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Cantata anarchica e allarme bomba per Fabrizio De André
Cantata anarchica e allarme bomba per Fabrizio De André
di [user #3] - pubblicato il

Ventiquattro anni fa oggi si allontanava Fabrizio De André. A soli cinquantotto anni aveva già consumato tutta la sua vita a un ritmo impossibile, tra alcol, musica, sigarette, pastiglie, notti insonni e tormenti esistenziali. Il racconto di un incontro di tanti anni fa e la segnalazione della "Cantata anarchica", in tante città, per ricordarlo insieme.

Fabrizio De André è stato uno dei più grandi esponenti della musica italiana. Le sue ballate sono poesia, storie di vita vissuta e da vivere, immagini straordinarie di personaggi e vicende che senza il suo talento e la sua creatività nessuno avrebbe conosciuto. 

Cafiero Pasquale. Marinella. L'impiegato. Piero. Miché. Andrea. Sally. Franziska. Nina. Prinçesa. Dolcenera. Sono solo alcuni dei tanti indimenticabili protagonisti di storie emozionanti, allegre o tristi, ma tutte ugualmente significative e istruttive, per chi ne sappia cogliere il senso profondo. 

Milano, piazza Stuparich, 17 Novembre 1975. Dopo una coda infinita ho conquistato un posto in prima fila al Palalido, dove Fabrizio De André si esibirà dal vivo per la prima volta a Milano nell'ambito del suo primo tour, cominciato il 15 Marzo alla Bussola di Viareggio. Non aveva mai voluto fare concerti («io so scrivere canzoni, non so fare spettacoli»), ma alla fine due suoi grandi amici, Mina e Marco Ferreri, lo avevano convinto.

Con le canzoni di Fabrizio  (sul 45 giri La guerra di Piero si presenta solo con il nome di battesimo) avevo imparato a suonare la chitarra. Per almeno un quarto di secolo la sua musica è stata una componente essenziale della colonna sonora della mia vita. Al punto da farmi regalare dai genitori la Hofner a forma di liuto per la promozione di terza media.   

Insomma, sono lì in prima fila al Palalido, completamente ubriaco per la visione del mio idolo (fino a quel momento intravisto per pochi istanti in televisione) quando la musica si ferma, all'improvviso. Fabrizio si alza dalla sedia e dice: «Amici, ci dicono che dobbiamo uscire da qui. Per favore, con calma, dirigetevi tutti verso la porta più vicina e uscite. Poi ricominciamo appena si può.» Il maledetto allarme bomba, così frequente negli Anni di Piombo, aveva interrotto il concerto.

Mi alzo e resto lì, gli occhi fissi su di lui. Tutti escono, ma io mi dico che finché lui non esce, non esco neanche io. Se esplode De André esploderò con lui.

A un certo punto il Palalido è vuoto. Restano un paio di tecnici con De André sul palco e il sottoscritto sotto il palco. De Andrè afferra la chitarra (che non era il liuto) e scende dai tre gradini centrali, proprio di fronte a me. Già allora le chitarre mi intrigavano (non come qualche anno dopo, ma non poco), quindi punto gli occhi sul suo strumento e mi accorgo che la cassa non è piatta, ma bombata. Lui si dirige verso l'uscita, lo affianco e mi faccio coraggio: «Scusi Fabrizio, ma che chitarra è quella? Perché è tonda?» 

<accento ligure ON>«Questo è un po' un legnaccio, una chitarra americana che mi hanno dato da provare. Ha la cassa di plastica, ma non suona male e si amplifica senza il microfono, ha un pickup come le chitarre elettriche. Si chiama Ovation, l'unica scocciatura è che scivola e va per conto suo.» <accento ligure OFF>

Sto per chiedergli ancora qualcosa, qualunque cosa (NB: conoscevo a memoria TUTTE le sue canzoni) ma un tizio del servizio d'ordine la allontana bruscamente. Mezz'ora dopo sono di nuovo al mio posto e mi godo la fine di uno dei concerti più emozionanti della mia vita (e di concerti ne ho visti tanti, credimi). 

