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Fare musica non è una gara di precisione
Fare musica non è una gara di precisione
di [user #116] - pubblicato il

La gestione del ritmo è uno degli aspetti più affascinanti del fare musica. Se il fatto di eseguire correttamente una parte ritmica fosse di per sé garanzia di produrre buona musica, sarebbe sufficiente corregge ogni imprecisione per confezionare musica di qualità. Invece, ciò che rende magica la musica è la capacità di trasmettere emozioni che non necessariamente va a braccetto con il fatto di suonare o ascoltare qualcosa che è semplicemente e formalmente corretto.

Queste affascinanti riflessioni nascono da una domanda fatta a Roberto Priori e Paolo Caridi. Chitarrista, fonico e produttore il primo batterista session man il secondo, da tempo curano su Accordo una rubrica nella quale parlano di registrazione e produzione della batteria in studio.
La nostra domanda, molto tecnica, interessava la gestione del click negli ascolti del batterista durante una registrazione. Registrare con il click significa garantirsi l’adesione del suonato del batterista a una griglia ritmica definita e questo permette e comporta diversi benefici: una fluidità e coerenza ritmica e sonora attuale e potente, maggiore ordine, la facilità di editare, spostare, integrare ogni sezione della canzone in maniera meccanica e – soprattutto – la possibilità di sovrapporre al suonato parti di elettronica, sequenze, virtual instrument.
Quando si parla di gestione del click, dunque, non si fa riferimento esclusivamente al volume con il quale il singolo batterista decide di averlo in cuffia mentre registra. Ma anche di quanto il batterista decide di assecondarlo, scegliendo di appoggiarcisi esclusivamente (alcuni se hanno la struttura del pezzo scritta registrano con in cuffia solo con il click) oppure di seguire di più il flow del suonato degli altri musicisti, lasciando al click il più semplice, ma decisivo, ruolo di ancora e riferimento.

Fare musica non è una gara di precisione

 
Paolo Caridi:
“Dovendo gestire gli ascolti in una situazione ottimale, cerco di privilegiare un certo equilibrio: voglio un click presente ma non esageratamente alto. Esagerare con il clic può essere dannoso perché compromette la naturalezza dell’ascolto. Invece, io cerco un mix di volumi il più possibile armonioso senza che nulla sia eccessivamente alto perché, anche se sto registrando da solo, sulle tracce della pre produzione, mi piace poter sentire tutto, come in un live: appoggi di chitarra, linee di basso, riferimenti di voce.”
 
Roberto Priori:
“Come appena detto da Paolo, però, questo è possibile solo se ci si trova a registrare in una produzione ben strutturata perché può succedere di dover registrare in fasi diverse della produzione e questo condiziona le possibilità di ascolto.
Un classico, per esempio, è dover registrare la batteria su pezzi in cui le linee vocali non sono ancora definitive, dove alcune parti della struttura sono state create a tavolino e vanno risolte in fase di registrazione.” 
 
Fare musica non è una gara di precisione

Paolo Caridi: 
“In studio bisogna essere pronti a tutti: con Roberto ci è capitato di registrare in casi limite, ancora più estremi, dove serviva suonare su delle produzioni in cui alcuni strumenti erano ancora affidati a delle parti midi. Oppure, si può decidere di registrare live, suonando tutti assieme, basando quindi l’esecuzione molto sull’interplay, sul fatto di ascoltarsi. Tutte queste contingenze, ovviamente, condizionano le esigenze degli ascolti e optare per un ascolto bilanciato è una buona strategia in ciascuno di questi contesti.
 
Roberto Priori
"Da produttore, un’attenzione esagerata del batterista nei confronti del click, preoccupa. Quando produco e registro un batterista la prima cosa che cerco è la musicalità: se un batterista si appoggia esclusivamente sul click senza ascoltare cosa e come suonano gli altri strumenti, può essere pericoloso, perché rischia di suonare a macchinetta.
Ovviamente, anche in questo caso il discorso è complesso e lungo: a seconda delle produzioni si può scegliere di essere più rigorosi sul timing perché magari un determinato genere lo impone. Questo accade per esempio nel metal estremo dove ci sono tessiture ritmiche molto complesse, fitte e veloci. Ma in altri generi, si può decidere di essere più liberi e lasciare maggiore respiro ritmico perché questo può essere una componente estetica e di carattere. In questi casi, legarsi troppo al click rischia di togliere feeling all’esecuzione!
Bisogna ragionare in termini musicali e in questo senso la griglia può essere un’arma a doppio taglio! A volte, per alcuni musicisti, sembra che suonare preciso in griglia sia il fine ultimo di una registrazione. Ma questo non è fare musica: non stiamo facendo una gara di precisione o giocando a freccette dove bisogna fare centro sulla griglia! Quando si fa musica, si cerca di trasmettere emozioni suonando: e non è facile da spiegare e tanto meno da fare. E sarebbe troppo facile pensare di poterlo fare semplicemente perché si suona dritto e in griglia!"

Fare musica non è una gara di precisione
 
Paolo Caridi:
“Esatto: il metronomo non è la verità assoluta! Io credo che l’attenzione smodata alla griglia, al metronomo a volte può uccidere la musicalità di un brano. Toglie il respiro!
 
Roberto Priori:
“Per questo, bisogna farsi guidare dall’istinto, non dalla griglia. Se ascoltando una parte sentiamo che ci piace, ci emoziona non ha senso stare a guardare ogni colpo di sedicesimo sulla griglia! E produrre e registrare musica così, è anche più semplice e piacevole perché non devi essere troppo schematico, non controlli ogni cosa sulla base della sua correttezza ma scegli semplicemente sulla base del fatto che ti piace, funzione ed emoziona”


 
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