Non tutti i progetti di un’azienda superano gli step necessari per arrivare alla produzione su larga scala. Proprio come accade con i b-side di un artista, alcuni restano negli archivi per lungo tempo, salvo poi incontrare l’attenzione del pubblico in tempi non sospetti, talvolta dopo la morte dell’autore.
È quello che è successo con la Espada.

Curve simili a quelle di una Telecaster ma con il body slanciato di una Stratocaster, un battipenna sinuoso e un’originale placca dei controlli a occupare buona parte della porzione inferiore, la Espada è stato un progetto di Leo Fender iniziato verso la fine degli anni ’60.
Nel 1969, il lavoro era da considerarsi quasi definitivo quando fu abbandonato prima ancora di raggiungere il mercato. Ma adesso, mezzo secolo più tardi, la Espada si prepara al grande salto.
L’idea di recuperare i disegni originali della Espada, rimasti per tutto questo tempo negli archivi CLF Research, è stata dei fratelli Dave e John McLaren. L’obiettivo è portare a termine il lavoro di Leo, con una serie di accorgimenti moderni e fondendo nell’insieme altri brevetti partoriti dallo stesso Fender in tempi più recenti. Le prime immagini della G&L Espada sono state diffuse in concomitanza con il Namm Show 2019, e ora la chitarra sembra essere entrata stabilmente in catalogo, con una serie di opzioni per legni e finiture tra i materiali più rappresentativi della scuola elettrica californiana.

La divisione CLF Research, squadra di G&L rivolta alla sperimentazione e alla ricerca sonora, ha replicato le forme morbide dell’accattivante Espada.
I due pickup montati sul battipenna dal profilo tondeggiante derivano dai prototipi di split coil a polo lungo sviluppati tra il 1967 e il 1968. A questi è stato aggiunto uno switch per la somma in serie o parallelo con cui rendere il suono più brillante e sottile o più denso e potente alla bisogna.
L’idea originale della Espada prevedeva un preamplificatore bufferizzato a bordo, alimentato con sei batterie stilo AA. Ora la chitarra monta invece più pratico G&L Micro Preamp di concezione moderna, alimentato da una batteria da 9v e controllato da un selettore con cui scegliere tra una modalità tradizionale passiva in bypass, una attiva con il solo buffer in funzione e una con un treble boost per bucare meglio i mix o enfatizzare la natura squillante dello strumento.

L’elettronica è completata dagli immancabili controlli di tono PTB, un’equalizzazione passiva capace di regolare in maniera separata bassi e alti sviluppata da Leo Fender e ormai diffusa su gran parte del catalogo G&L.
Più recente per concezione è anche il ponte Saddle Lock. Caratterizzato da una solidità elevata e da una trasmissione delle vibrazioni efficiente e ricca di dettagli, il ponte è stato sviluppato solo dieci anni più tardi rispetto alla dismissione del progetto Espada ed è oggi al centro di numerosi bassi e chitarre G&L.
La G&L CLF Research Espada può essere vista nel dettaglio sul sito ufficiale a questo link, con scheda tecnica, finiture e opzioni per la personalizzazione. In Italia, le chitarre G&L sono disponibili con la distribuzione di Aramini.
È quello che è successo con la Espada.

Curve simili a quelle di una Telecaster ma con il body slanciato di una Stratocaster, un battipenna sinuoso e un’originale placca dei controlli a occupare buona parte della porzione inferiore, la Espada è stato un progetto di Leo Fender iniziato verso la fine degli anni ’60.
Nel 1969, il lavoro era da considerarsi quasi definitivo quando fu abbandonato prima ancora di raggiungere il mercato. Ma adesso, mezzo secolo più tardi, la Espada si prepara al grande salto.
L’idea di recuperare i disegni originali della Espada, rimasti per tutto questo tempo negli archivi CLF Research, è stata dei fratelli Dave e John McLaren. L’obiettivo è portare a termine il lavoro di Leo, con una serie di accorgimenti moderni e fondendo nell’insieme altri brevetti partoriti dallo stesso Fender in tempi più recenti. Le prime immagini della G&L Espada sono state diffuse in concomitanza con il Namm Show 2019, e ora la chitarra sembra essere entrata stabilmente in catalogo, con una serie di opzioni per legni e finiture tra i materiali più rappresentativi della scuola elettrica californiana.

La divisione CLF Research, squadra di G&L rivolta alla sperimentazione e alla ricerca sonora, ha replicato le forme morbide dell’accattivante Espada.
I due pickup montati sul battipenna dal profilo tondeggiante derivano dai prototipi di split coil a polo lungo sviluppati tra il 1967 e il 1968. A questi è stato aggiunto uno switch per la somma in serie o parallelo con cui rendere il suono più brillante e sottile o più denso e potente alla bisogna.
L’idea originale della Espada prevedeva un preamplificatore bufferizzato a bordo, alimentato con sei batterie stilo AA. Ora la chitarra monta invece più pratico G&L Micro Preamp di concezione moderna, alimentato da una batteria da 9v e controllato da un selettore con cui scegliere tra una modalità tradizionale passiva in bypass, una attiva con il solo buffer in funzione e una con un treble boost per bucare meglio i mix o enfatizzare la natura squillante dello strumento.

