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Quanto conta l'immagine di un musicista
Quanto conta l'immagine di un musicista
di [user #116] - pubblicato il

L’argomento è delicato. Per questo, a scanso di equivoci, è importante fare una promessa: la cosa più importante per un musicista è avere a cuore la qualità della propria proposta musicale. Perché, prima di ogni altra valutazione, un musicista deve essere considerato per l’efficacia, autenticità e capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica e proposta artistica. Ma assodato questo, è innegabile sia vera un’altra considerazione. A parità di capacità tecniche, originalità, repertorio e talento, tra due musicisti quello che si presenta con un’immagine più curata ed accattivante, è destinato a raccogliere più attenzione e consensi.

Negarlo, sarebbe negare l’evidenza. La storia del rock è piena di esempi che lo confermano. Tra i più eclatanti basti pensare a due giganti della chitarra come Slash e Angus Young. Entrambi sono indiscutibilmente dei capiscuola eppure è legittimo chiedersi se si sarebbero ritagliati lo stesso posto al sole con un look anonimo e non curato. Entrambi hanno fatto breccia nella scena musicale degli anni ’80, un decennio che ha sfornato tra le più fitte e stupefacenti proposte chitarristiche di sempre. Ma Angus e Slash  grazie a un’immagine diversa, originale e curatissima hanno dato un visibilità in più al loro sconfinato talento musicale.

Quanto conta l'immagine di un musicista

Per non parlare di una lunga lista di artisti, da Madonna a David Bowie passando per Lady Gaga, che hanno sfruttato un’immagine fortissima come cavallo di Troia per irrompere all'attenzione del grande pubblico e, una volta sotto i riflettori, svelare l’effettivo spessore del loro talento.
Ma non si scappa.  Pensate a un artista iconico, a un musicista diventato leggenda e ci troverete sempre un aspetto peculiare del look, della sua maniera di proporsi che, ciliegina sulla torta del suo incommensurabile talento, ha contribuito a farlo diventare un mito: la fascetta da tennista di Jaco Pastorius o il cappello di Marcus Miller; le magliette a righe e il cesto di capelli di Pat Metheny; i cardigan di Kurt Cobain o le camice sgargianti di Jimi Hendrix. I capelli biondo platino dei Police o gli occhiali di Elton John.

Quanto conta l'immagine di un musicista

Per questo, così come le gesta musicali di questi personaggi ispirano e alimentano la nostra voglia di fare, scrivere e studiare musica, anche la loro immagine dovrebbe spronarci a considerare questo aspetto. Curare la propria immagine, aiuta un musicista a catturare l’attenzione di chi lo ascolta. Inoltre, un abbigliamento adeguato contribuisce a creare una stretta e forte connessione evocativa tra l’artista, la sua musica e i temi dei suoi testi. Ve lo immaginereste il cantante di una band di epic metal scandinavo che canta le gesta di vichinghi, draghi alati e spade infuocate, tra assolo di chitarra al fulmicotone e galoppate di doppia cassa, con camicia Hawaiana e infradito?
È vero: una certa noncuranza nel vestire, il piglio trasandato e ostentato di certi musicisti (jazzisti, cantautori impegnati, musicisti indie…) sembrerebbe l’eccezione che conferma la regola. Ma a ben guardare, la loro noncuranza nel vestire è ricercatissima: il messaggio che vogliono mandare è quello dell’artista talmente in balia della propria arte, talmente soverchiato dall’urgenza di celebrarla ed esprimerla da non avere nemmeno il tempo per cambiarsi prima di un concerto. Quindi, anche in questo caso, nulla è lasciato al caso e l'apparente casualità del vestire non è meno ricercata del look paramilitare della band crossover che invoca la rivoluzione nei propri testi.  Anzi, spesso sono proprio i musicisti colti, che ostentano scazzo nel vestire e presentarsi, a sfoggiare gli outfit più ragionati.
 
