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Un paese riassunto in un festival, perché San Remo è San Remo

di [user #12502] - pubblicato il
Da giovani si è rivoluzionari per definizione, e quindi si fanno un sacco di valutazioni sbagliate. In musica (ed in Italia) una delle meno azzeccate è che San Remo non sia realmente rappresentativo del paese ad ogni livello. Segue un resoconto del mio San Remo 2019 visto dal divano, ovvero canzoni ascoltate per caso nelle pause pubblicitarie dei film all'ennesima replica sugli altri canali, alcuni spezzoni guardati volutamente e con interesse, notizie raccolte da giornali e social media e confronti a 360 gradi con la realtà delle cose, tutto rigorosamente per temi in ordine casuale.

1) Il conflitto d'interessi – Che il direttore artistico (nonché presentatore) sia un cantante non agevola, ma se poi, tranne nella prima serata dove sono stati presentati tutti i 24 brani in gara, nelle serate dove ci sono solo 12 esibizioni dei big il fatto che il suddetto direttore canti (e/o fa cantare ad altri) praticamente tutte le sue canzoni un po' incazzare mi fa, nonostante il mio attuale livello di disillusione. Baglioni è ben pagato (e visto gli introiti che genera in Rai se li merita), non gli bastavano? Se fossi attivo sui social gli chiederei quanto prende di dirittti d'autore a fine festival... Ah, ci scappa pure il mega spot gratuito con Bisio complice per il cofanetto di dischi rimasterizzati in uscita.

2) Gerontocrazia - San Remo è pieno di vecchie glorie, sia in gara che tra gli ospiti, e mi vien da dire per fortuna. I giovani, soprattutto quelli che provengono dai talent show, cantano male. Sarà per la mancanza di gavetta, sarà perché i criteri di selezione sono diversi a quelli del passato. C'è n'è uno che si chiama Irama che piace alla figlia della mia morosa: stonatizzo e debole. I rapper non riescono quasi mare a starci dentro con la metrica. Intonazioni zoppicanti dovunque. Salvano la baracca i vecchi: Nek e Renga, che il genere piaccia o meno, sono dei signori cantanti. Tra i superospiti la Mannoia, nonostante che per l'età abbia perso almeno mezza ottava di estensione, comunque non stecca mai e fa brillare ogni nota. Le vecchiette coi capelli colorati non risultano comunque meno patetiche di tanti altri. L'unico relativamente giovane che tiene botta è Mengoni, un altro interprete vero.

3) Dilettantismo al potere, in questo caso dei fonici - Non mi stancherò mai di dirlo e magari sono evidentemente prevenuto, ma in Italia, e quindi pure a San Remo, la musica dal vivo si sente spesso male, e penso sia un problema di cultura e selezione degli addetti. Mix impastato e spompo, niente che suoni veramente bene. E dovrebbe essere il top della Rai.

4) Il rivoluzionario – Che sarebbe un tal Achille Lauro, a cui l'epiteto “rivoluzionario” è stato in questi giorni appiccicato da chiunque, anche da critici che credevo attendibili. E' vestito un po' strano ma con un stile incoerente fatto di un insieme raccogliticcio di elementi. Gli occhialetti alla Ozzy, le giacche colorate alla Miami Vice. Canta una canzone banalissima che parla di vita di rock-star, cercando di citare Vasco ma più che altro dando l'impressione di produrre una grottesca copia degli Skiantos, le cui intenzioni erano peraltro di prendere tutti per il fondelli. Sarà che da giovane ero un guevarista, ma se per rivoluzionario si intende “edonista reaganiano” ridateci De Michelis, che era brutto e unto ma ha fatto e visto cose che noi umani non riusciamo neanche ad immaginare (a proposito di citazioni). E daltronde se i rivoluzionari attualmente al governo non ripropongono altro che vecchi schemi assistenzialisti non c'è da stupirsi.

