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Un bassista atroce e bravissimo
Un bassista atroce e bravissimo
di [user #116] - pubblicato il

Luca Nicolasi non è solo il giovane e preparatissimo bassista de Gli Atroci, idolatrata band di culto, metal demenziale. E' anche un didatta appassionato, un nerd di tecnica e strumentazione, un musicista versatile coinvolto nella scena indie con collaborazioni con Beatrice Antolini e Calibro 35. Luca debutta su Accordo con un ciclo di lezioni, un percorso attraverso i pilastri dell’heavy metal: dagli anni ’80 fino ai giorni nostri. Partendo da Manowar e Iron Maiden, fino al nuovo filone del Djent e Metal Core…


Luca, cinque dischi decisivi nella tua formazione e storia musicale…
Se dovessi raccontarmi tramite cinque dischi, di sicuro partirei dai Dream Theater che sono stati la band che mi ha fatto avvicinare al basso: direi quelli del periodo di Change Of Season o Falling Into Infinity. Passando a cose più moderne, We Like It here degli Snarky Puppy e Periphery 3 dei Perifery: sono due album che ho ascoltato veramente tanto! Poi, di nuovo un salto indietro nel tempo, con i Queen: loro periodicamente ritornano tra i miei ascolti e sono stati il mio primo approccio con il grande rock, quello capace di contaminarsi anche con il pop. Infine, assolutamente, Super Fly di Curtis Mayfield.
 
Sono stati così importanti i Dream Theater?
Mi sono avvicinato al basso elettrico provenendo dalla musica classica. Studiavo violoncello al Conservatorio ed era un percorso che prendevo molto seriamente. Un giorno vidi un mio amico che suonava al basso un pezzo dei Dream Theater, “Wait For Sleep”. Aveva arrangiato in tapping la parte di pianoforte. Ne restai folgorato e spostò gran parte della mia attenzione musicale verso il basso elettrico.
 
Sembrano convivere in te due anime musicali davvero distinte…
Sì, nella mia formazione ho subito due grosse influenza musicali. Un po’ per le le compagnie diverse che frequentavo da adolescente ho iniziato ad ascoltare ed amare due filoni molto differenti: da una parte avevo un gruppo di amici con i quali si ascoltava esclusivamente rap, hip-hop; dall’altra, invece, bazzicavo in una compagnia nella quale tutti erano completamente dentro il metal: dal progressive alle cose più pesanti, estreme, come il Death Metal, Swedish Death…e io mi sono trovato nel mezzo.

Un bassista atroce e bravissimo
 
Curioso poi, che tu ti sia ritagliato una certa credibilità nella scena indie, che è lontanissima da entrambe le realtà appena descritte…
È vero. Ma l’ingresso nella scena indie per me è stato quasi casuale. Devo tutto alla collaborazione con Beatrice Antolini, musicista polistrumentista, (Oggi musicista titolare e con un ruolo spicco nella band di Vasco Rossi NDR) che mi ha catapultato in una scena che conoscevo poco. Ho imparato moltissimo, iniziando a concentrami su dettagli decisivi come l’arrangiamento, il suono e il ruolo del basso in funzione di una concezione musicale molto ampia. Beatrice, in questo, è stata preziosa: lei è anche produttrice e ha una visione d’insieme profonda, puntigliosa. Molto importanti anche le collaborazioni con Tommaso Colliva e Massimo Martellotta dei Calibro 35, una situazione musicale retro funk molto stimolante…
 
Muovendoti attraverso scenari musicali così diversi, cambiano anche gli strumenti che suoni?
Certo è un aspetto di cui subisco il fascino. Strumenti diversi, ti portano a suonare in maniera diversa e ad essere più pertinente in determinati contesti.
Un basso a cinque corde sarà perfetto in una situazione dove c’è molto spazio per la tecnica, per una proposta musicale particolarmente articolata; viceversa, potrebbe non essere il basso giusto in una band indie alternative. Un basso semiacustico, con le corde lisce, in una determinata situazione musicale o produzione, può spronarti a suonare e sperimentare cose diverse…sono molto curioso in questo senso.
 
La curiosità è importante nella musica?
Moltissimo. Ogni volta che vedo e ascolto un bassista che mi piace sono curioso di scoprire e quindi fare miei i tanti piccoli elementi del suo playing e del suo suono che mi colpiscono. Elementi che cerco di integrare alla mia musicalità…
 
Visto che parli di bassisti, chi sono i tuoi preferiti?
Ho tantissimi bassisti che amo e che mi hanno influenzato anche se, ti confesso, non ho mai avuto un bassista che fosse il mio bass hero indiscusso o idolo assoluto. Billy Sheehan, John Myung, Bootsy Collins, Larry Graham…sono stati tutti fondamentali. Poi, tantissimo, gli italiani: Lorenzo Feliciati di cui ricordo una lezione sulle ghost notes che mi cambiò la vita o Federico Malaman che per me è letteralmente un idolo!

Un bassista atroce e bravissimo
 
Hai menzionato una rosa di bassisti davvero eterogenea…
Sono sempre rimasto affascinato da quei bassisti che esplorano voci e soluzioni tecniche lontane dall’utilizzo canonico, perché mettono in gioco il discorso della curiosità appena fatto. Oggi, in particolare, è facile imbattersi in qualche video di bassista fenomenale che fa delle cose nuove, diverse. E a me piace, stimola l’idea di scoprire e fare miei approcci nuovi…
 
Sei molto attento all’aspetto tecnico…
Sì, moltissimo, per me è fondamentale. Sai, io sono un vero nerd del basso! (Risate)
Adoro analizzare ed esplorare tutte quelle cose che possono rappresentare una sfida di crescita ed evoluzione per il mio linguaggio, a tutti i livelli: espressivo, esecutivo, armonico…Quando nel mio percorso mi imbatto in qualcosa che non riesco a suonare, riuscire a farla mia diventa un obiettivo.
Poi, io magari ci ho sempre scherzato sul fatto di essere uno fissato con la tecnica, un Riccardone…però ho visto che un bagaglio tecnico solido ti permette di usare soluzioni e idee inedite anche in contesti insospettabili. E finisce per essere una risorsa creativa e musicale in più, un valore aggiunto!
Poi, tieni conto che al momento suono con gli Atroci e lì è quasi d’obbligo esagerare con le acrobazie tecniche: il repertorio è davvero tosto!
 
Raccontaci qualcosa della collaborazione con Gli Atroci…
Fu il loro precedente bassista, Dado Neri a coinvolgermi nella band. Gli Atroci sono conosciutissimi per quella loro unica miscela di metal e demenziale e nel loro repertorio mettono in gioco tutti i cliché dell’Heavy Metal! Ma se i testi sono qualcosa di scherzoso la parte strumentale si prende sul serio e dobbiamo risultare sempre molto credibili. Quindi, musicalmente, è una bella sfida…
 
Di cosa parlerai in queste lezioni su Accordo?
In questo ciclo di lezioni mi sono divertito a creare una sorta di percorso ideale attraverso i pilastri dell’heavy metal: partendo dagli anni ’80 fino ai giorni nostri.
Dalle cose più classiche, puro Heavy Metal alla Manowar o Iron Maiden, fino a tutto il nuovo filone del Djent e del Metal Core…
Ma sono anche un vero fissato di strumentazione, gear: ampli, pedalini…e mi piacerebbe parlarne qui su Accordo!

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