A poche ore di distanza dal ciclone mediatico che ha investito il fondatore di Fulltone, c'è una nuova tempesta che stavolta si abbatte su John Cruz. Uno tra i più stimati Master Builder di casa Fender avrebbe pubblicato un post molto sgradevole sulla sua pagina Facebook, e questo gli sarebbe costato il posto di lavoro.
Secondo il magazine Gearnews, Cruz avrebbe postato un meme sarcastico e a sfondo violento, ironizzando sulle proteste che stanno scuotendo gli USA dalla morte di George Floyd.
Il post non risulta ora essere pubblico sulla sua pagina. La notizia arriva imprevedibile: solo pochi giorni fa, un comunicato stampa con firma del CEO Fender Andy Mooney esprimeva solidarietà nei confronti della comunità afroamericana e della popolazione impegnata nelle proteste.
Mentre scriviamo, la vicenda non trova ancora conferma ufficiale dalle parti chiamate in causa. Tuttavia, il nome di John Cruz appare depennato da una versione del catalogo Custom Shop 2020 appena resa disponibile online a sostituire quella di ieri. Il bassista Gregor Fris, tra i primi a mostrare indignazione per l'accaduto, sul suo profilo Facebook, spiega: "Fender mi ha chiamato e abbiamo avuto uno scambio amichevole e costruttivo circa l'incidente. A questo punto, John non è più un dipendente Fender".
In un momento tanto difficile per l'intera umanità, di questa vicenda - qualora confermata, ma sono pochi i dubbi - si sarebbe davvero fatto a meno. Rinunciamo a dare visibilità o commentare la squallida immagine che John Cruz avrebbe condiviso e che sta girando in Rete in queste ore, perché la riteniamo indegna delle nostre pagine.
La musica deve unire. Per questo anche noi, da musicisti contrari a qualunque violenza e discriminazione, intendiamo limitarci a manifestare la nostra solidarietà al management Fender per il coraggio dimostrato. Non è facile per unmanger - soprattutto in momenti di una profonda crisi mondiale - privarsi della collaborazione di uno dei più celebrati masterbuilder in nome di un ideale. Il mangement di Fender l'ha fatto, dimostrando di essere una grande azienda, anche oltre gli iconici strumenti che produce da oltre settant'anni. Seguiremo la storia da vicino in attesa di dichiarazioni a riguardo da parte di John Cruz e Fender, nella speranza che l'intera storia si riveli infondata.
Aggiornamento del 9 giugno 2020. La notizia è confermata da un portavoce dell'azienda: "Fender has terminated its relationship with Custom Shop Master Builder John Cruz, he is no longer with the company". Dopo queste parole il portavoce ha aggiunto che "Fender would issue no further comment as a matter of policy”.
Secondo il magazine Gearnews, Cruz avrebbe postato un meme sarcastico e a sfondo violento, ironizzando sulle proteste che stanno scuotendo gli USA dalla morte di George Floyd.
Il post non risulta ora essere pubblico sulla sua pagina. La notizia arriva imprevedibile: solo pochi giorni fa, un comunicato stampa con firma del CEO Fender Andy Mooney esprimeva solidarietà nei confronti della comunità afroamericana e della popolazione impegnata nelle proteste.
Mentre scriviamo, la vicenda non trova ancora conferma ufficiale dalle parti chiamate in causa. Tuttavia, il nome di John Cruz appare depennato da una versione del catalogo Custom Shop 2020 appena resa disponibile online a sostituire quella di ieri. Il bassista Gregor Fris, tra i primi a mostrare indignazione per l'accaduto, sul suo profilo Facebook, spiega: "Fender mi ha chiamato e abbiamo avuto uno scambio amichevole e costruttivo circa l'incidente. A questo punto, John non è più un dipendente Fender".
In un momento tanto difficile per l'intera umanità, di questa vicenda - qualora confermata, ma sono pochi i dubbi - si sarebbe davvero fatto a meno. Rinunciamo a dare visibilità o commentare la squallida immagine che John Cruz avrebbe condiviso e che sta girando in Rete in queste ore, perché la riteniamo indegna delle nostre pagine.
La musica deve unire. Per questo anche noi, da musicisti contrari a qualunque violenza e discriminazione, intendiamo limitarci a manifestare la nostra solidarietà al management Fender per il coraggio dimostrato. Non è facile per unmanger - soprattutto in momenti di una profonda crisi mondiale - privarsi della collaborazione di uno dei più celebrati masterbuilder in nome di un ideale. Il mangement di Fender l'ha fatto, dimostrando di essere una grande azienda, anche oltre gli iconici strumenti che produce da oltre settant'anni. Seguiremo la storia da vicino in attesa di dichiarazioni a riguardo da parte di John Cruz e Fender, nella speranza che l'intera storia si riveli infondata.
