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Carl Verheyen: “Home studio e digitale? Non saranno mai un 10”
Carl Verheyen: “Home studio e digitale? Non saranno mai un 10”
di [user #116] - pubblicato il

“Gli home studio possono essere un 4 o un 5, ma non saranno mai un 10”. Lo spiega Carl Verheyen parlando di digitale e sale di ripresa.
In pochi anni, le tecnologie digitali hanno cambiato nel profondo il volto della produzione musicale. Solo qualche decennio fa, per registrare una demo vagamente ascoltabile, una giovane band di musicisti aveva bisogno di rivolgersi a uno studio professionale, spendere quattrini e metri di nastro per una take buona.
Quando i registratori digitali e le workstation moderne si sono diffuse anche nelle sale più piccole, la situazione è cambiata anche se non del tutto: è diventato possibile correggere le imprecisioni e rifare take virtualmente a costo zero grazie alle DAW, ma restava la necessità di una sala prove e di uno studio di missaggio adeguati.
Negli ultimi dieci anni, con risultati sempre più convincenti, anche quest’ultima grande barriera è andata indebolendosi. Oggi è possibile dare vita a registrazioni complete e apprezzabili affidandosi solo a dei computer e ai software di registrazione, amp modeling e strumenti virtuali con relativi controller MIDI per tastieristi e batteristi. D’un tratto, un paio di cuffie hanno potuto offrire un ripiego economico e decente a qualunque sala d’incisione e missaggio.

Carl Verheyen: “Home studio e digitale? Non saranno mai un 10”

Dell’evoluzione tecnologica che oggi permette a ogni band di registrare le proprie demo o dischi completi nel salotto di casa, Dave Grohl diceva: “ha solo generato tanta musica brutta in più”.
È di un avviso simile anche Carl Verheyen, uno tra i session man più apprezzati in circolazione.

“Io ho un home studio a casa, ma gli home studio non saranno mai come una sala vera” ci ha spiegato in un’intervista.
Il digitale fa passi da gigante, dà soddisfazioni, apre la mente soprattutto ai meno esperti, ma qui Verheyen rincara la dose. Parlando delle moderne tecnologie nel campo dell’amplificazione virtuale confrontate ai classici della valvola, Verheyen confessa: “La gente dice che in un grosso concerto la differenza non si avverta ma, sai cosa? Io la noto”.



A oggi, Carl è una delle eminenze del sound, della tecnica chitarristica e della professione di musicista, in studio quanto sul palco. Il suo parere può contrapporsi alle scuole di pensiero sostenute dai musicisti maggiormente avvezzi al mondo dei bit e delle convoluzioni, ma non va preso alla leggera.
In definitiva, home studio e digitale: un bene per la musica o solo la causa di tanto rumore in più?
carl verheyen il suono interviste tecniche di registrazione
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di Merkava [user #12559]
commento del 15/05/2020 ore 15:30:07
Come al solito Carl esprime un'idea da grande professionista, abituato a lavorare e registrare nei grandi studi. E' ovvio che nella mia stanza non posso ricreare l'ambiente, ma soprattutto il feel dei luoghi dove sono nati i grandi album che amiamo e questo si riflette anche nel modo in cui si suona seppure in modo inconscio. Un conto e' suonare sul clic da soli davanti al computer, un altro e' suonare live in uno studio professionale, e' questione di feeling per me.
C'e' anche da dire che signori di fonici come Scheps e non solo confessano di usare per il mix plug ins digitali. Per il mio modesto punto di vista posso dire che per acquisire non c'e' niente che batte l'analogico, ma in fase di mix il digitale va piu' che bene....
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 15/05/2020 ore 15:34:05
Io credo che Carl abbia sacrosanta ragione.
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 15/05/2020 ore 15:42:01
Con la diffusione dell'home recording digitale fuori dubbio si è tolto un filtro. Prima una band o un musicista dovevano fare un investimento (economico e di tempo) per produrre qualcosa da presentare al pubblico. Da questo punto di vista le case discografiche (nel bene o nel male) una selezione la facevano, sicuramente privilegiando i gruppi o artisti che promettevano maggiori ritorni economici, ma nel processo mandando avanti anche gruppi e artisti veramente meritori. Oggi come oggi le case discografiche investono poco o nulla da questo punto di vista. Effettivamente oggi si registra un sacco di musica ma tutto alla fine viene appiattito e forse paradossalmente rimane più difficile per i gruppi o artisti di talento farsi veramente notare.
Rispondi
di fa [user #4259]
commento del 15/05/2020 ore 22:41:56
È anche un’altra cosa e bisogna essere super professionali per entrare in quegli studi, registrare le parti bene e velocemente ed essere in grado di lavorare a quei livelli. Oggi un mucchio di cose si fanno separati e magari a casa propria, quindi comodi, con tutto il tempo, quante take vogliamo ecc. ecc. E’ molto meno selettiva la situazione. Da un lato è un bene perché possono fiorire nuove idee, dall’altro la qualità si appiattisce. Ciao Fab
Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/05/2020 ore 00:32:18
mi sembrano dilemmi risolvibili molto facilmente: se il mio gusto mi dice che una musica mi piace, non ha alcun senso che chi se ne intende affermi che è stata realizzata in un modo brutto, tanto mi piace lo stesso.
Per cui boh .. a me non piace tutta la musica, ma fra la musica che mi piace, c'è roba realizzata con tutti i sistemi possibili, anche quelli "moderni" che alcuni possono giudicare inadatti a fare buona musica .. ;-)
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 16/05/2020 ore 09:18:44
Io interpreterei diversamente: se la roba che ti piace fosse stata realizzata in uno studio professionale, sarebbe venuta fuori ancora meglio.
Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/05/2020 ore 17:28:39
anche Leonardo Da Vinci è possibile che se quel giorno avesse mangiato meno pesante avrebbe fatto una Gioconda ancora più bella, ma di fatto la Gioconda così com'è piace, come piacciono tanti brani realizzati in un modo che qualcuno giudica non "ad hoc".

