Certo il mondo che ruota attorno ai Nickelback può apparire fastoso e molto lontano dall’immaginario del rocker ruspante, in realtà il sound è quanto di più rock si possa sentire nel meanstream. Se l’accordatura delle chitarre era già scesa di un tono con Black Horse, ora ha raggiunto un cavernoso la bemolle, adattando la scalatura di una sette corde alle classiche Les Paul e PRS. “This Means War” non si poteva scegliere un titolo migliore per aprire con un riff decisamente d’impatto.
Chitarre prima di tutto sembra dire “Bottoms Up”, uno dei due singoli che ha anticipato l’uscita dell’album, anche se gli assolo rispetto alle parti ritmiche restano in secondo piano. Scelta voluta, come ci ha spiegato lo stesso Chad Smith nell’intervista che troverete sul prossimo numero di Chitarre, per evitare che gli assolo diventassero una song in song, ma restassero amalgamati al resto del brano, pur restando delle perle chitarristiche di un certo rispetto. Immancabili le ballate che, sempre a detta di Smith portano un po’ di ragazze nel pubblico delle arene. “When We Stay Together” e “Trying Not To Love You” oltre a essere perfette per questo scopo sono dei brani studiati nei minimi dettagli, ben arrangiati e armonizzati con cura, degni del meglio degli anni ’80. Il riferimento alla decade del glam e delle rock ballad è palesato anche dall’infinito riverbero della batteria che catapulta davvero indietro di un po’ di anni. Ovviamente spazio anche per le canzoni impegnate, rubando terreno al “Yeah party!” (cit. Chad Smith), per trasmettere un messaggio, far sentire la relazione tra i Nickelback e il mondo reale, per ricordare che certo non sono assuefatti al mondo delle rock star e che ancora vogliono in qualche modo restare legati alla working music degli esordi, del periodo dei sogni nel garage di casa. Here And Now è un grande album, da sbranare dalla prima all’ultima canzone e che sicuramente riscuoterà il successo che si merita.
Nickelback - Here And Now
Road Runner
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