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JMT la musica come equilibrio tra anima e ritmo
JMT la musica come equilibrio tra anima e ritmo
di [user #49185] - pubblicato il

Giacomo Manlio Turra è un giovanissimo cantante e musicista. Ha all'attivo un album, un tour in Germania e alcune collaborazioni internazionali. Ci siamo fatti raccontare le sue influenze musicali, le sue chitarre e i suoi progetti presenti e futuri.
Ventitreenne originario di Milano e residente a Trento, JMT ha imbracciato per la prima volta la chitarra dopo l'ascolto di “Good Times Bad Times” dei Led Zeppelin e da quel momento la sua passione è andata aumentando.
Conclusi gli studi liceali il giovane ha deciso di dedicarsi interamente alla formazione musicale, prima con un corso di chitarra poi con un corso di canto che lo aiutasse a migliorare la voce.

Nonostante la giovane età Giacomo Manlio Turra ha già all'attivo un album “The Blue Hour” pubblicato nel 2018 e ha recentemente collaborato con Lewisland per il brano “Open Your Heart”.



Oltre alla carriera solista JMT è impegnato nel progetto Silky Palmer Club, band di cui è chitarrista e cantante e con cui ha registrato un album la cui uscita è prevista prima del 2021.

Ci racconti di come ti sei approcciato alla musica e quale è stato il tuo pecorso formativo?
Ho avuto la fortuna di crescere in una casa in cui la musica non mancava mai. Nessuno dei miei genitori suona uno strumento, ma mia madre è un'insegnante di danza e mio padre è un grande ascoltatore di musica e collezionista di dischi. Così fin da quando ero bambino lo stereo in soggiorno era sempre acceso, e brani jazz e di fusion si alternavano a classici rock degli anni '60 e '70. Gli album che ricordo più vivamente sono la raccolta di hits dei Beatles "One" e il primo disco dei Led Zeppelin "Led Zeppelin I". Quando compii tre anni mia nonna mi regalò un violino e quando ne compii cinque in camera mia arrivò una piccola batteria, ma trattavo quegli strumenti più come dei giocattoli. Poi nel 2005 da Milano mi sono trasferito a Trento e nel 2010 ho iniziato un corso di chitarra con un insegnante privato. Da quel giorno è cambiato tutto per me. La musica è diventata la mia vera passione e il mio pensiero fisso. Ho continuato a prendere lezioni di chitarra per altri cinque anni e poi sono diventato autodidatta. Continuo a studiare ogni giorno, ma credo di aver raggiunto un livello in cui riesco ad imparare ciò che mi serve da solo, quantomeno per il tipo di musica che mi interessa fare. Da tre anni invece sto seguendo un corso di canto, che mi ha aiutato molto nell'impostazione e a trovare il modo corretto di usare la voce.


Quali sono le tue influenze musicali?
Le mie prime influenze vengono dal blues e dal rock. Muddy Waters, Led Zeppelin e Rolling Stones. Da quando ho iniziato a suonare la chitarra e a scrivere pezzi originali la mia musica è passata per sound molto diversi. Ho scritto brani hard rock con riff di chitarra molto distorti, ma anche ballate acustiche ispirate da Bob Dylan e Joni Mitchell. Stavo cercando la mia strada. Si può dire comunque che tutte le mie canzoni, scritte in lingua inglese, sono sempre state influenzate dalla musica degli Stati Uniti e del Regno Unito. Non ascolto molti artisti italiani, ma uno che ho sempre ammirato molto è Zucchero Fornaciari. Comunque, da due anni a questa parte credo di aver trovato il mio sound. Sono ancora contaminato da molti generi: prendo quello che mi piace del jazz, del blues e dell'hip hop e lo applico alla mia musica, ma il genere che ha il maggiore impatto su di me è l'R&B/Soul. Penso che sia il perfetto equilibrio tra, proprio come dice il nome, qualcosa che ha ritmo e qualcosa che ha anima. Gli artisti che ascolto di più e che considero i migliori compositori del nostro tempo sono Stevie Wonder, D'Angelo e Marvin Gaye. Tra gli artisti nuovi che apprezzo maggiormente ci sono Anderson Paak, Bruno Mars, Tom Misch e Mac Miller.

JMT la musica come equilibrio tra anima e ritmo

Quali consigli daresti ad un giovane che volesse intraprendere una carriera musicale e artistica?
Il mio umile consiglio è di essere abile per sfruttare al meglio i social media e creare la fanbase adatta a te. Purtroppo si sa che in Italia il panorama musicale e discografico non sono dei migliori, e la crisi che tutto il mondo sta vivendo oggi ha sicuramente peggiorato le cose. Ogni giorno escono migliaia di nuove canzoni ed è davvero difficile farsi notare. Per me sono stati i social media (soprattutto Instagram) lo strumento per farmi conoscere. Grazie ai miei video online in cui suono e canto, ultitmamente sono riuscito a raggiungere un ampio pubblico e a far ascoltare le mie canzoni in luoghi come Stati Uniti, Inghilterra, Sudamerica e Australia.

