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Quaini si dà al Kemper, o quasi
Quaini si dà al Kemper, o quasi
di [user #116] - pubblicato il

Michele Quaini ci racconta la sua giornata con gli amici di Rigbusters, che da qualche anno profilano pedali e amplificatori in giro per tutta Italia. Questa volta si son fermati nell'O.U.T. Side STUDIO di Michele per una scorpacciata di amplificatori vintage e pedali boutique.
Come è nata questa collaborazione?

Sono stato contattato da Rigbusters qualche tempo fa. Quando mi hanno chiamato ero molto preso col lavoro ed ho lasciato riposare la proposta qualche settimana prima di accettare. Ci ho riflettuto parecchio anche perché ho incontrato questa macchina diverse volte sul mio percorso in questi anni (sia live che in studio) e le uniche volte in cui mi son trovato bene sono state quando gli attaccavo il mio arsenale di pedali utilizzando un Fender (o affine) per la pasta base. Dal punto di vista dei suoni legati alla profilazione non ho mai trovato un preset che mi facesse gridare al miracolo. Ho profilato anche diversi amplificatori in studio per conto terzi (persone che affittavano lo studio per profilarsi il loro amp strumenti) ma anche in questi contesti ho sempre trovato che il risultato fosse un compromesso, che a me non bastava e sopratutto non mi rendeva felice mentre suonavo. Qui è subentrata la conoscenza di Rigbusters della macchina e del modo di lavorare alla concezione dei profili che si vogliono ottenere.

Hai lasciato passare un bel po’ di Kemper per il tuo studio prima di deciderti!

In realtà ci avevo già pensato, ma tra lavoro impegni e dubbi iniziali non ho mai intrapreso seriamente questa strada. Diciamo che l’ufficialità di Rigbusters nel settore mi ha spinto a mettermi alla prova in un territorio, quello digitale, che se da un lato conosco molto bene, dall’altro ho cercato di evitare negli ultimi anni, facendone spesso una questione più morale che sonora. Scherzi a parte chi mi conosce sa bene che amo tutti gli ampli in grado di offrirmi emozioni e di conseguenza non amo per nulla il digitale perché proprio mancante di quell’aspetto magico che si crea quando alzi il volume a 6 e interagisci con dei valvoloni bollenti! Devo anche ammettere che avendo la fortuna di disporre di uno studio attrezzato e dedicato alle chitarre non ho mai avuto l’esigenza che spesso accompagna la scelta del digitale (volumi contenuti, immediatezza sonora e istant recording)

Trovi che il risultato finale sia credibile rispetto ai suoni a cui sei abituato?

Il risultato finale mi ha stupito davvero. Ma ancor prima son rimasto colpito dal modo di lavorare di questa macchina. Ci abbiamo messo un sacco di ore per ottimizzare il lavoro di profilazione su ogni singolo suono, ma ne è davvero valsa la pena. I suoni sono davvero simili alla fonte originale e ancor piu importante sono degli ottimi suoni di chitarra.

Quaini si dà al Kemper, o quasi

Quali ampli e pedali hai profilato?

Abbiam profilato alcuni tra i miei ampli top: una Plexi del ’69 con cassa abbinata, due VOX, uno dei primi anni ’60 e l’altro del ’72; un Fender Super Reverb Blackface del ’67 e un Orange AD30 monocanale che sprizza Zeppelin da ogni poro. In aggiunta abbiamo sommato tre pedali tra le dozzine che ho qui in studio: il mitico Klon Centaur, un Cornish SS3 e un Cornish G2. Il tutto settato e aggiustato sia per single coil (Strato) che per humbucker (Les Paul).


Come ti sembra la risposta al tocco e alle diverse chitarre?

Una volta profilato un suono con una determinata chitarra e fatti i ritocchi necessari la pasta sonora è davvero quella fotografata dall’ampli. I volumi rispondono dinamicamente come ti aspetti da un ampli a valvole. Questo aspetto è di vitale importanza per il mio modo di suonare/intendere i suoni. Si può sentire anche nelle demo. Si passa da un suono super crunchy quasi lead ad un clean sporco con il solo pot della chitarra o addirittura con la sola dinamiche delle dita. Sul discorso attacco e corde sotto le dita ho sempre trovato che il Kemper fosse il migliore sia dai suoi primi esordi diversi anni fa.

Non è bastato però il Kemper e un microfono per realizzare tutto. 

La catena ha svolto un altro ruolo fondamentale. Una volta posizionato il microfono davanti all’ampli non siamo entrati diretti nel Kemper, ma siamo passati sempre da questa catena:

M-A-S Model 8180 (taper, distorsore analogico. Serve ad arrotondare il suono a piacimento (fondamentalmente serve a restituire una parte di freq che si perdono spesso con la conversione A/D). Lo uso molto spesso anche sul MIX

CHANDLER MK II - NEVE 1073 - NEVE 1081. A seconda dell’ampli e del suono che cercavo ho utilizzato questi preamplificatori (che sono uno standard mondiale in fatto di qualità sonora). Ognuno di loro ha delle precise caratteristiche sonore legate all’attacco, alle frequenze ed al modo di lavorare.

MAAG EQ 4 - Il Maag è un equalizzatore dal suono molto caratteristico. Non serve a pulire o riordinare un suono, ma si utilizza per enfatizzarne determinate bande sonore con un risultato incredibile. Io l’ho usato principalmente per aprire un pò d’aria (parecchia) tra i 5Kh e i 20Kh quando utilizzavo il microfono a nastro (Royer 121) che di suo tende sempre ad ammorbidire le alte freq avendo un roll off naturale dai 5Kh a salire. E poi l’ho usato per scolpire un po le basse quando necessario o bucar le medie quando l’ SM57 aveva troppo mordente.
A questi due microfoni ho affiancato il Telefunken M81 che è sempre un dinamico (tipo il 57) ma con un eq un po più elegante e caratteristica e un transiente (attacco) diverso dal 57 (lo uso molto spesso anche sui rullanti).

SMART RESEARCH C2 - KUSH AUDIO UBK : a seconda del sound sceglievo uno o l’altro come compressore. Non ho utilizzato queste macchine per comprimere o insegnare al Kemper a farlo, mi servivano solo per dare un’ultima scaldata sonora caratterizzata dal modo di elaborare il suono del compressore stesso.

Quaini si dà al Kemper, o quasi

Rispetto al tuo primo incontro con il Kemper ora hai cambiato idea?

Penso che sia una macchina straordinaria per ciò che è in grado di fare. Devono lavorare ancora parecchio sulla gestione dell’editing (un editor a computer sarebbe piu comodo e meglio gestibile del mini display che ha on board) e sull’effettistica, che trovo ancora non al top come qualità e piena di controlli a mio parere poco utili. se la qualità di base non viene innalzata. Inoltre, la sfida più grande che deve affrontare nel futuro è quella di poter suonar bene con qualsiasi strumento anche dopo la profilazione, perché da questo punto di vista le debolezze sono spesso evidenti (basta profilare un suono con una Strato e successivamente attaccare una Tele o un Les Paul per rendersi conto che il 50% delle volte il profilo non rende un granché). Noi abbiamo lavorato anche in questa direzione, rielaborando ogni profilo sia per strato che per Les Paul, coprendo cosi la maggior parte delle esigenze degli utenti.

Pensi di dar seguito a questa collaborazione?
Sicuramente! Abbiamo un paio di sorprese in arrivo tra cui la profilazione dell’ampli italiano più blasonato e una piccola idea per il futuro che potrebbe coinvolgere gli utenti stessi. A questo link potete ascoltare i sample dei profili su cui abbiamo lavorato.
 
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