Ho seguito Fabrizio De André per tutta la sua vita, ho sentito tutti i suoi concerti, ho consumato tutti i suoi dischi e ho deciso che per me (so che molti non sono d'accordo e preferiscono la sua produzione più recente) ha raggiunto il suo apice artistico con la trilogia dei concept album: "La Buona Novella", "Non al denaro, non all'amore, né al cielo" e "Storia di un impiegato".
Sarà che ero giovane, sarà che sono stati album dirompenti in un panorama musicale all'epoca conformista anche nell'anticonformismo, sarà che riguardano temi a me cari, ma colloco questi tre dischi nell'Olimpo musicale.

Ormai datati per arrangiamenti e produzione, pur attualizzati nelle successive versioni dal vivo, sono comunque lo specchio dell'epoca più intensa e creativa dell'artista ligure. Tre concept album che sono anche il momento di passaggio dalle storie brevi (Marinella, Miché, i pensionati e il professore della Città Vecchia) alle atmosfere più ricche e ai contenuti più articolati della produzione più recente. 

PS In tante città c'è la "Cantata anarchica" l'11 gennaio. 

📍Milano, Piazza del Duomo
(@cantatanarchicamilano_faber)

📍Roma, Terrazza del Pincio
(@cantataanarchica.roma.faber)

📍Bologna, Piazza Maggiore
(@cantatanarchica.bologna.faber)

📍Torino, Piazzetta Reale
(@cantata_anarchica_per_faber)

📍Bari, Largo San Ferdinando
(@cantata.anarchica_bari)

📍Napoli, Piazza del Plebiscito
(@cantataanarchicanapolifaber)

📍 Catania, Piazza del Duomo
(@cantataanarchica_ct)

📍Ferrara, Piazza del Municipio (@cantataanarchica.ferrara.faber)

📍Venezia, Piazza San Marco
(@cantatanarchicavenezia)

📍Palermo, Piazza San Francesco d'Assisi

📍 Firenze, Piazza Santissima Annunziata

📍Rimini, Piazza Cavour

📍Pescara, Circolo CFU

📍Vasto (CH), Via Adriatica

📍San Giovanni in Fiore (CS)