Aggiornamento del 9 giugno 2020. La notizia è confermata da un portavoce dell'azienda: "Fender has terminated its relationship with Custom Shop Master Builder John Cruz, he is no longer with the company". Dopo queste parole il portavoce ha aggiunto che "Fender would issue no further comment as a matter of policy”.
Ad esempio nel contratto dei metalmeccanici è scritto che il lavoratore che provochi grave nocumento morale o materiale all'azienda può incorrere nel licenziamento senza preavviso.
Se sei una "icona" aziendale e scrivi bestialità sui social puoi essere licenziato.
Poi è diritto del lavoratore rivolgersi al giudice per stabilire la legittimità o meno del licenziamento.
Pero' negli USA stiamo vedendo licenziamenti di gente anonima che ha scontri con persone ripresi in video... ora, non che non mi faccia piacere vedere un maledetto razzista licenziato, ma al tempo stesso mi sembra un'intromissione eccessiva, un'interferenza nella liberta' di pensiero, anche se un pensiero spregevole. Ad esempio la tipa che a Central Park ha chiamato la polizia contro una persona - nero - che le aveva chiesto di mettere il guinzaglio al cane... ok, una vera bastarda, ma non si e' presentata dicendo "io sono Karen e lavoro per la Vattelapesca Inc."... pero' il datore di lavoro l'ha scaricata subito. Un conto e' la giustizia penale e civile, ma l'intervento dei datori di lavoro in vicende personali extralavorative, per quanto discutibili, sta diventando a mio avviso eccessivo. Questo il senso del mio ragionamento, e sia ben chiaro non e' l'ennesima versione dell'aforisma attribuito a Voltaire, tutt'altro. Semplicemente credo che il compito di rispondere non sia di un datore di lavoro, se questi non e' parte lesa o chiamata direttamente in causa, come nel caso di Cruz.
Tieni conto però che per loro mentire è una cosa inaccettabile, se ti ricordi il caso Clinton - Lewinsky il problema non fu tanto la relazione ma il fatto che lui avesse giurato il falso.
Questa ha mentito alla polizia per mettere nei guai una persona che era dalla parte della ragione, la fiducia in una persona finisce dopo un episodio del genere.
Io sono sempre dalla parte del lavoratore, intendiamoci, però soprattutto in questi anni bisogna stare molto attenti perché quello che fai nella tua vita privata può avere ripercussioni nella vita lavorativa.
anno fa per aver apostrofato a male parole dei poliziotti durante una manifestazione di protesta. Anche lì il caso creò molte polemiche giustamente. Come scrivevo sopra rimango sempre un po' perplesso in casi come questo, nel senso che a me sembra un'arma a doppio taglio. Da una parte può sembrare giusto che una datore di lavoro punisca un dipendente che affermi cose percepite come socialmente e moralmente inopportune. D'altro canto una prassi del genere (oggi come oggi facilmente implementabile visto l'uso dei socials) può veramente divenire una forma di censura. Questo lo dico pur ribadendo che anch'io sono assolutamente contrario al post di Cruz che ho trovato poco rispettoso e di cattivo gusto.
Si lega a quest’ultima, devi stare attento a quello che dici. Puoi ledere l’immagine di fender.
Però tutto è possibile.
Anche essere un grande master builder ed una grande testa di cazzo contemporaneamente.
link
Che schifo.
Ecco perché.
Altrimenti...
Solo a me ricorda tanto il putiferio scatenatosi con "Metoo", in cui all'improvviso tutti si sono ricordati di essere stati i chirichetti abusati da qualcuno, trasformando per esempio la carriera di Kevin Spacey in un inferno di cause legali, per poi essere timidamente riabilitato, una volta scoperto che non era assolutamente imputabile di nulla?
Ricordiamoci che mamma Fender è prima di tutto una multinazionale, che produce in Cina a bassissimo costo, che usa le economiche manine di messicani per far aumentare i margini di profitto. E che fa un'analisi costi/benefici quando decide di prendere una decisione drastica come l'allontanamento di un personaggio importante ma lesivo della propria immagine.
Quindi non idealizziamo troppo questa decisione, a Scottsdale si saranno sentiti mettere le mani in tasca, e si sono fasciati la testa in maniera lungimirante.
Il post é davvero stupido e violento, ma non necesariamente razzista. In questi giorni negli States molte persone sono indignate per come si sono svolte le proteste per la morte di Floyd. Il motivo della protesta é assolutamente giusto ma é sfociato in scorribande di distruzione. Fulltone ha rimarcato questo e anche il post di Cruz riguarda questo, ovvero la contrarietá a come si sono svolte le manifestazioni non il motivo delle stesse.
Detto questo, il post esprime violenza per fermare altrettanta violenza e Fender ne ha preso le distanze giustamente.