Quanto conta l'immagine di un musicista

Con le nostre amiche CapGirls ci siamo divertiti ad affrontare questo argomento, concentrandoci sui musicisti che lavorano nei locali o ambiscono a suonarci, tanto che si propongano come attività qualificata di intrattenimento (cover band, duo o trio acustico…) tanto come artisti indipendenti che vogliono proporre la propria musica.
Parlando di immagine, nei consigli che le CapGirls elargiscono non si prende in considerazione solo il look del musicista (decisivo per farsi riconoscere e ricordare, soprattutto se si è degli esordienti); si considera anche la maniera con cui si allestisce il proprio palcoscenico e la cura con la quale ci si propone sui social mediante le foto che ci presentato.

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di coprofilo [user #593]
commento del 21/05/2019 ore 20:20:03
I consigli sono ottimi per un duo acustico, meno per un contesto rock però il concetto di fondo è corretto, bisogna curare anche l'aspetto visivo.
Il tappeto può essere sostutuito da un riquadro di nastro adesivo rosso e bianco tipo cantiere, il costume di scena magari è eccessivo ma un minimo di "dress code" ci vuole, a volte ci sono band in giro che non si possono vedere.
Ci sono un sacco di possibilità, bisogna valutarle senza esagerare, a meno che non si voglia puntare proprio sull'esagerazione ma è un terreno scivoloso.
Poi si dovrebbe aprire un discorso su come tenere il palco, su quello c'è spazio per vari articoli...
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di Nonnomatteo [user #49529]
commento del 22/05/2019 ore 11:00:47
Sono molto d’accordo con quanto scritto nell’articolo, lo condivido in pieno. Tuttavia sono abbastanza in dissenso con la premessa dello stesso:
“la qualità della propria proposta musicale” è soltanto una delle componenti che fanno un vero artista e non è neanche la più importante.
Un artista che voglia affermarsi e fare della musica il suo lavoro deve saper miscelare e far convivere perfettamente insieme:
1. la sua immagine;
2. la sua musica
3. la capacità di saper gestire relazioni professionali
4. il saper bilanciare le attività remunerative con quelle che invece gli daranno solo visibilità
5. la capacità di saper fare utili.
Se una di queste componenti viene a mancare, se solo una di queste non è curata in tutti i suoi aspetti, non si avrà mai la capacità e la possibilità di affermarsi.
Inoltre non starei troppo a fare distinzioni tra musica da intrattenimento e artisti indipendenti: sempre intrattenimento è, con due target di pubblico differente.
Rispondi
di Gianni Rojatti [user #17404]
commento del 22/05/2019 ore 11:27:42
Ciao Matteo,
il tuo commento è interessante e puntuale.
Però anch'io non sono d'accordo con quanto dici alla fine.
L'artista indipendente non è detto abbia come fine l'intrattenimento. La sua priorità è esprimersi, raccontarsi attraverso la musica. Se poi questa piace al pubblico e riesce a venderla...Bingo.
Ma le finalità che animano chi gestisce una progetto di cover, finalizzato a suonare nei locali e chi decide di fare musica propria, sono diversissime. Anche se devono essere accomunate da un presupposto di base: cercare di farlo nella maniera migliore possibile.
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di Nonnomatteo [user #49529]
commento del 26/05/2019 ore 10:47:54
bisognerebbe avere una serata a disposizione e tante birre da bere insieme su questo argomento.
la mia è una visione disincantata della faccenda. nella mia vita credo di aver suonato non più di una cover a spettacolo (e stravolta fino al punto di renderla irriconoscibile). preferendo di gran lunga suonare le canzoni che scrivo. non credo che ci siano delle differenze sostanziali tra la mia band ed una cover band se non quella che la cover band non deve creare un suo pubblico andando ad attingere da un utenza già esistente. Questo rende la ricerca di date più semplice ma alla fine entrambi stiamo solo facendo intrattenimento: qualunque sia l'argomento dei miei testi (dal verso della volpe ai dei bambini dell' Africa) sempre intrattenimento è. Se spendo le mie serate a scrivere una nuova canzone o ad eseguire esattamente l'assono di Enter Sandman sto facendo esattamente la stessa cosa, mi preparo al meglio per il mio prossimo spettacolo. Se volevi affermare che "uno dei due" sia più nobile dell'altro ... non mi trovi d'accordo. :-)
