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Gianluca Palmieri: suonare con Greg Howe
Gianluca Palmieri: suonare con Greg Howe
di [user #116] - pubblicato il

A garantire a Gianluca Palmieri un posto di rilievo sulla scena internazionale c’è il suo lavoro come docente al Musician Institute di Los Angeles e la collaborazione con uno dei più rinomati chitarristi rock fusion del pianeta, Greg Howe. Da 12 anni Gianluca supporta Howe nei suoi progetti live e discografici sedendo alla batteria su uno sgabello che in precedenza apparteneva a un’icona batteristica della fusion, Dennis Chambers. Ci siamo fatti raccontare da Gianluca la storia di questa collaborazione.

"La collaborazione con Greg Howe è iniziata più di 10 anni fa, nel 2007.
Subito dopo essermi diplomato al Musician Institute ho partecipato ad un’audizione grazie alla quale sono diventato il suo batterista. In quel periodo Howe aveva da poco pubblicato un album, Extraction in cui alla batteria c’era Dennis Chambers. Chambers è un gigante della batteria, un riferimento in ambito fusion: ovviamente questo per me comportava non solo una grande suggestione, ma anche un forte senso di responsabilità, visto il confronto che avrei dovuto reggere.

Gianluca Palmieri: suonare con Greg Howe

L’intuizione vincente e che, in effetti, mi ha premiato, è stato non cercare di affrontare quella gig, ricalcando in maniera pedissequa quanto suonato da Chambers;  ho affrontato quell’ingaggio mettendo in gioco il mio batterismo, la mia personalità.  Questa attitudine è stata molto apprezzata da Greg Howe. Quell’esperienza quindi, si è tramutata per me in una grande lezione lavorativa:  nel confronto professionale, musicale, artistico con individualità autorevoli non bisogna lasciarsi soccombere dalla loro personalità, perché il rischio è quello di passare per delle copie sbiadite dell’originale. Mettendo in gioco la propria personalità, la propria unicità si ha la possibilità di distinguersi e ritagliarsi una propria posizione originale.
Lavorare con Greg Howe è estremamente piacevole: è una persona cordiale, molto rispettosa e ha delle competenze batteristiche disarmanti; non suona fisicamente la batteria ma nei suoi dischi, in passato, è stato in grado di programmarla in maniera stupefacente. Ha quindi un controllo e una consapevolezza di quanto suona la batteria che è strepitoso. Questa per me è stata una bella sfida: riuscire a concretizzare, nel proporre una mia idea di groove, quanto Howe aveva in testa che, come detto, è estremamente chiaro e preciso. Ciò nonostante, però, la cosa decisiva è che comunque Howe, pur dandomi delle indicazioni sempre chiare, mi ha costantemente permesso di esprimere il mio stile e la mia personalità, concedendomi ampissima libertà.



Altro aspetto che mi ha arricchito della collaborazione con Greg Howe interessa l’album Maragold, uno dei tre dischi che abbiamo inciso assieme. Maragold era un progetto vocale, piuttosto vicino all’Hard Rock, un mondo musicale che non avevo mai esplorato a fondo. Howe mi diede fiducia e mi volle in quell’avventura, permettendomi di imparare a conoscere e fare più mio un genere per me nuovo."



Abbiamo seguito Gianluca Palmieri dal vivo con Greg Howe nel recente tour che il chitarrista ha tenuto in Italia per promuovere l'ultimo album Wheelhouse, nel quale ha suonato, appunto, Gianluca Palmieri
Ecco il resoconto della serata al Campus Industry di Parma, proposta con un'attenzione particolare al playing di Gianluca Palmieri.