📍 Treviglio, Piazza Garibaldi
fabrizio de andré hofner ovation
Link utili
La Cantata Anarchica
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di BizBaz [user #48536]
commento del 11/01/2023 ore 15:50:04
Immenso autore (non amava essere definito poeta)
Rispondi
di DiPaolo [user #48659]
commento del 11/01/2023 ore 19:26:24
Ho amato De André fino al "Vol.8", "La Cattiva Strada", (ho tutti questi album), poi è cambiato e mi sono disamorato, non ho nemmeno acquistato gli album successivi. Una cosa simile mi è successa con Battisti, il mio italiano del cuore, l'ho amato fino ad "una giornata uggiosa", poi "e' Già" scritto con la moglie e gli altri 5 con Panella, proprio non mi piacciono (ma li ho tutti). Paul.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 11/01/2023 ore 21:54:28
Sono assolutamente d'accordo sui tre concept album, inarrivabili per qualità dei testi, probabilmente nellintera storia della musica italiana. Talmente difficili (specialmente "Storia di un impiegato) da scoraggiare ogni ascoltatore meno che motivato. Va poi detto che gli arrangiamenti suonano datati (e pure scarni, nonostante la complessità dei brani) anche a causa del basso budget. Ma il livello della scrittura dei brani rimane irraggiungibile.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 13/01/2023 ore 10:00:59
Non sono d'accordo che siano scoraggianti in assoluto, lo sono magari oggi, ma perché radicati in un mondo diverso.
Quando uscirono erano chiarissimi. La Storia di un impiegato era il ritratto di tante persone che vivevano le stesse frustrazioni, magari non finivano a mettere le bombe, ma poco ci mancava. La buona novella raccontava una spiritualità di cui era permeata la società in ribollire post 1968, spiritualità che faceva da contrappunto alla violenza degli anni di piombo.
E il lavoro su Spoon river riguardava un'antologia molto in voga all'epoca. Certo, mettersi oggi nei panni dei "cuccioli del Maggio" non è facile per chi è nato decenni dopo, questo è naturale.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 13/01/2023 ore 18:08:49
Sono parzialmente d'accordo, canzoni tipo "al ballo mascherato" sono esempi di cripto-scrittura che andrebbero approfonditi nelle università... Gli altri due sono più decifrabili, ma le canzoni rivelano sfumature lessicali ad ogni ascolto. Un livello di scrittura del genere l'ho riscontrato pochissime altre volte, nonostante io sia un lettore abbastanza curioso.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 13/01/2023 ore 18:52:29
Eh, il ballo mascherato è stato tosto da decifrare anche allora in effetti.
Rispondi
di spillo91 [user #17528]
commento del 12/01/2023 ore 08:10:19
Un grande cantautore che probabilmente oggi inorridirebbe di fronte alla retorica che circonda la sua immagine.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 12/01/2023 ore 09:42:41
Quale retorica? Non capisco bene.
Rispondi
di spillo91 [user #17528]
commento del 12/01/2023 ore 13:58:58
La retorica di chi tira De André e le sue canzoni per la giacchetta appropriandosene politicamente e riducendolo a portavoce di una determinata fazione socio-politica, salottiera e molto benestante, attenta ai diritti di alcuni ma non di altri. In altre parole, un gruppo sociale che ha elevato De André a massimo esponente del radical-chicchismo (tradendone lo spirito).
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 12/01/2023 ore 14:31:37
Ognuno ha il diritto di leggere l'arte secondo la propria sensibilità, ma una cosa è certa, De André era un convinto anarchico, ha versato fiumi di denaro al movimento, ha raccontato e cantato l'anarchia per tutta la vita. La Storia di un impiegato è un inno all'anarchia, quindi mi pare legittimo che chiunque si riconosca nel movimento libertario lo consideri un proprio riferimento culturale.
Poi devo ammettere che il termine "radical-chic" non mi appartiene e non so come leggerlo, a maggior ragione in questo contesto, quindi non sono in grado di commentarlo.
Rispondi
di Max Scarpanti [user #56093]
commento del 12/01/2023 ore 08:38:54
"Questa di Marinella è la storia vera... "

Che fare per far decollare questa canzone?