5) La sinistra che non c'è – Incarnata nella persona di Daniele Silvestri, che normalmente mi piace e che propone uno dei pochissimi pezzi ben scritti ed arrangiati. Ma nel festival dell'effimero fa la figura di quello che vuole fare l'impegnato per forza. Avesse portato una “Salirò” o una “Gino e l'Alfetta” poteva brillare, in questo caso no: fuori posto e fuori tempo.
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di coldshot [user #15902]
commento del 09/02/2019 ore 18:13:22
Anche io l'ho visto un pò, senza gridare alle emozioni che non riesco ad avere con Sanremo, in soldoni io ti dico che Renga e Nek non li sopporto, come tutta quella roba alla Tatangelo, insomma le canzoni tipiche da Sanremo, tra quelle che ho sentito le mie "preferite" sono :
Non in ordine di preferenza.
Silvestri.
Zen Circus.
Achille Lauro. (questa canzone mi mette di buon umore )
Ghemon.
Il cantato parlato domina e non mi piace per niente però davvero non se ne può più di Renga e compagnia cantante.
Quindi Silvestri tutta la vita anche se canta quasi rap che la banalità e scontatezza di quelli citati.
Se hanno un intonazione perfetta mi frega il giusto, le piccole sbavature di pitch non mi spaventano basta che non sia una lagna alla Tatangelo o la sua versione maschile, Renga ed il resto.
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di tramboost [user #48998]
commento del 09/02/2019 ore 19:21:11
1) Baglioni quando canta mi fa venire sonno, quando parla perdo totalmente i sensi.
2) Bisio, va bene come spalla in uno Zelig, ma li lo vedo fuori luogo.
3) la Virginia, per me non è ne carne, ne pesce, quando fece le imitazioni 2 anni fa, l'ho trovata simpatica, quest'anno mi ha annoiato di brutto.
4) le canzoni in gara: non ne ho trovata una che mi convincesse ad ascoltarla almeno fino alla fine.
5) ogni volta che facevo zapping da un canale per tornare sul primo, c'era sempre Baglioni che cantava i suoi brani, e mi sono chiesto se era il festival di Sanremo o un concerto del conduttore del festival?
6) il direttore artistico, per me, non può essere un cantante, non lo trovo giusto proprio per gli introiti discografici di parte che potrebbero emergere.
7) il mio idolo attuale italiano: Max Gazzè, ho sentito la sua mancanza, per me è stato l'unico che in tutte le sue partecipazioni al festival , ha portato energia e canzoni che ancora adesso le ascolto volentieri, peccato che quest'anno sia stato assente!
8) Silvestri: l'ho sempre stimato, è e rimarrà un grande artista, ma quest'anno faceva meglio a starsene a casa.. l'ho trovato moscio, sia lui che il pezzo, ma ripeto non è una rondine che fa primavera, per cui rimane un grande.
9) gli artisti in gara: qui ho trovato una cosa molto equa, sia tra i veterani sia tra le nuove leve, ovvero, non mi è sembrato che abbiano fatto delle performance da ricordare, chi i era calante , chi era crescente, chi urlava di brutto, tanto è vero che ad un certo punto ho detto alla mia donna " ma fanno a gara a chi grida più forte?"
10) se questo festival rispecchia il presente della musica italiana, mi auguro che il futuro sia nettamente meglio.
scusate lo sfogo, buona serata a tutti:)
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di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 10/02/2019 ore 15:45:20
Non l’ho seguito più di tanto, sembrava che ci fossero dei testi leggermente meglio del solito ma sempre con la paura di fare qualcosa di diverso. Dico questo avendo ascoltato poche canzoni, mi mancano la Bertè, Cristicchi, mentre ho sentito Silvestri e non mi è dispiaciuto più di tanto, anzi, ho poi sentito Arisa, Irama ed altri che ho sinceramente dimenticato insieme alla Tatangelo e Renga (che se penso a come aveva iniziato... vabbè dai). Nek non mi è dispiaciuto, Ultimo ed il vincitore nemmeno, ma si tratta di canzoni per le quali non comprerei il disco, cosa che invece avevo fatto per i Marta sui Tubi qualche edizione fa.
Insomma, sembra si siano dimenticati che il Festival dovrebbe servire a far vendere dei dischi e non a fare salotto...
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di bulgi81 [user #45146]
commento del 11/02/2019 ore 12:39:3
Lascio solo questo commento. Perchè in Italia non riusciamo a portare al successo gruppi giovani veramente rock? All'estero ci sono realtà fresche che si affermano seriamente, che fanno tour europei e riempiono anche i palazzatti italiani. Penso ad Alter Bridge, Shinedown, Black Stone Cherry. In Italia gruppi come questi restano indipendenti, mangiano merda nei localini di provincia, si sbattono per trovare i soldi per incidere un disco nella speranza vana ed illusoria di "sfondare". Perchè in Italia "sfondi" solo se canti (anche male, chissenefrega basta che fai il figo) pop, rap, trap e similari? Perchè anche i Negrita, nati come gruppo rock, negli anni si sono ammorbiditi a tal punto da dover fare canzonette? L'unica risposta che mi do è che l'italiano medio è ottuso, mangia quello che la tv e i (supposti) talent gli propinano. Del resto quando all'estero uscivano i Rolling Stone, i Led Zeppelin, i Deep Purple noi avevamo Tony Renis, Nicola di Bari e Peppino di Capri che vincevano Sanremo. Quando esplodevano gli Europe, i Guns n' Roses e i Pearl Jam, da noi spopolavano Pooh, Ricchi e Poveri e Cocciante. Ma dove vogliamo andare? Dove? Merde eravamo e merda resteremo.

Scusate lo sfogo.
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di ADayDrive [user #12502]
commento del 12/02/2019 ore 10:28:56
Sfogo comprensibile, il motivo secondo me è perché l'anima musicale del belpaese è melodica e canterina ed il rock non le appartiene. Neanche il rap, infatti i rapper che vogliono vendere hanno sempre il ritornello cantato e ultra-melodico, magari dalla cantantina di turno appena uscita da un talent show. Quello che non condivido è che siamo merde, perché in Italia è stata fatta della signora musica, non rock, ma di alta qualità, mentre negli ultimi anni pare si sia proprio perso quello: non ci sono più autori ed interpreti all'altezza del passato, questo è il problema (secondo me).
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di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 13/02/2019 ore 17:32:57
Beh ma in Italia abbiamo avuto il progressive negli anni 70 e in quel periodo i nostri gruppi non solo avevano successo in casa ma anche fuori.
Se scimmiottiamo quello che succede fuori non andiamo da nessuna parte. Se, come dice ADayDrive, metti l'italica melodia su un buon rock, vedi che i risultati non si fanno attendere troppo. E' che scrivere qualcosa che sia melodico e al tempo stesso di grande impatto, con quattro accordi semplici non è per nulla facile.
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