L’elettronica è completata dagli immancabili controlli di tono PTB, un’equalizzazione passiva capace di regolare in maniera separata bassi e alti sviluppata da Leo Fender e ormai diffusa su gran parte del catalogo G&L.
Più recente per concezione è anche il ponte Saddle Lock. Caratterizzato da una solidità elevata e da una trasmissione delle vibrazioni efficiente e ricca di dettagli, il ponte è stato sviluppato solo dieci anni più tardi rispetto alla dismissione del progetto Espada ed è oggi al centro di numerosi bassi e chitarre G&L.
La G&L CLF Research Espada può essere vista nel dettaglio sul sito ufficiale a questo link, con scheda tecnica, finiture e opzioni per la personalizzazione. In Italia, le chitarre G&L sono disponibili con la distribuzione di Aramini.
...però praticamente introvabile dappertutto!
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Un peccato che in Italia sia difficile da trovare.
Ciao
In generale, c'è da registrare che i grandi marchi (Fender, Gibson, Gretsch, Rickenbacker ecc.) sono tutti stabilmente legati ai concept di 60 anni fa, e questo forse è dovuto al "conservatorismo" dei chitarristi. A occhio, i bassisti sono più aperti a design e soluzioni innovative.
Se Fender avesse tirato fuori un design - per dire - alla Strandberg, sarebbero stati sommersi dai fischi...
Ciao
Ciao
1) Il mercato non è assolutamente aperto sui materiali.Vengono prodotti modelli con materiali alternativi, ma alla fine ilpubblico torna sempre al legno, perchè il legno èil materiale che fornisce delle risonanze migliori e musicali.La storia degli strumenti ci insegna che “sporco è bello”, il legno è un materiale fantastico che contiene tante imperfezioni (venature del legno su tutte) che rendono ogni strumento unico, anche se prodotto su scala industriale. Questa unicità appassiona i musicisti, che vogliono sempre gli stessi materiali. In merito all’elettronica, vorrei sapere in cosa si può innovare ancora. Alla fine si parte sempre dal concetto di base con perfezionamenti costanti e qualche variazione sul tema, ma non vedo nulla di nuovo all’orizzonte. Negli anni sono state portate avanti idee di strumenti con caratteristiche molto innovative (vedi le steinberger o le teuffel o tanti modelli minori), quindi le sperimentazioni vengono fatte, ma finitomil fascino per la novità, alla fine la gente torna sempre ai modelli di riferimento. Questo diconoi fatti.
2) In verità il catalogo Ibanez è composto da tante variazioni che partono dal concetto di superstrat e similgibson. Non vedo nulla di tanto lontano dai modelli con tante variazioni sul tema, ma sempre di quelle idee si tratta. Inoltre ho scritto che ci sono tante marche che propongono tanti modelli differenti, ma alla fine la gente ricerca in prevalenza sempre quei modelli, anche perchè alla fine i modelli di riferimento (quei 4 o 5 modelli sviluppati tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60) hanno rappresentato l’apice dell’innovazione nel settore: erano funzionali, belli esteticamente e suonavano molto bene (infatti tutti sono alla ricerca di quegli strumenti dell’epoca con quel suono),
3) Il progetto dell’espada è stato concluso nel 1969, quando Leo era già fuori dalla Fender da 4 anni, e non era dentro ancora in alcun nuovo progetto (dal 1971 al 1978 fu in music man e dal 1979 in poi in G&L), quindi la Espada non c’entra nulla con Fender o c’entra molto limitatamente trattandosi di un prototipo. È probabile che Fender non ritenesse il prototipo interessante e lo avesse abbandonato, non lo sappiamo, adesso il marketing racconta la storiella per rendere il prodotto vendibile, ma se vediamo bene questo strumento, non c’è nulla di nuovo, si tratta di uno strumento dall’aspetto vintage, sarà pure gradevole da suonare, ma non offre nulla di nuovo, tale da farlo discostare dai modelli di riferimento.
4) I produttori non indirizzano i mercati, o liindirizzano quando fanno cose innovative. Ma la questione è sempre la stessa: cosa c’è da innovare nella chitarra? Si è raggiunto l’apice liutieristico nel dopoguerra, certi modelli rappresentano uno standard, tutto quello che è stato realizzato dopo si è ispirato ai modelli di partenza e tutto ciò che ha rappresentato innovazione radicale alla fine non ha attecchito. I modelli anni ‘50-‘60 rappresentano il punto di riferimento, sono lo standard, il punto di non ritorno, tutto ciò che è venuto dopo parte da quei modelli. Anche nel mondo della chitarra classica è la stessa cosa, nel momento in cui si è raggiunto un apice di sviluppo liutieristico, non ci si è più allontanati da un modello di riferimento, ci sono stati negli anni innovazioni, miglioramenti, perfezionamenti, variazioni sul tema, ma sono secoli che le chitarre classiche sono costruite in un certo modo, con determinate forme e determinate caratteristiche, poi il tempo determina certe mode, in un periodo sono usciti certi modelli, poi altri, poi sono uscite le chitarre classiche da viaggii, poi quelle con la buca chiusa, poi tante altre variazioni, ma, finita la moda del momento, sempre al modello di riferimento si torna. Quando si raggiunge l’apice liutieristico, quell’apice diventa il punto di riferimento. Quei 4-5 modelli di chitarra realizzati nel dopoguerra sono l’apice, dopo di quel periodo ci sono solo variazioni sul tema, ma nulla di più.
Infine dire che i modelli degli nni 50 e 60 sono il paradigma è giusto, ma che si torni sempre lì proprio no, sarebbe come dire che la nuova 500 ibrida è la stessa che uscì nel '57. Hanno entrambe quattro ruote, lo sterzo, il cambio ecc., ma a me non sembrano la stessa cosa.
Ciao
Ti ripeto che stai dicendo che la nuova 500 elettrica è, alla fine, nula più che una 500 classica. Contento tu, comprati un calesse che, alla fine è la stessa cosa.
Ciao