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Marco Primavera: la batteria dei Thegiornalisti
Marco Primavera: la batteria dei Thegiornalisti
di [user #17404] - pubblicato il

Marco Primavera è il batterista e co fondatore dei Thegiornalisti, band di punta del pop italiano. Lo abbiamo incontrato assieme agli altri componenti della band, in occasione della recente data al Forum di Milano. Seduto alla batteria, Marco ci ha accolto sul palco appena dopo il soundcheck per una lunga chiacchierata nella quale si è rivelato un musicista appassionato, curioso e attentissimo a coltivare una voce e personalità musicale propria.

L'intervista con Marco Primavera, rivela un aspetto decisivo del successo di una band come Thegiornalisti.
Attitudine e dedizione nel curare dettagli che hanno permesso di creare un suono e una firma musicale unica e soprattutto attuale. Una miscela ruffiana tra la scrittura più leggera e ficcante del grande pop da classifica italiano con la riproposizione di stilemi pop e synth pop rubati agli anni ottanta ma filtrati da una sensibilità presente e di gusto corrente.


Marco ci racconti le tue prime esperienze musicali?
Le primissime esperienze musicali le ho avute in piccoli locali di Roma; appena finito le scuole superiori suonavo la batteria in una band rock-punk, con la quale ho iniziato ad avere il primo approccio con il pubblico. Nel frattempo, facevo un percorso di studi personale e iniziavo a capire cosa volevo veramente a livello sonoro, ricercando il modo migliore per crearlo.
 
Come lavoravi per trovare quello che sentivi di volere a livello sonoro, stilistico?
In generale, le competenze me le sono sempre create in modo anomalo: se c'è qualcosa che mi va di fare mi ci butto a capofitto, perché mi piace tantissimo il momento in cui si è "principianti". Questo approccio l'ho avuto in tante altre esperienze nella mia vita artistica. Prima dei Thegiornalisti, il nostro chitarrista Marco Rissa suonava in un'altra band e un giorno mi chiamò per dirmi: "Marco, il bassista ci ha lasciati; comprati un basso che conoscendoti, tu puoi farcela..." Detto fatto! Il giorno dopo ho preso un Fender Jazz bianco e mi sono presentato in sala prove. In poche ore ho cercato di capire quello che già esisteva e come renderlo mio, nonostante le mie zero competenze. Ho cercato da subito di concentrarmi su quello che era la mia unica freccia nell'arco: ricercare un buon suono! Trovato il suono, tutto il resto sarebbe venuto da sé, man mano, dalla pratica in sala prove. È andata a finire che i ragazzi mi hanno fatto i complimenti, accolto nella band e un anno dopo eravamo in Piazza Castello a Torino davanti a migliaia di persone. Questo è quello che amo, reinventarmi sempre. Tant'è che i Thegiornalisti, venuti subito dopo, sono l'invenzione migliore che ho avuto! In ogni caso, lo ripeto, porsi con l’entusiasmo di un principiante
è una condizione nella quale puoi crearti un metodo di studio tutto tuo, avere un'impostazione tua, senza dovere per forza imitare qualcuno.


 
E quale era il tuo metodo di studio?
Per me lo studio pratico consiste nel suonare, suonare e suonare. Non per forza fare mille esercizi noiosi che rischiano di farti passare la voglia.
 
Chi sono stati i tuoi batteristi di riferimento?
Ti dico la verità, ho iniziato a suonare la batteria perché mi andava, senza che ci fosse un batterista che mi avesse necessariamente illuminato. Non ho avuto - e non ho tuttora - batteristi di riferimento. Forse questo è stato un mio punto di forza.
Diciamo che mi ritrovo molto nell'approccio di alcuni batteristi come Nick Mason, Ringo Starr, Fab Moretti, John Bonham e tanti altri che ora non mi vengono in mente ma che comunque, hanno tutti un approccio con lo strumento estremamente fisico, muscolare! Infatti, la mia ragazza spesso si chiede perché sudo così tanto durante ogni concerto… anche nei pezzi più lenti! Per me a livello di intensità non c'è differenza tra pezzi lenti o veloci.
Io voglio dare tutto fisicamente durante un live. E anche mentalmente. Anzi, spesso è proprio quest'ultimo aspetto che mi stanca di più...
 
Ci saranno però dei dischi per te decisivi, nei quali hai davvero apprezzato e ti sei lasciato ispirare dalle parti di batteria…
Di un batterista apprezzo non solo le parti che suona ma molto anche il suono. Il suono fa davvero tanto nell'economia di un disco.
Ad ogni modo, direi sicuramente tutti i dischi in cui hanno suonato i batteristi citati prima. Poi posso dirti quelli che mi vengono in mente oggi, così al volo: "Kings Of Limbs" (Radiohead), soprattutto eseguito live, con la combo Philip Selway e Clive Deamer, "In Search Of" (N.E.R.D.), "Whatever People Say I Am, That's What I'm Not" (Arctic Monkeys), i primi dischi di Chad Smith con i Red Hot, "Parachutes" (Coldplay), "The Joshua Tree" (U2) e The Man Machine (Kraftwerk)… Ma ce ne sono altri mille!
 