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di jack79 [user #49427]
commento del 22/05/2019 ore 11:52:
contano di piu le views su facebook e youtube mi sa...
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di Nonnomatteo [user #49529]
commento del 22/05/2019 ore 14:15:34
questo è un falso mito.
qualche anno fa leggevo di uno studio fatto negli stati uniti (perdonami troppo tempo passato ormai è per ritrovare la fonte) dove si evidenziava che le vendite degli artisti erano direttamente proporzionali esclusivamente alla pubblicità fatta sui vecchi media (ovvero radio e riviste).
Lo studio evidenziava oltretutto quanto non ci fosse nessuna relazione con il "consenso sui social".
di sicuro la ricerca di popolarità virtuale ha creato una nuova professione: non so a voi quante volte capita ma io sono bersagliato di messaggi pubblicitari che per poche decine di euro mi promettono "like" (nonostante io non usi Facebook!!) a centinaia.
Il vero problema della produzione musicale attuale è "la produzione in eccesso!!!" ci sono più artisti in giro che gente disposta a comprare un disco: questo crea una situazione chiaramente paradossale.
Rispondi
di jack79 [user #49427]
commento del 22/05/2019 ore 14:41:52
Giustissimo,però arrivare a tanti,in maniera continuativa,è ancora il miglior metodo che permette di ottenere il numero più elevato di fans.ù
Ovviamente qualsiasi elemento di pubblicità è importante,ed ovviamente il tutto costa,quindi senza investimenti "pesanti"non si va da nessuna parte anche se si è di talento...In Italia.
Rispondi
di Nonnomatteo [user #49529]
commento del 22/05/2019 ore 16:19:15
Credo che la tua ultima affermazione sia sacrosanta... e non solo in Italia. Un musicista è a tutti gli effetti un imprenditore (e se non lo fa lui dovrà farlo qualcun altro): senza investimenti non si va da nessuna parte :-)
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 22/05/2019 ore 13:20:12
Il presupposto è corretto ed apprezzabile la proposta di consigli per ridurre le spese, ma sono molto limitati al contesto chiuso e per pochi musicisti, come accennava coprofilo e rischiano di diventare fuorvianti. Nel mio gruppo siamo sei e suonando hard rock/heavy metal sono esclusi concerti al chiuso. In questi contesti le lucine di natale o le abbat jour (ad esempio) contano come il due di bastoni con briscola coppe; piuttosto meglio investire 200 euro in un piccolo set luci. Non è una critica negativa, ma l'invito (per i prossimi consigli) ad ampliare lo sguardo.
Quanto all'articolo, è vero che l'immagine conta, ma è altrettanto vero che a volte l'immagine è molto meno studiata di quel che si immagina. Poi magari diventano iconici.
Ciao
Rispondi
di ovinda [user #46688]
commento del 22/05/2019 ore 17:44:27
1) I musicisti rimasti nella storia, lo sono rimasti per la loro musica e non per come si presentavano,
2) I Pink Floyd non hanno basato il successo sull'abbigliamento o sui costumi di scena eppure hanno avuto successo mondiale,
3) I musicisti che hanno basato la carriera sul loro look non hanno avuto una lunga carriera,
4) Citare Kurt Cobain per il maglioncino sgualcito, non ha proprio senso. Cobain non aveva un look pensato, indossava quello che gli capitava. Si ricorda il maglioncino solo perchè è stato usato nella performance storica all'MTV, ma sicuramente non c'è nulla di scelto o pensato.
5) Se si basasse il successo sui vostri suggerimenti, tutto il filone cantautorale italiano non avrebbe mai avuto spazio.
Non esiste una verità assoluta, chi si basa sul look non ha successo. Forse è vero il contrario, chi ha personalità, diventa un'icona e viene preso come punto di riferimento anche per il look.
Rispondi
di franklinus [user #15063]
commento del 22/05/2019 ore 19:18:50
sono d'accordo,è chiaro che le due ragazze si rivolgono,per lo più,ai loro coetanei,cioè a persone per le quali il video e l'audio sono un'unica fonte inscindibile di fruizione e il video,il vedere, primeggia sempre sull'audio,l'ascoltare;per noi,un po' agèe,il video era un'istantanea delle mucche,di un dirigibile che brucia ecc..era il suono puro e ognuno di noi immaginava il proprio videoclip...già vent'anni fa mia figlia mi chiama e "papà,hai visto quella canzone?"...hai visto!certo,mi rendo conto che l'anagrafica percentuale nostalgica "si vede"in ciò che ho scritto ma,nonostante tutto,capisco che così va il mondo e annaspo felicemente quando uno dei miei allievi mi domanda"ma chi è b.b.king?un rapper?"
