Per esempio, risulta immediata e pratica nella visualizzazione la divisione delle sei corde, in tre set da due corde l’una.
Prendiamo per esempio una scala di Am Eolio.

Ora dividiamo la scala appena vista in tre set, da due corde ciascuno.

Lavorare con questo tipo di approccio che mette in gioco porzioni di manico circoscritte è, in realtà, alla base dello sviluppo di un fraseggio ampio, capace di svilupparsi attraverso tutta la testiera. John Petrucci è un sostenitore di questa metodologia di lavoro e chiama i set e pattern ridotti Fragments. Le frasi estese, i lick lunghi e tortuosi nascono proprio dall’assemblare e unire tra loro singoli e minuti frammenti. Ma lavorare su sezioni ridotte permette di concentrarsi in maniera più puntuale e mirata su ogni singolo dettaglio tecnico ed esecutivo permettendo, quando i singoli frammenti si uniscono in fraseggi più estesi, il massimo controllo tecnico e la totale efficienza della meccanica.

Illuminante da questo punto di vista è osservare la disposizione della mano in fase di plettraggio alternato, mentre si sposta attraverso le corde.
Eseguendo una scala a tre note per corda in pennata, si nota come a seconda che la mano plettri sulle corde più acute o più basse l’impostazione e l’angolazione cambiano. L’inclinazione del polso sulle corde più alta è molto più ampia che su quelle basse. Per questo, è necessario riservare uno studio isolato e dedicato a ogni set di corde, rendendo consapevole e perfettamente controllato ogni minimo cambio di impostazione della mano.
Per capire come organizzare il lavoro su set differenti di corde, applichiamo un tradizionale pattern di plettrata alla scala Eolia appena esaminata.

Ora circoscriviamo l’esecuzione del pattern solo sulle corde di E e A.

Quindi su quelle di D e G.

Infine sui cantini.

Lavorando in questo modo, benché la scala sia la stessa, il pattern melodico il medesimo e la tecnica impiegata unicamente la plettrata, si osserverà come su ogni differente set affioreranno differenti esigenze esecutive che sarà importante affrontare separatamente.
Buone suonate a tutti!
Verheyen docet!
aggiungo che quando mi esercito utilizzo sempre il clean: lì ti rendi conto se il tutto esce grazie a qualche piccolo aiutino o meno
Quindi questo tipo di studio per me serve anche ad applicare tecniche più tecniche, estreme per fraseggi più moderati.
1) il primo fraseggio suddiviso in gruppi di sei note va bene ma tralascia il cambio di accento delle plettrata: si inizia sul Mi basso plettrando in giù e si passa al La plettrando in su, ma manca poi il successivo passaggio alla corda successiva in cui si ricomincia il pattern della plettrata. anche se suddiviso in "fragments" secondo me ci vorrebbe un'ultima nota sulla corda successiva (in questo caso sul Re) per provare il cambio di corda iniziando con entrambe le plettrate (giù e su).
per la plettrata alternata i migliori esercizi che abbia mai visto e provato rimangono quelli di Troy Stetina in cui venivano provate tutte le combinazioni possibili di plettrata nel cambio tra una corda e l'altra.
per esempio, suonando sulle corde di D e G ed iniziando il loop sempre con la plettrata in giù:
- tre note sul D (tasti 4-5-7) + una sul G (4) + due sul D (7-5) a loop.
- tre note sul D (4-5-7) + tre note sul G (4-5-7) a loop.
- tre note sul G (7-5-4) + una sul D (7) + 2 sul G (4-5) a loop
- tre note sul G (7-5-4) + tre sul D (7-5-4)
2) si parla di provare i fraseggi circoscritti a due sole corde alla volta: andrebbero provati anche sulle coppie A-D e G-B, anche in cosiderazione del cambio di diteggiatura della mano sinistra tra le corde di G e B
Peraltro suggerirei anche io l'utilizzo di un suono clean per queste lezioni.
saluti
Disumana la plettrata di Salati comunque...