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Al via il piano Gibson per riprendersi dalla bancarotta
Al via il piano Gibson per riprendersi dalla bancarotta
di [user #116] - pubblicato il

Il progetto per la ripresa di Gibson Guitars è formalmente approvato: nella nuova amministrazione anche un ex chitarrista prestato al mondo della finanza.
Il fallimento dichiarato da Gibson lo scorso maggio, con la richiesta del Chapter 11 a seguito dell’accumulo di oltre 500 milioni di debiti, ha inferto un duro colpo all’intera scena degli strumenti musicali. Ora il gigante americano sembra prossimo a rivedere la luce grazie all’approvazione formale del piano di ripresa dalla bancarotta.

La sorte del gruppo Gibson (che, si ricorda, contava oltre 100 marchi tra cui anche il colosso dell’elettronica Philips) vede nella divisione chitarristica la chiave per la svolta positiva. Finanziariamente, la società andrà in mano agli azionisti tra cui i fondi d’investimento Kravis Roberts & Co (KKR) e Melody Capital. Henry Juskiewicz non sarà più CEO e la sua partecipazione azionaria, insieme a quella del co-proprietario Dave Berryman, verrà meno. Non è stato ancora annunciato il nome del nuovo CEO.

Al via il piano Gibson per riprendersi dalla bancarotta

Nat Zilkha, titolare del credito alternativo KKR e tra nuovi i membri del consiglio aziendale, ha spiegato a Bloomberg: “per noi, ristabilire la credibilità che intendiamo trasmettere è importante. Siamo musicisti, ci preoccupiamo molto del marchio e lo proteggeremo”.

Il nuovo direttivo sembra godere inoltre di piena fiducia da parte degli artisti storicamente legati ai marchi Gibson ed Epiphone. Le case continuano a lavorare a pieno regime sulle nuove produzione e su una discreta collezione di signature, e Joe Bonamassa aveva già esternato la propria stima per i futuri proprietari di Gibson Guitars.
Lo stesso Zilkha ha un passato in musica: con la band Red Rooster ha inciso tre album nel ruolo di chitarra solista salvo poi dedicarsi a tempo pieno alla finanza.