fra l'altro i generi di musica che trattiamo in questo spazio sono caratterizzati, o almeno lo erano in origine, dalla novità, dall'anticonformismo e, tutto sommato, anche da una certa sgangheratezza.. parlare in questo ambito del fatto che le cose vanno per forza fatte in un certo modo per via di una certa ipotetica "regola d'arte" a me fa sorridere ..

felicissimo di aver lavorato in studi di varia "grandezza" però col bello della musica tutto ciò ha poco a che vedere se non zero ...
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 17/05/2020 ore 00:25:02
> col bello della musica tutto ciò ha poco a che vedere
E su questo non ci piove

Ma io mi riferivo al suono, alla qualità della registrazione.
Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 17/05/2020 ore 22:30:06
la musica è una questione di momenti di grazia, di ispirazione, di ambiente, di persone .. se nel tal posto mi è venuta "satisfaction" o "yesterday", non posso essere sicuro che stando altrove mi sarebbe uscita la stessa cosa o addirittura meglio. Quindi se qualcosa piace, piace.. pensare che se fosse stata fatta da un'altra parte sarebbe stata meglio è un gioco senza significato.
Ammesso e non concesso che lo studio digitale sia peggio di quello, per così dire, tradizionale .. cosa che è tutta da discutere. Bisogna considerare anche che le note di copertina di un CD o le notizie che sappiamo sul gear di un artista non sono la verità ma una forma d'arte. E' possibilissimo che sbaviamo su un suono dichiarato come analogico, vintage e pippe varie, quando invece è amplitube o guitar rig
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 18/05/2020 ore 21:42:51
In certi generi, dove la musica DEVE ESSERE SUONATA (è il caso di Verheien), il plus di uno studio professionale e attrezzato è vincente (digitale o no ha poca importanza, si parla di home studio vs pro studio).

Quindi, dipende.

Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 18/05/2020 ore 23:54:59
semmai il contrario .. quando la musica non è suonata ma per esempio programmata su computer, trasferisco il lavoro fatto a casa, che a casa già funzionava, sul sistema di uno studio professionale facendo intervenire ingegneri del suono e fonici professionali, e c'è la possibilità che il lavoro "trasferito" possa solo migliorare perchè non c'è l'incertezza di dover eseguire di nuovo il brano in studio con risultati che ovviamente non posso prevedere ..

tutto cambia se la musica è suonata.. ovvero se la performance deve essere fatta in studio..

chi me lo dice che nello studio ritrovo lo stato di grazia della performance canora o strumentale fatta a casa con più tempo a disposizione, più tranquillità, senza pressione, senza il tassametro che corre ecc. ecc.

nessuno me lo dice...



consideriamo anche che certi studi che hanno prodotto successi strepitosi, pietre miliari, poi sono stati superati, qualche anno dopo da studi tecnicamente e sonicamente più evoluti. Il brano meraviglioso e magico degli anni 50, il successo dei beatles registrato su quattro piste stereo (oggi si registra su piste stereo illimitate pure in cameretta), sarebbero stati migliori se fossero stati realizzati in uno studio di epoca successiva o di oggi?

penso che non ci sia risposta.. è per questo ed altri motivi che affermare in assoluto che lo studio è meglio dell'home studio di per se non ha senso .. anche perchè, appunto, lo studio casalingo di oggi, può, volendo, essere giudicato molto più evoluto del tipico studio pro dei decenni passati..
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 19/05/2020 ore 21:00:49
Sfido qualsiasi pianista intento a incidere Chopin, a scegliere una tastierina midi su pc al piano a coda in uno studio ben microfonato. Se poi , per puro c...o, gli esce meglio l'esecuzione sulla midi, pazienza.
Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 19/05/2020 ore 22:52:33
gli strumenti sono una cosa, lo studio è un'altra... nessuno, men che meno io, sostiene che il mandolino possa sostituire il contrabbasso.

Per cui, se uno suona il piano e nello studio più o meno casalingo ha un piano col quale sente di esprimersi bene, se lui registra una performance con i mezzi che ha e tale realizzazione piace, è del tutto campato in aria sostenere che se registrava nello studio "vip" le cose sarebbero andate certamente meglio ..

è simile al discorso del live.. i live, qualsiasi sia il genere, anche classico o jazz, sono praticamente sempre registrati peggio di come si sarebbe fatto per realizzazioni in studio (in realtà tantissimi live del passato, anche rock, sono peggio di come potrebbero essere registrati oggi da un principiante dell'home recording con i mezzi portati dalla cameretta), ma a nessuno viene in mente di considerarli ascolti di serie b.. anzi..

e quì la chiudo.. non posso durare giorni a discutere dell'ovvio :-)