La passo a Mina Mazzini,
Rispondi
di mmas [user #15948]
commento del 12/01/2023 ore 09:53:57
Parte da qui la tua passione per le ovation? 😄
Grazie Alberto bell'articolo
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 12/01/2023 ore 09:56:27
Proprio sì :-) vai al link
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di Freddy900 [user #54556]
commento del 12/01/2023 ore 15:23:29
Condivido tutto quello che ha scritto Biraghi.
Che belli i tre concept album, incredibili come contenuto musicale e poetica.
Che ricordo, vederlo in concerto nel 1975, e poi comprare l'Antologia di Spoon River, leggerla e capire quella umanità così simile agli ultimi che Faber incontrava nel centro storico di Genova in cui vivo.
Sarà che sono ricordi della mia adolescenza, ma rimpiango quel periodo così poetico, etico e di impegno, della mia vita e di quella testimoniata da Faber.
Giusto per fare un collegamento con i giorni d'oggi, provate a leggere il testo della Guerra di Piero ...vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore... e pensate a cosa sta succedendo in Ucraina tra persone che parlano la stessa lingua e quanto sia ancora attuale la denuncia e la testimonianza di De Andrè.
Testimonianza di libertà, di partecipazione e di anarchia come modo di vivere e che dovrebbe accumunare nella pace tutti gli uomini.
Concludendo con un'altra citazione ..anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
Grazie Fabrizio
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 12/01/2023 ore 23:31:47
Anche io penso spesso a Piero quando leggo le atrocità dell’invasione russa in Ucraina. E anche alla ballata dell’eroe.
Rispondi
di THE_Luke [user #31235]
commento del 12/01/2023 ore 16:36:02
Caro Alberto,
sono del 1984 e De Andrè lo sentivo per casa da... boh, da che mi ricordo.
Uno dei più vecchi ricordi che ho è: io che ascolto l'indiano, sulla coperta stesa sul pavimento in sala, con mio papà che pulisce la puntina e fa partire Fuime Sand Creek.
E poi da adolescente il live con la PFM.
E poi quando la musica me la sceglievo io per davvero, a fianco di tutto quel metal De Andrè c'era sempre, soprattutto quei 3 concept di cui scrivevi (L'Ave Maria è ancora a tutt'oggi una delle sole 2 canzoni che mi fa venire il groppo in gola dalla prima all'ultima nota, Il Bombarolo che per un banale errore sbaglia indirizzo nel farsi giustizia e da li cominciano i problemi quelli veri, Il suonatore Jones che insegna al mercante di liquore quali sono le priorità della vita).
Per finire, il miracolo accadde qualche anno fa, quando una congiunzione astrale ha fatto in modo che PFM e Cristiano si trovassero in Arena di Verona per un concerto che aspettavo da quando ho iniziato ad andare a concerti (e si, ho anche beccato Marco Sfogli fuori dall'Arena, che con una stretta di mano mi ha salutato dicendo "si, stasera lavoro proprio in un bel posto!").
In definitiva, DeAndrè è l'unico che ascolto letteralmente da sempre, che mi ha fatto compagnia nelle più svariate situazioni, con cui sono cresciuto.
L'album? La Buona Novella, perché un disco di una spiritualità così spiccata scritto da uno assolutamente non clericale non sembra vero.
La mia preferita? Forse la Canzone del Padre... perchè un pover'uomo, amico dell'Impiegato, a cui muore la madre e che non può permettersi il funerale e la degna sepoltura non può che suggerire a Dio di continuare a farsi i fatti suoi.
Per non parlare di quel "Lei" tra le facce "loro", in fondo alla Mia Ora di Libertà, che in un solo pronome e con un universo di espressività in 3 lettere riesce ad mettere tutto l'amore e la rassegnazione di un essere umano che ha fatto un errore di troppo...

A Fabrizio vorrei dire tante cose, troppe cose... ma forse, dovessi trovarmelo davanti, gli chiederei anche io solo qualcosa sulla sua chitarra, per poi maledirmi per non aver pensato prima a cosa chiedergli di sensato.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 12/01/2023 ore 23:29:32
Ben detto, concordo su tutto. E c’è un altro dettaglio che mette i brividi nell’Ora di libertà: il passaggio da “io” della prima strofa a “noi” dell’ultima. L’impiegato ripiegato su se stesso, che contava i denti ai francobolli e diceva “grazie a Dio e buon Natale”, pur imprigionato da un potere che per definizione non può essere buono, non si rassegna. Anzi, prende coscienza di essere parte di una collettività di cui prima non era consapevole e il suo travaglio si trasforma in determinazione e voglia di lottare insieme. Più che un concept album la Storia di un impiegato è un romanzo breve di formazione.
Rispondi
di THE_Luke [user #31235]
commento del 16/01/2023 ore 11:55:12
amen.
Rispondi
di Cukoo [user #17731]
commento del 15/01/2023 ore 22:01:55
Capita anche a me, che potrei essere tuo padre, di non riuscire a cantare l'Ave Maria di De André senza che mi si incrini la voce. L'ho cantata a mia figlia quando era in dolce attesa e si è commossa pure lei. Sono contento di non essere solo a provare queste sensazioni. Mi capita anche con Marcia Nuziale, in ricordo del matrimonio sul filo di lana dei miei, e una decina di altre canzoni (di autori vari).
Rispondi
di Freddy900 [user #54556]
commento del 16/01/2023 ore 10:53:03
se voglia parlare di commozione nel cantare De André non si può non ricordare la versione di Antonella Ruggero ....giuro che ho pianto....
Rispondi
di THE_Luke [user #31235]
commento del 16/01/2023 ore 11:54:07
li siamo forse ancorea più in su, vista in diretta e rivista in registrazione. brvidi!
Rispondi
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