I dirigenti spiegano che, dopo alcuni excursus nel campo del lifestyle dagli scarsi risultati, il business del gruppo si focalizzerà nuovamente sugli strumenti musicali e la promessa è quella di offrire cataloghi più lineari, semplici e tradizionali nei contenuti.
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Link utili
Gibson chiede il Chapter 11
Joe Bonamassa sui futuri proprietari di Gibson Guitars
Bloomberg su Nat Zilkha
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Commenti
di Br1 [user #48817] - commento del 04/10/2018 ore 23:20:45
Sono contento, spero principalmente nei cataloghi più "lineari, semplici e tradizionali nei contenuti", quello di quest'anno mi ha un po' deluso, ma con mezzo miliardo di debito sono stati anche bravi.
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di liviobellini [user #42202] - commento del 05/10/2018 ore 00:45:33
Tornassero a fare le chitarre come le facevano un tempo e magari si salveranno. Non capisco tutto questa confusione nella sezione Les Paul, la semplicità è d'obbligo se vuoi essere competitivo con gli altri marchi. Non dico di abbattere i costi perché la qualità si paga ma non è neanche giusto pagare un botto di soldi chitarre con qualità più bassa rispetto alle storiche. Per come la vedo io dovrebbero alleggerire il catalogo. Les Paul Studio (9 buchi di alleggerimento), Standard (con camere tonali), Traditional (9 buchi di alleggerimento) e Custom (completamente piene). Tutte queste nuove chitarre nel catalogo creano solo confusione nel cliente.
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di gipson [user #32466] - commento del 05/10/2018 ore 21:32:22
Non capisco perche osannare i nove buchi..secondo me la traditional e la classic piene Ci stanno benissimo
Rispondi
di liviobellini [user #42202] - commento del 05/10/2018 ore 22:04:16
Convengo con te!! Le facessero tutte piene e non rompessero più le scatole con questi cataloghi infiniti. La chitarra va scelta in base al suono e all’estetica, ma non con tutti i fronzoli che stanno nel catalogo, il cliente ne esce super disorientato.
Rispondi
di gipson [user #32466] - commento del 05/10/2018 ore 22:10:07
Esatto. In piu metterei dei prezzi un attimo più bassi.
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di leonardomirenda [user #32393] - commento del 05/10/2018 ore 04:02:00
Finalmente hanno cacciato juskiewicz. Non se ne poteva più. Penso che gran parte dei danni negli ultimi anni li abbia causati lui con le sue idee tremende.
Spero che chi verrà avrà la testa più sul fare chitarre come cristo comanda.
io sono un gibsoniano a vita a prescindere, però certo se si riprendesse un po' sarebbe alquanto gradito
Rispondi
di Shorelinegold [user #48316] - commento del 05/10/2018 ore 04:04:54
Io tornerei alla Gibson di vent’anni fa la produzione di quel periodo era ottima, le Les Paul standard costruite dal 2002 al 2005 sono fantastiche e soprattutto non c’era un catalogo pieno di modelli simili con nomi diversi che creano solo confusione. La Gibson costruisce chitarre con caratteristiche vintage e un suono tipico e chi le compra vuole Quel tipo di chitarra è inutile cercare di essere moderni o versatili, non mi compro una Harley Davidson per andare in ufficio al centro di Roma e me ne sbatto se inquina e lo scarico fa rumore e consuma ettolitri di carburante, stesso discorso per la Gibson, se voglio stare comodo mi prendo su la PRS Custom 22 però mi piace di più il suono della Les Paul standard e allora me ne fotto della comodità e vado avanti con lei perché è passione non è una necessità.
Rispondi
di zanzacris [user #11650] - commento del 05/10/2018 ore 11:12:21
Concordo su tutto
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 05/10/2018 ore 11:16:15
Mah, questo discorso ha un rovescio di medaglia non trascurabile: tutto evolve, anche le chitarre e, piaccia o meno, rimanere legati a prodotti datati può comportare una riduzione della platea di consumatori per "raggiunti limiti d'età". Inoltre stiamo parlando di beni industriali, per definizione replicabili. Vogliamo raccontarci che come suona una Les Paul o una SG suonano solo loro? Raccontiamocelo pure, ma non è mica vero. Probabilmente un giusto mezzo tra tradizione e modernità potrebbe dare frutti migliori.
Ciao
Rispondi
di Shorelinegold [user #48316] - commento del 05/10/2018 ore 11:27:01
Io credo che alla Gibson non serva modernità ma qualità costante e rispetto della tradizione.
La Les Paul e la SG si vendono da sole non hanno bisogno di tanta fuffa per attirare nuovi potenziali acquirenti, oltre ad avere secondo me un suono unico e non replicabile dalla concorrenza, sono un mito, un’icona...per noi chitarristi come d’altronde le creazioni di Leo Fender.
Per come la vedo io basta farle bene e mettere un listino chiaro con prezzi adeguati alla qualità come fa Paul reed smith per esempio con le core.
Ciao! 👋
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 05/10/2018 ore 18:14:39
Premesso che ogni opinione è rispettabile e che ogni prodotto dovrebbe avere la qualità per cui si chiede un prezzo, se Les Paul e compagnia si vendessero da sole, tutti le venderebbero, invece marchi come Ibanez, Esp o Schecter hanno conquistato ampie fette di mercato. Comunque io non ho scritto di abbandonare i classici, ma solo di mettere in catalogo anche qualcosa di diverso e più nuovo: la povera MIII non ha mai avuto un lancio adeguato (e l'hanno proposta due volte in 20 anni) e, soprattutto, era del tutto fuori scala rispetto ai prezzi delel concorrenti. Per chiudere, PRS, che citi, si è adeguata, mettendo a catalogo chitarre a 7 corde e chitarre da guitar hero come la tremonti che ha specifiche più rockettare della se: scala più lunga, manico sottile e p.u. aggressivi.
Ciao
Rispondi
di Shorelinegold [user #48316] - commento del 05/10/2018 ore 19:07:20
Certo rispetto tutte le opinioni e la tua del resto è condivisibile, il mio paragone a PRS è più che altro per la persona e il modo in cui gestisce la sua grande azienda, lo stesso John Mayer che usa da sempre Fender e Gibson ha detto che lavorare per sviluppare la sua nuova chitarra è stata una bella esperienza.
Io da sempre sono legato affettivamente ai due marchi storici americani però credo che il signor Paul Reed Smith in questo momento sia un passo avanti nella gestione e forse anche nella progettazione (ovviamente punti di vista)!
Ciao 😊
Rispondi
di Matteo Barducci [user #29] - commento del 06/10/2018 ore 15:09:48
Ricordarsi sempre che dietro a PRS c'è un'aziendina come Korg, mica roba da ridere...
Rispondi
di SysOper [user #10963] - commento del 05/10/2018 ore 13:04:
E` senz'altro possibile che ci sia qualcosa o più di qualcosa da rivedere nel catalogo, nella qualità delle chitarre o nelle politiche commerciali, ma resta il fatto che i problemi finanziari di Gibson e l'allontanamento di Juskiewicz non dipendono dalla produzione di strumenti musicali, che si è mantenuta in attivo anche negli ultimi periodi, ma dall'andamento di altri marchi del gruppo ed in particolare dai debiti contratti negli anni scorsi per poterli acquisire.
Rispondi
di heaven2k [user #1434] - commento del 05/10/2018 ore 13:38:40
La mia esperienza sulla qualità generale non è affatto in linea con i molti commenti. Ho un vituperato Les Paul Traditional 2015. Che è impeccabile.
Una 175 del 2008 (livelli di finiture inferiori al lp15) ben suonante.