Rispondi
di Aleinaccordo [user #41248]
commento del 16/05/2020 ore 01:48:47
Questa differenza è sostanziale per chi fa musica, mentre per chi l'ascolta è solo una questione di gusti; questo o quel modo non fa differenza, i gusti sono gusti. Sarà poi il talento di un musicista saper riproporre live ai suoi fan o spettatori ciò che ha creato digitalmente. Ma qua entriamo in un altro campo... Pochi live e molti streaming
Rispondi
di eko22 [user #15375]
commento del 16/05/2020 ore 07:56:30
La differenza fra casetta e studio la fanno le persone dello studio, con le loro esperienze, competenze e sensibilità. Se parliamo solo di suono fra 15 anni nessuno potrà accorgersi della differenza, nemmeno Carl. Già Billie Eilish ha registrato tutto in cameretta con il fratello...
Rispondi
di Tubes [user #15838]
commento del 16/05/2020 ore 22:53:39
Guarda, dirò di più. Non devono passare quindici anni, già adesso se al buon Carl fai sentire un prodotto registrato in casa dalle persone giuste come hai descritto esattamente tu, dotate delle appropriate competenze, non se ne accorgerà mai. Io, personalmente, diffido sempre dei guru, pure dei miei.
Rispondi
di charlie_bronson utente non più registrato
commento del 17/05/2020 ore 18:38:19
condivido questo pensiero al 100%
Rispondi
di Dinamite bla [user #35249]
commento del 16/05/2020 ore 11:51:56
Mah.. è anche vero che con l'home recording ora è possibile aggiungere un tassello importantissimo al percorso di crescita musicale: cioè registrarsi e riascoltarsi. Prima era più complicato, si usavano registratori portatili, nastri, non si poteva rallentare, cambiare, tornare indietro e fare il loop di una parte, ecc.ecc. Secondo me è un lavoro di dettaglio fondamentale per capire su cosa lavorare, su cosa ci piace o no del nostro playing. E il fatto di "smanettare" con suoni plugin ecc, sicuramente non ci farà raggiungere la qualità di un buono studio, ma ci da qualche conoscenza su cosa andare a toccare per avere un suono un po' più così o così. In questo modo, con le idee più chiare, è più facile dare indicazioni al fonico professionista, su che tipo di sfumature si vogliono ottenere.
Alla fine il fonico fa il disco, ma la musica è del musicista che è il committente, e deve andar bene a lui.
Rispondi
di Skywalker8 [user #40706]
commento del 16/05/2020 ore 15:00:42
Quoto tantissimo.
Da quando ho iniziato ad ascoltarmi ho cambiato completamente approccio e mi sento molto migliorato...mentre per i plugin sono negato/:
Rispondi
di Tubes [user #15838]
commento del 16/05/2020 ore 22:57:37
E' proprio così. La diffusione e la qualità di un home recording, pure economico, ha accorciato notevolmente la distanza tra le pareti della nostra stanza e quelle di uno studio professionale. La differenza la faranno le nostre scelte, il gusto personale, la capacità di interpretare la moda corrente. Se sei uno che guarda avanti, le persone se ne accorgono, altrochè.
Rispondi
di nanniatzeni [user #24809]
commento del 16/05/2020 ore 18:04:54
Mah, dipende sempre dalla musica.
Se caghi in un bagno d'oro non è che la cacca sia migliore.
Sempre cacca resta.
Allo stesso tempo un gran pezzo prodotto maluccio è sempre meglio di una cagata superbamente prodotta
Rispondi
di Merkava [user #12559]
commento del 16/05/2020 ore 20:46:22
Concordo, ma attento al tono con cui ti esprimi, qui' su Accordo ci sono sceriffi della moralita' che bacchettano ogni espressione al di sopra degli standard....
Ovviamente io sono stato bacchettato....
Rispondi
di vicius [user #4317]
commento del 17/05/2020 ore 14:38:55
Credo che l'affermazione del caro buon Carl gli possa valere la nomination per il premio "ma grazie al c***o" edizione 2020.
E credo che solo uno stupido possa pensare che la qualità nelle produzioni di uno studio professionale di livello con personale qualificato sia minimamente paragonabile a me che cazzeggio con la scheda audio e il pc. Ho la fortuna di avere uno degli studi per conto terzi più grandi d'italia,e d'europa,a due passi da casa mia e solo il cielo sa l'ira di dio del tempo e delle risorse impiegate per progettare lo studio e far funzionare tutte quelle macchine.
Che poi ognuno registri e diffonda la qualunque è vero,però in fondo mi chiedo: che problema c'è?
Musica brutta/fatta male? Non ascoltiamola.
Io credo che registrarsi per un musicista sia fondamentale per almeno una decina di buoni motivi. Lo si può fare da casa? Bene. Si vuol distribuire qualche idea? Bene. Qualche demo del proprio gruppo? Bene. Il resto lascia il tempo che trova.
Rispondi
di sciani [user #3555]
commento del 18/05/2020 ore 08:52:56
Forse dirò qualcosa che farà storcere il naso a molti ma a me il suono di chitarra di Carl non mi fà impazzire. Inoltre, lui non ha un "suo suono", lui ha la sua tecnica, che è riconoscibilissima, ma non il suono. Gente come Andy Timmons, Eric Johnson, hanno "il proprio suono", quindi, di cosa stiamo parlando? Dirò di più, a me certe volte sembra che il suo suono, rispetto alla strumentazione che usa, non è per nulla fedele. Carl è un grande, ci mancherebbe, ma condivido il suo discorso diciamo al 4 o 4 e1/2 su 10.
Rispondi
di Merkava [user #12559]
commento del 19/05/2020 ore 11:32:03
Ciao! Diciamo che conosco abbastanza a fondo la sua discografia ed ho tutti i suoi album tranne uno. Il suo e' un suono molto "classico" se vogliamo, che rispetta sempre lo strumento che suona in quel momento. Non mi piace il suono quando ha in mano una Les Paul, ma con una Strato o una Tele o una Gretch e' micidiale. Inoltre ha un uso molto moderato della distorsione, piu' che altro usa OD.
Certo, EJ ha un suono che riconosci subito ma non ha l'approccio del turnista anche ai propri pezzi, il bello di Carl e' che ogni chitarra suona "naturale" un po' come anche Edge, anche se sono lontani anni luce...
Rispondi
di elguitarron [user #8109]
commento del 19/05/2020 ore 10:54:45
"Parlando delle moderne tecnologie nel campo dell’amplificazione virtuale confrontate ai classici della valvola, Verheyen confessa: “La gente dice che in un grosso concerto la differenza non si avverta ma, sai cosa? Io la noto”."
Non si capisce se lui la nota dal palco, dato che come grande musicista calca quelle scene, o dal pubblico. Se fosse la seconda ipotesi, concedendogli questa spiccata capacità di distinzione, credo che ce l'abbia solo lui o pochi altri, tanto più che in grossi concerti immagino che comunque il mixer sia digitale, quindi tutta la catena del suono non sarebbe lo stesso puramente analogica...
Rispondi
di vilorenz [user #2546]
commento del 19/05/2020 ore 16:23:48
""In definitiva, home studio e digitale: un bene per la musica o solo la causa di tanto rumore in più?"" Assolutamente un bene. L'avvento del digitale ha consentito ad una moltitudine di musicisti di poter registrare e sviluppare, proporre e diffondere le proprie IDEE a costi molto contenuti, realizzando, con un minimo di pratica, cose assolutamente ascoltabili. In uno studio professionale si realizza musica migliore? No, si realizza sicuramente musica tecnicamente migliore, ma sulla qualità artistica si devono fare molti distinguo, non è proprio così scontato, si sente molta immondizia in giro figlia di mega produzioni. Poi non capisco, e mi da fastidio, questa spocchia del professionisti nei confronti dei dilettanti, che ad ascoltare loro, producono musica di m***a, rubano spazio nei live e quant'altro. Cari signori, esistono le Ferrari e le Mac Laren da formula uno, con autodromi dedicati e schiere di meccanici al seguito, ed esiste la Panda e la Golf per andare a lavorare o a spasso con la famiglia. Le due cose hanno poco in comune, se non le quattro ruote. Così in ambito musicale. Chi è professionista e merita è giusto che vada nei mega studi e sui palchi importanti a suonare i live. Io che sono dilettante celebro la mia immortalità nel mio home studio e gioco a fare il guitar hero de noantri nei baretti qualche fine settimana. A ognuno il suo, e, ciò premesso, non si rompa il c***o con discorsi ovvi a chi suona per divertirsi.

