni '90 in cui, in tutta la scuola, si faceva fatica a contare più di un pugno di rockettari. Si parlava già di come il rock fosse morto, di come la musica del momento fosse la House (ne è rimasta traccia?) e i vari DJ, e i pochi capelloni erano quasi emarginati.
Negli anni '80 ero troppo piccolo ma immagino si facessero gli stessi discorsi. Bene o male il rock resiste sempre, certo non è più la musica dei giovani da un bel pezzo.
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di Oblio [user #43248]
commento del 02/10/2018 ore 22:50:1
Ciao caro !
Grazie per quest'articolo,hai esposto praticamente quello che da un po' di tempo fa' arrovellare il cervello.
Purtroppo e' vero quello che dici , infatti credo fermamente che il web sia croce e delizia dei nostri tempi ,dal momento che attingiamo giorno per giorno competenze in tutti i campi e non ultimo quello caro a noi chitarromani .
Non nascondo , e sarei un'ipocrita a farlo che da eterno autodidatta , mai mi sarei sognato a 50 anni suonati di riuscire ad imparare certe cose che nel fiore della gioventu', in pieno fervore da Hard Rocker, mi sarei sognato e questo grazie ad internet.
Eravamo come i "Mistery" quel gruppetto del film "Detroit rock city" e , suonavamo Powerslave alla lettera ,per averla ascoltata alla nausea sul disco senza avere la minima idea di cosa fosse una scala pentatonica .Per cui non a caso oggi vedi tutti questi milfoni ( o dilfoni al maschile) rocchettari ,panciuti birraioli (Io in primis, pancia a parte) ,affaccendarsi sui palchi dei campeggi ( Io no..non ce la faccio) , per sagre e locali pieni di voglia di riscatto, rifilare scalette di cover studiate nei tutorial , provate e riprovate in saletta.
Non c'e' niente di male in questo anzi e' bellissimo riuscire a essere protagonisti per una volta o un periodo ,rivivere la nostalgia di un sogno che si aveva da ragazzi , vederlo quasi materializzare .
Purtroppo quest'andazzo e' deleterio se coinvolge i giovani che devono guardare avanti per il futuro della musica e non cullarsi sulle comode scelte , pur di salire su un palco alla ricerca della glorificazione da postare su Istagram .Io penso che le sorti della musica dipendano da loro e ho molta fiducia sui giovani , infatti guardando mia figlia e anche i ragazzi del suo gruppo , mi accorgo che hanno maturato un'atteggiamento reticente verso questo modo di fare musica ( infatti mi strilla quando mi sente fare cover ..mi dice ..".ma studiaaaa caproneeeee" ) :),usando il web in maniera creativa attingendo dal passato per creare idee nuove e penso ci sia una tendenza dei giovani in questo senso, anche da quello che ho sentito in giro , pero' e' anche vero che tutto questa smania di revival rischia di fuorviare l'attenzione su certe realta' emergenti.
Inoltre , tralasciando il nostro punto di vista da esecutori di musica , un'altro problema legato ad internet , secondo me, nasce dal fatto che la gente oggi e' distratta da altro (internet appunto e tutto quello che offre) e sopratutto l'ascolto e' rivolto al passato , forse perche' appunto grazie al web e' diventato molto semplice andarsi ad ascoltare tantissima musica degli anni andati e collezionare chicche dei tempi d'oro del Rock andando a colpo sicuro sull'acquisto , mentre ai tempi nostri ti rischiavi un mensile di paghetta.
Ma ti pare normale che "Hotel California" degli Eagles sia il disco piu' venduto al mondo ?, superando" Thriller" di Micheal Jackson nell'anno domini 2018?.
Stiamo parlando di un disco uscito nel 76 che supera un disco dell' 82 che a sua volta aveva superato "The dark side of the moon" del lontano 73, per cui ci si aspetterebbe che il disco piu' venduto sia' di una produzione un po' piu' contemporanea o quantomeno avanti secondo un'ordine cronologico.
Questo significa che forse siamo a un punto di non ritorno da un punto di vista della creativita' dal quale si puo' giusto tornare indietro e ravanare nel passato.
Tuttavia anch'io sono un fan dei 70 ers ,infatti non potendo coi capelli ho lasciato andare le basette alla Wolverine e suono con la chitarra quel che cacchio mi pare , magari a forza di viaggiare nel tempo non sperimento qualche forma di Pshychedelic Grunge Progressive o PGP ...ci sto' lavorando Ha ha ha.
Gli Ernie Ball di cittadinanza non ci starebbero male , anzi , penso che dopo esserci infognati col deficit a sto' punto ci si puo' permettere le D'addario di cittadinanza..o no? ;)
PS: Preferisco il Wampler ecstasy...non ce l'ho, ma l'ho provato e mi sconvolge parecchio!!
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di Zososam [user #29992]
commento del 03/10/2018 ore 22:52:51
Ciao grande Chiodo!! Come sempre concordo in toto su quanto dici. Poi tu sei l"esempio lampante di questo "mutamento" di percezione della musica, nel senso che vieni da una generazione analogica ma godi dei benefici del web. Comunque tu sei inscalfibile, suoni veramente Hard sei di roccia dentro ahahahah

E vada per le d'addario, già che sforiamo il deficit prendiamoci qualche lusso ahahah
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di Oblio [user #43248]
commento del 03/10/2018 ore 23:07:33
:) Grazie .....roccia che si sgretola con una pietra lavica nella zucca!! :D
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di Gasto [user #47138]
commento del 04/10/2018 ore 11:27:54
I want more cow bell!!
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