Nelle tappe del “Wheelhouse tour” Greg Howe e Gianluca Palmieri sono affiancati al basso da Ernest Tibbs.
Il locale di Parma che ha ospitato il concerto, ha accolto i musicisti curando molto la sostanza e tralasciando inutili fronzoli: niente schermi, niente strani giochi di luce, solo un’acustica davvero curata e un suono che ha permesso di assaporare ogni brano della scaletta al meglio, con la qualità, quasi di un ascolto in cuffia. Il primo a salire sul palco è proprio Greg Howe,  seguito da Ernest Tibbs e quindi dal nostro connazionale Gianluca Palmieri. Nella scaletta si alternano brani più recenti a brani di album passati come “Jump Start”, “Tease” e “Lucky Seven”, canzoni  alquanto diverse che tracciano una descrizione edfficace delle tappe nella maturazione artistica del chitarrista. Partendo da un linguaggio più vicino al rock e al progressive nel corso della sua carriera, Howe ha man, mano raffinato la sua proposta artistica avvicinandosi e ammiccando sempre di più al jazz e alla fusion. Un’evoluzione nella quale Howe ha sempre tenuto costanti e presenti due elementi, felicemente in armonia tra loro: musicalità e virtuosismo. Anche durante questo concerto, Greg Howe si è concesso senza riserve negli assolo, strabiliando con il suo incredibile timing e linguaggio variegato. Ma Howe è un bravo leader, capace di lasciare il giusto spazio solista ai suoi compagni. Meraviglioso, quindi, lo spazio solista riservato a Gianluca Palmieri con la sua Yamaha.



L’assolo di Gianluca si è sviluppato nel brano "Bird's Eye View":  prendendo forma dal  groove del pezzo, Gianluca si è - con disinvolutura ed eleganza - staccato progressivamente dal portamento di partenza,  spostando accenti e muovendosi sul set. Gianluca ha fatto un grande uso di rudimenti orchestrati sui tom e sul rullante. Seguendo più sticking ha letteralmente dato vita ai vari elementi del set, facendoli cantare. La musicalita’ è sicuramente un elemento portante nell’estetica solista di Gianluca! Da questo assolo traspare l’assoluto e totale controllo che il batterista ha delle dinamiche e dei rudimenti che compongono il suo vocabolario, davvero molto ampio e  che fa spesso uso di poliritmie e linear phrase. In definitiva, quello di Palmieri è un batterismo tecnicamente complesso e avanzato ma che non si traduce mai in una dimostrazione di abilità fine a se stessa. Questo ha fatto sì che il suo assolo risultasse interessante perché sviluppato in modo musicale ed armonioso, con una particolare attenzione alle dinamiche di ghost notes e note accentate, sempre ben definite e orchestrate anche alle velocità più elevate. Gianluca propone un drumming moderno e personale dove la parola chiave è groove, un batterismo che procede di pari passo e si sposa a meraviglia con il suono ricco e carico di energia del basso di Tibbs. La cassa crea frasi che si intrecciano con le linee di basso per porre l’accento su alcuni obbligati tipici dei vari brani, creando una sezione ritmica di alto livello e dalla struttura quasi solistica. Anche Tibbs, armato di 5 corde, ha deliziato il pubblico con incredibili assolo, in più di un’occasione.
L’ultimo pezzo della scaletta è stato “Proto Cosmos”, brano suonato in memoria del suo amato compositore Allan Holdsworth, da sempre dichiarato da Howe come una delle sue più profonde influenze.
Per i batteristi più curiosi e interessati ai dettagi, riportiamo quanto utilizzato da Gianluca nella gig: Palmieri suona una Yamaha Live Custom in quercia con cassa da 22x18 e subkick da 10” , tom da 10x7 e 12x8  e timpani da 14x13 e 16x15.Il rullante è un 14x5,5 Recording Custom Brass. Il set di piatti utilizzato è firmato Paiste.



Recensione live e approfondimento musicale di Alessandro Fiorini.
Le foto di corredo all'articolo sono di Rocco Ceselin,
gianluca palmieri lezioni di batteria
Link utili
Il sito di Gianluca Palmieri
Il sito del Musician Institute
Il sito di Greg Howe
Acquista Wheelhouse, l'ultimo disco di Greg Howe con Gianluca Palmieri

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