Ho visto lo screen shot del post, ed è veramente incommentabile... pover'uomo, potevi entrare nella leggenda e ti sei bruciato come un adolescente idiota... adesso vai a costruire chitarre da altre parti.
In questo caso sì, che possedere uno strumento fatto da costui, può suscitare un certo imbarazzo, altro che Mr. Fuller.
La Fender ha dimostrato di avere le palle, bravi.
Pubblicare un'immagine del genere non sarà strettamente razzista ma comunica comunque una totale assenza di empatia ed umanità, e il fatto di avere origini ispaniche purtroppo non è una discriminante, le minoranze etniche sono spesso in lotta tra di loro a prescindere dal fatto di essere a loro volta discriminate dai bianchi.
Leggendo vari post in merito mi rendo pero' conto che nessuno puo permettersi di parlare contro i manifestanti, come se questi possono permettersi di devastare, distruggere e praticare violenza solo per dire la propria opinione e far valere la propria voce. A me sembra "razzismo al contrario" e onestamente nel 2020 se e' vero e sacrosanto che un poliziotto bianco che uccide un uomo di colore e' inaccettabile e va condannato, e' anche vero che manifestare con violenza va condannato in egual misura. Dico questo senza aver letto ne il post di Mr. Fulltone e senza aver seguito tutte le vicende che sono accadute negli USA negli ultimi giorni, ma con la certezza che strumetalizzare episodi e' la cosa peggiore che si possa fare e con la sensazione che la legge tende spesso a proteggere i colpevoli e vessare chi spesso non c'entra nulla.
E comunque quando il presidente si rifiuta di accettare qualunque compromesso ed anzi invoca l'intervento dell'esercito contro i propri cittadini ci sta, purtroppo, che qualche testa calda ne approfitti.
Non si possono mettere sullo stesso piano le responsabilità di forze dell'ordine e istituzioni con quelle di privati cittadini.
Ma su, ti si sta solo dicendo che focalizzarsi esclusivamente sui danneggiamenti ignorando
- la moltitudine di persone che partecipano alle manifestazioni che non ci hanno nulla a che fare
- che alcuni di questi disordini sono fomentati ad arte da frange che vogliono appunto screditare il movimento BLM
- che le forze dell'ordine, oltre ai tanti casi di impunità all'origine delle proteste, hanno spesso tenuto comportamenti incivili nei confronti dei manifestanti pacifici
- che il presidente stesso anziché proporre mediazioni punta ad esacerbare lo scontro
è un atteggiamento molto parziale, se non in malafede.
La faccenda di Breonna Taylor l'hai seguita, tipo?
Stai facendo un discorso alla "all lives matter" che, guarda un po, è uno slogan dell'estrema destra.
Prima informarsi, poi parlare, possibilmente.
e non dico altro.
Io voglio credere nella buona fede di Cruz, che come tanti che conosco ha pubblicato un post fuori luogo magari ricevuto via Whatsapp da un conoscente o simile, magari alla fine della giornata lavorativa, senza pensarci su troppo.
Il problema è proprio questo, che questo tipo di messaggi continua ad essere presente in svariate maniere senza che scatti automaticamente un nostro filtro che li blocchi subito. Passano dai comizi di Trump e Salvini, passano sui social, una volta erano rilegati ad alcuni tavoli di alcuni bar e lì rimanevano confinati. Il fatto che vengano pronunciati da persone che conosciamo e che non farebbero male ad una mosca non giustifica la mancanza del filtro, perché è facendo passare questo tipo di messaggi che senza quasi rendersene conto negli anni '20 fascismo prima e nazismo poi presero il sopravvento, con i risultati che tutti dovremmo conoscere.
Ha fatto bene Fender, nel suo piccolo, a fermare in maniera così clamorosa il proliferare di questo tipo di messaggi. E dovremmo farlo anche noi, con tutti i nostri amici e familiari che continuano a farli passare come se fossero degli scherzi innocui, che di innocuo hanno ben poco.
Non è questione di "giustizialismo", o di "opposizione al razzismo" o di altro.
Il succo è che Fender (e sottolineo Fender) non può tollerare che un suo dipendente (a me Cruz non ha mai ispirato fiducia, ma è un mio pregiudizio, è sempre stata una questione di pelle) che per il mondo intero è una punta di diamante, posti una roba del genere, appunto al mondo intero.
Se l'è propio cercata.
Negli Stati Uniti da anni è già possibile licenziare un dipendente che ad esempio si metta in malattia e poi posti su FB le foto da un luogo di vacanza.
Ciao
Vendesi favolosa Fender Stratocaster Masterbuilt John Cruz.
Pre dichiarazioni da minchione razzista.
Nulla a che vedere con quelle odierne.
La Fender poteva dissociarsi dal tema.... Perdere John Cruz non è stato un buon affare.
Vostro Paolo