Rispondi
di Merkava [user #12559]
commento del 19/05/2020 ore 19:44:37
Ciao! Non credo che qui' sia in gioco la diatriba pros vs hobbisti, affatto! La questione e' puramente tecnica, ossia quanto il digitale e l'analogico siano equiparabili tra loro. Per come la vedo, e' sempre una questione di competenze su come si usa l'uno e l'altro. Cio' che magari non ti da' il digitale e' il percorso fatto di errori e tentativi per arrivare a definire il tuo suono, mentre spesso con le pedaliere e' piu' semplice cadere in tentazione con i preset. Per il mio punto di vista il digitale mi permette di fare e pubblicare musica (anche qui' su Accordo), e non posso parlarne altro che bene. Certo, se avessi una channel strip della UA, rack e quant'altro forse le mie modeste produzioni suonerebbero meglio, ma come dicevo prima, se Chris Lord Age si mettesse davanti al mio pc con i soli plug ins che uso sicuramente tirera' fuori un risultato migliore del mio...
Rispondi
di RicFreak [user #18371]
commento del 25/05/2020 ore 15:12:07
Non sono d'accordo. Nessuno discute la qualità ottenibile in certi studi con certe apparecchiature e certi ambienti.
Ma l'emozione, il coinvolgimento, l'arte, se volete, può essere un'altra cosa: riascoltatevi, per esempio, Nebraska di Bruce Springsteen.
Io dico che è bene che ognuno possa avere i mezzi per esprimere ciò che gli passa per la testa. Se poi non piace basta ascoltare altro.
Rispondi
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