Durante questa quarantena sei molto attivo sui social. Nei video che posti si vedono molte chitarre, ci racconti qual è la tua preferita e il motivo? (Anche più di una).
Adoro e suono sempre tutte le chitarre che possiedo, ma se dovessi sceglierne solo una sarebbe la mia Fender Stratocaster verde acqua. Quando ho iniziato a suonare ero un tipo da Gibson. Da grande fan di Slash e Jimmy Page, ovviamente la mia prima chitarra è stata una Epiphone Les Paul. Per qualche anno ho avuto anche una Gibson SG. Oggi l'unica Gibson che possiedo è una ES-335 rossa. Amo il suo timbro caldo e avvolgente, perfetto per suonare slow blues e brani in stile Motown. Ma da quando ho scoperto il mondo della Fender e dei pickup single coil, la Gibson è passata in secondo piano. A livello di tono, di "vintage feel" e di comodità del manico, la Fender Stratocaster per me non ha rivali. Ogni volta che registro e mi esibisco insieme alla mia band, sento che il suono cristallino e brillante della Stratocaster è proprio quello che serve. È inimitabile.

Hai recentemente pubblicato un singolo strumentale “Spring ( Homebound )” che ti vede collaborare con artisti internazionali. Ci racconti la genesi e lo sviluppo del progetto?
Il brano è nato come una jam di un minuto che ho scritto con la chitarra e la loop station, filmata sul mio balcone e pubblicata sul mio profilo Instagram. Visto l'ottimo riscontro che ho ricevuto per il video, ho deciso di scrivere tutta la canzone e di pubblicarla come singolo. 
"Spring (Homebound)" è uscita in tutti digital stores lunedì 13 aprile e si tratta del mio primo brano interamente strumentale, registrato a distanza in collaborazione con diversi musicisti dall'Italia e dagli Stati Uniti. Lorenzo Odorizzi ha aggiunto le parti di sintetizzatore, Giosuè Parisi il basso e Alessia Forti il violino, mentre la batteria è stata registrata dal mio amico Christopher Ferree del Berklee College of Music di Boston.
L'idea di "Spring (Homebound)" - letteralmente "Primavera (Chiusi In Casa)" - era di ritrarre il silenzio delle nostre città e di mettere in risalto un lato più emotivo e coinvolgente della musica. Da qui la scelta di non inserire una linea vocale al brano. Il singolo si apre con un arpeggio di chitarra, a cui si aggiungono progressivamente gli altri strumenti in un continuo crescendo, che raggiunge l'apice alla fine della traccia. Durante questa difficile quarantena il tempo sembra dilatato, sospeso, e le città ci appaiono deserte e stravolte. Mentre restiamo in attesa e ci sottoponiamo a grandi sacrifici, abbiamo tuttavia l'occasione di ascoltare dalle nostre finestre i suoni di una nuova primavera che fiorisce.



Come scegli la strumentazione? Cosa non può mancare nel tuo set quando fai musica?
Una volta mi piaceva sperimentare con gli effetti e manipolare molto i suoni. Ultimamente invece mi sono avvicinato ad un tono più semplice e pulito. Cerco di lavorare sulle dinamiche e l'intensità di quello che suono. Come JMT in live mi esibisco con la chitarra e il microfono, accompagnato da Mario Pizzini che si alterna al piano eletttrico e al sax. Uno strumento che non manca mai con me è la loop station. Per chi non lo sapesse, la loop station è un pedale che registra dal vivo quello che stai suonando e lo riproduce in loop, permettendoti così di creare un'intera sezione ritmica a partire dalla chitarra. La utilizzo molto anche per scrivere, è davvero comoda. 

In quali progetti sei coinvolto al momento e quali per il futuro?
Oltre al mio progetto solista come JMT, sono anche cantante e chitarrista per la band Silky Palmer Club. Il gruppo si è formato a Trento nel 2015 quando io, il chitarrista Francesco Weber e il bassista Daniel Kasal ci siamo incontrati durante il liceo e abbiamo deciso di formare una band. Il batterista Giacomo Meroni si è unito a noi nel 2015 e il gruppo ha preso il nome di Beavers From Mars. Abbiamo fatto diversi concerti in tutta la regione e pubblicato un album auto-prodotto nel settembre 2017. Il progetto era influenzato dal rock alternativo e psichedelico degli anni 60 e 70. Nel 2018, quando Mario Pizzini si è aggiunto al sax e al piano, abbiamo iniziato ad esplorare altri generi, avvicinandoci alla musica R&B, Soul e Funk. Soddisfatti dal nuovo sound, nel 2019 abbiamo cambiato nome in Silky Palmer Club e, tra febbraio e novembre, abbiamo registrato un album di dieci brani originali, prodotto da Pietro Foresti presso il Frequenze Studio a Monza e previsto in uscita prima del 2021.

JMT la musica come equilibrio tra anima e ritmo
 
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