Rispondi
di gibsonmaniac [user #21617]
commento del 23/05/2019 ore 20:30:48
e come risposta che fai? tiri fuori un gatto a 9 code e li metti in ginocchio sui ceci? (:-DDD)
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 23/05/2019 ore 09:29:20
In parte concordo, ma l'articolo non dice priprio quello, bensì che il look ha una sua ragion d'essere. Se, infatti, è vero che l'immagine non è il pilastro di una lunga carriera, di certo può aiutare a lanciarla, vedi Madonna o Lady Gaga. Inoltre le ragazze danno consigli per uno spettacolo e qui non possiamo non ricordare gli spettacoli faraonici di Pink Floyd o U2 o i palchi degli Iron Maiden. Insomma che la scena faccia la sua parte è verissimo, che sia lo spettacolo no, ma contribuisce in maniera consistente, a tutti i livelli. anni fa suonai con un gruppo che proponeva, tra le altre, cover degli Iron maiden e ti garantisco che vedere il cantante cambiarsi ogni tre pezzi presentandosi come fantasma dell'opera o come Eddie era veramente divertente.
Come pure è incontestabile che anche nel cantautorato italiano vi siano alcuni riferimenti stilistici divenuti iconici: gli occhiali e la cuffietta, poi sostituita dal cappello, di Dalla; il cappello di De Gregori, gli occhiali di Venditti, il look tamarrissimo di Ligabue, l'eleganza ed i baffi di Paolo Conte.
Ciao
Rispondi
di Nonnomatteo [user #49529]
commento del 23/05/2019 ore 11:35:26
stavo per scrivere esattamente lo steso commento... nello stesso ordine e con gli stessi esempi!
separati alla nascita :-)
Rispondi
di ovinda [user #46688]
commento del 23/05/2019 ore 16:25:40
Dalla ha sempre cambiato look negli anni ed è ricordato per essere Lucio Dalla. Ligabue non è ricordato per il look, Paolo Conte ha i baffi ma non è ricordato per i baffi ma per la bellezza delle canzoni. Ognuno ha una propria immagine ma i musicisti che hanno fatto la storia della musica non sono ricordati per il look. I Rolling Stones hanno sempre cambiato look e non è facile identificarli in uno stile di abbigliamento. I Pink Floyd hanno sempre usato abbigliamenti molto anonimi (salvo i primissimi anni). In tanti generi musicali non ci sono obblighi di abbigliamento, nel jazz, nella fusion, nel jazz rock ognuno si è vestito e si veste come vuole. Ripeto non esistono regole: l'abbigliamento non è la chiave del successo e l'abbigliamento da solo non fa il musicista. Inoltre i musicisti senza talento che hanno basato tutto sull'abbigliamento non hanno avuto alcun successo. Ultima cosa: non mi sembra che tutti quelli che puntano sul seguire delle regole precise su come vestirsi, come presentarsi sul palco, ecc. abbiano tutto questo successo. Di cosa si parla? Di prendere qualche seratina in un locale a suonare cover in cambio di un panino e una birra? Di questo si parla?
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 24/05/2019 ore 15:50:42
Forse ti sei sbagliato: hai ricopiato quel che avevi già scritto e quel che ho scritto io scrivendoci sopra "non", tra l'altro sbagliando anche i riferimenti.
Ciao
Rispondi
di c9 [user #37327]
commento del 23/05/2019 ore 10:33:
Secondo me conta anche il giro di amicizie dei componenti della band.
In passato ho visto gruppi che portavano nei locali dove suonavano tutte "le compagnie", poi
iniziavano ad arrivare gli amici degli amici e alla fine si creava un bel giro che inevitabilmente fa gola ai locali e mette in moto la macchina.
Se il gruppo è formato da 4 componenti che per anni sono rimasti chiusi in casa a studiare
e hanno come amici solo il maestro di chitarra, la sorella e una zia, diventa ancora più difficile
ingranare.
Se poi ci aggiungi anche i contatti sui social, che anzichè essere 3 (il maestro, la sorella e la zia) magari sono un centinaio moltiplicato per 4 componenti del gruppo...
Rispondi
di Nonnomatteo [user #49529]
commento del 23/05/2019 ore 11:49:46
argomento squisitissimo!
che siano amici o meno , se desideri che qualcuno venga a guardare un tuo concerto devi dargli un ottimo motivo per farlo ... ed essere dei bravi musicisti non è affatto sufficiente.