So che hai dei trascorsi come studente di musica e hai frequentato delle accademie di batteria. Ma ho letto che detestavi farlo…
Non è vero che detesto studiare. Però è vero che le mie esperienze a livello didattico sono state in gran parte negative, soprattutto nell’approccio iniziale allo strumento e quando poi andai in accademia. Non mi trovavo nell'impostazione che mi veniva data e nemmeno nel metodo d'insegnamento.
Credo sia un po' come nelle scuole secondarie, dove l'insegnante e il metodo che utilizza sono decisivi per trasmettere la passione verso le materie che insegna!
Capisco il disagio di tutti quei ragazzi che si ritrovano a dover riprodurre un esercizio davanti un insegnante e non riescono a eseguirlo con sicurezza perché si sentono sotto esame. Mi sento di dire loro che, nella maggior parte dei casi, non sono loro a sbagliare perché nella musica non ci si deve mai sentire sotto esame! Dovrebbero trovare un insegnante che li aiuti a capire, sentirsi a proprio agio e quindi sbloccare i propri limiti. Nella musica, credo la nostra mente sia la cosa più importante da allenare, più delle nostre stesse mani!

Marco Primavera: la batteria dei Thegiornalisti
 
Tu un insegnante così l’hai mai trovato?
Sì, Maurizio Dei Lazzaretti con cui ho avuto il piacere di fare delle lezioni private nelle quali mi ha trasmesso davvero tanto. Negli ultimi anni, grazie a lui ho scoperto un metodo di studio in cui mi ritrovo molto.  Si basa sulla concezione del tempo ed è un approccio che non c'entra nulla con "prendi le bacchette e fai un’ora al giorno di rudimenti", la tortura che mi veniva imposta quando ero ragazzo.
 
E se tu, da batterista più esperto volessi dare un consiglio ai batteristi in erba?
Un piccolo consiglio che mi sento di dare a tutti gli studenti è quello di cantare, non importa se ad alta voce o solo interiormente, le parti che si devono suonare. Aiuta a capirle, ad entrarci bene dentro. Nel farlo, bisogna dare molta importanza alle pause, ai momenti di silenzio. Ho imparato che se sei in grado di cantare una parte sarai in grado anche di suonarla con maggiore consapevolezza.

Quali ritieni siano i talenti imprescindibili per essere un buon musicista?
Penso a quando ho fatto i provini per trovare il nostro attuale bassista Walter Pandolfi. Ho preso un box auto, l'ho allestito con una batteria e un amplificatore per basso e ho fatto venire per due, tre giorni i tanti bassisti che avevo selezionato. Ogni ora ne entrava uno diverso: era un po' tipo un colloquio di lavoro. I migliori avrebbero poi avuto un secondo incontro; poi un terzo e così via fino alla scelta finale...In quei giorni ho conosciuto una concentrazione di musicisti davvero di alto livello. Percepivo davvero una forte preparazione in quasi tutti i ragazzi che sono venuti. Ma volevo che oltre alla preparazione tecnica ci fosse dell’altro: non so come descriverlo… Però ci sono persone che hanno qualche cosa in più. Come quando vidi Del Piero nel 95' fare il primo gol che da allora porta il suo nome… sono cose che vanno oltre la tecnica: cerco musicisti che abbiano uno stile e un tocco davvero tutto personale, che mi affascinano perché è solo il loro.
Perciò, la cosa che più mi piace vedere in un musicista è una forte identità.
 
E, nello specifico, cosa non deve mancare a un batterista perché oltre a essere un bravo strumentista sia anche un musicista sensibile?
Un musicista per migliorare nella bravura nel suonare prima deve acquisire consapevolezza.
E credo sia consapevole chi conosce sé stesso, chi capisce e accetta i propri limiti, senza credersi più tecnico di quanto sia in realtà. È consapevole chi cerca di capire come colmare le proprie lacune, imponendosi sempre piccoli obiettivi da raggiungere con determinazione. E tenendo dentro, per sé, gli obiettivi più grandi, i famosi sogni nel cassetto, che sono la cosa più bella da inseguire. La sensibilità musicale, inizia a costruirsi in ognuno di noi in maniera davvero unica in base al contesto in cui si nasce e si cresce; e si sviluppa soprattutto nel periodo adolescenziale e pre-adolescenziale, quando siamo davvero delle spugne. Per chi è già più grande avere un orecchio allenato può aiutare molto in tantissime circostanze, per questo consiglio di vedere tantissima musica live e ascoltare musica di qualunque genere in maniera da accrescere il proprio bagaglio culturale.​

Ci descrivi il tuo set up?
Per questo tour sto usando una Ludwig Club Date in acero e pioppo, con cassa da 22" (pelle Remo powerstroke P3 clear black dot), tom da 13" (pelle Remo controlled sound clear) e timpano da 16" (pelle Remo controlled sound clear) e un rullante raw brass phonic 5"x14" (pelle Remo powerstroke 77)
Per piatti attualmente uso esclusivamente Paiste, nello specifico la serie Formula 602 (14" classic sound edge hi hat, 24" classic medium ride, 16", 18" e 22" classic thin crash) ed un crash della serie Masters (20" dark crash). Mi piace miscelare il suono elettronico a quello acustico, perciò ogni fusto ha un suo trigger (Roland) che è collegato alla mia Spd Sx (Roland) dove tra l'altro, grazie all'aggiunta di 2 pad (Roland V Pad 10") riesco a fare determinati brani.
Ragionandoci, mi rendo conto di quanti cavi mi passino accanto ai piedi!
Inoltre uso un octapad (Roland) per fare qualche brano in una postazione diversa da quella solita. Infine, per le bacchette è oramai qualche anno che uso solo Vic Firth con cui mi trovo davvero molto bene (Vic Firth Buddy Rich Signature). 

batteristi intervista marco primavera the giornalisti
Link utili
Il sito dei Thegiornalisti
Aramini Strumenti Musicali, distributore italiano di Ludwig, Paiste, Vic Firth
Ascolti consigliati sul canale Spotify di ACCORDO
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