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RECnMIX Meet The Pro - Marco Borsatti
RECnMIX Meet The Pro - Marco Borsatti
di [user #45705] - pubblicato il

Se avete ascoltato gli ultimi dischi di Vasco, Resta in Ascolto di Laura Pausini o Più Bella Cosa di Eros Ramazzotti avete sentito all’opera Marco Borsatti, uno dei più rinomati recording, mixing e mastering engineer italiani.
Ha lavorato con artisti come Andrea Bocelli, Mina, Celentano, Paolo Conte e tantissimi altri vincendo 3 Latin Grammy nel 2005, 2008 e 2009.

Ciao Marco, come è cominciata la tua carriera di sound engineer?

Ciao carissimi, e grazie per avermi coinvolto in questo viaggio!
Non voglio essere troppo prolisso, ma è iniziata tantissimi anni fa…
Già da bambino ero appassionato di musica e di hi-fi, gia da adolescente andavo d’estate a raccogliere la frutta per comprarmi i primi amplificatori e mixer… Ho continuato ad ampliarmi, mixer sempre più grossi, i primi microfoni, i primi riverberi…..
Collaboravo con alcuni service della mia zona, Revere, e iniziai ad imparare da Giorgio Sarti e dalle riviste del settore, con articoli scritti dal maestro Biancani.
Fino ad arrivare al corso per sound engineer in Fonoprint. Mi chiesero di fare uno stage, era quello che volevo!
Il secondo giorno ho conosciuto Celso Valli, e da li… Pensa che tutti i giorni rompevo le balle alla Cevenini, la Paola per sapere se mi avrebbero tenuto…
Feci tanti anni come assistente ai migliori fonici Italiani ed internazionali.
Quando fu possibile mi comprai il mio primo Pro Tools e pian piano mi sono fatto conoscere sempre cercando di dimostrare la mia umile esperienza.

In questi ultimi anni sempre più si è animata la diatriba tra analogico e digitale nel mix. Cosa ne pensi e come lavori oggi, ITB, OTB o ibrido?

Si, hai ragione, in pochi anni la tecnologia del nostro settore si è evoluta a ritmi velocissimi, non ci si sta più al passo.
Sai Anche solo ad aggiornare un sistema operativo si rischia tantissimo.
Amo mixare ibrido, stando sempre coerente alla legge di Ohm ed al rendimento, ovvero il rapporto segnale/Rumore.
E’ ovvio che avere un SSL da 256 canali piacerebbe a chiunque!!!
Le nuove piattaforme DAW, stanno facendo passi da gigante, soprattutto Avid Pro Tools usa un algoritmo che simula un vero banco analogico. Non è cosa da poco, avendo iniziato a smacchinare su un SSL 4000G si doveva, e si deve fare riferimento a tanti eventi, le tarature, le riprese, il mix...
Anche se uso solo un computer per lavorare, sto attento a tutti questi particolari. Perciò se In The Box si rispetta il RENDIMENTO, si è già alla metà dell’opera.
Tengo molto alla miglior ripresa sia dal microfono che dal pre.
Tendo a registrare un suono nel modo più definitivo possibile, non demando mai al mix, visto che per me è sempre un “Work in progress”, perciò utilizzo tantissimo outboard che mi facilita le cose. Imprimendo già un suono al nostro pezzo, il missaggio delle singole tracce ritorna più semplice.
Durante il mix uso anche aggeggi analogici, ma alla fine del missaggio le registro come RECALL del suono, e mi scrivo alla vecchia le impostazioni degli Outboard a penna sui recall Sheet (Barry Rudolph recall sheets). Almeno così riesci a riaprire un Mix anche dopo molto tempo.

Ti sei occupato anche del mix dell’ultimo singolo di Vasco Rossi La Verità. Ci puoi raccontare che catena e quali effetti hai utilizzato per trattare la sua voce nel mix?

Certo, pezzo meraviglioso. Già la sua voce mi viene consegnata dal mio carissimo collega Nicola Venieri, è lui che la registra.
Uso una mia catena di plugins ed outboard analogici che setto a seconda dell’artista. Parto con de-essing per togliere a monte difetti di sibilanti e consonanti forti, T, C ecc. Comprimo con un comp Oxford, ed equalizzo con Waves C4. Coloro con un Pultec di Avid e applico il Waves Vocal Rider che mi aiuta a mantenere il cantato uniforme.
Poi esco verso un VariMu Manley, Retro 2A3 e chiudo la catena con un Manley Massive Passive rientrando nel convertitore.