Concordo che il catwlogo sia molto dispersivo.
Rispondi
di VgS Master [user #48819] - commento del 05/10/2018 ore 14:03:27
Ma le serpente burst d slash le levano? Ma sta wallera di brazilian dream quanto lo pagherete?
PS
Io uso vgs ke è meglio!
Rispondi
di Dinamite bla [user #35249] - commento del 06/10/2018 ore 10:11:26
Ho appena provato un paio di pezzi del catalogo 2019. Sono veramente sbalordito, chitarre eccellenti. In particolare la les paul junior double cut con un p90 al ponte. Per poco più di 700 euro è made in usa, costruita bene, rifinita bene seppur con finiture spartane, aspetto vintage e un ruggito pazzesco.
Se queste sono le premesse... io sono fiducioso
Rispondi
di Johnny92 [user #43424] - commento del 06/10/2018 ore 12:34:27
Valgono davvero tutti quei soldi queste chitarre?
Sul mercato trovo di meglio e magari a prezzi ridotti?
Le risposte a queste due domande sono ahimè negative per Gibson perchè ormai sono nate tante nuove aziende che producono chitarre tecnicamente migliori, studiate per le esigenze di chitarristi comuni e su consigli dei chitarristi comuni, come me, e non per le esigenze di Bonamassa, Saul Hudson (in arte Slash), Gary Moore (de cuius) o Angus Young. Vi ricordo che siamo noi a mandare avanti tutte le aziende, non i VIP, loro le hanno gratis le chitarre.
Le Gibson ripropongono annualmente il solito, trito e ritrito, parco di chitarre con zero cambiamenti SIGNIFICATIVI, cambiamenti che includono, magari, anche un'adeguamento dei prezzi rispetto al valore reale del prodotto.
Soltanto quando terranno conto dei due quesiti iniziali saranno indirizzati sulla giusta via della vera rinascita.
Rispondi
di Nessuno [user #48764] - commento del 10/10/2018 ore 13:26:52
Finalmente qualcuno che ragiona ! Ormai la Gibson ha raggiunto prezzi indecenti, calcolando che le le loro chitarre più economiche (ossia le versioni "Studio") si aggirano su gli 800€. E 800€ oggigiorno so' soldi eh ! Per me dovrebbe ricominciare da capo abbassando i prezzi e magari con reali innovazioni, non con nuovi metodi di verniciatura, accordatori automatici o trovate simili.
P.S. Giusto per la cronaca ricordo che le tanto blasonate Fender e Gibson del '50/'60 su cui molti si fanno "fantasie erotiche" nacquero come chitarre economiche, ed ho detto tutto.
Rispondi
di Aktarus [user #5855] - commento del 06/10/2018 ore 14:13:49
Il problema è che ormai la chitarra è diventato uno strumento di nicchia. Sono almeno 20 anni che non ci sono più guitar heroes, Gli ultimi sono della generazione di Slash, Gente che viaggia sopra i 50 anni. Manca un po l'emulazione, il ragazzino che vuol fare il figo come il chitarrista famoso..
Gibson sta anche pagando il fatto di essere stata sempre molto legata alla tradizione e direi anche giustamente, perchè è quello che la gente si aspetta da lei. Su una Les Paul non vogliamo meccaniche robotizzate o finiture metallizzate o finiture strane. Magari avrebbe potuto colpire la fetta di mercato Nu metal, ma PRS le ha fregato il posto
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 13/10/2018 ore 14:01:13
Gibson si era impiccata di debiti per una politica espansiva di acquisto di altri marchi del settore audio. Il ramo primario chitarre ha continuato ad andare bene, nonostante i dubbi che si leggono sul rapporto qualità/prezzo. Ora stanno cedendo i rami non strategici, per cui saranno più leggeri, e con capitali nuovi. E per una azienda di quelle dimensioni 500 mio di debiti non sono una cosa impossibile. Speriamo migliorino la qualità delle chitarre, quello sì...
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