Rispondi
di swing [user #1906]
commento del 23/05/2019 ore 16:46:0
Le piccole realtà amatoriali a volte (non sempre) mi hanno dimostrato che: c'è il gruppo che suona? OK ci sarà casino e birra, allora vado... perché affermo questo? Perché magari vedo il locale pieno di gente al bancone o che fuma fuori, davanti al gruppo ad ascoltare o sballicchiare 7 persone tra cui magari le fidanzate, le mogli e qualche curioso. Ho anche notato che delle belle luci gestite bene e sul palco uno che sa intrattenere fanno un bel 50% del totale, anche se i suonatori si perdono un po'. Comunque la mia è una divagazione che si aggiunge alle altre scaturite man mano che venivano scritti i commenti. Credo che le ragazze nel video, dato anche il loro tipo di spettacolo abbiano riassunto bene il loro punto di vista che condivido.
Rispondi
di Faus74 [user #41023]
commento del 23/05/2019 ore 19:52:50
Interessante il camel toe di Lady Gaga
Rispondi
di Lisboa [user #47337]
commento del 23/05/2019 ore 21:45:06
Chiedere agli Steel Panther, se è importante il look....
Rispondi
di jack79 [user #49427]
commento del 31/05/2019 ore 10:14:31
Ripeto,escludendo il localino ,se si vuole suonare in posti grandi i numeri dei social,e l'agenzia contano al 99%,ancora più del contenuto e dell'abbigliamento.Per suonare a una "festa di paese" ormai (ovvero tutti i festival estivi)bisogna avere grandi numeri sui social ed essere sotto agenzia,o avere conoscenze.Punto.Il resto è aria fritta.
La verità è che oggi i Pink Floyd non se li cacherebbe nessuno.
E la cosa che fa più innervosire è che la gente alza il culo dal divano se ci sono le "tribute band"con personaggi che scimmiottano veri artisti,e la gente crede di essere veramente ad un concerto del suddetto artista...mentre per andare ad ascoltare la musica d'autore meglio il divano o x factor...siamo messi male.
Rispondi
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