RECnMIX Meet The Pro - Marco Borsatti

Che livello di uscita consigli di tenere ai nostri lettori su un mix finito da mandare in mastering?

Come lettura faccio riferimento sia al Peak meter che al VU meter.
Come taratura sto su di un Headroom di 15 dBU e sul peak cerco di stare a circa -1 come massimo picco, mentre l’ago del Vu rimane mobile intorno allo zero.

Visto che con l’avvento dello streaming la loudness war sembra ormai superata, che livello di loudness di riferimento utilizzi quando ti occupi del mastering?

Sempre riferito al 15 dBU, mantengo un -6 dB ovvero il classico +9 dB come da standard.

Fai un unico Master o tratti differentemente il brano a seconda del media utilizzato, CD e streaming?

Dipende. Se devo sfornare un Mastering for iTunes creo due DDP, e se devo masterizzare per vinile ne faccio tre.

Quando ti occupi del tracking di un brano, tendi a trattate le tracce già in registrazione con compressione ed equalizzazione, o le registri flat lasciando più spazio di manovra possibile per la fase di mix?

Come ti dicevo prima accendo tutto quello che ho in studio, scaldo bene le valvole e giù di distorsione!!!!

Per registrare le chitarre elettriche preferisci utilizzare un microfono singolo o più di uno? Quali sono i tuoi microfoni preferiti per questo strumento?

Per tanti anni ho usato la multi-microfonazione, due Shure SM57, un nastro sE Electronics R1 e dopo i pre (Api, Neve, ecc.). Sommavo nel Thermionic Culture Fat Bustard e mi indirizzavo in macchina con una sola traccia, tutto molto più semplice e chiaro.
Ora mi sono abituato grazie anche ad un bravissimo musicista, Mattia Tedesco, a trovare con un solo SM57 la posizione migliore rispetto al cono della cassa.
Neve 1073, Eq API, comp Retro 176 e via. Poche Pippe!

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Quando ti arrivano delle tracce da mixare che non hai registrato tu, quali sono gli errori più frequenti che riscontri a cui giovani sound engineer devono prestare maggior attenzione?

Non esistono errori, se un suono ti piace così vuol dire che andrà così, al massimo posso ritoccarlo togliendo risonanze. Per me non esiste il giusto o sbagliato, un errore, ma “mi piace o non mi piace”. Il gusto personale nel creare musica è sempre una forma d’arte, al massimo dirò che a me non piace.

Hai affiancato alla tua attività di sound engineer anche quella di formatore con workshop di diverso tipo. Ci puoi raccontare di più su questa tua attività?

Mi piace tantissimo tramandare le mie esperienze, la mia passione ed i miei segreti, se si possono chiamare così. Non amo avere segreti, non servono a nessuno! Chi viene al mio corso può fare quello che vuole, mixare un suo pezzo, vedere e sviscerare le mie sessioni o raccontarci una barzelletta, anche se io non sono buono.

Tra i nostri lettori ci sono molti giovani che aspirano ad intraprendere una carriera in questo campo. Che consigli puoi dare agli aspiranti sound engineer?

E’ ovvio che un mestiere che necessita di tanta passione e volontà, pazienza e meticolosità, anche sul controllo di se stessi che del lavoro svolto.
Parlo per me, è ovvio. La buona conoscenza delle macchine è indispensabile, evitiamo di trovarci in panne per una stupida ma mirata richiesta.
La conoscenza delle tarature, del giro del segnale è indispensabile, è vero che ormai basta accendere il computer ed aprire il software, ma cosa succede lì dentro?

Ultime 2 domande di rito: 1 - qual è il microfono che porteresti sull’isola deserta?

Facile, SM57.

2 - Qual è il gear più cheap che hai utilizzato in una produzione e che consiglieresti di acquistare anche ai nostri lettori?

Ne ho utilizzati tantissimi e li uso tutt’ora, ma siccome basta conoscere i pregi ed i difetti delle singole macchine sarebbero molti da citare.

Se volete informazioni su Marco e i suoi workshop potete contattarlo cliccando qui

 
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Marco Borsatti
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